| Alberico Giostra 21 Luglio 2010 |
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ROSICARE, ROSICARE, ROSICARE.
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Sono parecchi, in questi giorni, i tormenti di Antonio Di Pietro. Il primo è che i sondaggi danno il suo partito in calo o al massimo in stallo. Il secondo è l'evidente fallimento della raccolta firme per i tre referendum, amplificato dall'entusiasmante successo di quelli del Forum sull'acqua. Il terzo è rappresentato dai congressi provinciali che hanno mostrato un Idv lacerato e imprigionato da una casta bulimica e marpionesca. Il quarto è Niki Vendola, che è ormai uscito allo scoperto, che è molto amato a sinistra e che è in grado, non solo di lottare seriamente per la leadership del centrosinistra, ma anche di sottrarre molti consensi all'IdV. Non a caso in un sondaggio all'interno del popolo viola il governatore pugliese è stato indicato come il leader ideale dal 63% dei militanti contro un misero 7% di Tonino che può al massimo consolarsi per aver superato De Magistris fermo al 5%. Dunque i motivi di frustrazione per il leader dell'Idv sono molti e se non fosse per la magistratura che gli dà sempre ragione, come nel caso della recentissima richiesta di archiviazione contro la denuncia di Elio Veltri, per l'ex eroe di mani pulite lo sconforto sarebbe totale. Per i cultori dei parallelismi tra Di Pietro e Berlusconi si aggiungono a questo punto altre suggestioni. Non è forse esemplarmente simmetrica la crisi che sta attraversando il Pdl rispetto a quella dell'Idv? Non è forse fallito il patetico e velleitario "ghe pensi mi" berlusconiano esattamente come la stolta competizione accesa dall'ex pm con il Forum dell'acqua a proposito dei referendum? La verità è che come per Berlusconi anche per Di Pietro tutti i nodi vengono al pettine e se il sogno dell'uomo con il sole in tasca è miseramente fallito, sta naufragando anche l'angusta prospettiva politica inaugurata dal leader Idv, basata su una ipocrita visione della società tutta legge e ordine, falsamente ancorata a sinistra e fondamentalmente di destra. Una prospettiva che ormai non ha più carburante e che messa alle corde dal rilancio di una speranza di cambiamento alimentata da un soffio utopico, come nel caso di Vendola, rivela tutta la sua logora fibra ottusamente reclusoria. Ormai anche Di Pietro è stato infatti denudato, esattamente come la cosiddetta seconda repubblica, con il suo pasticciato sincretismo ideologico del tutto funzionale a un rinnovato istinto predatorio della nostra borghesia. Ormai è emersa l'ambigua e scaltra pratica politica di questo re contadino, la sua doppiezza, le riserve mentali con cui aderisce ad ogni alleanza, la logica proprietaria e possessiva con cui ha organizzato il suo partito, la incorreggibile personalizzazione che lo ispira, tale e quale a quella di Bossi e Berlusconi, con gli annessi pendant del familismo amorale e dei nepotismi. Un partito che deve molto alle sceneggiate televisive del suo leader, e che cresce anche grazie al mercanteggiamento locale di pacchetti di voti, dal Nord al Sud. Un partito tirato sù cooptando personaggi inguardabili e che, come quelli accroccati da Berlusconi, non potevano che dar vita al loro sport preferito, la guerra per bande, senza farsi scrupolo di ricorrere a tesseramenti spesso fasulli (al sud hanno ricominciato a scomodare i morti) e programmando la politica solo in base ad un imperativo categorico: la poltrona. Tutto ciò inserito in un contesto che deve essere necessariamente virtuoso, (stiamo parlando della sinistra senza centro) non poteva che esplodere. Buona esplosione Tonino.
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| Alberico Giostra |
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Incredibile questo "giornale"...pare fatto apposta per sparare contro Di Pietro tante sono le pagine che sparlano di lui.
Forse forse lo temete?
Saluti