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Alberico Giostra 23 Giugno 2010
"LEI NON HA DIRITTO DI RECLAMARE QUEI SOLDI PERCHE' SONO DI COMPETENZA DELL'ASSOCIAZIONE IDV E NON DEL PARTITO". COSI' I LEGALI DI DI PIETRO A WANDA MONTANELLI AL PROCESSO DI MILANO.
PERCHE' ALLORA IL LEADER IDV SOSTIENE IN PUBBLICO CHE ASSOCIAZIONE E PARTITO SONO LA STESSA COSA?
Intervista a Wanda Montanelli, ex responsabile del Dipartimento Pari opportunità Idv che ha fatto causa a Di Pietro chiedendo un risarcimento per danni esistenziali dopo essersi vista negare per anni i soldi che per legge spettavano al suo Dipartimento, soldi che sono stati comunque iscritti nei bilanci come se fossero stati davvero erogati. La sentenza alla fine dell'anno. In appendice l'intervento della Montanelli alla Casa internazionale delle Donne, di sabato 26 giugno e l'importante passaggio della memoria difensiva dei legali di Di Pietro in cui viene spiegato che solo i soci dell'associazione a tre possono rivendicare il diritto a chiedere spiegazioni sui bilanci del partito.

Wanda Montanelli, a che punto è la sua causa contro Di Pietro e l'Italia dei valori?
Il processo è presso il tribunale civile di Milano, è iniziato l'11 giugno 2008 e il 30 giugno prossimo ci sarà quella che credo sia la penultima udienza. In autunno-inverno arriverà la sentenza. La giudice è una donna, Paola Maria Gandolfi.

Che cosa chiede a Di Pietro? 
Il risarcimento di un milione di euro di danni esistenziali per aver impedito che svolgessi la mia attività di responsabile del Dipartimento per le politiche di genere di Idv negandomi i soldi del finanziamento pubblico che la legge 157 all'articolo 3 dispone esplicitamente vengano riservati nella misura del 5% dei fondi totali a questo scopo. Questo è accaduto dal 2002 al 2006. 

Ma Di Pietro sostiene di averli dati quei soldi, e parla di 600.000 euro destinati proprio alla consulta donne. 
A me non risulta. Io quei soldi non li ho mai visti. Neanche un euro. 

Sono iscritti nei bilanci del partito a partire dal 2003 e dopo che la Camera dei deputati aveva stigmatizzato proprio la mancanza di questa voce nei rendiconti Idv del 2001 e 2002.
Sarà, ma io non li ho mai visti. Ho letto quei bilanci e ho visto che nel 2003 compariva per la prima volta la voce "iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica", ma non era indicata nessuna cifra. Ancora nel 2004 nessuna cifra. Poi nel 2005, dopo un'altra nota della camera, veniva indicato lo stanziamento di 199 mila euro. 

E lei questi soldi non li ha davvero mai visti? 
Di questi soldi, 24.370 euro sono indicati come spesi per una manifestazione attribuita al mio Dipartimento pari opportunità e tenutasi a Roma il 22 settembre 2005. In realtà sono stati spesi per organizzare la "prima festa nazionale dell'italia dei valori" svoltasi il 21 settembre 2005 a Roma al parco della resistenza. Ma nelle cinque giornate della manifestazione ci hanno riservato solo una tavola rotonda di due ore. E nient'altro. Una tavola rotonda che non può essere costata 24.370 euro. 

Altri esempi? 
Nei bilanci 2005 e 2006 sono stati indicati stanziamenti con formule generiche del tipo partecipazione attiva delle donne alla politica", ma se poi chiedevo anche un solo euro per iniziative mi veniva puntualmente negato. In due anni, 2005 e 2006 vengono indicati come spesi 220.000 euro per le attività regionali che a me non risulta si siano mai visti in nessuna regione. Inoltre accanto a stanziamenti di quasi 60.000 euro veniva usata la formula "per future iniziative". Quali siano state queste future iniziative non saprei dire. 

E come hanno risposto i legali di Di Pietro alle sue osservazioni? 
In un modo davvero sconcertante se si pensa a quanto leggiamo in questi giorni a proposito della controversa questione associazione familiare/partito politico. Un anno fa l'avvocato di Di Pietro ha depositato una memoria nella quale sostiene che io non ho diritto a discutere di quei soldi perchè sono di competenza dell'associazione privata Di Pietro-Mura-Mazzoleni e non del partito del quale io ero dirigente!

Esattamente il contrario di quanto va dicendo il leader Idv. 
Esatto. Le repliche di Di Pietro alle contestazioni di Elio Veltri sono chiarissime: associazione e partito sono la stessa cosa. Eppure per contrastare la mia richiesta e i miei diritti sostiene esattamente il contrario. E' incredibile ma è così e presto renderò pubblica quella memoria. 


 

                 Sabato 26 giugno, h.11, sala Simonetta Tosi - Casa Internazionale delle Donne

 

Intervento di Wanda Montanelli

Ringrazio innanzitutto tutti i partecipanti e tutti coloro che hanno manifestato il loro sostegno a questa che è una battaglia di contenuti e di princìpi. Una battaglia difficile, quantomai squilibrata per la sproporzione di forze in campo, ma che continuiamo, ormai da alcuni anni, a combattere con passione e dedizione assoluta. Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi del mondo in cui più è palese il discrimine patito dalle donne in ambito politico, in cui più è frequente il ricorso al fenomeno della cooptazione all’interno delle istituzioni e comunque, nonostante tutto, più che altrove si assegnano alle donne ruoli assolutamente marginali, riteniamo che quelle poche leggi che ci sono a tutela della donna e per la promozione della partecipazione femminile alla politica,  non possano venir in alcun modo disattese o eluse.

Siamo alla vigilia dell’udienza di una causa civile, promossa da me e da chi come me, dall’interno di un partito, quello dell’Italia dei Valori, ha potuto toccare con mano quanto la partecipazione attiva alla politica da parte delle donne sia inframezzata da ostacoli, a volte invisibili, a volte manifesti, quasi sempre insormontabili.

Ciò che ci chiediamo è se esiste un organo che possa accertare che i fondi assegnati dalla legge 157/99 (art.3) ai partiti per la promozione della partecipazione delle donne alla politica siano davvero impiegati per questo fine. Se esiste, cioè, una via legale per appurare che le donne all’interno dei partiti non vengano discriminate, oppure se, al contrario, dobbiamo ritenere che l’operato dei leader politici sia totalmente sottratto da ogni forma di controllo che non sia il generico (auto)accertamento di revisione contabile del Parlamento.

Dai documenti contabili dell’Italia dei Valori relativi al periodo 2000/2006 risulta che il partito abbia investito per la promozione delle donne oltre 600mila euro. Di questi fondi, noi donne dell’Italia dei Valori, componenti del Dipartimento Pari

 

Opportunità, non abbiamo avuto contezza alcuna. E’ lecito chiedersi dove siano finiti o come siano stati impiegati? In quel periodo io ero la responsabile nazionale delle donne del partito: come mai di quelle somme, che sono quota parte dei rimborsi elettorali ricevuti dall’Idv, non ne so nulla? Come mai neanche le referenti regionali hanno avuto contezza di come quei soldi siano stati investiti? Perché Antonio Di Pietro non ci mostra delle semplici ricevute fiscali che attestino che quei fondi sono stati davvero spesi per le donne? Le nostre mi paiono domande legittime e del tutto naturali. O a qualcuno possono sembrare speciose? A noi risulta che l’unica spesa sostenuta in quegli anni dal Dipartimento che io dirigevo sia stata l’organizzazione della prima Festa Nazionale dei Valori, a Roma. Una manifestazione che tuttavia costò circa 24mila euro ed era articolata su 5 giornate, delle quali solo l’ultima dedicata, in parte, alle donne. Parliamo di un investimento quindi di circa 4/5mila euro a fronte degli oltre 600 mila dichiarati in bilancio.

Tra l’altro è singolare notare che nel merito, i legali di Antonio Di Pietro, non rispondono affatto. Le eccezioni preliminari avanzate nel corso della prima udienza dai legali Idv, sono semplicemente volte a sostenere che la chiamata in causa di Antonio Di Pietro come presidente del partito è del tutto impropria, perché avremmo invece dovuto interpellare la piccola associazione a tre che ha ricevuto i rimborsi elettorali e che è cosa ben diversa dall’Idv. Noterete, peraltro, come questa argomentazione sia perfettamente antitetica rispetto a quanto sostenuto dai difensori di Di Pietro nella causa con Elio Veltri. Ho seguito, come molti di voi, quella causa attraverso i resoconti che ne hanno fatto i giornali e mi pare di aver capito che in quella circostanza sia stato affermato - per giustificare il percepimento delle somme da parte della piccola associazione a tre di cui fa parte Di Pietro - che Idv e Associazione sono la stessa identica cosa. Ecco, con noi arrivano a dichiarare l’esatto contrario: che si tratta, cioè di cose ben distinte; ovviamente con lo scopo di invalidare la nostra istanza per vizio procedurale. 

Guardate che non è una questione di mera contabilità. Il senso della nostra battaglia è molto più profondo. In quegli anni le donne dell’Italia dei Valori hanno svolto tutte le attività partitiche a proprie spese. E per chi conosce la vita di un partito sa che sono innumerevoli. Io personalmente mi sono autotassata ogni qual volta ho dovuto partecipare ai vari appuntamenti politici in ogni parte d’Italia. Convegni o dibattiti ai quali ero chiamata ad intervenire dallo stesso Esecutivo del partito ma per i quali

 

non mi venivano refusi neppure i costi vivi degli spostamenti in treno. E potrei menzionare mille altre circostanze e attività rese gratuitamente, con impegno e professionalità da me e dalle altre donne del partito, a partire dalla organizzazione dei convegni per arrivare ai tavolini per la raccolta delle firme referendarie, alle attività di promozione mediatica. Tutto ciò che normalmente si fa in un partito. Tutto svolto a titolo gratuito mentre nel partito i denari giungevano a fiumi. Un aspetto, quello dei finanziamenti delle attività, non principale, nel nostro ragionamento, ma comunque esemplificativo della poca considerazione che Di Pietro ha dimostrato per il talento e le competenze delle donne.

Tuttavia, anche su questo punto, i legali dell’Italia dei Valori non ritengono di dover fornire spiegazioni.  Si limitano ad eccepire che il Tribunale non è competente ad esaminare direttamente i bilanci dei partiti.

I bilanci dei partiti sono in effetti soggetti solo al controllo del collegio dei revisori presso la Presidenza della Camera dei Deputati. Ovviamente, la prima cosa che abbiamo fatto, noi donne Idv, è stato presentare istanza a quell’organo che però, per forza di cose, si è potuto solo limitare ad “ammonire” genericamente l’Idv, raccomandando al partito di destinare alle donne la quota di rimborsi elettorali loro spettanti. Però, il collegio non può entrare nel merito del come e del quando tali somme siano state spese. Può solo verificare se la voce compaia o meno a bilancio. E nel bilancio le somme destinate alle donne ci sono. Il problema è che né io, né le referenti regionali le abbiamo mai potute utilizzare. E né si può  richiedere la produzione di ricevute o documenti riguardanti l’effettivo impiego di quei fondi. Nessuno può farlo, neppure la Corte dei Conti. L’unica cosa accertabile è se il bilancio sia stato redatto in modo regolare, ma sull’effettivo utilizzo dei fondi vale la buonafede dei partiti.

Mi pare evidente, insomma,  che nel sistema dei controlli, almeno com’è costruito oggi, vi sia qualcosa che non funziona e che occorra fare luce su una questione che noi riteniamo essere di fondamentale importanza per l’affrancamento delle donne impegnate in politica dal giogo di quei leader – io parlo di Antonio Di Pietro perché ho vissuto quella realtà partitica dal suo interno, ma non è escluso che ciò possa avvenire anche altrove – che continuano ad avere del genere femminile una considerazione scarsissima e certamente inadeguata al contesto storico internazionale che stiamo vivendo.

























Alberico Giostra

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Commenti
GIORGIO D'AMBROGI 2010-06-27 03:22:41

MI SEMBRA PROPRIO CHE DI PIETRO PREDICHI BENE E....RAZZOLI MALE IMBROGLIANDO I PROPRI ELETTORI. AI GIUDICI LA RISPOSTA.....

 

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