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Giulietto Chiesa 30 Luglio 2010
TALI E QUALI. DI PIETRO COME BERLUSCONI CHIEDE LE DIMISSIONI DI FINI DA PRESIDENTE DELLA CAMERA.
ANCORA UNA VOLTA DI FRONTE AI VERI NODI POLITICI EMERGE LA COINCIDENZA DI VISIONI TRA L'EX PM E IL SUO PRESUNTO NEMICO.
L'ex leader di An costituisce il suo gruppo alla Camera mettendo Berlusconi in serie difficoltà e Tonino corre in suo soccorso sperando nelle elezioni anticipate, la stessa prospettiva caldeggiata dal cavaliere. A Di Pietro interessa soprattutto guadagnare qualche deputato e indebolire il centrosinistra, esattamente come Berlusconi.
"Si vede che Berlusconi e i suoi hanno perso la testa. Fossi in Fini, accetterei. Dovrebbe dimettersi da presidente della Camera cosi' finalmente potra' riacquistare un po' di dignita' e ricominciare a fare politica come si deve fare senza tapparsi il naso votando leggi vergogna".
Così Di Pietro all'Adn Kronos. Parole che sembrerebbero cercare una tutela nei confronti del presidente della camera  ma che in realtà potrebbero nascondere una sorta di invidia verso l'ex leader di An che di certo oscura il ruolo di presunta unica opposizione che l'ex pm si è autoattribuito. Ecco perchè il vero obiettivo dell'ex pm resta quello di andare subito al voto. le elezioni anticipate in primavera fanno gola all'ex pm perchè gli regalerebbero una ventina di parlamentari in più, l'unica cosa che interessa davvero a Di Pietro, incurante del fatto che il centrosinistra senza un vero candidato premier, sarebbe colto in grave difficoltà. Un centrosinistra debole infatti vuol dire da sempre un Di Pietro forte e vista la crisi endemica del Pd l'elettorato progressista troverebbe purtroppo naturale rivolgere la propria attenzione al leader dell'Idv. Alla fine dunque emerge ancora una volta una strana, e perturbante coincidenza tra i due campioni dell'antipolitica nati con la seconda repubblica, Di Pietro appunto e Berlusconi, entrambi portati a concepire la politica come una eterna campagna elettorale nella quale si esalta la loro tendenza alla personalizzazione e alla costruzione di un nemico implacabile, dove mettono a frutto la disciplina "militaresca" con la quale controllano i loro partiti azienda e dove possono finalmente gettare alle ortiche le fatiche di una politica quotidiana fatta di pazienti mediazioni e di piccole conquiste, qualcosa che ai loro occhi di estetizzanti amanti della politica spettacolo, appare come lo stanco rito di quello che, con una significativa ed ennesima coincidenza,  chiamano il "teatrino della politica".










Giulietto Chiesa

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Commenti
Roberto Radice 2010-07-31 22:08:54

@Carlo

Tu dici "il voto utile continuerà a tirare".

Io sinceramente non credo. Il fatto è che in questi anni IDV non ha saputo fare nulla di utile a parte essere per la legalità e contro Berlusconi. Ma come ho detto più sotto, alle prossime elezioni non sarà più il solo ad esserlo. Quindi un calo è nelle cose causa "maggiore concorrenza".
E non vorrei parlare di un paio di amici miei sfiduciati dalla gestione locale del partito che meditano su un possibile passaggio alla formazione di Fini o a quella di Grillo.
Non credo siano gli unici in questo momento in Italia.

Carlo Cipriani 2010-07-31 14:40:43

...alle politiche andrà ancora bene, ancorchè scorra sangue e me..a, nei congressi idv.
Il "voto utile" continuerà a tirare.
La catastrofe idv avverrà alle amministrative del centro-nord, dove peseranno i voti grillo e sel.
Al sud idv terrà, in virtù dello scellerato patto delle regionali del 2005, vero spartiacque tra l'originale idv e quella dell'assalto alla diligenza, di imbecilli e opportunisti di tutti i tipi.

Carlo Cipriani, Firenze

Giuseppe Bignardi 2010-07-31 01:10:10

La fine del berlusconismo non può che trascinare con sé la fine del dipietrismo. Quest'ultimo ha rappresentato soltanto una pessima imitazione in salsa molisana del primo, con l'aggravante di avere illuso e quindi allontanato dalla politica, la parte più sensibile ai temi della giustizia. Il dipietrismo non è altro che un'azienda individuale e familiare, gestita dal suo fondatore con una mentalità organizzativa e gerarchica anni '50, dove il "padrone" comanda senza discussioni e la democrazia è un'utopia e dove la politica diviene strumento di promozione individuale e familiare alla maniera di Mastella Clemente.
Se Di Pietro arrivasse mai ad avere sufficiente potere per imporre il suo "modello" di governo, trasformerebbe l'Italia in una grande caserma sul modello del suo partito, dove chi non è d'accordo viene espulso o escluso, per molto meno di quanto abbia fatto Berlusconi con Fini, che, al confronto, è un modello di tolleranza e democrazia.
Per tutto ciò battere berlusconi deve significare sconfiggere anche il suo discepolo molisano, altrimenti passeremmo dalla padella alla brace, e si sa che quest'ultima brucia più della prima.

Scordiamoci il passato 2010-07-30 23:42:05

Il merito del presidente Fini non può oscurare gli avvenimenti precedenti; per 16 anni ha sostenuto ed appoggiato il signor Berlusconi, senza mai avvertire nessun problema di coscienza, sostenendo e difendendo le sue innumerevoli iniziative.
Ora, forse fiutando la fine del berlusonismo, prende le distanze: mi pare sinceramente tardi, e bene fa Di Pietro a sottolineare la necessità che un ruolo chiave come quello di Presidente della Camera sia ricoperto da una figura sostenuta da una vasta maggioranza (cosa che evidentemente non ha più). Come sostenuto anche dagli altri leader dell'opposizione Casini e Bersani, è necessario aprire una crisi di governo e verificare l'esistenza di una maggioranza, anche alternativa a quella alternativa; in caso contrario, sarà necessario tornare alle urne.
Mi pare quindi ragionevole la posizione dell'IDV, non credo vi possano essere alternative (un governo dalle geometrie variabili non è sicuramente auspicabile in questo momento).

Roberto Radice 2010-07-30 23:35:14

Alle prossime elezioni politiche ci saranno due forze di opposizione che prima non esistevano: il partito di Fini e quello di Grillo. Il primo potrà avere i voti degli elettori di centro destra che non amano Berlusconi, il secondo, a mio parere, quelli degli elettori più spostati a sinistra.
È anche chiaro che l'IDV non avrà più il monopolio sulla questione "legalità" e "vera opposizione" e che, di consequenza, subirà molto probabilmente un calo. Più difficile quantificarlo, ma se dovessi fare una previsione direi un 2%.
Da adesso in poi Tonino dovrà operare molto bene per limitare un pò le perdite. Certo non si potrà più permettere, e permettere, certi spiacevoli episodi accaduti localmente nel partito.

 

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