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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
30 Agosto 2010
IDV CON LA DOPPIETTA. ECCO IL TESTO DEL PROGETTO DI LEGGE DI CIMADORO E PIFFARI CHE DEPENALIZZA IL REATO DI BRACCONAGGIO. NONOSTANTE LE POLEMICHE NON E' MAI STATO RITIRATO. E CON QUESTI DOVREMMO CAMBIARE IL PAESE?
CIMADORO SOSTIENE CHE VANNO AUMENTATE LE SANZIONI AMMINISTRATIVE PER CHI VIOLA LA LEGGE E UCCIDE SPECI PROTETTE. GIUSTO, MA PERCHE' DEPENALIZZARE?
Il cognato per eccellenza, che condivide con Di Pietro la passione per le doppiette, attacca la legge 157/92 che protegge la fauna, accusandola di essere troppo "rigida" perchè nata dopo il "lacerante" referendum anticaccia. E propone una soluzione che spaccia addirittura per più severa. Una balla contro la quale si sono scagliati ambientalisti e animalisti e che ha provocato la reazione di una parte di Idv.

IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE:

1) RELAZIONE INTRODUTTIVA 

Onorevoli Colleghi! - Con la presente proposta di legge si intende apportare alcune opportune modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna e per il prelievo venatorio. 

      Per comprendere bene quali siano le ragioni di ordine pratico e di giustizia che rendono tali modifiche necessarie e urgenti è bene ricostruire il contesto storico politico in cui il citato provvedimento è stato approvato dal Parlamento. 
      Nata nel clima creatosi successivamente al lacerante referendum «anticaccia», la legge n. 157 del 1992 non poteva non risentire di condizionamenti dovuti alle tensioni che caratterizzarono il dibattito. Si determinarono toni troppo accesi, dai quali purtroppo sono scaturite soluzioni legislative eccessivamente rigide che mal si adattano alle esigenze pratiche e talvolta introducono norme che la stessa coscienza sociale non approva. 
      In particolare, la presente proposta di legge incide sulla disciplina sanzionatoria prevista dalla legge n. 157 del 1992 per la quale, a più di quindici anni dalla data di entrata in vigore, si intravedono margini di miglioramento. 
      Dall'applicazione pratica della citata legge emerge infatti l'esigenza di riequilibrare il rapporto tra sanzioni penali e sanzioni amministrative tenuto conto della gravità delle violazioni. Oggi sussiste uno squilibrio, in quanto per alcune violazioni non molto gravi si prevede una sanzione penale. Tale situazione comporta due riflessi negativi, uno sul piano dell'equità e

 

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della giustizia e l'altro su quello della effettività della tutela dell'interesse protetto. In tali casi, come ad esempio accade per l'esercizio della caccia fuori periodo, risulta eccessiva la sanzione penale e i meccanismi di accertamento propri della disciplina penalistica rendono l'azione repressivo-educativa meno incisiva. La sanzione penale comporta infatti una serie di garanzie nell'accertamento della violazione che invece non sussistono per gli illeciti amministrativi, la cui irrogazione risulta più rapida. Nella presente proposta di legge, mentre si provvede alla depenalizzazione di queste fattispecie meno gravi, si attua una compensazione per evitare di rendere la sanzione meno rigida raddoppiando l'importo attualmente previsto, come ammenda, ferme restando le sanzioni accessorie, come la sospensione della licenza, che continuano ad applicarsi agli stessi casi. Si ritiene che con questa disciplina si introduca realmente un deterrente efficace per dissuadere i cacciatori dal compiere violazioni della legge. 
      La presente proposta di legge è composta da quattro articoli. 
      Con l'articolo 1 si modifica l'articolo 30 della legge n. 157 del 1992, contenente le sanzioni penali. Vengono infatti abrogate le lettere a), b), e), f), h) e i) del comma 1 dell'articolo 30. 
      Con l'articolo 2 si provvede a riprodurre, riformulandole, le ipotesi di violazione «eliminate» dell'articolo 30 nell'ambito dell'articolo 31 della legge n. 157 del 1992, contenente le sanzioni amministrative. 
      Con l'articolo 3 si provvede a modificare l'articolo 32 della legge n.157 del 1992, contenente una serie di sanzioni accessorie. Tali sanzioni, previste sia per le ipotesi penali di cui all'articolo 30, sia per gli illeciti amministrativi di cui all'articolo 31, vengono coordinate con le modifiche dei medesimi articoli in modo tale da prevedere, nella nuova formulazione, per le violazioni depenalizzate le stesse sanzioni previste oggi per le stesse fattispecie penali. 
      Con l'articolo 4, infine, si modifica l'articolo 28 della legge n. 157 del 1992, che disciplina il sequestro e la confisca delle armi, della fauna e dei mezzi di caccia vietati, coordinandolo con le modifiche introdotte. Anche in questo caso sono riprodotte le stesse misure attualmente previste per le violazioni depenalizzate. 
      Si ribadisce, in conclusione, l'intenzione di migliorare le disposizioni senza abbassare la guardia. Con la presente proposta di legge si introduce un regime più equilibrato ed efficace con il raddoppio delle sanzioni amministrative, il mantenimento di tutte le sanzioni accessorie e la possibilità di una rapida ed efficace contestazione della violazione in un sistema più equilibrato, dove non si pretende di applicare una sanzione penale quando i fatti non hanno quel coefficiente di antigiuridicità tale da giustificare il ricorso a questo tipo di sanzione.


TESTO DI LEGGE: 


PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. Al comma 1 dell'articolo 30 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, le lettere a), b), e), f), h) e i) sono abrogate.

Art. 2.

      1. Al comma 1 dell'articolo 31 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:

          «m-bis) la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 5.000 euro per chi esercita la caccia in periodo di divieto generale, intercorrente tra la data di chiusura e la data di apertura fissata dall'articolo 18;

          m-ter) la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 euro a 4.000 euro per chi abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli compresi nell'elenco di cui all'articolo 2;

          m-quater) la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 4.000 euro per chi esercita l'uccellagione;

          m-quinquies) la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 1.000 euro per chi esercita la caccia nei giorni di silenzio venatorio;

          m-sexies) la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 3.000 euro per chi abbatte, cattura o detiene specie di mammiferi o uccelli nei cui confronti la caccia non è consentita o fringillidi in numero superiore a cinque o per chi esercita la caccia con mezzi vietati. La stessa sanzione si applica a chi esercita la caccia con l'ausilio di richiami vietati ai sensi dell'articolo 21, comma 1, lettera r). Nel caso di tale infrazione si applica altresì la misura della confisca dei richiami;

 

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          m-septies) la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 4.000 euro per chi esercita la caccia sparando da autoveicoli, da natanti o aeromobili».

Art. 3.

      1. L'articolo 32 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è sostituito dal seguente:

          «Art. 32. - (Sospensione, revoca e divieto di rilascio della licenza di porto di fucile per uso di caccia. Chiusura o sospensione dell'esercizio). - 1. Oltre alle sanzioni penali previste dall'articolo 30, nei confronti di chi riporta sentenza di condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo per una delle violazioni di cui al comma 1 del medesimo articolo, l'autorità amministrativa dispone:

          a) la sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, per un periodo da uno a tre anni, nei casi previsti dall'articolo 30, comma 1, lettera d), nonché, relativamente ai fatti previsti dallo stesso comma, lettera g), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all'articolo 99, secondo comma, numero 1), del codice penale;

          b) la revoca della licenza di porto di fucile per uso di caccia e il divieto di rilascio per un periodo di dieci anni, nei casi previsti dall'articolo 30, comma 1, lettera c), nonché, relativamente ai fatti previsti dallo stesso comma, lettera d), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all'articolo 99, secondo comma, numero 1), del codice penale;

          c) l'esclusione definitiva della concessione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, nei casi previsti dall'articolo 30, comma 1, lettera c), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all'articolo 99, secondo comma, numero 1), del codice penale;

          d) la chiusura dell'esercizio o la sospensione del relativo provvedimento autorizzatorio per un periodo di un mese, nel caso previsto dall'articolo 30, comma

 

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1, lettera l); nelle ipotesi di recidiva di cui all'articolo 99, secondo comma, numero 1), del codice penale, la chiusura o la sospensione è disposta per un periodo da due a quattro mesi.

      2. I provvedimenti indicati nel comma 1 sono adottati dal questore della provincia del luogo di residenza del contravventore, a seguito della comunicazione del competente ufficio giudiziario, quando è effettuata l'oblazione ovvero quando diviene definitivo il provvedimento di condanna. 
      3. Se l'oblazione non è ammessa, o non è effettuata nei trenta giorni successivi all'accertamento, l'organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma dell'articolo 30, comma 1, lettere c) e d), al questore, il quale può disporre la sospensione cautelare e il ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza. 
      4. Oltre alle sanzioni amministrative previste dall'articolo 31, si applica:

          a) il provvedimento di sospensione per un anno della licenza di porto di fucile per uso di caccia nei casi indicati dallo stesso articolo 31, comma 1, lettere a)m-bis)m-ter)m-quinquies) e m-septies), nonché, laddove la violazione sia nuovamente commessa, nei casi indicati alle lettere b), d), f) e g) del medesimo comma. Se la violazione di cui alle citate lettere m-quinquies) e m-sexies) è nuovamente commessa, la sospensione è disposta per un periodo di tre anni;

          b) la revoca della licenza di porto di fucile per uso di caccia e il divieto di rilascio per un periodo di dieci anni, nei casi previsti dall'articolo 31, comma 1, lettera m-quater), nonché, relativamente ai fatti previsti dallo stesso comma, lettera m-septies), se la violazione è nuovamente commessa;

          c) l'esclusione definitiva della concessione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, nei casi previsti dall'articolo 31, comma 1, lettere m-bis)m-ter) e m-quater), se la violazione è nuovamente commessa.

 

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      5. Il provvedimento di sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia di cui al comma 4 è adottato dal questore della provincia del luogo di residenza di chi ha commesso l'infrazione, previa comunicazione, da parte dell'autorità amministrativa competente, che è stato effettuato il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria o che non è stata proposta opposizione avverso l'ordinanza-ingiunzione ovvero che è stato definito il relativo giudizio. 
      6. L'organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma del comma 4 al questore, il quale può valutare il fatto ai fini della sospensione e del ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza».

Art. 4.

      1. Il comma 2 dell'articolo 28 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è sostituito dal seguente:

          «2. Nei casi previsti dall'articolo 30 e dalle lettere m-bis)m-ter)m-quater) e m-quinquies) del comma 1 dell'articolo 31, gli ufficiali e agenti che esercitano funzioni di polizia giudiziaria procedono al sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia, con esclusione del cane e dei richiami vivi autorizzati. In caso di condanna per le ipotesi di cui all'articolo 30, comma 1, letterec) e d), le armi e i suddetti mezzi sono in ogni caso confiscati. Nei casi previsti dalle lettere m-bis)m-ter)m-quater) e m-quinquies)del comma 1 dell'articolo 31, quando sia stata emessa dall'autorità amministrativa ordinanza-ingiunzione e qualora non sia pendente il giudizio di opposizione, le armi e i suddetti mezzi sono in ogni caso confiscati».

LA LETTERA DI PROTESTA AD ANTONIO DI PIETRO DEL PRESIDENTE DEGLI ANIMALISTI ITALIANI: 

Gentile Presidente,

                               l’Associazione “Animalisti Italiani Onlus”, è venuta a conoscenza del fatto che alcuni Deputati di Italia dei Valori (Cimadoro, Di Giuseppe, Messina, Mura Piffari, Rota) hanno presentato una Proposta di Legge (n.1374) che intende modificare la Legge Quadro in materia di caccia, n. 157/1992 recante “Norme per la protezione della Fauna e per il prelievo Venatorio” nella parte che riguarda le sanzioni penali e amministrative per violazioni della disciplina dell’attività venatoria.

 

                               Pur condividendo il principio che le sanzioni amministrative vadano migliorate perché prevedono multe di entità veramente irrisoria e non assolvono alla funzione di deterrente verso le violazioni della disciplina dell’attività venatoria, non condividiamo assolutamente la necessità di depenalizzare gli abbattimenti della fauna protetta da sanzione penale a sanzione amministrativa.

 

                               Uccidere un animale protetto è un atto di vandalismo tale che va sanzionato in maniera incisiva, è un attentato alla natura e proporre una deregulation in materia equivale a istigare i cacciatori a commettere reati ai danni di beni d’interesse umanitario. Depenalizzare l’“assassinio” di cicogne, fenicotteri, camosci d’Abruzzo, sarebbe come istigare un folle a “strappare” la tela della Monnalisa, o “gambizzare” il David di Donatello, attesa la pena irrisoria.

 

                               Ci sono specie protette per le quali lo Stato italiano ha percepito finanziamenti per attività di conservazione e riproduzione e proporre una depenalizzazione per l’abbattimento di queste specie significa non avere alcun rispetto dell’Unione Europea.

 

                               Troviamo vergognoso che un Deputato che difende la Giustizia, strumentalizzi la legalità per presentare una Proposta di legge che ha il solo scopo di attentare alla natura. L’Intervento nella trasmissione di “Porta a porta” dello scorso 15 febbraio, del Deputato Cimadoro, come primo firmatario di una proposta di legge ignobile, che assurge a difensore della caccia, è un rovina per l’intero Paese.

 

                               Onorevole Di Pietro, chiediamo con forza che la Proposta di Legge venga ritirata e che si provveda ad allontanare dalle fila di chi vuole difendere le leggi il Deputato Cimadoro, per la sua attività di istigatore a violare le Direttive Comunitarie.

 

Walter Caporale

Presidente Associazione

“Animalisti Italiani Onlus”

 

IL COMMENTO DI LUIGI DE MAGISTRIS: 

Le pene per il reato di bracconaggio, ovvero il carcere e le sanzioni amministrative, devono essere rafforzate e applicate con rigore. Parallelamente si deve arginare qualsiasi forma di deregulation della caccia, evitando che la legislazione in materia sia esposta all'influenza delle lobby del settore e si arrivi così ad un inaccettabile "mani libere per tutti". Giustamente le associazioni ambientaliste, in questi giorni di dibattito e polemica, hanno insistito sulla necessità di contrastare e perseguire una pratica tanto barbara quanto dannosa per l'ecosistema. Soprattutto perché a breve sarà emanata dall'Ue una direttiva che chiede al nostro Paese di supportare l'azione penale contro qualsiasi atto che danneggi la flora e la fauna, come appunto il bracconaggio. Stiamo del resto vivendo l'anno dedicato alla biodiversità e da tempo si è diffusa -speriamo definitivamente- la coscienza di quanto sia indispensabile arrivare ad un nuovo patto fra natura e uomo, esigenze ambientali e sviluppo, conservazione e crescita. Per questo e' un pessimo segnale l'approvazione in Senato, nel corso della discussione sulla Legge comunitaria 2009, di un emendamento che affida alle amministrazioni locali, cioè alle Regioni, il calendario della stagione venatoria, riconoscendogli la possibilità di allungarne la durata. Si deve evitare il via libera a forme locali di deregulation dei tempi. Chi esercita poi la caccia in periodi vietati, chi cattura o abbatte mammiferi e uccelli protetti dalla legge (la 157), va perseguito duramente senza sconti. Nella regolamentazione della caccia, che a molti potrebbe apparire questione di "nicchia", si riflette in piccolo il senso di una partita più grande: quella di un Paese che non vede la natura come inesauribile, come risorsa da depredare e sfruttare, ma un tesoro che va tutelato perché in esso siamo chiamati a vivere. Dalla sua vita dipende la nostra vita.


UN ARTICOLO DEL QUOTIDIANO AMBIENTALISTA "TERRA": 

Simonetta Lombardo
Cimadoro.jpg
IDV. Ormai è conosciuto come il “caso Cimadoro”, quello provocato nell’agitato territorio della caccia dal cognato di Antonio Di Pietro e deputato dell’Italia dei valori, Gabriele Cimadoro.

Ormai è conosciuto come il “caso Cimadoro”, quello provocato nell’agitato territorio della caccia dal cognato di Antonio Di Pietro e deputato dell’Italia dei valori, Gabriele Cimadoro. Già due anni fa, il parlamentare aveva presentato una proposta di legge per la depenalizzazione del bracconaggio che emendava la 152, norma quadro dell’attività venatoria. Nata, secondo l’esponente dell’Italia dei valori e gli altri cofirmatari del testo, nel clima «anticaccia» seguito al referendum «lacerante». Risultato, una legge «eccessivamente rigida» che prevede, tra l’altro, sanzioni penali per i bracconieri. Per Cimadoro, uno strumento soprattutto inefficace: l’azione penale rallenta tutto.
 
Ma la soluzione c’è ed è quella di depenalizzare: niente carcere per chi abbatte martore o aquile e forse anche lupi e orsi. Basta raddoppiare l’ammenda pecuniaria. E quindi, se mai la legge passasse, sparare a una martora per farsene un prezioso collo di pelliccia costerebbe al massimo 4.000 euro di ammenda e una pacca sulle spalle. Una bella prova, per un deputato dell’opposizione. Ma tant’è: la proposta è stata ritirata fuori questa settimana da un gongolante Vespa  nel “Porta a porta” dedicato alla caccia.
 
Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ha scritto una lettera a Di Pietro nella quale ricorda le specie protette dagli articoli che si vorrebbero abrogare: la martora, la lontra, la lince, il cervo sardo, il camoscio d’Abruzzo, la cicogna, il fenicottero, il cigno reale, tutte le specie di rapaci diurni, tutte le specie di rapaci notturni, il cavaliere d’Italia, solo per citarne alcune. «Converrai con me - si legge nella comunicazione del leader dei Verdi a Di Pietro - che la sola presentazione di questa legge, da parte dell’Idv, ha lanciato un messaggio che aumenterebbe il bracconaggio nel nostro Paese, perché il venir meno della sanzione penale, trasformata in amministrativa, equivale a dire ai bracconieri di continuare la caccia di frodo con più tranquillità e nell’impunità».
 
I bracconieri, ricorda Bonelli, «non hanno bisogno di essere sostenuti in questo modo e, anzi, se una modifica di legge deve essere fatta deve prevedere un aumento delle pene». Raccoglierà questa richiesta il leader dell’Idv, che si è lasciato fotografare in numerose occasioni con la doppietta in mano? Certo, non fanno buona compagnia - le leggi che abbassano la guardia sulla caccia allargando di fatto il paniere ad animali rari - ai quesiti referendari contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua di cui l’Idv si è fatta portavoce. 

 


































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Commenti
walter semperboni 2010-09-06 18:31:44

Ma che dire di un deputato che ha girato tutti i partiti d'Italia,pur di avere una"poltrona"?
Altresì è ridicolo il depenalizzare un reato,tra l'altro odioso,da chi si chiama e si crede Italia dei valori...a cimadoro questa proposta di legge,glie la proposta il suo cane bracco?

Claudia Durso 2010-08-30 18:58:27

Per sempre maggiori motivi, spesso legati ad interessi personalistici a livello territoriale e a posizioni a rischio autocratico come questa proposta, l'idv rischia di perdere il consenso dei cittadini.

Caro Di Pietro, si fermi un attimo di più a riflettere su quello che sta succedendo in molti ambiti del suo partito a tutti i livelli e ascolti di più i suoi iscritti anche quelli che non condivide.


Questa proposta è retrogada e incivile.

Biagio Elefante 2010-08-30 18:37:51

Le pene per fungere da deterrente devono essere effettivamente appicate e percepite come tali.
A parte le considerazioni di Cimadoro nella premessa della proposta che forse sono volte più a spiegare storicamente la genesi della previsione penalistica, che a attengono più alla forma che a sminuire la valutazione di dannosità delle violazioni in questione, andrebbe analizzato quanto la norma penale riesca ad essere applicata nell'attuale situazione della giustizia, e a fungere quindi da deterrente; e quanto invece una sanzione amministrativa molto più agevolmente applicabile, ed opportunamente elevata non solo nel massimo ma anche nel minimo(ciò che manca nel testo della proposta) possa invece incidere sulla tutela degli animali.
Inviterei a badare alla sostanza del risultato da perseguire, e a non dimenticarci che quello della depenalizzazione è un nostro obiettivo strategico , senza che ciò significhi lasciare mani libere a determinate violazioni, anzi proprio per poterle meglio contrastare con armi che producano certo e immediato punizione del responsabile.

 

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