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Alberico Giostra 30 Settembre 2010
IL TRADIMENTO DEI CAPORALI

Se solo avesse un briciolo di coraggio non solo verbale, Antonio Di Pietro dovrebbe liberarsi di certi suoi caporali. Nonostante l'appiccicosa fedeltà che gli tributano, in realtà lo tradiscono continuamente, mettendolo spesso in difficoltà. Non che le rogne di Tonino ci impensieriscano, anzi, però, non riusciamo davvero a capacitarci di come l'ex pm, in grado di sbarazzarsi di gente che gli sta vicino da anni con la facilità di uno starnuto, ancora si tenga appresso, Nello Formisano, Felice Belisario e Silvana Mura. Questi tre caporaloni dell'ex pm nonostante abbiano messo insieme una cospicua collezione di figuracce politiche stanno ancora al loro posto, come edere sui muri. Prendiamo la Mura, ad esempio. In Emilia Romagna dove governa il partito dal 1998 non ne ha azzecata una. Nel 2005 ha preso per i fondelli i bolognesi pretendendo il posto di assessore comunale e poi andandosene un anno dopo a Montecitorio e facendo così perdere al partito una poltrona. Alle comunali di Modena nel 2009, siccome non le davano il vicesindaco, è partita lancia in resta contro il Pd e lo ha sfidato convinta di costringerlo al ballottaggio. Il partito di Bersani invece ce l'ha fatta al primo turno e Silvana è rimasta con un palmo di naso e senza poltrone. In 12 anni l'amazzone di Tonino ha gestito il partito così male e in modo così opaco che proprio Bologna è stata l'epicentro nazionale della prima riunione di dissidenti, il Baraccano. E non sarà certo un caso se alle ultime regionali del 2010 l'Idv ha mangiato la polvere dei grillini che gli hanno scucito almeno tre punti percentuali. Ora sotto le due torri è cominciata una fuga di consiglieri e assessori Idv, stanchi dei modi autoritari e sprezzanti di gestire il partito e della totale mancanza di trasparenza, al punto che Donna Silvana ha dovuto imporre un delirante giuramento di fedeltà a eletti e nominati che nemmeno Berlusconi. Qualunque leader di partito ad una così avrebbe dato i sette giorni senza pensarci più di un minuto e invece Tonino no, se la tiene stretta stretta. Ma perchè mai? Stesso discorso per Felice Belisario, il ras potentino dell'Idv con il faccione ogivale da bottegaio di provincia. Lui, bisogna riconoscerlo, è un "culo di pietra", uno che per anni ha lavorato su è giù per lo stivale senza risparmiarsi. Il problema è che ha lavorato come sa lui, cioè da democristiano, uno che non va tanto per il sottile quando si tratta di mettere gente dentro il partito e che da buon cattolico pratica la virtù cristiana del perdono. Perchè altrimenti non si spiega come abbia potuto prendere come autista uno legato alle cosche mafiose del posto, sfruttatore di prostitute e che secondo un pentito, ha pure ammazzato un uomo, tanto che adesso soggiorna nelle patrie galere. Don Felice in politica è di certo meno maldestro di Silvana ma ne ha combinate di cotte e di crude anche lui. Siccome comincia ad avere una certa età, non si è accorto che non sta più nella Dc e scambia il Pd per la balena bianca, scatenando ogni giorno contro gli alleati guerre correntizie. Unico obiettivo: più poltrone. Nel 2009 a Potenza solo perchè il candidato sindaco del Pd a suo tempo l'aveva buttato fuori dalla Dc, alle comunali ha corso contro il Pd mentre alle provinciali ci si è alleato. Roba da confondere anche Dedalo, tanto che, sarà pure una leggenda, ma pare che una volta stesse per sbagliare comizio apprestandosi a rivendicare il successo dell'alleanza di governo con il partito di Bersani invece di spiegare perchè non ci voleva stare insieme. Per fortuna l'hanno avvertito in tempo. La doppiezza d'altra parte per un democristiano è una virtù teologale come il perdono, al punto che una volta è capitato che Don Felice al Senato abbia tuonato scandalizzato contro l'apertura di nuovi pozzi petroliferi in Basilicata, mentre contemporaneamente a Potenza diceva ai suoi militanti imbufaliti: "e che volete che siano due pozzi in più..." Adesso fa lo stesso con la sanità: la mattina l'Idv vota la chiusura degli ospedali e il pomeriggio scende in piazza con la gente che protesta. Così si fa tra vecchi marpioni Dc. Dal Pci invece viene Nello Formisano, uno che nella sinistra napoletana nessuno rimpiange viste le sue doti umane. Quando stava nell'Asinello in quota Rutelli, di Di Pietro diceva peste e corna e allo stesso modo si è comportato con Bassolino, al quale pur dovendo moltissimo personalmente,  gli si è rivoltato contro sul finale di legislatura passando all'opposizione. D'altra parte l'Idv a Napoli sta all'opposizione anche della giunta Iervolino e resta agli annali la sublime sequenza di alta politica di cui è stato protagonista il partito di Di Pietro che nel 2008 ha espulso due consiglieri comunali che si erano rifiutati di firmare una mozione di sfiducia contro il sindaco Iervolino e nel 2009 stava per espellere Franco Moxedano perchè primo firmatario di una mozione di sfiducia contro la Iervolino. Di Pietro sconfessò subito Moxedano, peccato solo che ad annunciare la mozione in conferenza stampa accanto al consigliere ci fosse proprio Formisano. In qualunque altra impresa collettiva un capo protagonista di questo genere di figuracce verrebbe allontanato, nell'Idv invece è addirittura confermato leader regionale da un congresso che non è stato nemmeno capace di individuare un candidato alternativo. L'ultimo capolavoro di Formisano si chiama Americo Porfidia. Come se non fossero bastati gli acquisti di Sergio De Gregorio e del sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, entrambi di provenienza Forza Italia e ben presto tornati ai lidi di provenienza, il Moggi dell'Idv campano nel 2008 ha acquistato ai saldi pre elettorali, il sindaco di Recale, ex Dc e Udeur. Nel giro di un anno Porfidia, dopo essere stato eletto alla camera, è incappato in una disavventura giudiziaria. Qualcuno giura che sia indagato per associazione mafiosa, ma lui smentisce e dice che si tratta solo di violenza privata. Sta di fatto che l'esponente democristiano si è autosospeso dal gruppo di Montecitorio, senza peraltro che nessuno glielo chiedesse, tantomeno il severissimo Di Pietro, mentre Formisano che ha preso subito ad agitarsi perchè Porfidia fosse riammesso, tollerava senza battere ciglio che il sindaco di Recale, (dove governa insieme al centrodestra) continuasse a controllare senza problemi l'Idv casertano. Poi il 29 settembre seduti in quel caffè, l'inevitabile conclusione: Porfidia, che da tempo trescava con quelli di "Noi Sud", un drappello di meridionalisti "tutti d'un prezzo", ha detto sì alla fiducia al governo Berlusconi. Insomma per difendere meglio il Sud ha votato con i leghisti. Formisano, che per gente così coerente perde la testa, ha cercato in tutti i modi di fermarlo ma non c'è riuscito. Insomma per Don Aniello, l'ennesima figuraccia. Dopo aver accostato il buon nome del partito della legalità e trasparenza a gente come De Gregorio e i fratelli Lavitola, dopo aver stretto un patto federativo con l'Udeur a poche settimane dalla bufera giudiziaria che ha investito Clemente Mastella, lo Stranamore vesuviano di Tonino, ha perso un'altra delle sue creature predilette e ora gli resta solo Nicola Marrazzo. Con lui Formisano si intende a meraviglia. Non a caso nel 2005 Marrazzo voleva candidare sindaco di Napoli il pulcinellesco, Riccardo Villari. Perchè non è vero che il consigliere regionale sia cosi male come si dice. Marrazzo è davvero buono, in fondo gli manca solo la parola, una in particolare: "camorra". Sbaglieremo, ma non c'è mai capitato di sentirgliela nominare. Lui è capace di parlare per ore di governabilità, di bilanci, di alleanze, addirittura di legalità, poi quando tutti si aspettano che pronunci quella fatidica parola, Marrazzo si blocca. Le potenti barriere rimozionali della sua vivida coscienza di democratico cristiano, fanno scattare un provvidenziale "omissis". E' probabile che il blocco sopraggiunga perchè la sua memoria si popola di colpo di ricordi imbarazzanti, come quello del consiglio comunale di cui faceva parte a Casandrino sciolto per (omissis), o come l'immagine del suo parente, Angelo Marrazzo, imprenditore del ramo rifiuti che per quattro volte non è riuscito ad avere il certicato anti (omissis) e che secondo il prefetto di Napoli, Ferrigno, era coinvolto in procedimenti penali instaurati a carico del gruppo (omissis) dei (omissis) capeggiato da Francesco Schiavone detto Sandokan". Ecco, delle tante campagne di shopping politico che ha condotto, a Formisano resta soprattutto Nicola Marrazzo. Non certo Tommaso Morlando, l'ex assessore all'ambiente di Castelvolturno, noto per il suo impegno anti (omissis), appena uscito dall'Idv prima che Formisano e Marrazzo lo espellessero. Morlando ha rivelato al Tribuno. com che Formisano non ha visto di buon occhio la candidatura alle regionali di Lorenzo Diana, l'ex deputato dei Ds che i casalesi volevano morto. A imporre Diana che poi, guarda caso, non ce l'ha fatta e ha preso meno voti di un uomo di Porfidia, è stato Di Pietro. Insomma Di Pietro crea e Formisano distrugge. Tonino spiegaci, se puoi, perchè ti tieni gente così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

Alberico Giostra

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Commenti
Mauro 2010-10-02 10:22:38

Caro signor Giostra, mi complimento per la sua capacita' di interpretare gli scenari politici.
Vorrei segnalarle una bellissima figura che alberga nell' IDV di Teramo.
Di stanislao Augusto.
La prego di interressarsi del soggetto dal curriculum arcobaleno.
Se vuole le daro piu informazioni. a presto.

 

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