“Anche in Basilicata dobbiamo imparare che la cura dimagrante della Pubblica Amministrazione porta più efficienza, più trasparenza e meno sperperi di denaro pubblico”. Così iniziava un comunicato del gruppo Idv al Senato datato 19 giugno 2010. A parlare il capogruppo Felice Belisario.
Parole quant'altre mai demagogiche e contraddittorie se si pensa a quanto in realtà accade nella stessa Basilicata dove Belisario, nonostante una crescente insofferenza in Idv e l'allontanamento di tanti militanti che pure si erano avvicinati per spendersi lealmente in un progetto di rinnovamento della politica, riesce a fare ancora il bello e cattivo tempo in un partito ancora commissariato.
Il capogruppo alla Regione, il neo eletto Enrico Mazzeo, lamentatosi direttamente con Di Pietro delle continue ingerenze di Belisario ha ricevuto in cambio più urla che risposte. Una situazione che non è affatto cambiata dal periodo in cui era coordinatore regionale Michele Radice, voluto da Belisario e poi dallo stesso Belisario dapprima delegittimato e infine defenestrato.
La presunta cura dimagrante della Pubblica Amministrazione in Basilicata di cui parla Belisario, è significativamente iniziata con la pretesa di Idv di ottenere un assessorato regionale, con relativo lauto stipendio, per la pentita udeurrina Rosa Mastrosimone, candidata e non eletta, ma tanto abile a richiamare tesserati nel partito da esserne già ritenuta la futura coordinatrice, a dispetto dei congressi ancora da celebrare.
A quanto pare, però, era solo l’inizio; se la ricerca di quella “maggiore oculatezza” è stata praticata solo in occasione della sospensione da parte della Mastrosimone dei mille tirocini formativi nella pubblica amministrazione banditi in periodo pre elettorale e ai quali avevano risposto 13.000 giovani (e illusi) laureati lucani, sempre per confermare la propria coerenza, dopo aver ricordato nel medesimo comunicato al centrosinistra lucano che deve “dimostrare che il consenso non è legato ad una arcaica e superata gestione della cosa pubblica”, l'assessore Rosa Mastrosimone ha chiamato a prestare servizio presso il Dipartimento Lavoro, Formazione, Cultura e Sport della Regione Basilicata, Antonio Vitucci, nella scorsa consiliatura assessore alla Provincia di Potenza in quota Idv. Vitucci, impiegato di gruppo C, dicono in Regione sia stato “arruolato” tramite la G Group, una di quelle società che, avendo vinto una gara d’appalto bandita dalla Regione, prestano servizio attraverso propri dipendenti assunti per chiamata diretta e, a quanto lascia sospettare la natura delle assunzioni, su sollecitazioni più o meno esplicite della politica. Insomma il trucco c’è, ma non si vede; anzi si vede, ma non è penalmente rilevante e tanto basta alla banda Idv per giustificare ogni sorta di nefandezza self made.
In Basilicata, però, il sistema pare collaudato. “L’uso di sistemi clientelari oltre ad essere oggettivamente pericoloso, aumenta il distacco della politica dai cittadini”; così Belisario avvia opportunamente a conclusione il citato comunicato, ma, non resistendo ad un ultimo acuto attacco di dipietrismo, aggiunge che l’Idv è “invece da sempre contraria all’aumento della spesa pubblica che favorisce la partitocrazia”.
Mi permetto di osservare che il pesce puzza sempre dalla testa. In altri termini IDV a livello locale è impresentabile non perchè i "colonelli" siano impresentabili e Di Pietro sia all'oscuro di tutto. E' vero esattamente il contrario: poichè il "capo" ha fondato un'azienda familiare che gestisce come impresa individuale, anche tutti i responsabili che seleziona applicano la stessa prassi: sistemare se stessi e subito dopo gli amici ed i parenti. Con la benedizione di Di Pietro, naturalmente.