Un'apertura condizionata a un governo di transizione. In vista di un ritorno alle urne in cui, pur di battere Berlusconi, sarebbe accettabile anche un'alleanza con il "diavolo". Antonio di Pietro dice la sua sul momento delicato del governo e sugli scenari futuri. Il leader dell'Idv, pur ribadendo la preferenza per un rapido ritorno alle urne, apre per la prima volta anche all'ipotesi di un "governo tecnico di emergenza". A patto però che abbia un "mandato chiaro": cambiare la legge elettorale per andare a votare . Infine una battuta sulla vicenda della casa a Montecarlo che coinvolge il presidente della Camera: "Se non dà spiegazioni chiare Fini è finito". Una apertura rilanciata da Pierluigi Bersani che chiede a tutta l'opposizione una strategia comune e risponde a Berlusconi: "Noi difendiamo le Istituzioni e pretendiamo che il premier venga in Parlamento per dire cosa intende fare in questo marasma che lui stesso ha provocato".
Alleanza con il diavolo. "E' inutile", afferma Di Pietro, "perdere tempo. E' in atto una gravissima crisi che investe il paese sul piano economico, istituzionale e politico, con lo sfaldamento di una maggioranza i cui componenti ormai giocano allo sfascio, rinfacciandosi vicende scabrose di cui sono protagonisti. Noi dell'italia dei valori ci battiamo affinché si vada al più presto alle urne, anche in autunno, e siamo disposti ad allearci perfino con il diavolo pur di ridare al paese una speranza per il futuro".
Governo tecnico per legge elettorale. "Siamo anche disponibili", prosegue Di Pietro, "semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinché il Parlamento dia al paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell'informazione. Ma, in questo caso, vogliamo dal Presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale".
Serve regista coalizione. Il leader dell'Idv traccia anche l'identikit del candidato da contrapporre a Berlusconi se si dovesse andare alle urne. "Berlusconi non mi fa paura, e non mi sento secondo a lui", dice Di Pietro, "Ma in questo momento al Paese serve un candidato premier che sia di sfondamento, che ha parlato a una parte specifica del paese, o serve un candidato che dia serenità, che rappresenti tutti, che ricostruisca dalle macerie? Io mi sento centravanti di sfondamento, ma abbiamo bisogno di un regista".
"Mi metto a disposizione per far parte di una squadra, ad allearmi con tutte le persone possibili per mandare a casa il modello Berlusconi", aggiunge Di Pietro, che però pone dei paletti sull'alleanza: "Se ci mettiamo insieme come quelli dell'Unione, duriamo tre giorni e ritorna Berlusconi. Non bisogna rincorrere chimere". L'ex pm si riferisce all'Udc e ai finiani: "Loro vogliono costruire un'altra coalizione, come è legittimo. Noi invece dobbiamo costruire una coalizione riformista".
Da Fini spiegazioni tardive. Non manca un commento sulla vicenda della casa An a Montecarlo che ha coinvolto in questi giorni il presidente della Camera. "Fini è stato tardivo e insufficiente nel dare spiegazioni. Sul piano penale probabilmente non c'è niente, ma sul piano politico... Lo voglio dire in dipietrese: Fini sta a casa sua, ce l'ha a fianco il cognato e allora chieda al cognato: ma chi è questo da cui hai preso la casa in affitto? Se non fa chiarezza presto e bene, è fini...to pure lui".
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