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Alberico Giostra 24 Giugno 2010
"MAI POTUTO CONTROLLARE UN BILANCIO DI IDV". PARLA PINO PISICCHIO, UN ALTRO DEI PARLAMENTARI CHE HANNO ABBANDONATO DI PIETRO. "NEL PARTITO NON C'E' DEMOCRAZIA PERCHE' E' IMPOSSIBILE ESPRIMERE IL DISSENSO".
"TONINO E' BRAVO A FARE SPOT MA NON HA UNA VISIONE STRATEGICA DELLA POLITICA".
Intervista a Pino Pisicchio, raffinato politologo e autore di uno studio su Idv. L'ex esponente Dc rivela che Di Pietro nel 2006 si era detto favorevole ad una nuova legge sui partiti con controlli più severi su statuti e bilanci. E aggiunge: "l'ex pm è un Berlusconi in sedicesimi".

Onorevole Pisicchio come giudica la controversia associazione/partito nello statuto dell'Idv dalla quale è nata l'ultima bufera giudiziaria?

Ho sempre considerato questa doppiezza associazione/partito un'anomalia, qualcosa che non era presente negli altri partiti. E la cosa che mi ha sempre colpito è che si trattava di un fatto pubblico e non certo clandestino. Bastava andare sul sito del partito e leggere lo statuto per accorgersi del'esistenza di questo soggetto composto da tre persone, Di Pietro, Mura e Mazzoleni, al quale si poteva accedere solo tramite atto notarile, che gestiva i soldi del finanziamento pubblico e che avrebbe dovuto sviluppare il partito.

 All'Interno del partito ha mai sentito qualcuno contestare lo statuto Idv? 

No. Per quanto mi riguarda ho presentato una proposta di legge per promuovere una nuova regolazione giuridica dei partiti che attualmente sono soggetti di diritto privato che svolgono una funzione pubblica ma senza quei necessari controlli come avviene in Germania con le Fondazioni. Se un partito riceve dei finanziamenti pubblici i suoi statuti e bilanci dovrebbero essere controllati rigorosamente da organismi pubblici. Oggi invece così non avviene e i partiti sono di fatto "legibus soluti". Io chiedevo in sostanza che fosse attuato davvero l'articolo 49 della costituzione. E la vuole sapere una cosa?

Prego.

Di Pietro mi ha chiesto di firmare la mia proposta di legge. Me lo chiese durante un convegno della fine del 2008 nel quale la presentai insieme a Bruno Tabacci e Donato Bruno. Poi non so se l'abbia fatto davvero. Il problema che a me sta a cuore è quello lasciato aperto dall'articolo 49, ovvero della democraticità interna dei partiti.

Lei nel giugno del 2009 ha chiesto ufficialmente l'apertura delle correnti in Idv, ma Di Pietro, come oggi Berlusconi nel Pdl, oppose un secco rifiuto.

E' vero. Io credo che se in un partito non ci sono correnti e articolazioni diversificate non c'è dialettica democratica, non è cioè possibile esprimere il dissenso. Io volevo poter esprimere il mio dissenso politico in Idv, e questo oggi è di fatto impossibile. Nel Pd viceversa lo è. In questo senso tra Idv e Pd c'è la stessa distanza che passa tra lo Zenith e il Nadir. Devo precisare però che si tratta di un problema generale dei partiti della seconda repubblica, condizionati da leggi elettorali, ieri il Mattarellum, oggi il Porcellum, in cui la preferenza è assente. E senza preferenza la politica anzichè "conventio ad includendum" diventa "conventio ad excludendum". E a prevalere è il potere del leader. Per questo la storia dei partiti della seconda repubblica è una storia di scissioni. Perchè è impossibile esprimere il dissenso.

Lei era membro dell'esecutivo nazionale di Idv. Ha mai potuto approvare o controllare un bilancio del partito?

No, mai.

Qualche suo collega parlamentare c'è riuscito?

Non mi risulta. E nessuno peraltro protestava con Di Pietro. A proposito di bilanci e gestione finanziaria c'era al massimo uno "ius mormorandi". Ma c'era anche una certa paura ad esporsi. Il clima democratico non era dei migliori.

I bilanci del gruppo parlamentare li ha mai visti?

No, nemmeno questi.

Perchè dopo aver cambiato diverse formazioni politiche, lei un moderato ex Dc, ha aderito all'Idv?

Di Pietro mi contattò dicendomi che aveva bisogno di uno come me per riprodurre un partito cattolico e liberal democratico, una sorta di Dc che mantenesse ferma una particolare sensibilità per la legalità e le regole del gioco. Mi disse che aveva bisogno di uno con una storia politica vera perchè finora si era circondato di persone senza storia. E io gli credetti. Tra il 2006 e il 2008 finchè Di Pietro fece il ministro, andò tutto bene. L'unica divergenza fu sull'indulto. Io ero favorevole essendo stato colpito dalla visita di Papa Woityla in parlamento che chiese un provvedimento di clemenza per i carcerati. E come presidente della commissione Giustizia della Camera mi astenni, non votai contro come chiedeva Di Pietro.

E poi che accadde?  

Tutto cambio dopo le politiche del 2008 e la svolta girotondina e piazzaiola di Di Pietro. Mi è stato chiesto di aderire ad un percorso politico al quale non potevo aderire ed è cominciato il mio disagio. Ad esempio, ero contrario ai referendum, al federalismo e anche alla soglia di sbarramento del 4% per le europee.  In ogni caso io volevo un partito che si rivolgesse ai ceti medi e moderati e non ai grillini.

Come spiega la successiva svolta moderata annunciata da Di Pietro al congresso nazionale del 2010, quando definì la piazza "sterile"?

Lo spiego con la ricerca del consenso  a prescindere, direbbe Totò. Quella di Di Pietro è la comunicazione senza politica. L'ex pm produce spot, non fa politica. Come l'ostruzionismo di ieri notte alla camera sul decreto Bondi. E' stata solo propaganda. Di Pietro in questo senso è molto bravo, è un vero talento, è piratesco, rapinoso. Vive di sondaggi. Ogni suo gesto è studiato dai suoi guru, i Casaleggio, e bisognerebbe sapere quanti soldi Idv spende in sondaggi, perchè secondo me ne spende molti.

Esattamente come Berlusconi.

Di Pietro è un Berlusconi in sedicesimi. Come il cavaliere è del tutto privo di una visione strategica della politica. E' pura comunicazione e basta. Per questo l'amalgama politico all'interno di Idv è difficile e molta gente se ne va. Perchè senza una visione strategica e senza democrazia è impossibile tenere insieme anime diverse.

 

 

 

Alberico Giostra

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Commenti
enrico della gatta 2011-01-02 13:17:09

Condividendo pienamente ciò che Pisicchio, che conosco, dice, riferito a Di Pietro, in questa intervista in merito alla sua mancanza di strategia e democrazia, mi permetto di aggiungere la mancanza di ascolto di persone che esprimono competenza senza essere portatori di grande quantità di voti, per cui lo pseudo partito IDV perde, invece, grandi quantità di persone qualificate, competenti e di qualità intellettiva e morale.

Gigi Serra 2010-12-03 13:03:55

Leggo solo oggi questa intervista illuminante sulla gestione del "partito del presidente".
Mi sono sbagliato ad iscrivermi ad IDV. Errare humanum est, perseverare diabolicum.

Lino Primucci 2010-06-25 12:46:13

Di pietro come Berlusccni in sedicisemi ? no! è un pieffero stonato che sopravvive perchè al popolo "serpente" han tolto il veleno e la massa guardona non vede oltre il proprio naso.. a meno che non arrivi la fame.. ma in quel caso si rischia la presa di potere del Tonino, che occupa il parlamento per finta e fà le prove di rivoluzione piramidale come Mussolini !

 

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