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Alberico Giostra 23 Maggio 2010
DI PIETRO E L'AFGHANISTAN. BREVE STORIA DELLE PIROETTE DELL'EX PM DAL GOVERNO PRODI ALL'OPPOSIZIONE DI PIAZZA.
Dopo gli ultimi due morti, il leader dell'IdV ha ribadito che il contingente italiano deve tornare a casa, ma fino a due anni fa, quando stava al governo, la pensava diversamente e quella in Afghanistan non era una guerra ma una missione di pace.
L'atteggiamento tenuto sulla missione militare italiana in Afghanistan è l'ulteriore conferma della natura opportunistica e populista del leader dell'IdV. Banco di prova della tenuta del governo Prodi, la presenza dei soldati italiani nel contingente Isaf, lo è anche di quella dell'opposizione al governo Berlusconi, se è vero, come è vero che Di Pietro appena ha potuto, in virtù del suo nuovo ruolo di aspirante leader dello schieramento anticavaliere, si è preoccupato solo di scavalcare a sinistra il Pd, raccattando i voti di quella sinistra radicale che era contraria alle missioni militari all'estero e che proprio per questo l'ex pm criticava duramente. E la cosa triste è che adesso anche Bersani sembra scimmiottare Tonino. Quando era ministro della coalizione di centrosinistra, Di Pietro non ha dubbi sia sulla natura della presenza militare italiana sia sulla necessità di esserci: ''A pochi giorni di distanza dall'attentato di Nassiriya, non pensavamo di dover nuovamente assistere a un altro atto incivile contro la missione italiana, che proprio in quel territorio sta portando avanti una missione di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite". (Ansa, 5.5.'06) E non appena il governo Prodi chiede al parlamento di rifinanziare la missione Di Pietro non ha dubbi: "Italia dei Valori votera' a favore del rifinanziamento delle missioni in Afghanistan: lo ha annunciato il leader del partito e ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, a margine di un incontro con gli amministratori regionali abruzzesi sulle infrastrutture. ''Riteniamo - ha spiegato Di Pietro - che l'Italia debba perseguire la pace, ma debba garantire la sicurezza nell'ambito delle Nazioni Unite e degli impegni internazionali che vengono presi". (Ansa, 20.7.'06) Per Tonino i soldati italiani in Afghanistan, fanno soprattutto il loro dovere, e allora la pensava esattamente come oggi la pensa il ministro La Russa: "Esprimo solidarieta' e rispetto nei confronti di forze militari che sono in Afghanistan a rischiare la vita per fare il loro dovere'': lo dice il ministro per le Infrastrutture Di Pietro riferendosi alle vittime dell'attentato di stamane contro militari italiani in Afghanistan. (Ansa, 8.9.'06) Perchè Tonino non aveva alcun dubbio: ''Abbiamo preso un impegno con la comunita' internazionale. E tutti gli impegni devono essere definiti e concordati con la comunita' internazionale, perche' ci sono persone la cui vita dipendono da noi''. Antonio Di Pietro, intervistato da Affaritaliani.it, prende le distanze dal segretario di Rifondazione Comunista Franco Giordano, che ha chiesto il ritiro immediato delle truppe in Afghanistan. (Ansa, 3.11.'06) Anche se furbescamente Di Pietro, per lasciarsi aperto uno spiraglio di fuga, conoscendo le sua spiccata propensione ai cambiamenti di idea, aggiunge che in fondo lasciare l'Afghanistan "non è un tabù" ma che bisognava soprattutto concordare ogni decisione con gli alleati internazionali. Una cosa che detta da Di Pietro, un uomo allergico nel Dna a concordare qualsivoglia cosa non solo con eventauali suoi malcapitati alleati ma persino con sè stesso, fa davvero sorridere. In Afghanistan per l'ex pm si combatte una guerra, e dell'articolo 11 della costituzione Tonino sembra infischiarsene: "I nostri soldati devono poter affrontare adeguatamente il nemico. Altrimenti è meglio che stiano a casa. L'Italia dei Valori votera' rispettando l'impegno preso con il governo. Mi auguro che uguale senso di responsabilita' venga dimostrato da tutti quelli che hanno dato la fiducia a Prodi''. (Ansa, 24.3.'07). Il riferimento ovviamente è all'irresponsabile sinistra radicale. Sull'Afghanistan Tonino è granitico e nessun dubbio lo sfiora nemmeno quando viene ucciso il maresciallo Giovanni Pezzulo: ''E' un altro eroe italiano che ci lascia mentre compie il proprio dovere'', dice il ministro Antonio Di Pietro del militare ucciso in Afghanistan. E' una notizia - aggiunge - che ci addolora profondamente. Ancora piu' sconvolgente, dal momento che l'imprevedibile e' accaduto mentre il reparto a cui apparteneva il maresciallo Giovanni Pezzulo distribuiva generi di conforto alle popolazioni locali, attivita' di umana partecipazione per alleviare le sofferenze del popolo afgano''. (Ansa 13,2.'08) Ma ormai siamo alla fine della breve vita del governo Prodi e Di Pietro comincia a sentire il bisogno di smarcarsi, assecondando la sua natura libertina ed erratica, infedele e aideologica. I soldati italiani ammazzano per sbaglio una minorenne e l'ex pm introduce i primi distinguo: Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha oggi affermato che ''anche in Afghanistan ci stiamo impantanando in un'operazione che e' nata e deve essere di peacekeeping e sempre piu' invece si sta rivelando difficile da realizzare''. (Ansa, 4.5.'09) Era cambiato qualcosa dal punto di vista militare nel paese asiatico? No, nulla. Stava cambiando molto invece in Italia, si stava per votare e Di Pietro cercava voti a sinistra. Tanto è vero che di lì a poco, dopo la vittoria di Berlusconi, in occasione della morte di un altro soldato italiano, Tonino si accorge di quello che finora gli era sfuggito: 'Una cosa e' il dramma che ha colpito la famiglia del soldato ucciso. Un'altra e' il giudizio sulla missione in Afghanistan, che secondo noi e' una guerra dagli strani confini''. Lo dice il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro commentando l'informativa urgente alla Camera del ministro della Difesa Ignazio La Russa sull'attacco alla pattuglia italiana in Afghanistan costato la vita ad un militare italiano. ''Il ministro parla in aula di nuovi blindati - prosegue - per le operazioni di peacekeeping e invece si spendono soldi per nuovi 'Tornado' che sono armi di offesa. Allora ci domandiamo - conclude Di Pietro - qual e' la necessita' effettiva della nostra missione''. (Ansa, 15.7.'09) Perchè, in fondo è chiaro da sempre, no, che l'IdV è contro la guerra: "Meglio tardi che mai''. Cosi' il leader dell'Idv Antonio Di Pietro risponde alle polemiche innescate dai ministri leghisti di rivedere gli obiettivi della missione italiana in Afghanistan. ''Siamo contrari al passaggio da una fase di difesa della popolazione - prosegue - ad una fase di guerra guerreggiata e pertanto abbiamo convocato i gruppi dell'Idv alla Camera e al Senato per dare una risposta univoca sulla missione''. ''Noi dell'Idv - rilancia l'ex pm - siamo da sempre contrari alle guerre'' soprattutto quando ''le buone intenzioni si sono infrante''. (Ansa, 27 7.'09) Scomparsa la sinistra radicale dal parlamento per il magmatico Di Pietro è quasi istintivo occuparne lo spazio, e senza il minimo pudore comincia a parlare come Bertinotti: ''Cosa ci stiamo a fare in Afghanistan? - scrive Di Pietro sul suo blog - Per ristabilire una pace dopo la guerra che i nostri cosiddetti alleati hanno portato? A mettere il cartello sulle coltivazioni d'oppio che sono anche aumentate dall'inizio del conflitto? Ad esportare una dittatura filo occidentale sotto forma di democrazia? Oppure siamo li' solo per recuperare la faccia di Silvio Berlusconi, che dopo i suoi porno-party, pur di sedere al tavolo dei big ha dovuto lasciare sul piatto la contropartita Afghanistan?''. (27.7.2009) Ormai non c'è alcun dubbio da Kabul dobbiamo andarcene: "L'Italia dei Valori chiede al governo, dopo l'attentato in Afghanistan, di avviare un confronto ''per stabilire tempi e modi di un'exit strategy''. (Ansa, 17 9.'09) E ancora Di Pietro aggiunge: ''Invece di criminalizzare l'opposizione affermando che gioisce per le morti dei soldati italiani, Berlusconi si assuma le sue responsabilita' e prenda atto che in Afghanistan non c'e' nessuna missione di pace, ma una guerra guerreggiata tra bande. Occorre un ripiegamento delle nostre truppe prima che ci scappi qualche altro morto, che il governo avra' sulla coscienza''. (Ansa, 28.9.'09) Il 2 dicembre del 2009, Di Pietro non può quindi che votare contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan e per questo viene giustamente criticato dal Pd e da Rutelli che almeno, con un briciolo di coerenza in più, decidono di votare con la maggioranza: ''Chi ci critica ragiona con i piedi e non con la testa''. Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, subito dopo il voto contrario del suo partito al Senato al rifinanziamento della missione in Afghanistan e l'astensione sulle altre missioni di pace va all'attacco contro il Pd e contro Francesco Rutelli che avevano stigmatizzato la presa di posizione dei dipietristi in aula. (Ansa, 2.12.'09). Ora per Di Pietro è arrivato il momento di accorgersi che l'articolo 11 della costituzione proibisce all'Italia di entrare in guerra e lui non ha nessun dubbio sul fatto che in Afghanistan sia in atto una guerra: ''L'Italia dei Valori votera' no al rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan''. Lo afferma Antonio Di Pietro, presidente dell'Idv. E' del tutto inopportuno continuare a rifinanziare missioni al buio, tanto piu' che la missione di pace e' sempre piu' una missione di guerra - aggiunge - Questa missione viola la Costituzione. Siamo contro questa spesa non tanto per i costi, seppur altissimi, dell'impresa ma per il rischio continuo di vite umane; uomini mandati li' per un obiettivo che e' contrario alla nostra Costituzione. Quella in Afghanistan e' una guerra a tutti gli effetti. Per questo voteremo no''. (Ansa 23.2.'10) Infine l'ultima presa di posizione del 17 maggio, dopo l'ennesimo sacrificio dei due poveri soldati italiani. "Chiederemo che il governo venga a riferire in Parlamento e spieghi agli italiani la ragione, che noi riteniamo non più attuale, per la quale le nostre truppe devono restare in Afghanistan" (La repubblica, 17.5.'10)

Questo è Di Pietro. Queste le contraddizioni e gli opportunismi di un uomo politico che rappresenta insieme a Bossi e Berlusconi le miserie del tutto ideologiche della seconda repubblica. Il populismo, il travestitismo, il demagogismo di un regime politico, di cui tutti e tre sono gli iniziatori e dal quale tentano spesso, in virtù del loro genetico trasformismo, di distanziarsi, producendosi nell'ennesima truffa ai danni di quei cittadini che dicono di voler difendere. Speriamo che presto l'opinione pubblica capisca che l'unico modo che ha per difendersi è mandare a casa Bossi, Berlusconi e Di Pietro, facendo attenzione a non servirsi di quest'ultimo per mandare a casa i primi due.

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Alberico Giostra

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Commenti
Antonino 2010-06-05 15:53:45

Simpatico il commento di un Vs.lettore ,dice dopo che ha letto il quotidiano IL GIORNALE che scrive continuamente su Di Pietro ha voluto continuare la sua
informazione andanto a visitare questo sito ,ha fatto proprio bene magari se compra dei libri sarà ancora di più informato.Poi se ha tempo potrebbe togliersi i paraocchi e guardare in altre direzioni.

franco--palmas 2010-06-02 22:48:35

salve leggendo il quotidiano il giornale o nottato il vostro link e doppo la lettura sono andato ad aprire il vostro sit0 ,e con molto piacere, esiste qualcuno che parla di questo idescrivibile soggetto ,parlo di di pietro che fa propaganda di essere un individuo che ,però non a niente a che fare con il nome del suo partito.<br>mi fermo qui per il momento vi ringrazio di esistere vi seguiro con piacere.<br> Franco. Cagliari<br><br><br>scusate per gli errori o le dita grandi

 

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