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News by Dire
Alberico Giostra 10 Giugno 2010
LA NOTTE (DELLA REPUBBLICA) E' PICCOLA PER NOI

E' notte fonda, una notte perenne sulla nostra Gotham City, mentre il Joker con il suo ghigno livido e sinistro volteggia sulle nostre teste. Chi riuscirà a fermarlo? Ormai lo sappiamo, solo un Batman ci può salvare...Pensieri beffardi e fumettari ci ronzavano in testa la scorsa notte, quando almeno per una volta, forzati nei soliti turni di lavoro, ci siamo accorti che non eravamo soli, che a lottare con noi quando le ore si facevano piccole c'erano a Palazzo Madama anche i senatori dipietristi rimasti stoicamente assisi ai loro scranni, avvolti come martiri ottocenteschi da drappi tricolori in segno di protesta contro la legge bavaglio. 

Sia chiaro, quel provvedimento è quanto di più deprecabile si possa concepire, la legge di un governo capace solo di controriforme e di iniziative dettate da un cupo, rabbioso risentimento verso chi esercita la propria legittima autonomia dal potere politico ed economico. E siamo pronti a dare la vita perchè non venga approvato, pronti a scendere in piazza a fianco, non solo dei tanti colleghi che questa legge contestano, ma persino a fianco dell'IdV. 

Certo però che a guardarli ieri notte, i martiri dipietristi proprio non ci convincevano. Fatta eccezione per Pancho Pardi che il phisique du role per queste manifestazioni ce l'ha, per gli altri era davvero peggio che andar di notte. Prendete quella brava donna di Giuliana Carlino, la maestra elementare molto apprezzata da Tonino per le sue zuppe di pesce all'abruzzese e che al mattino ancora si pizzica le guance chiedendosi, "ma davvero io sono una senatrice?". La povera Carlino, diciamo la verità, si capiva lontano un miglio che non vedeva l'ora di levarsi le scarpe e di mettersi le sue adorate e morbide pantofole che indossa appena torna a casa, e il suo sguardo contrito anzichè la preoccupazione per le sorti dell'informazione e della lotta alla criminalità comunicava un'infinita nostalgia del pigiama. 

Questione di età? No e non è nemmeno una questione di facce, anche se a pensarci bene c'era quella di Felice Belisario. Il capogruppo Idv è infatti titolare di un bonario ovale al quale associamo istintivamente quei lapis da bottegaio infilati in un'orecchia e anzichè la bandiera tricolore, a coronare la sua pingue figura vedremmo meglio uno di quei copricapo bianchi da droghiere che tante certezze instillano nelle massaie. Un volto familiare il suo, che dovrebbe attribuire alla lotta contro una legge vergogna qualcosa di più commestibile e meno elitario ma che non sembra riuscirci. Perchè? 

Forse perchè girovagando a Piazza San Giovanni a Roma durante il "family day" nel 2006 abbiamo incontrato Don Felice a fianco di tanti berlusconiani. O forse perchè sappiamo che quando torna a casa sua a Potenza, l'avvocato ex Dc dismette i panni del ribelle e indossa quelli del vorace consumatore di "poltrone" e di loculi di sottogoverno. E ancora perchè seduto tra i banchi del Senato la notte scorsa c'era anche Luigi Li Gotti, un volto austero e dignitoso, l'unico abituato a usare politicamente la bandiera italiana visti i suoi trascorsi con il Msi, il quale però qualche settimana fa si è lasciato andare ad una censura contro la sentenza d'appello che ha condannato i massacratori della Diaz di Genova, che è stato uno di quei pochi atti che hanno contribuito a restituire fiducia in una giustizia che spesso ce la fa perdere e non solo per colpa del governo. Quella stessa giustizia che ora Li Gotti con indubbia competenza difende dall'assalto del ddl sulle intercettazioni ma che a Genova si è tentato di cancellare dentro e fuori delle aule giudiziarie con il ricorso ad una medesima violenza mistificatoria. Una violenza da lui difesa. 

Insomma è per tutti questi motivi che la protesta notturna dell'Idv a Palazzo Madama ci è parsa un'altra delle sceneggiate dipietriste, nobilitata piucchealtro dall'oggetto stesso della protesta. La verità è che non sappiamo più credere a un partito il cui leader raccoglie le firme per un referendum e poi di colpo decide di votare no solo perchè Berlusconi vota sì, che si accorda per fare gruppi unici con il Pd e poi di colpo straccia gli accordi e accusa gli altri di averli violati, critica i leader di partito che si candidano alle Europee perchè sanno che non andranno mai a Strasburgo e poi di colpo si candida anche lui, e infine vota nel 2007 un disegno di legge sulle intercettazioni, quello a firma Mastella, che faceva orrore esattamente come il ddl del governo Berlusconi. 

Per questi motivi non riusciamo a credere ad un partito il cui leader ha questi comportamenti e i cui dirigenti e militanti non lo costringono a dimettersi per la vergogna suscitata. D'altra parte come potrebbero? Da tempo Di Pietro applica all'Italia dei valori quella stessa terapia che egli accusa Berlusconi di voler applicare al paese. La legge bavaglio infatti nel suo partito Tonino l'ha già promulgata da tempo e se qualcuno si azzardasse a protestare come hanno legittimamente fatto i suoi senatori ieri, non arriverebbe neanche a vedere l'alba.   

Alberico Giostra

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Commenti
giovanni brizzi 2010-06-14 09:24:41

...tanto Tonino finrà com Ceausescu. Bisogna armarsi di pazienza, molta pazienza!

FRANCESCO FERRARI 2010-06-11 08:41:53

... Tunnino usa da sempre la "legge bavaglio" all'interno della sua azienda familiare IDV, e tutte le volte che può con l'intera informazione, a mezzo querela. A ruoli invertiti, con lui capo del Governo, la sua censura sarebbe stata sicuramente più 'fascista' di quella di Berlusconi... come sempre gli imitatori tendono ad esasperare i vizi degli originali.

 

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