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Alberico Giostra 23 Giugno 2010
DI PIETRO E LA COLOMBA DI KANT

Sentire Antonio Di Pietro che dopo la pubblicazione delle notizie sulle indagini romane attacca tutta la stampa denunciandone "lo stato comatoso", fa venire in mente il celebre apologo della colomba di Kant. Il candido uccello infatti, racconta il filosofo tedesco, s'era messo in testa che, visto come volava bene a contatto con l'atmosfera terrestre, "senza" il peso della forza di gravità avrebbe volato ancora meglio, e prese a salire così in alto in cielo sino a che giunse laddove l'atmosfera terrestre non c'è più. E naturalmente morì perchè mancava l'ossigeno.
Certo, Di Pietro a guardarlo in faccia tutto sembra meno che una bianca colomba, ma l'esempio calza. L'ex eroe di mani pulite, pur dovendo la sua fama a stampa e Tv, siamo certi che tra sè pensa a dove sarebbe potuto arrivare se i giornali non avessero dato certe notizie sul suo conto, vedi i soldi ricevuti in prestito da Gorrini e D'Adamo, gli appartamenti da quest'ultimo avuti insieme a tanti altri regali (quello in affitto ottenuto grazie alla cricca socialista della Milano da bere che lui frequentava abitualmente), gli appuntamenti a casa di Berlusconi dapprima smentiti ("Mai stato ad Arcore") e poi il giorno dopo precipitosamente ammessi, e persino le botte date ad un giornalista davanti a casa sua a Curno, fino agli insulti alla cronista del Tg1 poi omaggiata di fiori.
Di Pietro, con la sua proverbiale ingratitudine, si chiede cioè come avrebbe potuto volare in alto se i giornali, oltre a celebrarlo per anni con foto in prima pagina ogni giorno, non avessero riportato i giudizi fortemente negativi su di lui di Enzo Biagi ed Eugenio Scalfari, le riserve di Giorgio Bocca e Indro Montanelli ("i poliziotti spesso finiscono per assomigliare a chi danno la caccia", disse Indro a proposito di Di Pietro) e le notizie sulle inchieste di Brescia, che anche se risoltesi bene per lui, sarebbe stato meglio che non fossero mai state rese note. Oppure ancora, le ricostruzioni delle sue disinvolte piroette politiche, e "i turn over" ideologici su tutte le questioni più rilevanti, dalle guerre in Afghanistan, Kosovo e Iraq, allo sciopero della magistratura, fino alle commissioni d'inchiesta su Tangentopoli e i fatti del G8 di Genova.
Insomma chissà quanti voti avrebbe potuto ancora scucire ai partiti del centrosinistra, avrà pensato l'ex eroe di mani pulite, se qualche giornalista non avesse mostrato documenti alla mano i suoi furbeschi e umorali trasformismi, le sue impresentabili frequentazioni, la cospicua quantità di immobili che, beato lui, si è potuto comprare, e gli amici e sodali di partito sistemati nei consigli di amministrazione di società pubbliche quando era ministro. Amnesie e ingratitudini tipiche del politico molisano il quale dovrebbe almeno ringraziare  quella stampa di sinistra che ha sempre benevolmente omesso di indagare sulla realtà di un partito, l'Idv, che è ormai l'emblema del "predicare bene e razzolare male" e che in ogni parte d'Italia è popolato da una casta del tutto simile a quella che Di Pietro riempie di contumelie nei salotti televisivi.
Insomma ancora una volta l'ex pm nell'attaccare la stampa solo perchè si è permessa di riportare delle notizie assolutamente vere, continua ad assomigliare al suo adorato nemico Silvio Berlusconi, del quale, lo sosteniamo da tempo, Tonino è caratterialmente ed ideologicamente un consaguineo. Con il premier infatti oltre a condividere una smisurata attrazione per il proprio ego e un'appiccicosa passione per i "santini" dei giornalisti amici, condivide proprio l'interesse per la giustizia e l'informazione. Infatti, se astraiamo per un attimo da quello che entrambi chiamano sprezzantemente il "teatrino della politica" e dove sono avvinghiati in un duello apparentemente mortale, le coincidenze tra le posizioni pubbliche dei due sono impressionanti. Una di queste è appunto l'atteggiamento verso la libera stampa che Di Pietro attacca accusandola di complotto non appena sui giornali appare qualcosa di non esaltante su di lui, esattamente come fa Berlusconi. Identico inoltre è l'atteggiamento dei due nei confronti della Presidenza della Repubblica, che non dimentichiamolo, Di Pietro critica non solo da quando al Quirinale siede il "trinariciuto" Napolitano, ma che attaccò anche quando c'era Oscar Luigi Scalfaro, da tutti oggi considerato giustamente un padre della patria, il quale non amava affatto l'allora pm molisano e con cui Di Pietro ha spesso polemizzato, proprio come Berlusconi. E questo nonostante Tonino debba a Scalfaro la sua carriera politica, visto che fu proprio l'allora capo dello stato nel 1994 a impedire, attraverso Francesco Saverio Borrelli, che Di Pietro accettasse di andare a fare  il ministro dell'interno come gli aveva proposto Berlusconi. Se fosse stato per lui, infatti l'allora eroe di mani pulite, fresco di voto per Forza Italia, avrebbe accettato di gran carriera l'offerta del cavaliere. Immaginate però come sarebbe stato il prosieguo della sua vita politica se fosse finito a fare il ministro di sua emittenza. L'insofferenza dei due finti nemici per stampa e Presidenza della Repubblica allora, rivela un atavico fastidio per quei poteri non determinati direttamente dal consenso popolare, quello al quale i due campioni del plebiscitarismo e caudillismo del nostro tempo sono costretti per la loro natura schiettamente antidemocratica, a fare riferimento.
Di Pietro però difende i magistrati e Berlusconi li attacca, obietterete voi. Verissimo. Ma la sensazione è che la difesa dei suoi ex colleghi sia nel caso del leader Idv solo un riflesso corporativo e autobiografico. E' capitato infatti che in ben due occasioni l'ex pm si sia avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai suoi allora colleghi che gli facevano delle domande. Era un suo diritto tacere, per carità, ma si trattava di una scelta per nulla convergente con gli interessi della giustizia e che non si addiceva affatto a chi da sempre rimprovera giustamente Berlusconi di non volersi sottoporre ai processi. Per quanto riguarda il premier infine proprio non riusciamo a capire perchè si ostini tanto a prendersela con i magistrati visto che è stato sempre assolto. 
Guarda caso esattamente come Di Pietro.   







Alberico Giostra

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Commenti
Alessio Leonardi 2010-06-26 09:43:24

Be', la definizione di Scalfaro come "uno dei padri della patria" sarebbe tragica, se non fosse ridicola. Parliamo dello stesso Scalfaro che se n'è sprezzantemente fregato del parere del popolo e ha fatto e disfatto governi a suo piacimento. Lo Scalfaro del "non ci sto", il quale deve ancora spiegarci la storia dei fondi neri che incamerava ogni mese. Lo Scalfaro delle manovre politiche dietro bottega, per favorire gli amici e gli amici degli amici. E potrei continuare. Caro Giostra, concordo con lei su tante cose, ma Scalfaro "padre della patria" ce lo risparmi, per favore. Con stima.

 

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