Il Tribuno
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News by Dire
18 Settembre 2010
DI PIETRO A TESTA BASSA CONTRO IL PD: "E' UN PARTITO IN DECOMPOSIZIONE. SOLO NOI ABBIAMO CAPITO CHE BERLUSCONI E' UN PERICOLO MORTALE DELLA DEMOCRAZIA". POI SI SCAGLIA ANCORA CONTRO FINI E COME FELTRI CHIEDE SPIEGAZIONI SULLA CASA DI MONTECARLO.
ALLA FESTA IDV DI VASTO, L'EX PM TORNA A PRATICARE IL SUO SPORT PREFERITO, L'ATTACCO AGLI ALLEATI DEL PD. E LODA IL SUO AMICO VELTRONI CHE ANCORA UNA VOLTA GLI STA DANDO UNA MANO. CARO WALTER MA PERCHE' NON TE NE VAI NEL PARTITO DI DI PIETRO?
Le gravi difficoltà politiche del suo partito, la concorrenza di Fini, Rutelli, Casini, Vendola e Grillo, spingono il leader Idv ad alzare la voce rispolverando il mito della sua unicità. Ma ormai chi gli crede più?
 
Ancora un duro attacco di Antonio Di Pietro al Pd. Nonostante le promesse e approfittando con slealtà del nuovo momento di difficoltà del partito di Bersani messo alle corde dall'improvvida uscita di Veltroni, l'ex eroe di mani pulite torna a praticare uno dei suoi sport preferiti, attaccare i partiti alleati sperando di rubargli voti, costi quel che costi, soprattutto in fatto di coerenza, visto che a luglio ha chiesto al Pd addirittura di fondersi in un partito unico con Idv.
Parlando alla festa del partito di Vasto con l'arcinoto tono demagogico ed eversivo, Di Pietro ha dichiarato che,  "Walter Veltroni è il radiologo di un Pd in decomposizione. Solo noi ci siamo resi conto che Berlusconi è un pericolo mortale della democrazia, mentre altri tergiversano. Per questo motivo sentiamo il dovere di parlare a tutti gli elettori che vogliono superare le macerie per ricostruire un modello democratico fatto di libertà"

Frasi sconnesse e senza senso che avrebbero suonato molto meglio se Di Pietro avesse detto ad esempio: "solo noi che l'abbiamo votato nel 1994, solo noi che avremmo volentieri accettato il suo invito a fare i ministri della giustizia se solo non si fosse intromesso quell'impiccione di Scalfaro, solo noi che nel 1995 pensavamo che fosse un perseguitato della magistratura e che ci siamo dissociati dalla decisione del pool di Milano di inviargli il mandato di comparizione durante il G7 di Napoli, solo noi che nel 2006 abbiamo pubblicamente lodato la sua legge obiettivo, solo noi che gli abbiamo salvato il Ponte sullo Stretto, solo noi che abbiamo eletto in parlamento e nei consigli regionali gente che ha fondato Forza Italia, solo noi che abbiamo votato a favore della legge più importante varata dal suo governo, il federalismo fiscale, ecco, solo noi ci siamo resi conto che Berlusconi è un pericolo mortale della democrazia", aggiungendo magari a quel punto, "esattamente come lo siamo noi".

Ma se Berlusconi è custodito gelosamente nell'inconsco politico di Di Pietro, il posto d'onore nel pantheon italvaloriale spetta senz'altro a Veltroni. Che l'ex pm abbia per lui un occhio di riguardo si capisce nel momento in cui lo eleva a "radiologo" del Pd, quando sarebbe stato preferibile indicarlo piuttosto come il "becchino". Un Veltroni che con Tonino deve avere un legame sotterraneo ma solidissimo perchè nessuno come lui sta cercando di realizzare i sogni di Di Pietro: distruggere la sinistra e moltiplicare i voti dell'Idv. Nessuno come Veltroni infatti ha regalato tanti voti a Di Pietro: grazie a Walter che nel 2008 si è apparentato con lui preferendolo alla sinistra,  il Pd è diventato il bancomat di Tonino, quando ha bisogno di un pò di voti, fa una sparata e via, il gioco è fatto. Persino colla stampa l'ha aiutato. Ha cacciato Padellaro dall'Unità e quello giustamente si è fatto con Travaglio un quotidiano tutto suo che è diventato l'organo del dipietrismo. In questo modo Tonino si ritrova con un giornale di partito che è centomila volte meglio di un tristissimo giornale di partito e soprattutto non gli costa un euro, il che vuol dire musica per le orecchie del contadino molisano. 

Se solo avesse avuto un minimo di onestà intellettuale Di Pietro avrebbe dovuto almeno ringraziare Walter e invece dopo aver fatto finta di approvare la campagna elettorale 2008 e il clima di fasullo e melenso dialogo che Veltroni aveva deciso di instaurare con il centrodestra, arrivando al punto di non nominare invano il nome del cavaliere, Di Pietro, (al quale in quel periodo del Pd andava bene tutto) una volta incassati i 43 parlamentari, si è subito sbarazzato del suo benefattore Walter e ha ricominciato a sbraitare rifiutandosi di unificare i gruppi parlamentari come si era impegnato a fare.

Ovvio dunque che in occasione dell'ultimo autogol dell'ex sindaco di Roma, Di Pietro non si sia lasciato sfuggire l'occasione di lodare il suo amico Walter, l'unico che nel Pd ha le idee confuse e bislacche come lui: che dire infatti di uno che prima candida Calearo, Colaninno e Ichino e poi mette al primo posto del suo nuovo programma la lotta alla precarietà? In un paese normale lo prenderebbero per uno schizofrenico, invece no in Italia uno così mette insieme 75 deputati e attacca la leadership del suo partito senza essere preso a calci nel sedere.

Ecco, immaginate che fine avrebbe fatto Veltroni se avesse detto quello che ha detto nell'Idv. Tonino lo avrebbe preso a male parole e nel giro di qualche ora si sarebbe ritrovato fuori dal partito. Nel Pd no, il Pd è l'unico partito veramente democratico che ci sia, per questo piace tanto a Di Pietro, lui infatti ama molto la democrazia, ma quella degli altri partiti, nel suo no, preferisce ispirarsi al modello di Silvio. A Tonino la democrazia ricorda le macerie, evoca confusione e caos, invece lui, si sa, è un uomo d'ordine. Davanti alla platea amica, sentendo l'odore di casa Tonino ha avuto invece l'ardire di pronunciare una parola, "libertà", che gli è in realtà completamente sconosciuta essendo l'essere meno liberale che esista sulla faccia della terra.

Il nuovo attacco dell'ex pm non nasce però da riflessioni teoriche ma dalla sua profonda difficoltà attuale. Di Pietro infatti, nella fase politica che si è aperta con la crisi della maggioranza, si è accorto di non avere più margini di manovra e soprattutto di crescita elettorale. A destra soffre la concorrenza della destra neodemocratica di Fini, al centro quella di Rutelli e Casini, a sinistra quella di Vendola e Grillo. L'unica possibilità concreta che gli resta è quella che il Pd si indebolisca e vada davvero in decomposizione in modo da poter continuare a depredarlo elettoralmente. Dunque quando usa questo cupo e sinistro termine mortuario piucchealtro Di Pietro esprime un desiderio. Lui infatti si sa, il Pd vorrebbe vederlo morto e peggio ancora in decomposizione, per prenderne il posto alla guida di tutta l'opposizione a Berlusconi.

Non tutti però sono teneri e burrosi come Veltroni e il Pd. Fini ad esempio per Tonino è un osso duro. Quello che fa soffrire il leader Idv è che il presidente della camera è l'unico (lui davvero lo è) che può creare seri problemi a Berlusconi, un privilegio che rischia di oscurare la prestanza oppositiva di Di Pietro, facendolo apparire per quello che è, un inaffidabile "urlatore" di provincia alla testa di un partito raccogliticcio. Da qui l'ennesimo attacco a Fini pronunciato oggi a Vasto: "Se lui e il gruppo politico che a lui fa riferimento - ha detto - dovessero votare la fiducia al premier sarebbero complici politici e morali". ''A Fini - ha aggiunto Di Pietro - concediamo il diritto di resipiscenza operosa, ma gli diciamo che ora che si e' accorto che e' stato complice delle leggi ad personam per 15 anni non puo' rimanere nella coalizione". Mentre sulla vicenda della casa a Montecarlo il presidente dell'Idv ha dichiarato: "c'è un solo modo per difendersi dai dossieraggi, ed è quello di dire tutto". "Fini invece di subire quest'azione di dossieraggio, doveva rendere noti tutti i passaggi della casa di Montecarlo e non se ne sarebbe parlato più".

Perchè non comincia Di Pietro, intanto, a dirci come ha utilizzato i soldi della donazione della contessa Borletti? 

















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Commenti
Antonio C. 2010-09-22 01:01:28

Vedo che in questo articolo alcune frasi offensive sono tratte dal TG4 di di Emilio Fede ("il contadino molisano...").
Questo mi fa pensare che la siete come il fido Fede...

gian lorenzo costa 2010-09-20 01:52:56

C'è ancora qualche dubbio che Il Fatto quotidiano sia l'organo di partito dell'Idv? Questo articolo lo dimostra in modo incontrovertibile.

massimo forleo 2010-09-20 01:50:58

Tipico di Di Pietro, prima insulta, poi invoca l'unità. Ma chi lo conosce lo evita. E ormai tutti hanno imparato a conoscerlo.

Mirco Marchetti 2010-09-19 20:48:09

Da "Il Fatto Quotidiano"

“Riconosciamo ai Democratici il ruolo di maggior partito d’opposizione, con il compito di guidare l’alleanza, e rispettiamo il loro travaglio. Ma dobbiamo sapere a chi dobbiamo telefonare nel Pd. In questi giorni accade che non sappiamo a chi rivolgerci. E se il Congresso lo ha eletto, per noi il punto di riferimento è il suo segretario, Pier Luigi Bersani. Abbiamo il dovere di rivolgerci a chi è stato eletto dal Congresso”.

Poi, il messaggio mandato a Vendola e Grillo, che fanno parte di quello che Di Pietro definisce il fronte dell’intransigenza: “Caro Nichi, caro Grillo non cadiamo nell’errore di farci passare per avversari. Non dobbiamo spaccare il fronte dell’intransigenza. Dobbiamo stare uniti”. E il monito, allora, è tutto per Grillo e per la sua intenzione di presentare liste nazionali col Movimento 5 Stelle: “L’appello non è di cadere in questo tranello, ma di stare uniti. Il voto disperso è un voto perso”. E intanto coglie l’occasione per rivolgersi di nuovo al fronte della protesta, rilanciando il no B-day del 2 ottobre.

Il finale è tutto sull’orgoglio. L’orgoglio del padre: “Guardateci. Siamo arrivati dal Manzanarre al Reno, dalle Alpi alla Sicilia. Sono 5 anni che veniamo a Vasto. Siamo una bella famiglia, sana. Una forza politica. E se vi dicono che il vostro presidente strilla troppo rispondete, che è per passione e amore per questo Paese”. Poi, gli abbracci finali. Mentre la festa si scioglie sulle note dei Cento passi.

fragella 2010-09-18 18:59:39

caro tonino piandala che ormai hai fallito come tutti gli altri politici di questo paese con i tuoi colonnelli che stanno demolendo il partito con la tua benedizione spero che gli itliani aprano gli occhi sono uniscrtto a questo partito non sono berlusconiano

aldo baffa 2010-09-18 17:57:24

Speriamo presto che chi credeva, in buona fede, in IDV e in Di Pietro, si ravvedano e facciano capire a Di Pietro che senza Berlusconi è il nulla. L'accoppiata Veltroni-Di Pietro è l'accoppiata più di destra che esista in Italia. Bersani non è il massimo, ma mi pare che stia facendo del suo meglio. Il suo unico torto è di essere "succube" di D'Alema. Comunque il fatto che i sondaggi danno IDV, ma in particolare Di Pietro in netto calo, vuol dire che la gente ha incominciato a capiore di che pasta è l'uomo.

 

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