Una volta tanto dobbiamo apprezzare Antonio Di Pietro.
Dopo un iniziale silenzio, il leader dell'Italia dei valori, è intervenuto sulla vicenda dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, schierandosi dalla parte degli operai e stigmatizzando il ricatto di Marchionne. Un ulteriore suo ritardo nel pronunciarsi in questa vicenda avrebbe assunto un significato politico molto grave perchè la vicenda della fabbrica napoletana non è per nulla sindacale ma è invece tutta politica.
E questo Di Pietro l'ha capito.
Naturalmente se l'ex pm fosse stato al governo siamo certi che il suo atteggiamento sarebbe stato diverso, ma almeno stavolta ha detto che sta dalla parte degli operai contro quello che è un grave tentativo, riteniamo, di ledere diritti costituzionali come quello di scioperare e di venire retribuiti in malattia. Perchè la vicenda Fiat è "politica"? Perchè le richieste del Lingotto risultano del tutto funzionali e sincroniche agli attacchi contro la costituzione, i controlli di legalità e lo stato di diritto che il governo Berlusconi ha al centro della sua azione, che in termini lavoristici vanno dalla subdola sospensione dell'articolo 18 fino alla revisione dell'articolo 41 della costituzione che oggi, un'incauta antitrust ha appoggiato. L'articolo 41, ricordiamolo subordina l'iniziativa economica al rispetto della sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.
Diritti incedibili.
Non dimentichiamo però che il ricatto Fiat e la politica del governo Berlusconi, rientrano in un quadro mondiale che è quello di una globalizzazione basata sull'equiparazione del lavoro ad una merce, sulla sua crescente precarizzazione, sulla riduzione degli operai a schiavi, le cui produzioni a basso costo devono alimentare l'ingresso nei mercati di milioni di altri schiavi, ipnotizzati da quei messaggi televisivi sui quali Berlusconi ha costruito la sua fortuna, e che continua e progettare una crescita basata sullo sfruttamento illimitato delle risorse del pianeta avviandolo così ad una catastrofe senza ritorno. Un quadro agghiacciante che però non preoccupa affatto i burattinai dei vari Fondi monetari internazionali, delle banche mondiali e purtroppo anche dell'Unione Europea che, anzichè prendere rigorose misure per stroncare la speculazione finanziaria, attaccano direttamente ciò che resta del welfare e dei diritti dei lavoratori con politiche depressive, il cui fine ultimo è la pauperizzazione di sempre più ampi strati di popolazione, da tempo alle prese con quella privatizzazione dello stato e della politica di cui Berlusconi è uno dei campioni mondiali. E più sono poveri e senza diritti, anche i ceti medi, più il loro consenso è facile da manipolare. Ecco perchè Pomigliano è una vicenda politica.
Perchè per "robotizzare" e mercificare sempre più gli operai, ai quali, non dimentichiamolo è già difficile andare a fare "pipì" durante l'orario di lavoro, il sistema ha bisogno di un quadro politico sempre più "autoritario" e privo di resistenze democratiche. Speriamo che Di Pietro l'abbia capito e che domani non si produca in una delle sue solite piroette con cui magari si rimangia l'appoggio agli operai e si mostra comprensivo verso le ragioni della Fiat.
Conoscendolo potrebbe accadere.
Caro Direttore,
sprecare tempo e inchiostro per chiosare il pensiero di un idiota, non ne vale la pena. Apprezzo molto le sottolineature che il suo Giornale fa circa le "stronzate" del dileggiatore, imbroglione-opportunista.