Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
06 Giugno 2010
"SONO STATO IO A CONVINCERE DI PIETRO A TRASFERIRE BALDUCCI". PARLA AURELIO MISITI, PARLAMENTARE EX IDV. "PER GLI APPARTAMENTI DEL VATICANO LA COLPA E' DI PEDICA".
INTERVISTA AL DEPUTATO CALABRESE: "DI PIETRO E' UN MODERATO CHE SI FINGE ESTREMISTA E SU MOLTE COSE LA PENSA COME BERLUSCONI".
Aurelio Misiti, uscito lo scorso settembre da Idv, ora all'Mpa, ingegnere, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, rivela che è stato lui a consigliare Di Pietro su Balducci, perchè era "controllore e controllato". "Il ponte sullo stretto? Antonio era favorevole, se ha cambiato idea è solo per rubare voti a sinistra". E sui soldi del partito: "in Idv non c'è trasparenza ma nessuno ne parla per paura".

Onorevole Misiti si dice che dietro la decisione di non confermare Angelo Balducci alla presidenza del Consiglio Superiore dei lavori pubblici ci sia lei. E' vero?

 Si, è vero. Per due volte ho consigliato Di Pietro di trasferire l'ingegner Balducci. E lui per sua fortuna mi ha ascoltato.

 Quando è accaduto?

 La prima volta nel 1996, quando Di Pietro era Ministro dei Lavori Pubblici del I Governo Prodi. Io ero Presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici e Balducci era presidente di una sezione del consiglio. Avevo notato che era portatore di un serio conflitto d'interessi in quanto svolgeva attività di progettista, aveva una società che lavorava con appalti e in generale aveva troppi contatti con le imprese. Dunque era di fatto controllore e controllato. Una situazione che non mi piaceva e dunque chiesi e ottenni da Di Pietro che fosse trasferito altrove a fare il Provveditore alle opere pubbliche. D'altra parte aveva il grado di direttore generale e un incarico bisognava darglielo.

 Questa la prima rimozione, e la seconda?  

E' avvenuta nel 2006, quando Di Pietro è diventato Ministro del II governo Prodi, e io ero suo consulente per lo spacchettamento del Ministero in due, Infrastrutture da una parte e Trasporti dall'altra, divisione che ho organizzato tra mille difficoltà e resistenze. Tra il 2001 e il 2006, Balducci dopo il trasferimento suggerito da me e dopo essere stato inserito dal centrosinistra nel Comitato interministeriale per il 150mo dell'unità d'Italia, grazie all'amicizia con Gianni Letta era riuscito a tornare alla presidenza del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, nonostante in un primo momento il mio amico Pietro Lunardi non avesse ritenuto opportuno ricollocarlo, sempre su mio consiglio, e avesse fatto un'altra scelta, quella di un professore padovano, molto stimabile. Poi grazie alle pressioni di Palazzo Chigi, Lunardi cedette e nominò Balducci.

 Balducci nel frattempo aveva ottenuto un altro incarico decisivo, quello di amministratore delle proprietà di Propaganda Fide.

Esatto, è avvenuto nel 2004. E in effetti posso dire che a influenzare Lunardi fu anche la vendita del palazzetto di Via dei Prefetti 18 a Roma, in cui fu indubbiamente favorito da Balducci, anche se devo dire che Lunardi era già ricchissimo di suo e non ne aveva certo bisogno.

 Torniamo al Di Pietro ministro delle infrastrutture.

Nel 2006 Antonio si è trovato di nuovo Balducci Presidente dei Consiglio dei lavori pubblici e mi ha di nuovo chiesto che cosa fare. Io gli ho confermato la mia idea che in quel posto Balducci, che aveva peraltro allargato la sua sfera di contatti grazie al Giubileo, non poteva stare. E ho consigliato a Di Pietro di spostarlo a capo dipartimento edilizia del Ministero delle Infrastrutture, un ruolo indubbiamente apicale ma dove svolgeva opera di coordinamento di cinque direzioni e non di gestione diretta.

 Una collocazione non molto gradita a Balducci che si mise in malattia.

 Esatto. Quando poi tornò il governo Berlusconi nel 2008, Balducci, sempre grazie a Gianni Letta tornò ancora alla Presidenza del Consiglio superiore dei lavori pubblici, nonostante la contrarietà del ministro Matteoli che voleva piazzarci un uomo di An, uomo che però non riuscì a trovare. Un'altra spinta decisiva alla sua nomina la diede Guido Bertolaso con cui Balducci ormai aveva un legame stretto. 

Che ne pensa della vicenda delle case di Propaganda Fide all'Italia dei valori?

Penso che Di Pietro ne sapesse poco o nulla e che la responsabilità sia di Stefano Pedica. In quel periodo, ovvero nel 2006, Pedica era consulente di Di Pietro al Ministero e io gli avevo consigliato di allontanarlo. Ma quella volta non mi ha dato retta e come vedete, se ne è dovuto pentire. Non credo che Pedica facesse parte integrante del gruppo Balducci-Anemone-Zampolini, insomma della cricca, però attraverso il Vaticano, dove ha parentele, è entrato in contatto con loro.

Zampolini ha parlato di pressioni di Di Pietro su Balducci per avere entrature in Vaticano.

Mi sembra strano. Di Pietro e Balducci non si parlavano neppure, lui Antonio lo odiava. Aspettiamo il memoriale che Balducci sta scrivendo, ne sapremo di più.

Onorevole Misiti perchè ha lasciato l'Italia dei valori?

Per divergenze politiche con Di Pietro. Ero del tutto contrario alle sue aperture a De Magistris, Grillo e Travaglio, gente che esprime una visione politica lontana dalla mia. Ho condiviso il Di Pietro ministro ma non il Di Pietro politico. Come ministro Antonio ha lavorato nella direzione giusta, senza farsi condizionare dai Verdi e dalla sinistra. 

Lei ha spesso protestato per gli attacchi di Di Pietro al capo dello stato.

Questo è stato un'altro dei motivi di profondo dissidio tra noi due. Ricordo che nel giugno del 2009 il direttivo nazionale mi diede ragione. 26 presenti su 28 hanno votato per la mia mozione, contraria alle critiche a Napolitano. Solo Arlacchi e De Magistris hanno votato contro. Di Pietro si è astenuto. Lo stesso è accaduto con l'Afghanistan e le missioni militari: Di Pietro voleva imporre la linea del ritiro, consigliato da Arlacchi, ma anche in quel caso 25 contro 3 votarono a favore della mia proposta di rifinanziare le missioni. Poi i parlamentari si sono adeguati e in aula hanno votato come voleva Di Pietro.

C'è lei dietro la decisione di Di Pietro di impedire nel 2007 lo scioglimento della società Ponte sullo stretto?

Certo, e anche in quel caso Di Pietro mi ha ascoltato. Ero e sono favorevole al Ponte e anche Di Pietro lo è sempre stato, anche se adesso dice di essere contrario. Quando nel 1996 è diventato Ministro per la prima volta mi chiese: "dimmi quali sono le opere pubbliche più importanti da realizzare". E io gli dissi: il Mose di Venezia, il passante di Mestre, la variante di valico della Firenze-Bologna, e il Ponte sullo stretto. E Di Pietro aderì a tutte le mie indicazioni.

 Perchè adesso Di Pietro dice di essere contrario al ponte sullo stretto?

Perchè per far crescere il partito è costretto ad assumere posizioni estremistiche simili a quelle dei Verdi e di Rifondazione Comunista, ma Di Pietro non è così, mi creda. Lui era a favore dell'energia nucleare, dei rigassificatori e degli inceneritori e anche questo referendum per l'acqua pubblica è una forzatura propagandistica. 

Che ne pensa della controversa questione dell'amministrazione finanziaria dell'Italia dei Valori?

All'interno del partito è un argomento tabù e non lo si è mai affrontato. Si sa che i bilanci e la gestione dei soldi sono cosa di Di Pietro e della Mura, e che non c'è nessuna trasparenza perchè nessuno di noi del direttivo ha mai potuto metterci bocca. Posso però dire con certezza che l'escamotage dell'associazione a tre, quella Di Pietro, Mura, Mazzoleni, non sta bene a nessuno e tutti sopportano in silenzio solo perchè l'Idv è un partito padronale e si è costretti ad accettare i diktat del capo. Ma è un aspetto che ormai, eccetto il Pd, riguarda tutti i partiti. Nel merito, anche senza aver mai visto i bilanci del partito e nemmeno quelli del gruppo alla Camera, posso dire che nonostante le spese siano molte, il partito può disporre di una riserva di denaro accantonata piuttosto consistente. Accantonata  lecitamente.

Chi è politicamente Di Pietro? 

 Un moderato, un uomo di centro, come me. Se attacca Berlusconi sulla giustizia, in realtà la pensa come Berlusconi su tante altre cose, vedi la politica delle opere pubbliche. D'altra parte nel 1994 ha votato Forza Italia. Di Pietro è un uomo del fare, esattamente come il cavaliere, ma in questo momento la pensa in un modo e agisce in un altro. Su questioni come l'immigrazione, poi, Di Pietro è vicino addirittura alla Lega. Lui gli immigrati nei Cie ce li voleva lasciare sei mesi.

 Al congresso nazionale del febbraio scorso Di Pietro ha annunciato una nuova svolta moderata, a lei dovrebbe far piacere. 

Lo stesso giorno dell'annuncio Di Pietro mi ha mandato un sms dicendomi: "hai visto Aurelio, ho fatto quello che mi chiedevi tu". Io però resto convinto che l'Italia dei valori sia ancora un partito contraddittorio e irrisolto, una miscela di qualunquismo, populismo ed estremismo e che inganna sia i moderati che gli estremisti. In fondo quest'ultima svolta al centro è un'altra furbata di Di Pietro, serve solo a fare concorrenza al Pd.  

 Molti moderati e centristi, come Casini, dicono che Di Pietro è funzionale a Berlusconi.

E' la verità. E me lo hanno confessato anche diversi parlamentari del Pdl. Berlusconi vuole un Idv forte, almeno al 10% perchè toglie voti al Pd e alla sinistra, gli unici che possono sconfiggere il cavaliere.

 

 

 


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Commenti
Aurelio Misiti 2010-06-08 10:27:10

Nell’intervista di Fabrizio Colonna, anche se nella sostanza il giornalista ha rispettato i contenuti della nostra chiacchierata telefonica, vi sono delle inevitabili forzature letterali, soprattutto nei titoli e nel sommario, ma anche nel testo quando parla di Pietro Lunardi o quando riferisce di un sms di Antonio Di Pietro sui risultati del Congresso di Idv. Gli sms mi furono invece inviati da importanti dirigenti del partito presenti al Congresso. Lo stesso si può dire delle altre interviste cui fanno riferimento i commenti.

La cosa che ho sempre messo in evidenza è che la funzione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è una funzione terza e quindi mal si concilia con l'operatività o la gestione delle gare e dei lavori pubblici. Ciò non vuol dire che chi svolge le due funzioni insieme commetta reato. E' previsto nei contratti dei dirigenti tecnici.

Sono stato sempre contrario, per scelta personale, a progettare o dirigere lavori durante la mia presidenza e ho cercato di mantenere tutto il Consiglio in una posizione terza rispetto all'attività professionale, con esclusione dei collaudi delle opere che costituiscono funzioni di controllo della buona esecuzione dei progetti, tipiche dei membri tecnici dello stesso Consiglio Superiore. Per questa ragione ho sempre consigliato i vari ministri dei Lavori pubblici a proporre, come presidenti di sezione o consiglieri, persone che rispettavano queste mie indicazioni.

Francesco Ferrari 2010-06-07 16:59:44

Balducci nominato da Di Pietro Capo del Dipartimento infrastrutture statali, edilizia e regolamentazione dei lavori pubblici. Promozione o bocciatura?

"E d’altra parte Aurelio Misiti, parlamentare Idv con un passato
importante nei Lavori pubblici, per «difendere» il suo leader ha
sostenuto sul Fatto Quotidiano la stessa t...esi di Tonino, ricordando che
Di Pietro non solo non avrebbe mai promosso Balducci, ma addirittura
l’avrebbe «rimosso» per due volte dagli incarichi che gli aveva
assegnato il centrodestra. L’ex ministro, insomma, l’avrebbe solo
parcheggiato su una poltrona «senza alcun potere operativo». Curioso
che sempre Misiti al Messaggero dia una lettura in contraddizione,
spiegando che riteneva Balducci «più adatto alla gestione» e che per
questo raccomandò a Di Pietro di sostituirlo.
Una doppia versione messa in evidenza dall’agenzia «Il Velino», che
si domanda: «Balducci era non operativo o più adatto alla gestione?».
Di certo qualsiasi cosa dica Tonino resta il fatto che il dipartimento
dell’Edilizia del ministero delle Infrastrutture è un incarico a dir
poco prestigioso"

http://www.mascellaro.it/node/40938

ENRICO DELLA GATTA 2010-06-07 16:34:16

LA DIRIGENZA DELL'IDV NON HA MAI SAPUTO DELLE COSE CHE RACCONTA, SOLO OGGI CHE E' FUORI DA IDV, MISITI.
ALLORA SAREBBE VERO CIO' CHE SI DICEVA?, cioé che "IL MINISTRO DI PIETRO NON PRENDEVA DECISIONI SE NON CONSULTAVA PRIMA MISITI" e che "IL VERO MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE ERA MISITI" .
E' deplorevole che Misisti parli oggi così di Di Pietro e di Balducci, penso che avrebbe fatto molto meglio, oggi, a essere più riservato e, ieri, a fare il proprio dovere denunciando situazioni in conflitto d'interesse e, al partito, situazioni di grosse contraddizioni agite da Di Pietro, in contrasto con lo statuto dello stesso partito e col Programma di Governo Prodi: avrebbe fatto, secondo me, una figura migliore. Ma meglio la publicità!!!!!!!!!!!!!!!!!!

ENRICO DELLA GATTA 2010-06-07 16:20:12

MISITI DICE: "Io ero Presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici e Balducci era presidente di una sezione del consiglio. Avevo notato che era portatore di un serio conflitto d'interessi in quanto svolgeva attività di progettista, aveva una società che lavorava con appalti e in generale aveva troppi contatti con le imprese. Dunque era di fatto controllore e controllato. Una situazione che non mi piaceva e dunque chiesi e ottenni da Di Pietro che fosse trasferito altrove a fare il Provveditore alle opere pubbliche. D'altra parte aveva il grado di direttore generale e un incarico bisognava darglielo."
LA DOMANDA NASCE SPONTANEA:
AVEVA L'OBBLIGO DELLA DENUNCIA ALA MAGISTRATURA, COME MAI NON LO FECE MAI?

 

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