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Alberico Giostra 23 Maggio 2010
IL DIPIETRISTA PIU' VOTATO D'ITALIA SI E' GIA' STANCATO DI TONINO.
LO APPOGGIAVA PINO ARLACCHI
Giacomo Olivieri ha lasciato l'IdV pugliese e dice che non farà sconti a Vendola. Anni fa, quando militava in Forza Italia, aveva fatto la stessa cosa, abbandonando il partito di Berlusconi. Voleva un assessorato ed è rimasto deluso.
Giacomo Olivieri, il dipietrista più votato d'Italia alle ultime regionali (14.700 preferenze) ha già abbandonato l'IdV. Aveva abbracciato Tonino nel luglio 2009, dopo aver lasciato un Pd che evidentemente era diventato troppo di sinistra per uno come lui, ex Margherita ma soprattutto ex Forza Italia. Eppure quando ha sposato la causa dipietrista, sia il coordinatore Pierfelice Zazzera che il suo burattinaio Felice Belisario, fecero salti di gioia. Per loro infatti non era importante che fosse stato un berlusconiano, piuttosto contava quanti voti poteva portare. E in questo senso non sbagliavano perchè di voti ne ha portati parecchi. Purtroppo tutto ciò non significa nè saper fare politica nè essere persone affidabili e per bene. Ma evidentemente questo tipo di considerazioni a Zazzera e soprattutto a Belisario e Di Pietro, sfuggono. Per capire chi fosse Olivieri, rampante avvocato barese, bastava guardare il suo curriculum di spacca partiti, la sua spiccata propensione al personalismo, e alla indisciplina. Tutte caratteristiche che attirano molto i favori della amorale piccola borghesia meridionale, attratta dai Masaniello locali, spregiudicati e iperindividualistici, che raccattano messe di consensi mostrandosi allergici ai programmi e alla dimensione collegiale della politica. Olivieri infatti anche quando era consigliere comunale di Forza Italia a Bari, era uscito dal partito fondando un suo gruppo, restando nel centrodestra, ma trasformandosi in battitore libero. Un atteggiamento tipico di certi notabili meridionali che ricattano politicamente le coalizioni di governo per strappare prebende e titoli sui giornali, premi che non arrivano a chi si limita a lavorare e a fare il proprio dovere. Insomma chi fosse Olivieri era chiaro a tutti. A tutti meno che a Di Pietro e ai suoi proconsoli pugliesi. Il caso Olivieri però non è affatto un caso. Anzi si tratta di un episodio tipico, di un fenomeno endemico del dipietrismo. L'elenco dei transfughi dell'IdV è lunghissimo e comincia con il famoso Carrara, il senatore bergamasco ex Forza Italia che appena eletto nel 2001 a Palazzo Madama, tornò all'ovile berlusconiano. Tonino infatti candiderebbe tutti, basta che portino voti. Non importa che siano di destra o di sinistra, per bene o per male, e se anche se ne vanno chissenefrega, tanto fuori dalla porta c'è la fila. Gli aspiranti notabili, quelli che maneggiano pacchetti di voti e tessere, avvezzi alle losche trattative di sottogoverno, che tramano contro ogni forma di governo delle città e del territorio, che si fanno portatori di interessi innominabili, quasi sempre quelli dei palazzinari del posto, i borghesucci che aspirano al loro quarto d'ora di notorietà politica perchè stanchi di faticare dietro le sudate carte della professione, questi figuri non mancano mai, e nel partito di Di Pietro trovano sempre un'ottima accoglienza. Basta che si limitino a rispettare una sola regola: onorare Tonino e non azzardarsi a mettere in discussione la sua autorità. Altrimenti fuori. Vero è che la disciplina non è molto apprezzata da questi masnadieri e infatti prima o poi entrano in conflitto con il Tribuno. Ma è altrettanto vero è che sono arrivati in Idv proprio perchè attratti da uno come loro, ovvero lo stesso Di Pietro. L'ex pm infatti, è l'archetipo politico del notabile locale, indisciplinato e umorale, tutta tattica e niente strategia, spregiudicato e amorale, uno che si comporta con gli alleati esattamente come gli Olivieri si comportano dentro l'IdV e  dentro qualunque partito.  Ma in fondo che importa? Nell'epoca della degenerazione personalistica della politica, quello che conta è la facciata, il marketing mediatico, le comparsate televisive. E Di Pietro in questo è un maestro con sue le sparate antiberlusconiane, i proclami di facciata, i moralismi e i giustizialismi d'accatto, insomma tutto quanto serve a confondere la gente e a nascondere gli Olivieri di turno, restituendogli una verginità. Perchè poi ci pensano loro a razzolare i "territori" con i soliti metodi e sui quali Tonino, pur avvertito dai militanti locali, quelli duri e puri, stende sempre un velo pietoso.
Alberico Giostra

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