Che intende fare Luigi De Magistris? Ormai è trascorso più di un anno dal suo trionfale ingresso in Idv ma ancora non è chiaro quali siano le sue reali intenzioni. Viceversa è chiarissimo che molti militanti vorrebbero vederlo e sentirlo più presente e attivo, non solo sulle questioni di fondo rappresentate dalle tante leggi vergogna di questo governo, ma anche sulle vicende della vita interna di Idv e sulla discutibile coerenza della linea politica di un partito che è chiaramente costituito da due anime.
Il problema infatti è che una delle due anime è sempre presente sulla scena, con Di Pietro, Donadi, Belisario e via "colonnellizzando", l'altra, quella che ormai tutti attribuiscono al volto pulito e malinconico di De Magistris, non è presente affatto e se lo è, è solo per rimarcare cose già dette dalla prima anima e dunque nella migliore delle ipotesi, risulta un ridondante doppione, molto rassicurante soprattutto per Di Pietro e la sua casta.
Eppure De Magistris sembrava avviato sulla strada giusta quando in occasione dell'appoggio Idv alla candidatura di Vincenzo De Luca in Campania, aveva manifestato la sua disapprovazione interpretando il malessere dei militanti meno servili. Ma a quel doveroso distinguo è seguito un silenzio che dura tuttora su questioni di certo non meno importanti.
Qualche esempio? L'attacco di Li Gotti alla sentenza d'appello che ha condannato i poliziotti della Diaz; il voto a favore del federalismo fiscale e la sconcertante conferenza stampa di Di Pietro a braccetto di Calderoli; le vicende del partito in Campania, con il consigliere regionale Nicola Marrazzo che offre l'opposizione "costruttiva" a quel Caldoro che in campagna elettorale, per far ingoiare il rospo De Luca, era stato descritto come un fantoccio dei casalesi. Quello stesso Marrazzo che in interviste lunghe oltre mezz'ora sui problemi della sua regione, non trova il tempo di pronunciare una sola volta la parola "camorra".
Perchè, ad esempio, non dire chiaramente che Di Pietro ha sbagliato a voler a tutti i costi indire un altro referendum sulla privatizzazione dell'acqua stabilendo una sciocca concorrenza con il Forum e peraltro uscendone con le ossa rotte viste le difficoltà che ha nel raccogliere le firme? C'è poi il fronte interno al partito. E in questo De Magistris è ancor più silenzioso.
Ancora qualche esempio? Di Pietro nel gennaio 2009 annuncia una importante modifica dello statuto presa in perfetta solitudine. Decide di affidare la nomina del tesoriere e il controllo dei bilanci all'ufficio di presidenza. Una mossa spiegabile con la pressione dell'opinione pubblica e con le vertenze giudiziarie promosse da Elio Veltri. Undici mesi dopo la contromossa: Di Pietro va da un altro notaio, accompagnato dagli "yes men", Donadi e Belisario e dalla "yes woman", Mura, e riaffida al presidente, cioè a sè stesso la nomina del tesoriere. Una vergogna che nel suo piccolo è del tutto simile a quelle berlusconiane. E De Magistris zitto. L'unico a protestare è stato, Antonio Borghesi, un ex leghista di Verona, ma perchè Di Pietro ha deciso da solo mentre lo statuto di un partito, è ovvio, lo dovrebbe poter cambiare esclusivamente un congresso. Ovvio sì ma non in Idv dove vige una monarchia nemmeno costituzionale.
C'è poi la questione del dissenso: nel partito che dovrebbe essere l'unica opposizione a Berlusconi, chi si permette di esprimere critiche viene bollato come "calunniatore" e "denigratore", quindi, mobbizzato e poi espulso; oppure gli si rifiuta l'iscrizione; viceversa chi si mostra prono e servile viene premiato. Ogni decisione è presa senza la minima partecipazione degli iscritti, le candidature vengono decise in modo verticistico e assai poco trasparente, nessuno sa come vengono amministrate le finanze del partito e persino ai parlamentari vengono negati i bilanci del gruppo; il partito è terra di conquista di affaristi e spacciatori di pacchetti di tessere e voti, non esiste la benchè minima forma di discussione e partecipazione interna alle scelte politiche e non a caso si moltiplicano i casi di nepotismo e familismo.
Insomma l'Idv manifesta alcune delle malattie peggiori della politica e della società italiana: era nato per esserne una cura e se ne è trasformato in uno dei tanti sintomi. Che dice De Magistris su queste piaghe purulenti? Nulla. Dell'ex pm di "Why not" ci piacciono il tratto umano e le idee politiche, della sua attività di magistrato ci era piaciuta un'inchiesta soprattutto, "Toghe lucane". Ma adesso non ci piace affatto questa sua omissione politica. Come nella magistratura, anche nel suo partito si possono verificare situazioni simili a quella dei giudici di Potenza e Catanzaro. Questo lo dovrebbe sapere.
Lui e Sonia Alfano sono invisi a gran parte dei colonnelli dipietristi come lo era il pm De Magistris al procuratore capo Mariano Lombardi. Vorrebbero buttarli fuori dal partito, ma non potendo farlo nel frattempo buttano fuori i loro sostenitori. Che cosa aspetta De Magistris a ingaggiare quelle doverose battaglie per sanare le tante degenerazioni di un partito che è ormai l'emblema del "predicare bene e razzolare male"? Molti suoi simpatizzanti pensano che stia lavorando sotterraneamente nel partito per fare proselitismo. Purtroppo non è così. Quando era magistrato De Magistris ha osservato rigorosamente il principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale. E' giunto il momento che si ricordi che esiste anche una "obbligatorietà" dell'azione politica.
CREDO CHE DE MAGISTRIS DEBBA IMPEGANRSI A SVOLGERE BENE IL PROPRIO RUOLO DI SINDACO A NAPOLI CHE DI PROBLEMI NE HA TANTI SOPRATTUTTO IN QUESTO CONTESTO STORICO DI CRISI ECONOMICA E DEI VALORI.
NELCONTEMPO PENSO CHE DEBBA RIFLETTERE SERIAMENTE SE RESTARE ANCORA IN IDV.
CREDO NELLA SUA ONESTA' INTELLETTUALE E SE SARA' IN GRADO DI FARE BENE IL SUO RUOLO DI SINDACO POTRA' AMBIRE ALLA CREAZIONE DI UN NUOVO PROGETTO POLITICO TESO AL BENE DEI CITTADINI, ALLA TRASPERENZA, ALLA MORALITA', ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA.