Il congresso provinciale di Cosenza conferma il pessimo stato di salute dell'Idv. Come nel resto del paese nell'assemblea della cittadina calabrese si sono verificate irregolarità così gravi da far dubitare seriamente della legittimità dell'assise stessa. Due le mozioni che si dovevano affrontare: una quella di Emilio De Bartolo, legato all'ex consigliere regionale Maurizio Feraudo, un'altra quella di Domenico Frammartino, consigliere comunale Idv a Cosenza, vicino al consigliere regionale Domenico Talarico, a sua volta legato a Luigi De Magistris. Frammartino, ex socialista, ex Pd, entrato nel partito da un anno circa, era sicuro di vincere, aveva con sè molti circoli. Il giorno del congresso però decide di ritirare la sua mozione perchè realizza che i giochi sono truccati. Che cosa è successo?
Frammartino a maggio si accorge che circa 80 militanti dei comuni dell'alto Ionio vicini a Feraudo hanno regolarizzato la loro iscrizione molte settimane dopo il limite massimo stabilito nel 30 aprile 2010. Questo vuol dire che secondo le regole interne, non possono partecipare al voto. E che siano fuori tempo massimo lo provano anche i bollettini di pagamento delle quote associative che presentano date fuori limite massimo, come riconosce lo stesso tesoriere regionale. Per cercare di capire se quei supporter di Feraudo sono stati ammessi al congresso, Frammartino per settimane e settimane chiede di conoscere l'elenco degli iscritti ammessi all'assemblea provinciale. Ma come accade regolarmente, il partito gli nega gli elenchi in nome della privacy. Frammartino per tutto maggio e giugno tempesta di richieste il partito sia a livello regionale che nazionale, ma niente da fare. Il militante cosentino li vuole conoscere solo per poter fare la sua legittima campagna elettorale. Da Roma come massima concessione gli propongono di mandare dei messaggi via sms, a girarli agli iscritti ci avrebbero pensato loro. Solo il 26 giugno Frammartino riesce a leggere i nomi degli aventi diritto al voto. Gli elenchi gli vengono mostrati però solo nella sede del partito e senza poter fare fotocopie. In quell'occasione si accorge che i circoli vicini a Feraudo parteciperanno al congresso. Ma ormai è troppo tardi. Il giorno dell'assemblea Frammartino sottopone la questione della regolarità di quelle iscrizioni al garante dell'assise, il capogruppo Idv in Regione Calabria, Giuseppe Giordano, che però risponde che va tutto bene così, che quei militanti possono tranquillamente votare. Anche se si sono iscritti dopo la data limite. Poi accade un'altra strana cosa. Normalmente nei congressi prima si ascoltano le mozioni, poi si vota. Nell'Idv di Cosenza no. Le votazioni vengono aperte alle 9 del mattino, contestualmente all'inizio dei lavori. E perchè mai, vi chiederete? Semplice. Si voleva favorire chi veniva da lontano, magari dall'alto Ionio e consentirgli di non tornare a casa troppo tardi. Infatti diversa gente appena votato se ne va. Guarda caso tra i militanti che arrivano da lontano ci sono proprio quelli vicini a Feraudo e quindi a De Bartolo. Frammartino chiede inutilmente di aprire le votazioni almeno alle 14, ma niente da fare, la richiesta viene respinta. Queste le controversie procedurali.
Quello che conta però anche in questo caso sono i retroscena politici. Che immancabilmente nell'Idv ruotano intorno alle poltrone. Dietro allo scontro tra De Bartolo e Frammartino infatti non c'è solo Maurizio Feraudo che si muove contro Domenico Talarico che gli ha soffiato il posto in consiglio regionale. C'è anche Mario Caligiuri, ex Dc ed ex Udeur, consigliere provinciale Idv a Cosenza. Accade che da tempo Ignazio Messina, commissario del partito in Calabria, cerchi di convincere il presidente della provincia, Gerardo Mario Oliverio, Pd, a dargli una poltrona di assessore. Oliverio non è contrario però pretende che a diventarlo sia il primo degli eletti Idv, ovvero Caligiuri. Messina invece è contrario, perchè se Caligiuri diventasse assessore si dovrebbe dimettere da consigliere e al suo posto subentrerebbe il primo dei non eletti, Franco Dodaro, il quale però nel novembre del 2009 ha lasciato l'Idv per seguire Aurelio Misiti. A pochi giorni dal congresso però Messina concede dichiarazioni ai giornali con le quali lascia intendere che potrebbe rivedere la sua posizione sull'assessorato a Caligiuri, dando il suo via libera. A molti è sembrata una "captatio benevolentiae", tanto è vero che Caligiuri al congresso si schiera subito con De Bartolo. Per quanto riguarda poi i suoi rapporti con Feraudo, da qualche tempo, dopo un'iniziale profonda inimicizia, Caligiuri ha allacciato un'intesa con l'ex consigliere regionale, mentre, il suo collega, l'altro consigliere provinciale Idv di Cosenza, Michele Fusaro, da amicissimo di Feraudo che era, ne è diventato feroce nemico, e ora che l'ex consigliere regionale è tornato ad essere il padrone del partito in Calabria, sta pensando seriamente di andarsene con l'Api di Rutelli. Ignazio Messina come si vede ha giocato in questa vicenda un ruolo decisivo. Amico di lunga data di Feraudo, l'ex sindaco di Sciacca non ama molto Frammartino, il quale non ha collaborato come egli avrebbe desiderato alla richiesta della consueta poltrona da assessore, in questo caso al comune di Cosenza dove Frammartino è rimasto l'unico consigliere dell'Idv da tre che erano. Messina voleva che a diventare assessore fosse Antonio Ciacco, ex Pdci ed ex Ds, nel 1992 arrestato per una storia di truffa e falso e poi prosciolto, entrato in Idv nel dicembre 2008. E spingeva Feraudo in tal senso. Frammartino era contrario perchè sapeva che se Ciacco fosse stato nominato assessore al suo posto sarebbe subentrato al suo posto un Ds, (Ciacco è stato eletto con il partito di D'Alema) e quindi l'Idv avrebbe perso un consigliere. L'opposizione di Frammartino ha disturbato molto Messina e Feraudo ed è la causa della loro distanza politica. Ciacco poco dopo, visto che non sarebbe diventato assessore, ha lasciato il partito di Di Pietro. Così vanno le cose nell'Italia dei valori calabrese.
LA CONTA DELLE VACCHE E LA DEMOCRAZIA NELL’ITALIA DEI VALORI.
(SEGUE)
Congresso provinciale farsa, avendo visto l’assenza formale e sostanziale della mozione presentata dal signor Frammartino, non interessato all’esito del suo accoglimento, date le violazioni alle norme stabilite dal partito medesimo.
Ristabilendo, poi, le condizioni di legittimità per l’esercizio dei diritti democratici all’interno del locale partito, diritti feriti da fatti e persone.
Il 27 giugno, signor Presidente, intorno a quel tavolo di presidenza che doveva garantire la corretta partecipazione dei militanti al partito si percepiva distintamente la considerazione dell’elettorato attivo da parte dei presenti - e di chi era presente tramite loro - e non era una considerazione lusinghiera : il loro unico intento, allevatori senza scrupoli interessati unicamente al loro sfruttamento, era quello di procedere alla conta delle vacche per vedere quante fossero necessarie a conservare la personale certezza del loro obiettivo misero ruolo.
Con amarezza.
Bachisio Canu.
Chiedo scusa se riporto in due parti la lettera aperta spedita all'On.le Di Pietro il giorno successivo allo scandaloso Congresso.
Vi ringrazio per la possibilità di illustrare il malessere di uno dei tanti militanti offesi dall'ignobile comportamento di Messina & Co. .
Cordialmente.