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Anna R.G. Rivelli 04 Luglio 2010
"DI PIETRO UNICA OPPOSIZIONE? L'IDV E' INNOCUO, BERLUSCONI NEMMENO LO SCALFISCE, FA DANNI SOLO AGLI ALLEATI". PARLA ELIO VELTRI. "HO CAPITO DIECI ANNI FA CHE COSA SAREBBE DIVENTATO QUESTO PARTITO. E ME NE SONO ANDATO".
"IO SCONFITTO? NEL 2001 A PERDERE LE ELEZIONI E' STATO IDV NON IO".
Pubblichiamo un'intervista di Anna R.G. Rivelli a Elio Veltri apparsa sul Quotidiano della Basilicata del 2 luglio e in cui l'ex vicepresidente dell'Idv, l'uomo che ha inventato il Di Pietro politico, parla a tutto campo del suo passato nel partito dell'ex pm e del presente che lo vede impegnato in una serie di vertenze giudiziarie contro la gestione finanziaria di Idv.

Anche in Basilicata IDV si presenta come in tutta Italia: apparentemente il partito della trasparenza e della difesa della legalità, sostanzialmente una grossa delusione. Molti si avvicinano per ideale e se ne vanno con il rammarico di averci creduto e di essersi spesi per nulla. Lei che questo partito lo ha fondato, ci spiega cosa sta succedendo? Come è cambiato, se è cambiato, il dipietrismo dalle origini ad oggi?
Non credo che L’Italia dei Valori sia cambiata, credo piuttosto che sia sempre apparsa cosa diversa da quella che in realtà è. Io, che sono stato fondatore del movimento a San Sepolcro nel 1998, ci ho messo assai poco a comprendere la totale dissociazione tra quello che si diceva e quello che si faceva. Me ne sono andato nel 2001, da Vicepresidente e con una delega a notaio che nemmeno avevo chiesto, non condividendo l’ingresso di gente di ogni risma, chiacchierati, indagati e persino condannati. Peraltro la gestione del partito era tale che io, pur essendo- lo ripeto- vicepresidente, sono venuto a conoscenza di tutto quello che oggi denuncio soltanto sei anni dopo essermene andato. Il dipietrismo, dunque, più che cambiato direi che è peggiorato; da quello che si apprende dai giornali, infatti, decine e decine di persone per bene hanno scelto di lasciare il partito o sono state costrette a farlo. L’Idv, insomma, ha decretato la morte politica di molti che sarebbero stati invece risorse da valorizzare.

La questione dei rimborsi elettorali, non è questione di poco conto, ma potrebbe anche non essere materia penale; tuttavia per uno che si proclama difensore della legalità, della trasparenza, della giustizia, il rilievo penale della faccenda non dovrebbe essere la preoccupazione principale. Vuole spiegare bene la questione anche ai tanti lucani che, candidati nelle liste IDV, si son dovuti pagare da soli la campagna elettorale? Che fine fanno quei soldi che, a quanto pare, ammontano a più di qualche milione di euro?
Come premessa ci tengo a sottolineare il fatto che il ceto politico tutto ha una enorme responsabilità; da Mani Pulite in poi, infatti, la maggioranza dei politici da una parte ha tentato di sottrarsi ai controlli e ha attaccato la magistratura, dall’altra ha affidato alla magistratura ciò che doveva essere di competenza della politica stessa e di un’etica che prescinde dalla rilevanza penale delle azioni. Nel 1981- oltre dieci anni prima di Mani Pulite- io stesso uscii dal Psi pur avendo all’interno del partito una posizione di tutto rilievo; lo feci unicamente per ragioni politiche, perché a quell’epoca né Craxi né nessun altro del gruppo dirigente era stato ancora indagato, ma la politica è altro dai tribunali. Per quanto riguarda la questione dei rimborsi elettorali, tengo a precisare che la mia, diversamente da quanto hanno scritto su molti giornali, è una denuncia penale che non riguarda i rimborsi delle europee del 2004, bensì tutti i finanziamenti ottenuti dal partito che non sono pochi. L’Idv solo per le politiche del 2001, nonostante il mancato raggiungimento del quorum, ha ricevuto un rimborso di 10 miliardi delle vecchie lire e dal 2001 fino alle ultime europee il finanziamento è stato di circa 60 milioni di euro .Io non entro nel merito dell’uso del finanziamento che eventualmente riguarda il lavoro dei magistrati. So soltanto che anche io, come molti altri in Basilicata e in Italia, ho pagato la mia campagna elettorale di tasca mia. Per questo non trovo strano che alcuni ex militanti del partito intendono costituirsi parte civile nell’eventuale processo a carico di Di Pietro.

Da alcuni articoli dello statuto dell’ associazione IDV ( quella costituita da tre soli soci- Di Pietro, la moglie Susanna Mazzoleni e la Silvana Mura) si evince piuttosto chiaramente che l’associazione è cosa ben diversa dal partito, tant’è che nella prima si può essere ammessi solo attraverso un atto notarile che, in realtà non è richiesto e mai è stato richiesto per entrare nel partito. Sulla base di quali elementi Di Pietro può continuare a sostenere che associazione e partito sono la stessa cosa? E’ vero che il tribunale civile di Roma ha già sancito l’alterità dell’una rispetto all’altro?
Bisognerebbe chiedere a Di Pietro sulla base di quali elementi parla. Nello statuto, fatto nel 2000 a mia totale insaputa e modificato nel 2004 per sostituire uno dei tre soci – l’avvocato Di Domenico- con la Mazzoleni, ci sono diversi elementi che ribadiscono l’alterità dell’associazione rispetto al partito. Per esempio c’è scritto che l'associazione stessa "promuove la realizzazione di un partito nazionale"; che il presidente e il tesoriere del partito sono anche presidente e tesoriere dell’associazione; che il finanziamento pubblico va all’associazione. Mi pare, quindi, che sia lo statuto stesso a chiarire ogni dubbio. Che un giudice del tribunale di Roma abbia già sancito l’alterità dell’associazione rispetto al partito è verissimo, lo ha fatto dichiarando presente l’associazione e contumace il partito. Di Pietro può dunque continuare a sostenere quello che vuole, ma negli statuti consultabili da chiunque ci sono scritte queste cose.

Di Pietro, per la verità finendo per somigliare non poco al suo avversario di sempre, grida al complotto; tutto questa attenzione alla gestione dei fondi elettorali sarebbe, a suo dire, solo un modo per distruggere il suo partito che è l’unico partito che fa vera opposizione. L’avv. Di Domenico, Achille Occhetto, Wanda Montanelli, Giulietto Chiesa, Lei… tutti ex amici di Di Pietro, tutti contro Di Pietro: solo per rancore? Ci dice le sue ragioni dott. Veltri?
So bene che Di Pietro mi accusa di una forma di rancore nei suoi confronti che sarebbe causata da quello che lui definisce il mio fallimento politico del 2001; nel 2001, però, unica volta in cui io mi sono candidato con l’Italia dei Valori, il fallimento non è stato mio, bensì di tutto il partito che non è riuscito nemmeno a raggiungere il quorum e quindi non è stato eletto nemmeno lui. Per mia natura non conosco il rancore e nemmeno l’invidia, conosco solo il disprezzo. Quando ho scelto di andarmene, ribadisco, ero il Vicepresidente del partito, ero, cioè, in una condizione ottimale per fare carriera. Non era quello, però che mi interessava; ho avuto l’ acume di rendermi conto con dieci anni di anticipo di quello di cui oggi molti altri si stanno accorgendo ed ho fatto senza indugio e senza rimpianto la scelta che ritenevo più giusta. Scelta che oggi viene confortata da altre voci autorevoli, ultima quella di Paolo Flores D’Arcais che dalle pagine del Fatto accusa Di Pietro di continuare a mantenere un partito suo personale “affidato a livello locale, nella schiacciante maggioranza delle regioni, a manipoli di yes men dal pedigree etico-politico fitto quasi esclusivamente di transumanze da una forza politica all’altra con statistica prevalenza di trascorsi mastelliani”

Lei ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’esistenza dell’associazione Idv solo casualmente, pur essendo vicepresidente del partito. Giulietto Chiesa racconta, invece, diaver firmato inconsapevolmente sulla base della fiducia, insieme all’accettazione della candidatura, anche l’accettazione che i rimborsi elettorali andassero tutti a Di Pietro; i candidati alle scorse regionali, anche in Basilicata come nelle altre regioni, sono stati costretti a sottoscrivere una “promessa” dal sapore estorsivo con penali che arrivavano a 100.000 euro qualora volessero svincolarsi dal partito, magari non condividendone la condotta. Non è piuttosto anomalo questo modo di gestire il partito? Le risulta che accada lo stesso altrove?
Che accada lo stesso altrove francamente non mi risulta. Quella dell’Idv è un’anomalia che è resa possibile dalla mancanza di una precisa regolamentazione del finanziamento pubblico ai partiti, nonché dall’assenza di controllo. E’ questo un argomento che ho affrontato in centinaia di articoli, in due libri ( “Il governo dei conflitti” e “Il topino intrappolato”), in alcune proposte di legge, perché ritengo che solo trovando una seria soluzione a questo problema sia possibile dare alla politica italiana una svolta positiva. Il finanziamento pubblico ai partiti italiani dal 1976 al 2005 è stato di due miliardi di euro ( che se rivalutati sono pari a circa tre miliardi di euro); dal 2005 al 2010, cioè in soli cinque anni, l’ammontare del finanziamento risulta essere stato di circa un miliardo e trecento milioni di euro; bisogna tener presente, peraltro, che i rimborsi vengono percepiti anche nel caso in cui la legislatura termini in anticipo. In Italia, insomma, abbiamo il finanziamento più alto del mondo nonché il controllo minore del mondo. La Corte dei Conti afferma di non poter controllare perché la legge non lo consente; i partiti presentano il loro bilancio dal quale si evince che per lo più spendono un decimo di quello che incassano con il finanziamento; Camera e Senato erogano ( ci sono rimborsi per ogni tipo di consultazione elettorale, referendum compresi) ma non controllano; i Revisori dei Conti di Camera e Senato scrivono esplicitamente di limitare “la propria indagine al rispetto formale degli obblighi informativi previsti dalla legge ed alla verifica della completezza dei documenti esaminati secondo lo schema legale”e tuttavia per oltre il 60% delle formazioni politiche il bilancio “non può essere considerato regolarmente redatto” (Rapporto dei Revisori dei Conti della Camera 2006). Nell’Assemblea Costituente, d’altronde, il costituzionalista Costantino Mortati aveva sostenuto fermamente la necessità di occuparsi non solo della democrazia nel Paese, ma anche della democrazia all’interno dei partiti politici; questi, infatti, dopo il fascismo erano destinati ad assumere un ruolo importantissimo che andava regolamentato. Fu Togliatti ad opporsi tenacemente e ne venne fuori l’articolo 49 che era una sorta di compromesso tra le due posizioni. Tuttavia venne allora ben specificato che l’articolo 49 della Costituzione andava attuato con leggi ordinarie che, però, non sono mai state fatte; fino al 1998, proposte in merito sono state fatte soltanto due volte, la prima da don Sturzo e la seconda da me, ma mai sono state prese in considerazione.
Il problema del finanziamento è serissimo e riguarda la tenuta democratica del Paese. Nessuna anomalia sarebbe possibile se fosse risolto, né per Di Pietro né per nessuno.

“C'era una forbice sempre più aperta tra quello che si diceva e quello che si faceva. Venivano mandate via dal partito persone integerrime e nel frattempo veniva accettata gente di ogni risma. Io non li volevo ma Di Pietro mi diceva che io volevo un partito di duri e puri”; queste sono sue parole riprese da una recente intervista. Il riferimento è ovviamente agli anni passati, ma oggi militanti e simpatizzanti lamentano lo stesso identico problema. La situazione non cambia in Basilicata, ma le urne continuano a premiare l’Idv a discapito spesso delle altre forze di centrosinistra. Come se lo spiega?
Credo che la cosa possa essere spiegata soltanto in un modo. Di Pietro e l’Idv, più di qualsiasi altro leader e più di qualsiasi altro partito, fanno una opposizione molto aggressiva nei confronti di Berlusconi, sembrano decisi e agguerriti, ma in sostanza non entrano nel merito delle questioni, rimangono in superficie, spesso limitandosi ad una critica generica; diciamo che la loro è una opposizione capace di fare ombra agli alleati senza tuttavia scalfire l’avversario. Come si spiegherebbe altrimenti il fatto che Di Pietro, in un sistema in cui il controllo mediatico è praticamente tutto nelle mani di Berlusconi, è il leader politico che vanta il più alto numero di presenze televisive? Il risultato è quello che lei dice: l’Idv aumenta il proprio consenso, ma soltanto a discapito dei propri alleati. Che opposizione è questa?

Nel suo ultimo libro, Mafia pulita, affronta un argomento terribilmente attuale ed inquietante, quello cioè della odierna sostituzione della mafia tradizionale, efferata e sanguinaria, con una mafia in giacca e cravatta, una sorta di multinazionale del crimine che mira alla conquista dei mercati finanziari. Quanto incide una politica sleale, inadempiente e corrotta sulla crescita della mafia pulita? E la politica, in fin dei conti, ne fa parte?
Certo incide ed incide moltissimo. E’ ovvio che non si può generalizzare e non si può parlare tout court di politica collusa con la mafia; è evidente, però, che rapporti tra mafia e politica ce ne sono. La mafia odierna, d’altronde, è assai più insidiosa, si fa rappresentare da professionisti spesso stimati ed è molto più difficile individuarla all’interno della società tutta e della politica stessa. Sradicarla laddove ha messo radici è cosa ardua e la lotta alla mafia andrebbe affrontata in altri termini. Se oggi essa appare più potente di prima, una ragione c’è.





















Anna R.G. Rivelli

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Commenti
michele morini 2010-09-05 17:29:30

le critiche a di pietro vanno fatte sulle questioni politiche ?

quando era al governo con Prodi che cosa ha fatto ? che cosa ha detto ?

si a gli inceneritori (dopo aver detto no in campagna elettorale)
si alla tav
no alla commissione di inchiesta sul g8

dicono di essere di sinistra e nel parlamento europeo dopo il boom del 2009 sono confluiti nel gruppo parlamentare europeo dei liberisti ALDE (conservatori)

favorevoli al trattato di lisbona

ci sarebbe molto da dire...

Anna R. G. Rivelli 2010-07-04 19:13:16

L'assenza totale di democrazia interna ad un partito non è forse una questione politica?

Unità Popolare 2010-07-04 16:20:12

Le questioni dei soldi vanno separati dai giudizi politici . C' è anche chi fa stupidi gli altri, usa i partiti come taxi, non realizza le sue ambizioni e se ne vuole andare con i soldi . Bisognerebbe informarsi meglio su chi è Elio Veltri , calabrese ex sindaco socialista di Pavia, ex consigliere regionale lombardo di Democrazia Proletaria ecc. .
Non è che chi se ne esce o critica è sempre un puro ed immacolato .
Le critiche a Di Pietro vanno fatte, ma sulle questioni politiche e non del finanziamento pubblico . La destra lo attacca sempre sulle questioni personali ( Mercedes, prestiti, comportamento del figlio ecc. , chi è onesto e di sinistra lo deve criticare sulle scelte politiche . La politica non si fa sui risentimenti .
Saluti Unità Popolare

vincenzo d'antona 2010-07-04 11:25:52

Finalmente un'intervista con domande precise e risposte sincere.OTTIMO

 

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