Il Tribuno
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Alberico Giostra 02 Agosto 2010
PERCHE DI PIETRO S'OFFRE.

Per fortuna la risposta di Bersani non si è fatta attendere. Ed è stata quella giusta: caro Tonino, ha replicato il segretario democratico, “non si può un giorno darsi i calci negli stinchi e il giorno dopo fare il partito unico”. 
Un argomento semplice ma efficace al quale ci permettiamo di aggiungerne qualche altro. Cominciando a chiederci: perché Antonio Di Pietro ha proposto al Pd di fare un partito unico? Perché, dopo che nel 2008 ad appena 24 ore dalla chiusura delle urne, ha stracciato con falsissime giustificazioni l’accordo pattuito con Veltroni che prevedeva a lunga scadenza la formazione di un partito unico e nell’immediato gruppi parlamentari unitari? Perché signori, Antonio Di Pietro è fatto così e nessuno potrà mai cambiarlo. Da sempre quando si avvicinano le elezioni per farsi accettare fa il mansueto con gli alleati, poi intascato quanto gli spetta, mostra il suo vero volto, e prende a scalciare, sbraitare, sgomitare.
Nel 2008 ha stretto l’intesa con Veltroni perché sapeva che senza sarebbe caduto vittima del voto utile come la sinistra e non sarebbe nemmeno entrato in parlamento. Quindi, messi insieme 43 tra deputati e senatori, ha mandato all’aria l’intesa inventandosi inesistenti complotti contro di lui. Una menzogna ad uso e consumo delle sue tifoserie per coprire l’opportunismo che lo ispira. E oggi accade più o meno la stessa cosa.
Di Pietro ha il disperato bisogno di non essere escluso dai giochi politici che si stanno aprendo al centro dello schieramento tra Fini, Rutelli, Casini e Bersani, un quartetto al quale l’ex pm si aggregherebbe se potesse anche domattina ma che per non deludere i fan dell’antipolitica che lo sorreggono, è costretto a far apparire come una manovra di palazzo alla quale solo lui può apportare una salutare correzione movimentista e di piazza.
La verità è che Di Pietro oggi è come Berlusconi, un leader alle corde e impaurito. Impaurito come lo stesso Bossi, il terzo campione del populismo autoritario della seconda repubblica, che sente evaporare il sogno del federalismo.
La crisi di questa trimurti  della demagogia coincide con l'eclissi finale di una fase politica inaugurata nel 1994 per liberare l’Italia dalle camorre partitocratiche e ormai miseramente naufragata tra attacchi alla costituzione, una corruzione  dilagante, mafie più forti al Nord che al Sud e partiti in cui la democrazia interna è vista come eversione criminale. Di Pietro dunque ha paura perché sente di appartenere a questa mesta parentesi storica e sente che potrebbe non sopravvivere alla sua fine. E si dibatte assediato in primo luogo dai segnali di rivolta che affiorano più forti che mai dallo stesso Idv, dove migliaia di militanti onesti si stanno accorgendo dell’inganno politico che l’ex pm ha riservato loro, costruendo un partito verticistico, opaco, intollerante e soprattutto vertiginosamente contradditorio, movimentista a parole e inciucista nei fatti, contro la casta nelle sceneggiate televisive del suo leader e che alleva una casta interna a suon di candidature, poltrone e pacchetti di tessere.
Di Pietro ha lanciato questa improvvisa proposta al Pd perché teme di restare escluso da quella politica alla quale ha aperto al congresso nazionale del febbraio scorso rinnegando di colpo la piazza che aveva esaltato fino a poche settimane prima e alla quale deve la sua popolarità e almeno metà dei suoi voti. E perché ha paura di restare senza l’apparentamento elettorale che nel 2008 gli regalò l’incauto Veltroni. La spia di questa ansia la troverete nella contraddittoria sua richiesta di elezioni anticipate e insieme di un governo tecnico che faccia una riforma elettorale.
Perché se resta il Porcellum e il Pd lo tiene alla porta per Tonino scatta la tagliola del voto utile e allora addio 8%. L’altra paura di Di Pietro è Vendola. Il governatore pugliese è in rampa di lancio, piace ai giovani e ai movimenti ed è in grado di scucirgli quei suffragi di sinistra che grazie a Veltroni il leader Idv ha raggranellato, regalando anche a quella gente la sublime soddisfazione di votare per il presunto unico oppositore di Berlusconi e poi ritrovarselo a braccetto di Calderoli che annuncia il suo appoggio al federalismo demaniale. C’è infine un ultimo spauracchio per Tonino: se l’Idv restasse tagliato fuori dal centro politico che si sta formando contro Berlusconi, buona parte della sua raccogliticcia classe dirigente, che proviene tutta da quei paraggi politici, tornerebbe subito a casa lasciando a Di Pietro un partito troppo di sinistra per i suoi gusti e su misura per il suo antagonista interno, Luigi de Magistris. Come si vede, dunque, la prospettiva politica che si prospetta al reuccio molisano sta assumendo i colori malinconici del tramonto. E per questo ci permettiamo di auspicare in primo luogo, che il Pd tenga fermo il suo diniego verso le disperate profferte dipietriste, nella consapevolezza che un Di Pietro debole vuol dire da sempre un centrosinistra più forte, e in secondo luogo allo stesso leader Idv consigliamo di accelerare il suo congedo politico abdicando al più presto a favore di Luigi De Magistris.
Con lui scomparirebbe la patetica generazione di colonnelli educata al culto della personalità e verranno liberate le enormi potenzialità politiche che l’ex eroe di mani pulite sta frustrando con la sua ambigua e controversa personalità. 











Alberico Giostra

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Commenti
domenico 2011-02-09 00:08:08

bisogna essere molto inteliggenti e sproveduti x credere a un testa di c...o come di pietro e com.

pietro tansini 2010-11-03 11:50:45

Attenti, le apparenze ingannano... Bersani e DiPietro giocano al gatto e alla volpe. A Piacenza Tonino ha venduto il candidato sindaco IDV alle richieste di Bersani in favore di un sindaco PD che non meritava di essere rieletto. Sarebbe interessante capire se i due hanno attività extraparlamentari affini (magari all'estero)

Libero Gaudì 2010-08-05 15:16:42

Ma chi lo ha detto che De Magistris possa effettivamente rappresentare la svolta politica in IDV? Quali segnali concreti,e non solo a parole,l'apparente linea anti-casta e movimentista di De Magistris ha fornito all'elettorato IDV deluso dal trasformismo dipietrista?Dal punto di vista elettorale,il rimpasto di ex di cui si è circondato Di Pietro,è stato vincente anche se poco convincente.Nelle dinamiche ormai consolidate di marketing politico è inutile negare che l'elettorato premi volentieri l'uomo forte, essendo i partiti della 2a repubblica svuotati da tempo di quella necessaria democrazia diretta che sconvolgerebbe i piani dell'elite politico-lobbistica.
E non trascuriamo quella che potrebbe essere la vera novità delle prossime elezioni,che potrebbe ancor più scardinare i progetti di governo del centro-sinistra: le liste Grillo! Se,come appare probabile e forse anche auspicabile,i poli da due diverranno tre con altrettanti candidati sullo stile britannico,ne vedremo delle belle!!

sara ms 2010-08-03 02:41:56

Carissimo Dr Giostra sn una vecchia militante dell'idv(amareggiata,schifata e anche molta incazzata)e le scrivo per dirle che assolutamente il suo articolo mi ha dato un grande sollievo e lo condivido in toto.La descrizione che lei ha fatto del leader del mio partito , credo ancora per poco,è semplicemente straordinaria e veritiera.Se il piccolo dittatore non avrà il coraggio di abdicare e salvare la sua creatura lasciando spazio al on.le de magistris,l'idv è destinata ad implodere.Tanti militanti oramai sono veramente schifati dal modus operandi di di pietro e dei suoi famigerati colonnelli, i suoi cagnolini al servizio di un rozzo padrone che al confronto crudelia de mon è paragonabile alla fata turchina di pinocchio.De magistris, un gran signore, sta aspettando il momento giusto per poter venir fuori e spero che sia al più presto perchè sinceramente non nessuna intenzione di rinnovare la tessera se veramente non c'è nessun cambiamento e gli assicuro Dr Giostra che saremo in tanti a non rinnovarla. Buon lavoro.

adolfo manfredi 2010-08-03 00:05:07

Noi che crediamo in questo partito di valori,noi che abbiamo lottato in campagna elettorale affinche' emergessero i valori,noi che lottiamo ogni giorno per gli interessi dei citadini e non delle caste ,noi che aspettiamo il nostro leader dell'IDV ad incoraggiarci a perseguire i valori del partito,aspettiamo che l'IDV ritorni ad essere l'IDV.A De Mgistris il compito di raccogliere questa nuova ventata di rinnovamento.

Anna R.G.Rivelli 2010-08-02 22:59:21

Sottoscrivo parola per parola anche i punti e le virgole. Mi permetto di aggiungere che Luigi de Magistris dovrebbe forse in questo momento "battere un colpo"; il nuovo centro sinistra voluto da Vendola e de Magistris (così pubblicizzato e così ben accolto dalle forze di sinistra e dai movimenti) vorrebbe un segnale forte e cioè che Luigi de Magistris è con Vendola ancora, nonostante il niet Di Pietro.

giancarlo busso 2010-08-02 16:28:51

Complimenti, Calcante non avrebbe descritto Di Pietro e il suo futuro in modo così preveggente. Anchio e mia moglie dopo 12 anni di appartenenza all'IdV , dopo aver dato tutti noi stessi senza chiedere mai nulla, siamo vittime di un personaggio senza scrupoli come il Sen Pedica, venuto dal nulla (UDEUR) su presa di posizione decisa di Di Pietro ha azzerato quasi tutti i vecchi quadri del partito, circondandosi di saltimbanchi della politica, noi che abbiamo tenuto ilo partito in piedi a costo di grandi sacrifici, siamo corsi al Palavobis di milano per sostenere Di Pietro il quale ci abbraccio e con le lacrime agli occhi ci disse "voi siete il mio futuro" tutto falso, quando gli abbiamo chiesto giustizia non ha mosso un dito per difenderci dalla coltellate alle spalle sferrate dal Sen. Pedica. Abbiamo fatto ricorso al collegio dei probiviri il 13/12/2008, non abbiamo avuto il minimo riscontro. Chi volesse leggerlo può chiederlo a Giancarlo.busso@tiscali.it. Tanti saluti Giancarlo

 

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