E' stata una vera e propria caccia all'uomo. Lunedì 5 luglio durante l'esecutivo nazionale dell'Idv, in una saletta di Montecitorio, Antonio Di Pietro, dapprima ha "cazziato" gli assenti e i ritardatari rimproverandoli di non arrivare a Roma il giorno prima dell'appuntamento, poi ha aperto le danze pronunciando le fatidiche parole: "qui qualcuno di voi mi tradisce". Come è noto l'ex eroe di mani pulite ricorre spesso a metafore bibliche ed evangeliche, anche perchè il suo bagaglio culturale non va molto oltre. Fatale che a quel punto arrivasse l'evocazione del traditore per antonomasia: "Tra di voi c'è un Giuda", ha detto sibilando e scrutando i volti dei presenti per cogliere eventuali cedimenti o smorfie di nervosismo. "Qui qualcuno spiffera quello che dico a un giornalista, Alberico Giostra, che adesso pubblica un sito, "Il tribuno. com". Ma questo non deve più accadere".
Che cos'è dunque che ha fatto infuriare Di Pietro tra le tante cose che pubblichiamo? Forse le lettere di minacce sulla fallimentare raccolta firme per i referendum che ha spedito in tutta Italia? No, perchè chiunque potrebbe avercele date, e non necessariamente un membro del parlamentino italvaloriale. I documenti dei congressi provinciali? Nemmeno, perchè in quel caso le fonti sono esplicite, si tratta delle minoranze locali invariabilmente soccombenti e che per questo ci fanno tanta tenerezza.
A far imbestialire Tonino è stato un articolo in cui abbiamo rivelato che cosa aveva detto di De Magistris in occasione di un altro esecutivo nazionale, e cioè che a controllare "Why Not" ci avrebbe pensato lui, e che la destra interna, quella dei Donadi-Belisario-Formisano-Favia-Porcino-Paladini-Cimadoro ecc, poteva stare tranquilla, il tutto detto con strizzatina d'occhio e ammiccamenti di rito. Una scena che la diceva lunga sul cerchiobottismo innato nel politico molisano, sul modo trasformista e oscillatorio di gestire un partito eterogeneo, raccogliticcio, improvvisato. Un partito a sua immagine e somiglianza.
La cosa patetica però è che Di Pietro pensi di poter tenere nascosto tutto ciò, al punto che se un giornalista racconta come stanno le cose si fa venire gli attacchi di bile. Ecco, questo non fa onore alla sua intelligenza.
Che il comportamento di Di Pietro sia spesso da bulletto di periferia e che gestisca Idv come un Boss (nel senso weberiano e non mafioso del termine) lo sapevamo. E la scena iniziale dell'esecutivo di lunedi 5 lo conferma.
Ma sapevamo anche che era di una scaltrezza e intelligenza quasi animaleschi. Il suo intuito è spesso bruciante, e solo chi ha avuto a che fare con la polizia per lavoro sa quanto queste siano le doti che fanno grande un investigatore. E Di Pietro le ha. Perciò che possa pensare che De Magistris non abbia capito a che gioco il leader Idv stia giocando e che ne sia venuto a conoscenza attraverso il nostro articolo, è semplicemente ridicolo, addirittura più ridicolo che cercare di stanare la spia che traduce all'esterno quello che avviene nelle riunioni dell'esecutivo.
Noi crediamo che l'eurodeputato Idv abbia perfettamente capito quanto egli sia diverso da Di Pietro, tanto quanto Gianfranco Fini lo è da Silvio Berlusconi.
Il problema per De Magistris è che, proprio in ragione di questa diversità, egli non ha alcuna intenzione di muovere alla conquista della leadership del partito, cosa che invece Tonino farebbe senza pensarci troppo se fosse al posto suo. Questa inclinazione "pacifista" e attendista di De Magistris Di Pietro l'ha capita da tempo, così come ha capito che la sfera d'influenza politica dell'eurodeputato è per ora limitata a Campania e Calabria e che di "divisioni" fuori di lì, a parte Giulio Cavalli, proprio non ne "tiene".
In fondo gli ammiccamenti verso Zamponi e gli altri Dc che protestavano contro "Why Not" volevano dire anche questo.
A preoccupare un pò Di Pietro semmai, è un amico di De Magistris, ovvero Niki Vendola. Sempre nel vertice del 5 luglio, l'ex pm ha sottolineato che Idv può perdere voti a favore del governatore pugliese e che per questo motivo l'atteggiamento nei suoi confronti deve essere cauto e misurato, che bisogna trattarlo bene e non attaccarlo troppo.
Lo stesso comportamento Di Pietro ha chiesto venga riservato al Pd perchè, stuzzicarlo troppo potrebbe far incattivire il gigante buono e magari risvegliare nel partito di Bersani quello spirito competitivo verso Idv che potrebbe ostacolare i traffici di poltrone e incarichi in sede locale e il comodo travaso di voti dal serbatoio Pd al quale Tonino il corsaro non intende rinunciare. Dal canto nostro speriamo vivamente che Vendola e il Pd vogliano comportarsi con Di Pietro in modo meno accomodante di De Magistris.
Altrimenti il rischio è che ci teniamo per altri cinque anni Berlusconi al governo con Di Pietro che coronerà il suo sogno di diventare leader dell'opposizione. Un vero incubo.
Caccia all'uomo?!? E allora come definisce la decisione di Berlusconi di offrire una taglia di 3 milioni di euro a chi gli consentirà di mettere le mani su chi spiffera ai giornalisti notizie da lui ritenute riservate? Lei che predica coerenza ora dovrebbe dedicare un editoriale anche al suo sponsor di Arcore, non crede???