Il Tribuno
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Anna R.G. Rivelli 14 Agosto 2010
"CHI CONTRADDICE DI PIETRO E' PERDUTO". PARLA MICHELE RADICE, L'EX COORDINATORE REGIONALE DELLA BASILICATA APPENA USCITO DA IDV. "BELISARIO NON HA VOTI, SI SERVE DI QUELLI DEGLI ALTRI CANDIDATI CHE POI FA FUORI PER PAURA CHE CRESCANO TROPPO".
INTERVISTA ESCLUSIVA AD UN ALTRO FUGGIASCO "ECCELLENTE" CHE DENUNCIA IL CLIMA DI SOGGEZIONE E IL CULTO DELLA PERSONALITA' INTERNO AL PARTITO DELL'EX PM.
A Radice nel 2008 è stato negato il seggio al Senato non appena ha mostrato di pensare con la propria testa chiedendo un partito più leale con il Pd e che guardasse al centro. A Belisario e soci non interessavano le sue idee ma solo i suoi voti e una volta incamerati l'ex Margherita non serviva più. Una rissa tra squali Dc? Certo, ma intanto Radice, ammette che i dissidenti avevano ragione e che si è pentito di non averli appoggiati a suo tempo. E sui certificati penali richiesti ai candidati Idv dice: "è una balla, mai chiesto niente a nessuno, tanto che abbiamo candidato anche gente con pendenze varie".

Michele Radice, ex Margherita e già presidente del consiglio regionale della Basiliata, è stato eletto nel gennaio 2008 coordinatore regionale Idv della Basilicata. Oggi lascia il partito sbattendo forte la porta. Da oltre un anno era evidente la sua insofferenza per una gestione dell'Idv incoerente e priva di strategia politica, sia a livello centrale che periferico. In particolare i rapporti tesissimi con il senatore Belisario erano sfociati in una serie di reciproche accuse affidate alla stampa locale e nazionale. La volontà di Belisario di mettere fuori gioco senza troppi complimenti un compagno di squadra pericoloso aveva iniziato a palesarsi quando Radice, candidato "a perdere" per ben tre volte e immolato alla ragione di partito e al successo dello stesso Belisario (eletto in Basilicata nel 2008 solo per l'apporto notevolissimo dei voti di Radice), cominciava ad apparire troppo ingombrante al colonnello dipietrista che dal suo Presidente ha appreso bene l'arte di barcamenarsi senza eccessivi scrupoli con l'unico intento di salvaguardare il proprio "particulare", salvo poi sbraitare di morale e legalità. I torti subiti in Idv dovrebbero però far riflettere Radice sull'errore politico commesso quando non volle o non seppe affrontare le questioni sollevate dai dissidenti dell'Italia dei Valori di Basilicata. Di fronte alle denunce di quei militanti, oggi quasi tutti usciti dal partito, l'allora coordinatore Idv preferì schierarsi con Belisario e Di Pietro ignorando la portata delle critiche dei circoli potentini e materani, le stesse che egli oggi, con colpevole ritardo, rivolge ai suoi aguzzini politici. 

 

Radice, cosa è successo? Perché questa sua presa di posizione così definitiva?

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un'azione stupida consumata contro di me senza motivo; il fatto che mi sia stato sottratto l'incarico di commissario dell'Alsia, che avrei peraltro dovuto mantenere solo per due o tre mesi ancora, e che mi sia stato impedito di fatto di completare il lavoro che avevo proficuamente iniziato, una decisine che non ha alcun senso e che, peraltro, crea anche un disagio economico; io, essendo già dirigente regionale, non determinavo aggravio di spese nel ruolo di commissario.

Il Governatore De Filippo, tramite il suo portavoce, ha detto che la questione è tutta interna all'IdV, ma che comunque l'incarico era per lei incompatibile.

Se sono incompatibile ora dovevo esserlo anche quando sono stato nominato, appena qualche mese fa. Che la questione, poi, sia interna al mio ormai ex partito posso anche non metterlo in dubbio, ma la verità è che l'incompatibilità non c'era e il portavoce ben farebbe a rileggere bene la legge; io avevo manifestato la volontà di andare in pensione entro la fine dell'anno, ma di fatto sono in servizio, mentre l'incompatibilità esiste per due anni solo dopo il pensionamento.

Si vocifera in Regione che il senatore Belisario aveva già inutilmente fatto pressione perché  Domenico Romaniello (il commissario da cui lei è stato rimpiazzato) fosse nominato direttore generale alla formazione professionale; insomma, questo nuovo pupillo andava collocato per forza?

So dalla stampa, e anche perché in Regione se ne era fatto un gran parlare, che Romaniello era candidato e assai sponsorizzato per ottenere una direzione generale della regione.

In precedenza le è stato tolto l'incarico di coordinatore regionale ed il partito è stato commissariato con Ignazio Messina. Perchè?

Subito dopo le ultime provinciali del 2009 io avevo cominciato a manifestare un disagio a causa di una visione profondamente diversa della politica, mi ero stancato del modo di gestire il partito a livello nazionale da parte di Di Pietro e di Belisario il quale a livello locale mutua esattamente gli stessi atteggiamenti; avevo la necessità di meditare e prendere un po' le distanze. D'altronde tale  disagio l'avevo palesato prima a Di Pietro, al quale avevo scritto più volte, e poi reso pubblico attraverso la stampa locale, nella convinzione che i cittadini dovessero essere messi al corrente di quanto accadeva. Non condividevo la linea nazionale e l'avevo detto; io, e l'ho anche ribadito al congresso nazionale, sono per un partito federato dove l'autonomia regionale non può essere scavalcata dalle imposizioni nazionali.

E' vero che l'assessore regionale IdV Rosa Mastrosimone aveva pattuito con i vertici del partito di ottenere la segreteria? E' ipotizzabile che bisognasse per questo liberare il posto?

E' probabile, anche se non se ne ha certezza; fatto sta che la Mastrosimone ha avuto sempre un rapporto diretto e privilegiato con Di Pietro, tanto che tutti ci chiedevamo a quali grandi motivazioni politiche ciò fosse dovuto, dal momento che il partito ad iniziare dal versante materano, ma anche in quello potentino, aveva da subito manifestato enormi perplessità riguardo al suo ingresso. Di questo io, in qualità di coordinatore, avevo messo puntualmente al corrente Di Pietro senza ricevere da lui alcuna risposta. Certo è che con me non era stato stabilito nessun percorso; io ero perplesso, non ho sollevato barricate contro di lei, ma avrei prospettato la necessità di un ingresso in punta di piedi e non a gamba tesa come si è verificato; insomma, non si può chiedere ospitalità e contemporaneamente dettare regole e modi probabilmente discutibili.

Qual è la verità sulla strana vicenda dell'assessorato regionale, prima negato ad IdV, quindi assegnato e poi sottratto a Viggiano, a causa di non meglio specificate incompatibilità, assessorato che infine è stato assegnato alla Mastrosimone ?

Questo episodio la dice lunga sulla gestione del partito che, tra l'altro di questa vicenda è stato tenuto all'oscuro. La verità è che nelle trattative è mancata la politica, si è evidenziata soltanto una sterile rivendicazione numerica da parte di Idv con la richiesta fantascientifica di due assessori. Che il secondo partito della coalizione fosse fuori della giunta non era accettabile, tuttavia le soluzioni dovevano essere due: una, tutta politica, avrebbe suggerito di affidare l'assessorato ad uno degli eletti ( ce ne sono ben tre) onde evitare aggravio di spese e rispettare  così un principio stabilito dal partito; l'altra, vista la situazione caotica presente un po' in tutti i partiti, era quella di ricorrere unicamente ad assessori esterni per permettere a De Filippo di rilanciare la Regione mentre i partiti si riorganizzavano al loro interno per ridare a questo centro sinistra lucano la possibilità di ritrovare quell'equilibrio che appare perennemente in bilico. Ma gli assessori esterni si giustificano solo se vengono individuate alte  professionalità a cui affidare gli incarichi più adeguati  alle loro competenze.  Insomma è mancato il progetto politico e  c'è stato solo un mercanteggiare.

E' vero che Di Pietro era pronto ad attaccare De Filippo se non avesse ottenuto l'assessorato?

E' vero che chi doveva portare avanti le trattative non lo ha saputo fare; nella passata legislatura avevamo un solo eletto e si era ottenuto l'assessorato; in questa con tre eletti ( più Belisario che era ancora al listino) non si riusciva ad ottenere niente. E' chiaro che c'è un deficit nel progetto politico.

E a proposito di incompatibilità, lei ritiene sia compatibile affidare l'assessorato alla formazione proprio alla Mastrosimone, nonostante la sua stretta parentela  con il direttore della "Vocational training", agenzia di formazione materana da tempo in rapporto con la Regione Basilicata?

Di questo io non sono al corrente, ma ritengo sia un tema di cui la dirigenza del partito si dovrebbe occupare,  anzi doveva  occuparsene prima di affidare alla Mastrosimone l'assessorato.

Qual è stato il ruolo di Ignazio Messina in Basilicata?

Mi dispiace doverlo dire, ma Messina ha lasciato fare a Belisario; mi dispiace per lui che pur essendo parlamentare sia stato ridotto ad un ruolo paragonabile a quello di un "usciere".

Perché il senatore Belisario ha iniziato a boicottare gli uomini del suo partito? E' noto che anche il consigliere regionale Antonio Autilio sia stato oggetto di "attenzioni" poco amichevoli da parte del senatore.

Credo che Belisario sia  abituato ad operare senza una forza elettorale propria e ad utilizzare quella degli altri; è chiaro che quando vede messa in pericolo la posizione di egemonia che francamente non ha guadagnato sul campo, ma si è procurata sfruttando la sua vantata amicizia con Di Pietro, cerchi di eliminare tutti coloro che possono fargli ombra.

A proposito, Belisario dice di non aver mai litigato con Di Pietro, nonostante molti siano i testimoni delle "lavate di capo" fattegli da Tonino. Questa amicizia, allora, c'è o non c'è ?

Io ho frequentato Di Pietro per quattro anni come membro della direzione nazionale e posso testimoniare che ha l'abitudine di alzare la voce oltre misura e di aggredire; lo fa con tutti, lo ha fatto una volta anche con me, ma io mi sono ribellato. Gli altri, compreso Belisario, subiscono questo modo di fare perchè sanno che si ribellassero perderebbero la posizione che hanno.

Sempre Belisario, in seguito ad una serie di scaramucce avvenute tra i consiglieri regionali dipietristi, qualche giorno fa ha dichiarato che all'interno del partito lucano c'è un accordo fra tutti. Lei  conferma?

Un accordo fra tutti? Ma accordo di che?

"Se qualcuno sbaglia viene sbattuto fuori a calci nel sedere…, da noi quando ci presentiamo alle elezioni bisogna esibire il certificato del casellario giudiziario": anche queste sono parole di Belisario. Lei si sente tra quelli mandati via a calci? E poi, ci spieghi questa storia del certificato del casellario giudiziario; tra i tanti candidati interpellati, non se ne è trovato uno a cui sia stato chiesto.

Io non sono stato mandato via, ho deciso di andarmene; per quanto riguarda questa storia del certificato del casellario giudiziario, devo dire che non è stato chiesto mai a nessuno, tanto è che a volte, a cose fatte, si è venuti a conoscenza per alcuni candidati di "pendenze" che, secondo le norme del partito,  sarebbero state assolutamente incompatibili con la candidatura e che hanno creato anche qualche imbarazzo. Secondo me c'era gente che sapeva di questo ed ha taciuto. Ma come si fa a pretendere il certificato del casellario giudiziario quando le liste, come è avvenuto per il comune di Potenza, non si riescono a chiudere che a poche ore dalla scadenza? E' ovvio che ci si deve accontentare di chiunque, anzi bisognerebbe persino ringraziarli del sacrificio quelli che si candidano.

Alle politiche 2008 lei sarebbe diventato senatore se Belisario avesse optato per il seggio ottenuto in Puglia. La stampa locale l'aveva già proclamata senatore, poi Belisario ha preferito optare per il seggio vinto in Basilicata, tagliando fuori lei. Perchè?

Di Pietro non mi ha voluto tra i banchi del senato, sapeva che la mia visione politica era diversa dalla sua e non gli faceva comodo, probabilmente non ha voluto rischiare.

Sicuramente i dissidenti dell'IdV lucano, quasi tutti usciti dal partito, oggi le possono rinfacciare di non aver compreso la loro protesta e di aver trovato assai più comodo schierarsi con i vertici. In fondo lamentavano né più né meno quello che nella sua dura lettera di dimissioni oggi lei rinfaccia a Di Pietro. Si è accorto solo ora di quello che è diventato questo partito?

Nel rapporto con i dissidenti molte cose hanno influito, nonostante io non possa dire di essere stato a loro contrario per partito preso. La loro azione più eclatante ( quella della convocazione di una contro manifestazione in concomitanza con l'arrivo di Di Pietro a Matera) mi ha trovato nel ruolo di segretario con tutta la responsabilità della gestione e della tenuta del partito, una responsabilità di non poco conto che purtroppo prevarica anche la volontà personale; la visita di Di Pietro in Basilicata, inoltre, era già stata rimandata più volte a causa della tensione che si era creata tra me ed altri; in realtà io presi in quella stessa giornata una posizione diversa da quella di Di Pietro che aveva già incoronato De Filippo, mentre io proponevo un altro percorso. In ogni caso in quell'occasione mi fu chiesto esplicitamente da Messina e Rota di intervenire per preparare la venuta di Di Pietro senza grandi clamori e dissidi. La questione dell'iscrizione di alcuni dissidenti non ancora validata era un cavillo, ma era reale e per questo l'ho utilizzata. Devo dire, però, che non ho apprezzato il fatto che Di Pietro abbia deciso di partecipare alla riunione dei dissidenti senza avvisarci nemmeno e senza ritenere di portare con sé i vertici locali. A tutt'oggi io non so cosa si siano detti in quella riunione, anzi conosco solo quello che alcuni dei partecipanti hanno riferito per sottolineare l'incoerenza e l'ipocrisia evidenziata dal Presidente in quella occasione.

Se si potesse tornare indietro, starebbe apertamente dalla parte dei dissidenti?

Se fossi sicuro dell'assenza totale di qualsiasi strumentalizzazione da parte di tutti, sì; devo dire che con questa certezza mi schiererei.

Nella sua lettera di dimissioni attacca il governatore De Filippo, perché disposto, scrive "a consumare porcherie ed atti di cui vergognarsi". Qual è la sua colpa?

De Filippo, in quanto Governatore, è anche garante della coalizione e non doveva prestarsi al gioco dell'IdV; suo compito sarebbe anche quello di dare una dritta morale al centrosinistra, invece credo che abbia approfittato di una questione interna al mio ex partito, per perseguire un altro fine, quello cioè della chiusura dell'Alsia; con me commissario, ciò non sarebbe stato possibile.

Ha detto che non lascerà la politica; dove e con chi continuerà il suo percorso?

Dove, in Basilicata. Più volte sono stato tentato di andarmene, mettendo in discussione proprio il modo di considerare la politica, pur avendone fatto parte,  ma credo che la  sopravvivenza di questa regione (si abusa in realtà della parola sviluppo, ma solo di sopravvivenza si può parlare) sia legata al coraggio di chi decide di restare. Lo sviluppo può esserci se c'è un cambiamento della politica. Con chi, con le persone per bene che pure devono esserci in questa terra e che devono essere recuperate nei territori e che hanno veramente voglia di un riscatto. D'altro canto se a me, che pure ho rivestito ruoli di grande rilievo nella politica, sono stati fatti soprusi gratuiti, si può immaginare cosa succede al cittadino inerme.

Della questione patrimoniale dell'Italia dei Valori cosa ne sa? Se ne è mai discusso? E le sue campagne elettorali le ha pagate il partito con i proventi dei rimborsi?

Mai in nessuno dei direttivi a cui ho partecipato si è mai discusso di questo e per le mie campagne elettorali, ben tre e di notevole impegno economico, visto che si è trattato di due politiche e di una europea, non solo non ho ricevuto nemmeno un euro, ma, in verità, da Di Pietro non mi è stato tributato nemmeno un grazie.

Una parola per definire Di Pietro.

Un uomo arrivato che ormai è troppo innamorato di se stesso.

Una per definire Belisario.

Un uomo che si ritiene  arrivato e ed è innamorato di se stesso più ancora del suo capo.

 

               
Anna R.G. Rivelli

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Commenti
Egidio Facioni 2010-09-10 11:38:25

Caro Michele, meglio tardi che mai !!!!
Complimenti e auguri sinceri per il tuo futuro politico.

Ernesta Del Sarto 2010-08-19 00:11:57

Sembra un déjà-vu che si ripete all'infinito! A Cremona in occasione delle elezioni il certificato del casellario giudiziario lovollero e lo richiedemmo ad ogni candidato..
Comunque, sempre più convinta di aver preso la decisione giusta nel dimettermi da dirigente di questo partito che senza se e senza ma conferma e consolida la distanza abissale tra ciò che predica e ciò che fa, mi sento ogni giorno più schifata.
Ernesta Del Sarto

pippo 2010-08-16 23:46:41

Misteri

astronik 2010-08-14 16:54:26

Si prospetta un ennesimo caso lucano di salto della quaglia o voltagabbanismo ...

 

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