Congressi Provinciali Idv: almeno l’unità d’Italia è salva.
Nessuna differenza, infatti, tra quanto avviene a Cremona piuttosto che a Mantova o Matera: dopo la farsa del congresso nazionale dello scorso febbraio con le sue finte mozioni alternative, i “congressini”, adattata la sceneggiatura, ripropongono la medesima trama e a questo punto l’elezione per acclamazione di un coordinatore blindato non meraviglia nemmeno più.
Il giorno prima del congresso provinciale di Matera, lo scorso 25 giugno, l’ex coordinatore regionale Michele Radice denunciava dalle pagine del Quotidiano della Basilicata le sue “profonde, anzi profondissime divergenze” con il senatore Belisario sulla gestione del partito e dei congressi: “una sorta di gestione più che familiare…dove i livelli istituzionali vengono snobbati, dove le mozioni politiche non sono tali, dove è impossibile presentare mozioni alternative perché non si conoscono neanche gli iscritti per comporre le liste…”; e se Radice parla a ragion veduta (non di una virgola cambiavano le cose quando il segretario del partito era lui), non di meno hanno da lamentarsi alcuni iscritti che della data del congresso sono venuti a conoscenza un paio di giorni prima e in maniera tutt’altro che ufficiale. Lo scopo della mancata comunicazione è chiaro: far sì che l'assise si svolga senza intoppi rendendo possibile l’acclamazione di Rosa Canitano, appena trasbordata nel partito provenendo dall’Addc (Alleanza democratici di centro) fedelissima dell’assessore Rosa Mastrosimone. Un'elezione quella della Canitano, funzionale alla cavalcata verso la segreteria regionale del partito della Mastrosimone stessa, che pur essendo stata pattuita al momento del suo ingresso nel partito nell'ottobre scorso, deve comunque salvare le apparenze. Per lo stesso motivo il partito deve sistemare alla Presidenza del Consiglio un’altra fedelissima della "assessora" dipietrista, Brunella Massenzio, tentativo che, viste le resistenze degli alleati, sta mandando in crisi la maggioranza al Comune di Matera. E dire che solo qualche mese fa, nell’incontro con i “dissidenti” che lamentavano l’occupazione del partito da parte delle truppe della Mastrosimone, Di Pietro in persona tuonava che mai avrebbe accettato alcuna fusione e che chi nel partito ci stava da tempo avrebbe sempre avuto la precedenza.
E così per la verità è stato, perché quelli che nel partito ci stavano da tempo hanno avuto la precedenza per andarsene.
La Mastrosimone, invece, continua a fare il bello e il cattivo tempo, mentre senatore e consiglieri regionali giocano a fare i Che Guevara nella difesa dei lavoratori e dei deboli.
Così se Belisario calca le scene di tutte le proteste, intimando al Pd locale la necessità “di fidarsi di più, di dialogare meglio” e sottolineando che il suo partito sta facendo “una opposizione in tuta da lavoro, mentre altri la fanno in doppiopetto”, il capogruppo al Consiglio Regionale Enrico Mazzeo Cicchetti non riesce ad impedire all’assessore Mastrosimone di approvare in Giunta un pacchetto di misure nel settore sanitario con le quali, per ottenere quel risparmio necessario ad evitare un commissariamento, piuttosto che ridurre certi privilegi, si è scelto di andare a discapito delle fasce più deboli.
Il capogruppo Mazzeo, Presidente dell’Ordine dei Medici, lo ha capito bene, tant’è che, a cose fatte, ha parlato di “interventi di carattere sporadico e non strutturali che non solo non risolvono i problemi di fondo, ma faranno aumentare le difficoltà nel sistema assistenziale”; non ha spiegato, però, perché il suo partito, sempre pronto a mettere in crisi l’alleato Pd quando si discute di poltrone, non ha fatto opposizione a quei provvedimenti pur avendo la possibilità e la forza dei numeri.
Delle due l’una: o Mazzeo ha appreso subito la tecnica dipietrista del predicare bene e razzolare male, oppure non si è reso conto di essere stato ridotto a capogruppo di se stesso. Così tra un’incoerenza e l’altra, mentre Belisario continua a proclamare di voler “ragionare con la forza delle idee” chiedendo di“tagliare le ali alla politica clientelare in regione”, il Consigliere Nicola Benedetto si consola della mancata elezione a presidente della terza commissione regionale dando una festa nel suo mega palazzo materano, con tanto di odalische e di danza del ventre, e gli iscritti si dicono certi del risultato del congresso provinciale di Potenza, annunciato solo telefonicamente e solo ad alcuni per il prossimo 3 luglio.
Intanto l'ineffabile Ivan Rota, nominato garante per i congressi, ha garantito a Di Pietro che tutto si svolgerà in puro stile Idv.
P.S.
Se la signora Simona non se ne fosse accorta, mi preme farle presente che questa testata si occupa proprio delle questioni dell'Italia dei Valori; che poi si sia costretti a raccontare troppe magagne, non dipende da chi scrive. Il giornalismo racconta i fatti e i fatti sono questi e questi sono i protagonisti. Non è un obbligo, però, leggere Il Tribuno; chi lo fa evidentemente ha il gusto del "ripetitivo e ormai noioso pettegolezzo", altrimenti potrebbe continuare a leggere Fedro.