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News by Dire
20 Ottobre 2010
CALABRIA. SCONTRO AL VERTICE DELL'IDV. IL PARTITO CONTRO I CONSIGLIERI REGIONALI DE MASI E TALARICO: HANNO SPODESTATO GIORDANO DA CAPOGRUPPO PER VENDICARSI DELLA CANDIDATURA DI FERAUDO, POI ELETTO COORDINATORE REGIONALE.
GUERRE DI PALAZZO TRA DIPIETRISTI AFFAMATI DI POLTRONE. DE MASI E TALARICO ORA SONO ISOLATI E SFIDANO LE IRE DI DI PIETRO. TUTTO NASCE DALLA ROTTURA DEL PATTO CHE VOLEVA DE MASI COORDINATORE REGIONALE. MA FERAUDO, GIA' TROMBATO ALLE REGIONALI, SAREBBE RIMASTO SENZA INCARICHI. E PER UN FEDELISSIMO DI DI PIETRO E MESSINA ERA INACCETTABILE.
Una triste vicenda che fa emergere il lato peggiore della politica calabrese, quello delle guerre tra gruppi di potere, al quale, come al solito, i falsi progressisti dell'Idv, si adattano supinamente. Ora i due ribelli rischiano l'espulsione. Ma anche se fossero prevalsi, visto il loro modo di fare politica, non sarebbe cambiato nulla. Molto spesso infatti nel partito di Di Pietro i rimedi sono peggiori dei mali. Intanto Pippo Callipo si allontana dal partito.
In Calabria l'Italia dei valori sta vivendo giorni molto difficili. Il partito è lacerato da un conflitto che contrappone da una parte il neo coordinatore Maurizio Feraudo (foto) e dall'altra i due consiglieri regionali Emilio De Masi e Giuseppe Talarico. La ragione di questo scontro risiede nella corsa alla carica di coordinatore regionale risoltasi a favore di Feraudo sabato 16 ottobre nel congresso di Lamezia Terme. E' una vicenda che ricalca in pieno la logica della politica in Calabria, fatta di congiure di palazzo, agguati, tranelli, ribaltoni e tradimenti. Il tutto mentre dalla società civile si elevano gridi di allarme regolarmente inascoltati e la criminalità seguita a dominare la vita economica. Tutto comincia allorchè la scorsa primavera viene eletto capogruppo Idv in consiglio regionale, Giuseppe Giordano, di Reggio Calabria, fedele al commissario Ignazio Messina e quindi ad Antonio Di Pietro. In quell'occasione si stabilisce che l'incarico di coordinatore regionale sarebbe dovuto andare a uno degli altri due consiglieri. E siccome uno dei due era Giuseppe Talarico vicino a Luigi De Magistris, considerato non "potabile" politicamente, si decide di investire Emilio De Masi, ex Margherita ed ex vicepresidente della Provincia di Crotone. Nel corso di un vertice tra Di Pietro, De Magistris e Messina tenutosi a Catanzaro il 28 agosto scorso, si ribadisce che il coordinatore deve essere De Masi. Di Feraudo non si parla neppure. Poi all'improvviso ai primi di ottobre Maurizio Feraudo annuncia la sua candidatura a coordinatore regionale. De Masi va su tutte le furie e chiede spiegazioni a Messina. Il quale farfuglia una risposta molto diplomatica del tipo, "non-ne-sapevo-niente-ma-se-quello-si-vuole-candidare-mica-glielo-posso-impedire". Naturalmente Messina non dice la verità. La verità è che Feraudo, già trombato alle elezioni regionali per colpa di Talarico, e legatissimo com'è a Messina e dunque a Di Pietro, non può restare troppo a lungo senza uno scranno di potere. A quel punto visto che le cose si complicano De Masi va dal capogruppo Giordano e gli dice papale papale: "guarda che se Feraudo si candida io e Talarico saremo costretti a rivedere la tua posizione di capogruppo". Apriti cielo. La minaccia arriva subito a Roma. Il ruolo di capogruppo è importante perchè vuol dire gestire contratti, consulenze, dunque soldi, ovvero potere. Quello che sta a cuore alla casa madre di Via Santa Maria in Via. Nel giro di pochi giorni, il 13 ottobre, "Invan" Rota e Ignazio Messina convocano a Roma in riunione De Masi e Talarico per tentare una mediazione. Che naturalmente gli autorevoli colonnelli dipietristi falliscono. Infatti il giorno dopo De Masi e Talarico sfiduciano Giordano e capogruppo Idv in consiglio regionale diventa Emilio De Masi. Un golpe, un putsch vero e proprio che come tale viene vissuto a Roma. A quel punto De Masi ritira la sua candidatura a coordinatore regionale mentre Giordano invoca un intervento dei vertici nazionali. E infatti puntuale arriva la stroncatura di Ignazio Messina che parla di provvedimento illegittimo. Insomma De Masi come capogruppo Idv in regione Calabria non ha il consenso di Di Pietro. Per i due ribelli la strada si fa stretta. Siamo al giorno del congresso, il 16 ottobre. Feraudo, la cui mozione è unica, viene acclamato capo del partito. L'unica cosa da notare è la scarsissima partecipazione e l'assenza di Pippo Callipo, il candidato governatore dell'Idv fortemente voluto da De Magistris e che Di Pietro vorrebbe far entrare nel partito. Il 28 agosto a Catanzaro il leader Idv avrebbe voluto annunciare l'ingresso dell'industriale calabrese nel partito ma lui per adesso non ci pensa proprio: "al massimo ci siamo fidanzati", sembra abbia detto, "ma di matrimonio non se ne parla". A Callipo, si sa, Feraudo non piace. A questo punto è facile prevedere che per i due Masanielli di palazzo, De Masi e Talarico, la vita si farà durissima. O vanno a Canossa restituendo la poltrona a Giordano, oppure rischiano di essere espulsi dal partito e delegittimati in Regione, dove senza un partito saranno trattati dagli altri colleghi come cani sciolti.  
La morale di questa vicenda è molto triste. Intanto perchè la politica in Calabria continua a mostrare una "facies" cortigiana e "castale", quella di eterno conflitto da gruppi di potere autoreferenziali, una guerra per bande del tutto scollegata dalla realtà sociale ed economica. Una condizione che non risparmia nemmeno l'Idv, anzi. E poi perchè, fermo restando che l'ortodossia dipietrista in tutte le regioni sposa personaggi e investe candidati assai poco spendibili sul piano del rinnovamento del modo di fare politica, tra questi Feraudo, in Calabria ci si è ridotti a individuare un'alternativa a quest'ultimo in Emilio De Masi, un esponente politico da anni sulla breccia e al quale è molto problematico associare le parole rinnovamento, trasparenza, riformismo e progresso. Basti ricordare il caso della nomina del fratello della sua compagna a capo del suo gabinetto politico in regione Calabria. Insomma dalla padella alla brace. Con tanti saluti al "demagistrisiano" Giuseppe Talarico, delusione aggiuntiva in questa deprimente congiuntura molto calabrese e molto dipietrista. 

IN APPENDICE PUBBLICHIAMO UN DOCUMENTO POLITICO CON CUI I COORDINATORI PROVINCIALI CALABRESI SI DISSOCIANO DA DE MASI E TALARICO. 

Bisogna ripristinare la verità rispetto a quanto apparso oggi sulla stampa a firma di due consiglieri regionali di idv e che sembrerebbe essere stato prodotto unitamente al partito e dai “territori”.

La fase precongressuale ha visto  il Consigliere Regionale De Masi, supportato da Talarico, candidato alla carica di Segretario Regionale. I due si sono visti, a mano a mano, respinti nelle loro profferte ed hanno inscenato, occorre sottolinearlo per amor di verità, un decadente teatrino che nulla ha a che fare con la politica. Appare chiaro, a questo punto che De Masi avesse in animo di coltivare solo ed esclusivamente velleità personali  (segreteria regionale, quale trampolino di lancio per..Roma) e non i germi  vitali di un partito che ha voglia di crescere ed essere protagonista sul territorio. Velleità bloccate dalla base di IdV. C’è una politica dei desideri e una della realtà. Il Partito, e dunque la Calabria, ha bisogno  di uomini e politici che si impegnino a risollevarne le sorti e non di badare solo ed esclusivamente alla propria carriera politica. Il congresso è stato convocato ed organizzato dall’On. Messina, Commissario e Responsabile nazionale degli enti locali, che pensiamo abbia capacità organizzative e politiche di livello. Lo stesso si è espresso categoricamente in modo contrario rispetto alle posizioni prese dai due. Oggi in Calabria tutte e cinque le province hanno celebrato democraticamente i congressi ed eletto  gli organismi. Siamo certi che nessuno di questi organismi abbia mai concordato nulla con i due consiglieri Talarico e de Masi in merito al cambio del capogruppo, quindi la decisione è stata unilaterale e non politica. Tante sono le cose da contestare e tra queste anche alcune circostanze del tutto avulse dal contesto congressuale, ma utilizzate strumentalmente come il passaggio in cui denunciano la deriva burocratica che loro, invece, avrebbero voluto imprimere bypassando del tutto la base degli aderenti, soprattutto di coloro che non hanno sostenuto l'uno piuttosto che l'altro dei consiglieri eletti e che si sarebbero ritrovati a non aver alcuna voce in capitolo per effetto di una supposta supremazia intellettuale negata nei fatti dalla fuga dal dialogo. Il voler travisare a tutti i costi la realtà denota il loro profondo isolamento rispetto al partito e ai suoi militanti. Nessuno disconosce il ruolo dei consiglieri, ma la politica non è ad esclusivo uso e consumo degli stessi e la si fa per e con il territorio. Qualora ci volessero ulteriori conferme, l’andamento del congresso,il dibattito ricco e fecondo e le persone coinvolte negli organismi, dimostrano che il territorio e le cinque province sono rappresentate ai massimi livelli. Il partito in democrazia è l’unico luogo deputato per la politica e per la linea da tenere nelle istituzioni e quindi, pur non essendo d’accordo nella sostanza e nell’opportunità della scelta, riteniamo che se si riconduce la vicenda sotto le ali del partito, si potrà arrivare ad una seria soluzione politica.

Emilio De Bartolo Segretario provinciale Idv Cosenza
Domenico Servello  Segretario Provinciale Idv Vibo
Mimmo Ceravolo  Segretario provinciale Idv Reggio Calabria
Maria de Fazio, Daniela Tolomeo e Francesco Muraca membri della segreteria provinciale di Catanzaro
Mafalda Candigliota e Salvatore Codispoti  membri della segreteria provinciale di Crotone














 
























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Commenti
Pasquale Cicciù 2011-10-20 20:10:47

Avevamo in consiglio regionale della Lombardia una Trota padana, e alto risuonava il grido di dolore del fustigatore solitario Di Pietro, il quale viste inutili le sue proteste decideva di candidare e fare eleggere un Caciocavallo nel consiglio regionale del Molise.Cristiano e Renzo quasi gemelli,e per il curricolo scolastico (diploma a ufo) e per i meriti politici (inesistenti). Adesso manca il terzo e vedremmo volentieri in altro consiglio o perché no magari in Parlamento ,sponsorizzato dalla terza carica dello Stato, Elisabetta Tulliani o anche il monegasco Tulliani junior. Avanti c'è posto.

giuseppe 2010-10-21 08:37:27

quel documento a fine pagina? alcuni di noi non sapevano neanche che tipo di contenuto stavano sottoscrivendo.
E' così che funziona. qualcuno dice "FIRMATE" e "OCCORRE FIRMARE".

Chicco Canu 2010-10-20 21:05:11

...il dibattito ricco e fecondo... ma fatemi il piacere !
Una manica di yesman affamati di poltrone e ripudiati da ogni partito insieme ad una gestione politica familistica a livello nazionale e tribale a livello calabrese sono ormai prossimi a far collassare l'infima realtà rappresentata da IDV.
Vedremo i brillanti risultati che raggiungerà l'attuale asse politico del caciocavallo silano alle prossime tornate elettorali amministrative : prevedo il fuggi fuggi generale tipico dei ratti quando la nave affonda.
Almeno l'Onorevole Di Pietro ha un futuro assicurato nei programmi televisivi di seconda serata...

 

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