Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
12 Luglio 2010
CONGRESSO PROVINCIALE IDV DI LECCE: LA CASTA LOCALE CHINA LA TESTA PER EVITARE LA SCONFITTA. L'ASSEMBLEA ELEGGE D'AGATA, UOMO DI BELISARIO, MA DEVE APPROVARE LA MOZIONE DELLA MINORANZA DEMOCRATICA.
SCIGLIUZZO PREFERISCE EVITARE LA CONTA E RITIRA LA SUA CANDIDATURA MA OTTIENE CHE LA SUA MOZIONE DIVENTI QUELLA DELLA MAGGIORANZA. E VIENE ELETTO VICECOORDINATORE.
Prova di debolezza della casta leccese che dopo aver gestito il partito in modo verticistico e senza fare opposizione al centrodestra, scende a patti con la forte minoranza locale cedendo sui contenuti della mozione. E nel direttivo sarà possibile anche qualche sorpresa.

A Lecce la casta Idv ha dovuto chinare la testa e venire a patti con l'opposizione. E' accaduto sabato 10 luglio, al congresso provinciale. Il coordinatore uscente Francesco D'Agata, creatura di Felice Belisario, era sicuro di vincere  e aveva preparato l'assemblea con i soliti modi, con elenco degli iscritti negato alla minoranza e tentando di far votare in due giorni senza vincoli di orario in modo da poter far affluire alla bisogna le solite truppe cammellate. Ma D'Agata, 32 anni, avvocato, un aspetto da "enfant gate" forzaitaliota, abiti scuri attillati e cravattona, ha trovato sulla sua strada un tipetto tosto, Tommaso Scigliuzzo, (nella foto) di poco più anziano, avvocato di Gallipoli, gran barbone scuro, leader della minoranza.
A differenza che altrove, dove gli esponenti della dissidenza sono spesso degli autentici sprovveduti, Scigliuzzo è uno capace, che sa organizzarsi, che ha un seguito e soprattutto è in grado di veicolare contenuti. Esattamente quelli che mancano a D'Agata e al partito in provincia di Lecce, da lui gestito negli ultimi due anni senza aver mai fatto sentire la sua voce di forza di opposizione ai governi di centrodestra. Scigliuzzo voleva presentare al congresso una mozione per contestare la gestione verticistica e antidemocratica del partito.
Le decisioni politiche a Lecce sono sempre state prese in solitudine e per decisioni politiche si intende al massimo candidature e poltrone da assegnare. Scigliuzzo chiedeva invece un partito radicato nel territorio, con i circoli aperti alla gente, governati con trasparenza, con statuti certi, mentre a Lecce ad esempio, il circolo provinciale non ne ha mai avuto uno. La sua mozione, caso unico in Italia, parlava di titolo V della costituzione, di riforma Bassanini, di questione meridionale, di resistenza alla truffa del federalismo e di fondi FAS. Insomma dei contenuti significativi di una volontà di indicare un percorso politico consapevole e non subalterno, che guardasse in faccia la grave crisi della nostra democrazia. Niente a che vedere con la mozione D'Agata, che parlava solo di crescita del partito e mobilitava la solita retorica dei "valori" di cui spesso la casta interna colta da "horror vacui", si riempie la bocca. In vista del congresso Scigliuzzo mette insieme 60 tesserati e pur sapendo che perderà intende dare battaglia. Prima dell'assise, nell'assemblea preparatoria del venerdì volano le parole grosse, Scigliuzzo viene duramente attaccato dagli uomini di D'Agata. A quel punto Scigliuzzo medita un cambio di direzione. Sa che può vincere il congresso perchè una buona parte degli indecisi ha deciso di appoggiarlo: parliamo di  rappresentanti dei circoli dei piccoli paesi, gente che si è sempre sentita trascurata da D'Agata, uno abituato "a rapportarsi con l'alto", dice un altro militante, "e mai con il basso".  Eppure decide un'altra strategia. Sceglie di ritirare la sua mozione. Lo fa per evitare uno scontro campale, una battaglia che avrebbe lacerato il partito e probabilmente lo avrebbe reso ingovernabile. Si accorda con D'Agata. I
mpresa facilissima perchè l'avvocato leccese accortosi che può perdere il congresso, accetta di buon grado. Scigliuzzo aveva in passato subìto delle garbate pressioni da parte del senatore Giuseppe Caforio, l'uomo che nel 2008 lo ha invitato a entrare nel partito, perchè evitasse di presentare una mozione alternativa  convogliando su quella D'Agata. Ma non è per questo che Scigliuzzo cede. La sua è una scommessa sulla tenuta democratica del partito, sulla quale ancora crede. Ma l'aspetto più importante è un altro. D'Agata, eletto coordinatore ha dovuto fare pesanti concessioni. La mozione approvata dall'assemblea infatti ricalca pari pari quella di Scigliuzzo. Di fatto il congresso ha approvato la mozione della minoranza. Inoltre nel direttivo provinciale su 21 membri (18, più i membri di diritto) 8 sono di D'Agata, 4 sono autonomi, e gli altri sono di Scigliuzzo. Il che vuol dire che se  l'avvocato di Gallipoli si muove bene può anche prendere in mano la maggioranza portando dalla sua quelli in posizione mediana. Non è stata una decisione facile quella di Scigliuzzo.
Alcuni dei suoi lo hanno rimproverato, "potevamo vincere il congresso e prendere in mano il partito", hanno protestato. Forse è vero, ma è anche vero che in qualche caso una ritirata intelligente è meglio di una battaglia vinta sopportando perdite gravose. E comunque a ritirarsi è stato anche D'Agata e con lui la casta locale. Scigliuzzo ora è consapevole che dovrà vigilare perchè i padroni del partito dopo la figuraccia sopportata cercheranno di riprendere le leve del comando in mano. Presto sapremo se la scelta dell'avvocato di Gallipoli è stata un cedimento o un investimento lungimirante in un partito che vuole scrollarsi di dosso i mercanti di tessere e poltrone. 






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