Il Tribuno
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News by Dire
Giulietto Chiesa 16 Giugno 2010
Il PD va difeso con le unghie e con i denti.
Dispiace dover difendere il PD perché non lo merita.
Chi scrive negli ultimi anni ha sempre votato i radicali, e con orgoglio, gli unici a spiegare e forse a capire che con un sistema radiotelevisivo ridotto come il nostro non si va da nessuna parte.
Il PD ha commesso errori clamorosi, remoti e più recenti.
Errori di comportamento e di valutazione, per i quali ancora non ha chiesto scusa a una moltitudine di elettori via via più delusi e rassegnati.
Difficile elencarli tutti, è sufficiente menzionarne una parte: dalla Bicamerale sdoganatrice di Berlusconi alla guerra in Kosovo in spregio alla Costituzione, dalla scalata a debito dei "capitani coraggiosi" di un'azienda strategica come Telecom Italia alla choccante rivelazione di Violante di aver stretto un accordo con Berlusconi per "non toccargli le televisioni", dalla riforma sbagliata della pubblica amministrazione alle timidezze verso le autorità clericali sempre severissime. E ancora: dalle imprudenti scalate bancarie intercettate a ridosso delle elezioni al triste fuori onda di LaTorre e i suoi pizzini, episodio ancora oggi sottovalutato nei suoi effetti nefasti, dalle mancate dimissioni di Bassolino all'occupazione selvaggia di enti e poltrone, dalla perenne e malcelata  litigiosità interna alla continua sottovalutazione dell'anomalia berlusconiana e dei suoi mezzi di persuasione di massa.
Ancora oggi il PD è carente dal punto di vista della comunicazione: a nostro avviso dovrebbe abbandonare il linguaggio tecnocratico a favore della comprensibilità, addolcire lo sguardo torvo da  implacabile esattore fiscale, scaldare i cuori infreddoliti dei suoi militanti, e - visti i tempi che corrono - usare più sciabola e meno fioretto.

Perché difenderlo, allora?
Perché il PD è l'unico partito vero rimasto nell'opposizione, ed è quindi l'unico soggetto politico che, in virtù della sua struttura scalabile e delle sue risorse, possa resistere alla deriva culturale, politica, sociale ed elettorale delle corazzate leghiste e berlusconiane.
Il PD puo' rigenerarsi e rinnovarsi dal suo interno e puo' sopravvivere a un cambiamento anche radicale del suo gruppo dirigente, a differenza dei partiti fondati sul carisma e sulla leadership di una sola persona.
E' l'unico partito che ricorre autonomamente a elezioni primarie aperte a tutti i cittadini, organizzate utilizzando risorse interne, come criterio democratico di selezione della propria classe dirigente. E questo, checché ne dicano i suoi detrattori, è un meccanismo che garantisce un livello di democraticità interna impensabile in qualsiasi altro partito italiano attuale.
Il PD è un partito organizzato, che ha sedi e circoli e, soprattutto al Nord, ha ben governato e governa decine e decine di enti locali. Non sono dilettanti allo sbaraglio. Qualcuno lo è, ma non lo è la maggioranza.
Il rapporto tra militanti, dirigenti e amministratori è sostanzialmente orizzontale: nel senso che tutti nel PD possono dire quello che vogliono, comprese le critiche e anzi soprattutto le critiche perché la sinistra è fatta così. Se non si autoflagella almeno un po', com'è noto, non sta bene.

Ora, seriamente, proviamo a immaginare cosa succederebbe se il PD e la sua struttura cedessero di colpo, e finissero al 10% come si augurerebbero i tanti avvoltoi a caccia dei voti in libera uscita, i vari Di Pietro e Grillo ma anche - dovrebbe essere ovvio - i dirigenti di una destra populista che ambisce a conservare ed estendere il proprio potere.
In questa ipotesi Italia dei Valori e Beppe Grillo si prenderebbero una bella fetta di torta e naturalmente si scatenerebbero gli appetiti di partitini e partitelli ad personam guidati dal leaderino di turno. Non essendo patrtiti strutturati e non avendo cultura politica i partiti populisti non riuscirebbero a gestire il dissenso nè a governare stabilmente se non usando il pugno di ferro: finirebbe in rissa, un carnaio dove tutti vorrebbero una poltrona ma le poltrone com'è noto non sono mai abbastanza.
In quei partiti non esiste una cultura plurale, ed è del tutto normale se si pensa che sono movimenti basati sul carisma personale del capo inamovibile.
I militanti avanzano la giusta pretesa di criticare tutto e tutti ma rivelano la curiosa tendenza a  non accettare minimamente alcun tipo di critica quando è rivolta a loro o al loro leader. Si dicono nemici della censura, ma sui loro siti praticano sistematicamente la censura.

IDV è completamente appiattito sulla leadership carismatica del capo assoluto. E' un partito personale, dove a decidere è uno solo e senza tante discussioni. Sulla gestione tecnicamente autocratica della creatura di Tonino si è scritto molto, e ne scriveremo. Ma anche i più accaniti sostenitori dell'ex magistrato dovrebbero convenire che l'associazione parallela che ha guidato il partito (almeno) fino al 2009 è qualcosa di assolutamente anomalo - e siamo generosi - nel panorama dell'intero occidente democratico.

Beppe Grillo è davvero spiritoso: ha presentato un non-statuto che sostiene molto semplicemente che il simbolo appartiene a lui. Chi lo critica, come è successo in Veneto o a Modena, viene cacciato con decisione unilaterale e inappellabile del padrone. Punto fine stop.
Il mitico Beppe è uno che dal suo sito lancia fatwe riuscendo a rimanere serio, forse perché si prende dannatamente sul serio, e moltitudini di fans accorrono in massa a insultare la vittima di turno, a sfogare sul bersaglio indicato dal santone le proprie frustrazioni e la propria rabbia, siano Paolo Gentiloni, o Eugenio Scalfari, o addirittura Napolitano, passando per centinaia di altri.
Come dicevano a Comacchio con una certa autoironia: "Parlare male degli altri è sempre bello". Un po' come quelle vicine di casa lamentone e pettegole che parlano sempre male di tutti.
"Una testa, un voto", chiosa Grillo sul suo blog, criticando la legge elettorale: ma il movimento di Grillo è talmente rispettoso della democrazia da aver fatto eleggere nel consiglio regionale emiliano un candidato che ha preso 376 preferenze lasciando a casa la candidata che ne ha ottenute invece 717, sfruttando il vergognoso trucchetto superpartitocratico delle candidature multiple.
E già questo la dice lunga sul velleitarismo e sulla pericolosità di questi movimenti privi di una cultura politica solida.
Ma i commenti del blog di Grillo, lo vogliamo confessare, ci fanno proprio paura. Un cocktail micidiale di banalità, fuori tema, violenza cieca, invettive contro tutto e tutti, complottismi di ogni sorta, fideismo acritico verso la figura del santone dispensatore di Verità e naturalmente insulti a raffica per i pochi che dissentono e che sfuggono miracolosamente alla rete della censura grillina.

Il PD va difeso, con le unghie e coi denti.

Prima di tutto per senso di responsabilità verso la democrazia, mai così minacciata dal dopoguerra in poi. Quando di mezzo c'è la democrazia, il "meno peggio" diventa "molto meglio". Concetti come "turarsi il naso" scompaiono di fronte alla possibilità che manchi l'ossigeno, perché un naso senz'aria non ha ragione di esistere.
E poi va difeso perché è di moda attaccarlo sempre, e a noi non piace essere alla moda: queste mode nascondono un conformismo e un'ignoranza di cui faremmo volentieri a meno. Caratteristiche che definiamo, a torto o a ragione, come effetti del sottoprodotto culturale berlusconiano.
Il Partito Democratico va difeso perché gli ideologi dell'"anti-ideologia" sono i più ideologizzati di tutti e non dispongono, a differenza del PD stesso, di alcuna struttura di controllo: si esautora così la funzione del partito inteso come struttura di mediazione tra società e istituzioni.
E infine il PD va difeso perché a dare sempre addosso al più grande partito strutturato dell'opposizione, per puro esercizio ideologico, affidandogli forzatamente anche le colpe che non ha e attaccandosi a tutto pur di demolirlo definitivamente, puo' portare a situazioni ancora peggiori di quella attuale, in termini di qualità della democrazia e competenza tecnico-politica della classe dirigente.

Peggio di Berlusconi è umanamente impossibile, si penserà.
Puo' essere vero, ma si diceva la stessa cosa dei fragili governi liberali di inizio Novecento.
Poi arrivò Lui.










































Giulietto Chiesa

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Commenti
Stefano F. 2010-07-05 09:01:08

Non so, sarò io sempre meno allineato a sinistra, sarà la sinistra sempre meno allineata a quello che penso dovrebbe essere...
Fatto sta che condivido l'analisi, eppure la conclusione mi fa imbestialire.

Come si può dire, dopo un (breve!) elenco dei suoi errori più clamorosi, che il PD è "l'unico soggetto politico che possa resistere alla deriva culturale" ?
Cosa sono quegli "errori", se non una prova di aver perso l'orientamento sui valori principali di un soggetto democratico? Si potrà rispondere che sono "solo" prova di scelte incompetenti, di opportunismi brevimiranti...
Per quanto mi riguarda, non cambia la sostanza del ragionamento.
La logica del "meno peggio" è aberrante, soprattutto quando viene riproposta continuamente, e da anni.

"Il PD puo' rigenerarsi e rinnovarsi dal suo interno". In base a quanto vedo non ne sono più così sicuro, ma lo spero comunque e sinceramente.
Ma cosa aspettano per cambiare la propria struttura interna, di andare al governo?
Lo facciano, una buona volta. POI, almeno per quanto mi riguarda, avrà senso votarli. O siamo, ancora e sempre, schiacciati nella logica del "voto alle promesse" ?

Grillo e IDV avranno anche i difetti che gli vengono attribuiti. Non so dirlo. Ma sospetto fortemente che il loro successo dipenda in gran parte da un "vuoto" lasciato dal PD che, cercando disordinatamente di diventare un partito di governo, si è perso per strada la capacità di fare opposizione. E opposizione, di questi tempi, serve. Non balbettii. Non proporre di pensare alternative. Esserlo.
saluti

Lawrence Mc Cormick 2010-07-04 19:04:31

Ben scritto e condivisibile la difesa dell'esistenza del PD.
Andrebbe anche detto che sarebbe molto molto semplice per il PD far scomparire DiPietro e Grillo.
Basterebbe fare proprie un paio di loro popouliste ma sacrosante posizioni e comunicarle con una strategia efficace ed unitaria.
Se domani Bersani si presentasse in TV e annunciasse con cambio di registro 'pre-programmatico' che il PD si impegna se eletto a
1. Dimezzare il numero dei parlamentari
2. Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (già peraltro abolito a furor di popolo nel 93)
3. Nuova legge elettorale maggioritaria (doppio turno?).
4. Privatizzazione immediata di 2 canali televisivi RAI e riordino generale delle frequenze.

Sono le prime cose che mi vengono in mente.
Ma sono sicuro che se Bersani facesse questo, di colpo il PD diventerebbe il nuovo fatto nuovo della politica Italiana. I sedicenti movimenti di grillo e diPietro scomparirebbero in giorno.
Finchè questo non succede, nessuno leverà di testa agli italiani che il fondo il PD, agli interessi dei cittadini, preferisce il mantenimento dei suoi spazi di potere, le sue clientele, i soldi.
NOn ci vuole molto. Ma ci vuole coraggio e la volontà di recuperare la credibilità.


Beppe Arlia 2010-07-04 12:23:06

Demmini, bravo. Sono anni che dico le stesse cose, non avrei saputo fare di meglio.

franco collina 2010-06-26 21:40:54

una volta si chiamava disciplina di partito e da allora sono stato sempre disciplinato pero' allora c'era una idea questa catarsi di cambiare continuamente nome, simbolo e le persone sempre le stesse sto bocheggiando!!!!

gianni 2010-06-23 10:18:57

Sig. Giostra,

solo tre parole: grazie di esistere. Anzi dovrei dire: grazie di resistere.
Chi le scrive assolve l'ingrato compito di coordinare un piccolo circolo PD e lo fa rubando tempo alla famiglia e al lavoro. Lo fa in mezzo a mille difficoltà cercando di combattere l'abnorme strapotere di una provincia militarmente occupata dalle truppe berlusconiane. Lo fa sopratutto cercando di non far caso alle altre truppe, quelle grilline-dipietriste, che, quando va bene, ti danno dell'incapace e quando va male del ladro.

Ho letto il suo libro solo dopo averne letto le citazioni sul saggio di Facci e mi dispiace che questi squarci di verità siano completamente ignorati da chi si auto-nomina paladino della libera informazione.

Finisco col segnalarle i movimenti della vice-presidente del consiglio regionale ligure nonché assessore all'urbanistica, nonché moglie del coordinatore regionale, Marylin Fusco. La suddetta in tre mesi è riuscita a creare due punti di crisi nella politica regionale: il primo col proposito di estensione del Piano Casa anche agli immobili condonati e ai capannoni industriali, il secondo con una inutile (per la tenuta della coalizione) polemica sulla tenuta del bilancio della sanità.

La saluto,

Gianni

Annalisa Caselli 2010-06-18 22:22:27

Un editoriale stupendo nella sua sempicità e nella sua profondità, E' chiaro che dietro Demmini c'è Alberico Giostra, che si candida a essere l'editorialista del futuro. L'analisi di Giostra è semplicemente perfetta: ma dove si pensa di andare senza il PD? E che futuro ci attende se il PD fosse annientato dai populisti come Di Pietro e Grillo? E perché il PD non reagisce?
Perché noi del PD dobbiamo leggere queste cose su una testata che non è certamente del PD? Dove sono finiti gli intellettuali di sinistra, se per leggere un editoriale decente dobbiamo andare in rete a leggere iltribuno?

 

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