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Alberico Giostra 17 Luglio 2010
LA PROCURA DI ROMA CHIEDE L'ARCHIVIAZIONE PER LA DENUNCIA DI ELIO VELTRI CONTRO ANTONIO DI PIETRO. SECONDO IL PM ATTILIO PISANI, "ASSOCIAZIONE E PARTITO SONO LA STESSA COSA".
"IO E IL MAGISTRATO ABBIAMO LETTO DUE STATUTI DIVERSI", COMMENTA VELTRI CHE ANNUNCIA OPPOSIZIONE CONTRO LA RICHIESTA DEL PUBBLICO MINISTERO.
Secondo l'avvocato dell'ex sindaco di Pavia, Francesco Paola, ci troviamo di fronte a motivazioni apodittiche, debolissime e intrinsecamente contraddittorie, che contrastano con altre risultanze di tribunali, compreso quello di Roma. In effetti, se associazione e partito erano la stessa cosa nel 2004, perchè Di Pietro nel 2009 ha sentito il bisogno di correre dal notaio a cambiare lo statuto?

Il sostituto procuratore Attilio Pisani ha inoltrato richiesta di archiviazione in merito alla denuncia di Elio Veltri contro Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei valori era stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per il reato di truffa in merito all'utilizzo dei rimborsi elettorali, finiti secondo l'ex numero due di Idv ad un'associazione a tre composta da Di Pietro, sua moglie e Silvana Mura, anzichè al partito. Nelle sue stringate motivazioni il magistrato romano sostiene che "nel mese di luglio 2004 i soci dell'associazione Italia dei Valori, deliberano di adottare un testo di statuto nei cui articoli si parla indifferentemente di associazione e di partito, sì che si può ritenere che di fatto l'associazione e il partito siano lo stesso soggetto giuridico". Dunque essendo i due termini usati in modo equivalente, viene meno di conseguenza la possibilità che Di Pietro abbia commesso il reato ascrittogli, essendo i soldi dei rimborsi finiti al partito, come la legge del '99 prescrive. "Evidentemente io e il magistrato abbiamo letto due statuti diversi", commenta Elio Veltri, "basta infatti leggere quello del 2004 per accorgersi chiaramente che un conto è l'associazione, un conto è il partito". Secondo l'avvocato Francesco Paola, che annuncia che si opporrà davanti al Gip alla richiesta di archiviazione, ci troviamo di fronte ad un'argomentazione debolissima, "intrinsecamente contraddittoria sia dal punto di vista logico che dal punto di vista giuridico". E questo perchè, prosegue il legale di Veltri, "risultano obliterate una serie di risultanze giuridiche, come l'ordinanza del Tribunale di Roma del 2008 in cui si dichiara contumace il partito riconoscendone la diversità dall'associazione e una serie di risultanze fattuali macroscopiche". Ad esempio, ricordiamo noi, la nomina della Mura come rappresentante legale da parte dell'associazione, una nomina decisa da Di Pietro, da sua moglie, priva di incarichi nel partito e dalla Mura stessa, Mura che poi riceve direttamente a suo nome i rimborsi per il partito dalla camera dei deputati. "E forse proprio per la palese debolezza di queste conclusioni", prosegue Paola, "occorre essere ottimisti, perchè sarei stato molto più preoccupato se un magistrato avesse offerto argomentazioni frutto di un percorso logico rigoroso, che in questo caso invece mancano". Chiediamo a Paola se sono state fatte indagini, se sono state ascoltate le testimonianze di dirigenti attuali del partito e di ex dirigenti, per capire come sono stati gestiti i fondi pubblici, se i bilanci sono stati approvati da organi collegiali: "da quanto ho letto io non vengono citate indagini di alcun tipo, che a questo punto presumo non ci siano state". "Se anche si arrivasse ad una archiviazione", osserva infine Veltri, resta la gravità politica dei fatti accaduti all'interno dell'Idv e se il Gip deciderà che l'associazione a tre è effettivamente la stessa cosa del partito, tutti gli altri partiti saranno legittimati a fare la stessa cosa che ha fatto Di Pietro, cioè a far gestire decine di milioni di euro di rimborsi elettorali da tre persone, libere da ogni controllo degli organi collegiali".

Alberico Giostra

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Commenti
Ana R.G.Rivelli 2010-07-18 16:05:58

Se si dovesse arrivare all'archiviazione, molte cose in più si chiarirebbero tristemente. Lo statuto lo abbiamo letto in molti e l'italiano non è un'opinione.

 

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