Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
Alberico Giostra 08 Ottobre 2010
ECCO LE PROPOSTE POLITICHE E PROGRAMMATICHE DI ELIO VELTRI PER IL CENTROSINISTRA.
TRA I PUNTI PIU' QUALIFICANTI, UNA NUOVA LEGGE SUI PARTITI, LA RIFORMA ELETTORALE, E LA LOTTA ALLA CRIMINALITA' ECONOMICA, UN CANCRO CHE STA DEVASTANDO IL PAESE.
In appendice pubblichiamo anche uno studio su "Economia sommersa illegale e criminale", elaborato da Veltri insieme a Giorgio Ruffolo, Franco Archibugi e Alessandro Masneri. Un testo che andrebbe letto nelle scuole di tutta Italia.

 

 

                                                      Progetto- Regole e Comportamenti

 

 

In Italia è molto difficile elaborare un Progetto Politico di società e un Programma di governo coerente con il Progetto, definendone i tempi, gli strumenti legislativi, amministrativi e i finanziamenti. Ma nessuno mai ha parlato della necessità di associare a un Progetto- Programma regole condivise e necessarie per realizzarlo e comportamenti coerenti e conseguenti. Considerati i livelli di illegalità e di criminalità del paese, di assoluta indifferenza all’etica pubblica e la fuga dei partiti nel momento di assumersi responsabilità politiche e morali nei confronti dei propri iscritti meritevoli di essere allontanati dalla politica, prima che arrivi la magistratura, la Triade Progetto-Regole-Comportamenti, sposata dal centro sinistra, sarebbe davvero una bella novità.

IL Progetto indica la strada, il Programma la percorre con gradualità e coerenza. E’ necessario dire, ad esempio, se si vuole una società multietnica e poi approvare programmi coerenti che favoriscano accoglienza, legalità e senso di appartenenza per chi ha dovuto lasciare il proprio paese. Se si vuole una economia eco-sostenibile ed essere coerenti nell’azione di governo, è necessario riflettere come ha scritto J.K.Galbrait che “ l’arte, l’amore, un habitat gradevole, un paesaggio incontaminato”, insomma, “ la qualità della vita sfugge al calcolo del prodotto interno lordo”. Se si vuole salvaguardare il territorio, l’ambiente e il patrimonio monumentale e culturale ed essere altrettanto coerenti, urge bloccare la distruzione del territorio che è un bene finito e irriproducibile, dal momento che tutti i problemi, da quelli della residenza a quelli dei servizi e dell’industria, possono essere risolti utilizzando le aree dismesse e degradate e recuperando il patrimonio edilizio esistente. Beni come l’ambiente, il suolo, i monumenti, i musei vanno trattati come gioielli di famiglia da lasciare alle prossime generazioni.

 

1)   Riforma e Responsabilità giuridica dei partiti.

Se i Partiti decidono tutta la vita pubblica: candidature, elezioni, composizioni delle assemblee elettive e degli esecutivi, nomine ecc, e sono diventati oligarchie e clan familiari, è chiaro che la riforma del paese deve partire dai partiti e dalla loro vita interna che va sottoposta a controllo: finanziamenti, bilanci, selezione della candidature, tessere, garanzia delle minoranze, funzionamento e autonomia degli organi di garanzia. Il finanziamento ai partiti, istituito negli anni 70 per evitare finanziamenti illeciti e corruzioni, ha peggiorato la situazione perchè è il più consistente al mondo con i minori controlli.

 Sulla responsabilità giuridica dei partiti in Parlamento sono state depositate alcune proposte di legge a cominicare da una di Don Sturzo negli anni 50, una mia e altre, ma non sono mai state discusse;

 

2)   La Riforma della legge elettorale è conseguente alla riforma dei partiti. Nessuna legge può seriamente funzionare se il potere e le degenerazioni partitocratiche e oligarchiche dei partiti restano quelle che sono oggi. Fa sorridere la battaglia per la reintroduzione delle preferenze e del proporzionale in mano a partiti conciati come quelli di oggi, nei quali le candidature le controlla una sola persona che ha in mano la cassa. Se chi ha in mano la cassa per una campagna elettorale si fa dare dal suo amico e complice tesoriere milioni di euro, fa eleggere se stesso e chi vuole;

3)   Economia e Finanza: il vero cancro del paese è la voragine dell’economia illegale( nera) e criminale( mafiosa) che rappresenta un terzo della ricchezza prodotta, sia pure in proporzioni diverse. La prima, come prevedono tutte le istituzioni nazionali e internazionali, viene conteggiata nel PIL di cascun paese, la seconda no. IL fatturato è rispettivamente per la prima oltre 300-400 miliardi di euro anno e per la seconda circa 200 miliardi. E cioè: 10 per cento del PIL l’economia mafiosa e 20-25 per cento il nero. Se un terzo della ricchezza prodotta sfugge a qualsiasi controllo dello Stato significa che l’evasione fiscale e contributiva del paese si aggira sui 200 miliardi di euro all’anno e che la pressione fiscale effettiva è superiore al 54%. La più alta d’Europa con i servizi che il paese si ritrova. Le conseguenze immediate sono due: chiunque vinca le elezioni non trova i soldi per realizzare i programmi che ha annunciato in campagna elettorale e i servizi essenziali rischiano un taglio doloroso dal momento che l’Unione Europea ci impone di dimezzare il debito pubblico, che è il più elevato d’Europa.

 ( Vedi documento aggiornato al 13 settembre 2010)

 

4)   Giustizia

Il problema irrisolto e che incide in maniera negativa e spesso drammatica sulla vita dei singoli, delle famiglie e del paese è la lunghezza della giustizia e dei processi. Un processo penale, civile e tributario che dura 10 anni o più è la negazione della giustizia. Spesso un cittadino ha fatto la carcerazione preventiva, si inserisce nella società e dopo 10-12 anni deve ricominciare da capo perchè viene condannato in Cassazione. A mia madre, dopo la morte, è arrivata la comunicazione dell’Agenzia delle entrate riguardante due ricorsi del 1980 discussi nel mese di ottobre del 2010!

Il processo penale si occupa dei reati finanziari( evasione e frode fiscale, falso in Bilancio, aggiotaggio, inside trading, bancarotta, riciclaggio) e quindi incide sulla borsa, l’economia e le finanze del paese;

Il processo civile regola gli affari e l’Italia nella classifica della Banca Mondiale riguardante la lunghezza dei  processi civili fino ad alcuni anni fa era al 176 posto su 285 paesi classificati;

Il processo tributario si occupa del fisco e fino al 2007, degli accertamenti della guardia di finanza, lo Stato incassava il 3%: meno di quanto costassero gli stessi. Il che significa che ai grandi evasori, anche se scoperti, non conviene affatto pagare.

Il nostro è un processo accusatorio copiato dal sistema anglosassone e innestato su quello inquisitorio. Ma all’Italiana. L’esempio più clamoroso è stata l’approvazione del cosiddetto Giusto Processo inserito in Costituzione( art.111) dal centro sinistra che dice due cose fondamentali: le prove si formano in dibattimento nel confronto tra accusa e difesa e la durata del processo deve essere “ragionevole”. Quanto al primo punto va sottolineato che L’Appello si fa sulle carte, dura mediamente 2-3 anni e quindi è fuori dalle norme del giusto processo. Come avviene in tutti i sistemi accusatori, va ridimensionato con una riforma severa delle impugnazioni, ridotto a pochi casi o eliminato. Quanto alla ragionavole durata, non essendo previsti tempi e norme obbligatori, tranne che per le indagini preliminari, la durata è rimasta irragionevole e barbara. Con la conseguenza di concludere il processo per prescrizione dei reati. Quando Grillo e Di Pietro sostengono che bisogna allontanare dalla politica le persone condannate fanno sorridere perchè i condannati non  diventano mai tali a causa della prescrizione dei reati e della conclusione  del processo.

Pertanto è necessario

a)   Ridurre in maniera drastica i tempi dei processi con la riforma delle impugnazioni, la riduzione dell’appello a pochi casi bene classificati o la sua eliminazione, la sospensione della prescrizione fin dal rinvio a giudizio, il ripristino della Cassazione come sede di legittimità;

b)   Ridurre il  numero degli avvocati che a Milano sono più che in Francia, attraverso il prolungamento del corso di studi ed esami severi di ammissione alla professione;

c)   Riformare i reati finanziari quali falso in bilancio, frode fiscale, inside trading, aggiotaggio, ma soprattutto riciclaggio.

Per il riciclaggio sono necessarie segnalazioni documentate che oggi fanno solo le banche e bisogna riformare il reato con l’introduzione dell’autoriciclaggio. Che il riciclaggio sia difficilmente perseguibile è dimostrato dal ridotto numero di sentenze passate in giudicato che dal 1996 non superano le trenta. Senza riforme severe riguardanti anche i tre gradi di giudizio è impensabile di ridurre i tempi dei processi dal momento che il numero dei magistrati e dei giudici è già consistente, la spesa pubblica non ne sopporterebbe un numero maggiore e le forze di polizia sono fra le più numerose in Europa.

 

5)   Lotta alla mafia. Gli arresti sono necessari ma non sufficienti. In italia si arrestano circa 50 mila persone all’anno per traffico di stupefacenti ma le mafie sono più forti di prima. Il cuore della mafia sono i soldi, i titoli, i  beni, i rapporti sociali e politici ed è al cuore che bisogna colpirla. I beni delle mafie italiane sono valutati oltre 1000 miliardi di euro e di questi se ne confiscano 6%, dei quali  circa il 70 per cento rimane inutilizzato.

E’ necessario riprendere le proposte della commissione Fiandaca, in parte inserite dal governo in carica nel decreto sulla sicurezza, e approvare in tempi rapidi e, possibilmente a larga maggioranza:

a)   Il testo unico delle leggi antimafia che preveda

La riduzione dei tempi che intercorrono tra il sequestro e la confisca dei beni;

La disponibilità dei beni confiscati per le associazioni e gli enti locali in tempi rapidi, ma anche la vendita degli stessi e l’assegnazione delle somme incassate alle regioni nelle quali i beni si trovavano al momento della vendita o appartenevano a famiglie e  cosche residenti in quella regione.

La costituzione dell’Agenzia per la confisca dei beni dotata di personale qualificato anche sul versante economico e finanziario;

b)   Gli accordi internazionali necessari per l’utilizzo delle medesime leggi in tutta l’Unione Europea e indirizzi per ulteriori accordi tra l’Unione e i paesi di altri continenti;

c)   Gli accordi internazionali da proporre e sostenere, finalizzati a interventi riguardanti i paradisi fiscali che permettano ispezioni delle istituzioni Europee , ma anche possibilità di chiusura e di embarghi finanziari;

d)   Il diniego alle banche italiane ed europee di aprire sedi e sportelli nei paradisi fiscali

e)   La lotta preventiva alla corruzione che ha sostituito i delitti di mafia e costa al paese oltre 60 miliardi di euro all’anno( in Parlamento è depositata una mia proposta di legge che sarebbe molto utile per la prevenzione del fenomeno)

 

6)   Scuola- Ricerca – Innovazione: solo riequilibrando le entrate fiscali e le finanze pubbliche sarà possibile sostenere il più importante comparto del futuro destinandovi le risorse necessarie quanto meno in linea con gli standard medi europei;

7)   Turismo- territorio, ambiente, beni culturali, trasporti pubblici:

a)   Moratoria e blocco del consumo del territorio; utilizzazione delle aree dismesse, risanamento delle aree degradate, recupero del patrimonio edilizio esistente per tutte le attività di residenza, produttive e di servizi. Piani di interventi idrogeologici per mettere in sicurezza il territorio e di manutenzione straordinaria permanente del paese; completamento e costruzione prioritaria di trasporti su ferro di superficie e sotterranei in tutte le regioni; sviluppo del trasporto su acqua soprattutto per le merci con l’obiettivo di diminuirne la percentuale su gomma;

b)  Piano di risanamento dei mari, fiumi e laghi dopo un attento Chekup

 

8)   Energie alternative ed Economia ecologica

La bolletta energetica costa all’Italia circa 60 miliardi di euro. Il nucleare è fuori tempo e antieconomico. Inoltre, a parte tutte le controindicazioni, in un paese in cui circà metà dei rifiuti di ogni tipo vengono smaltiti illegalmente e dalla criminalità organizzata, le scorie dove le mettiamo?

Le energie rinnovabili costituiscono l’unica vera grande opportunità economica, ecologica e democratica per un paese come il nostro e uno degli strumenti per bloccarne la distruzione sistematica. Ma anche se non volessimo l’Europa ce lo impone perchè entro il 2020 le energie rinnovabili devono rappreentare il 17% dell’energia totale prodotta e consumata e le emissioni di CO2 devono essere ridotte del 20%. Purtroppo, L’Italia, ha difficoltà ad adeguarsi perchè manca di tecnologie  che importa per il 70% del fabbisogno(Stefano Sylos Labini- Rivista Economia Italiana- Gruppo Unicredito). L’ultima occasione ci viene data anche dai fondi europei e statali che complessivamente per gli anni 2007-2015 ammonteranno a 104 miliardi di cui 60 per tutto il territorio nazionale e 44 destinati al mezzogiorno. Inoltre per il decollo delle energie rinnovabili avremo a disposizione 4 miliardi di euro.

In Europa leader della produzione di nergie rinnovabili e di economia ecologica, nonostante le condizioni climatiche, è la Germania che ha inventato il più imponente agglomerato di ricerca non profit, senza scopi di lucro, Franhofer- Geselschaft, che impiega 12500 addetti in 50 istituti sparsi sul territorio nazionale.

Purtroppo anche i finanziamenti delle più grandi aziende italiane del settore( ENI. ENEL, ANSALDO) sono molto al di sotto della media europea: 0,2% del fatturato a fronte del 3% europeo previsto dalla conferenza di Lisbona. Infine vale la pena ricordare che il più grande progetto al mondo per la produzione di energie alternative, il Desertec, che prevede investimenti per 400 miliardi di euro per fare fronte a un fabbisogno europeo del 15-20 per cento di energia elettrica “catturerà” i raggi solari nei deseti del Nord Africa e del medio Oriente , li trasfromerà in energia elettrica che sarà  portata in Europa. IL rinnovamento delle reti, oggi obsolete e causa di dispersioni enormi, è condizione perchè il futuro diventi realtà. Il che diventa impossibile se l’Italia si libera di centinaia di giovani ricercatori e giovani manager e imprenditori e li lascia andare via quasi non fossero il patrimonio più prezioso da conservare.

 

9)   Conflitti di interessi

Dall’informazione ai farmaci, dall’università al calcio, passando per la politica e l’amministrazione, i conflitti di interessi sono una componenente costante della vita pubblica nella quale gli interessi privati il più delle volte prevalgono, minano alla base l’assetto democratico, costituiscono l’umus nel quale si sviluppano illegalità e criminalità. In ogni caso mettono sempre in discussione l’eguaglianza dei cittadini  di fronte alla legge, alla pubblica amministrazione, alle pari opportunità.

Penso che sia arrivato il momento di approvare una legge seria e rigorosa che affronti alla radice i conflitti di interessi nei settori pubblici e privati dell’economia, della finanza e nelle istituzioni.

Innazitutto è necessario sancire le incompatibilità tra le cariche di governo( presidente del consiglio, ministri e sottosegretari, commissari starordinari del governo), delle autorità di garanzia, dei Presidenti di Camera e Senato e Presidenti di commissioni parlamentari e delle giunte  regionali con ogni impiego privato e pubblico e con l’esercizio di altre funzioni pubbliche non elettive e di attività professionali, anche per interposta persona.

Dovrebbe essere incompatibile con le cariche di governo e istituzionali anche il controllo di imprese in grado di influenzare in modo determinante l’andamento del mercato nazionale o di una parte rilevante di esso nei seguenti settori:

 a)Difesa, energia, telecomunicazioni, informatica;

b)Servizi erogati in regime di concessione;

c) Credito, finanza e lavori pubblici;

d) Industrie automobilistiche e collegate;

L’incompatibilità si risolve con la vendita delle aziende.

 

10)Incompatibilità dei magistrati

I magistrati ordinari, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti, con funzioni giurisdizionali, dei tribunali amministrativi regionali e i magistrati militari non dovrebbero assumere uffici pubblici e privati, esercitare libere professioni, attività industriali, e comunque imprenditoriali, comprese le attività di insegnamento universitario e post-universitario. Inoltre, non  dovrebbero far parte di commissioni di collaudo di operere e lavori pubblici, nè espletare incarichi di arbitrato, neppure nei casi in cui è parte l’amministrazione dello Stato. Non dovrebbero far parte di commissioni giudicatrici di esami e di concorso ad eccezioni di quelle relative all’accesso e alla progressione nelle carriere dei magistrato e di avvocato. I magistrati che hanno ricoperto la carica di parlanemntare e di membro del governo per due magistrature consecutive dovrebbero decadere dalla magistratura al termine del mandato parlamentare o all’atto della cessazione dell’incarico di governo.

 

Il nostro contributo possibile.

 

Noi siamo una piccola cosa, ma un contributo sia pure modesto  a questo nostro paese possiamo darlo evitando di partecipare al teatrino indecente della politica come accade ogni ora del giorno negli studi televisivi senza mai affrontarne i problemi del paese. Il compito di tutti coloro che hanno a cuore il futuro di questo paese è cercare di dare risposte con comportamenti personali e collettivi ad una politica:

 Senza Progetti e senza Etica. Senza senso dello Stato. Senza pensieri per il Bene Comune. Senza sguardi ai più Deboli e ai più Indifesi. E, soprattutto, senza Anima e senza Cuore.

 La nostra Utopia è credere possibili anche le cose impossibili e cominciare a farle. L’aneddoto che calza a pennello l’ha raccontato J.F. Kennedy:” Un generale francese ordinò al suo giardiniere di piantare un albero nel giardino. Il giardiniere gli fece presente che quell’albero cresceva lentamente e che sarebbe passato un secolo prima che arrivasse al completo sviluppo. Al che il generale rispose: allora non c’è tempo da perdere. Piantalo nel pomeriggio”.

 

                                                                        Elio Veltri

       

Giorgio Ruffolo- Elio Veltri- Franco Archibugi- Alessandro masneri

 

                                    Economia sommersa

illegale

e

criminale

 

 

1. Economia non direttamente osservabile

 

La classificazione congiunta dell’ONU[i] e dell’Eurostat[ii] rispettivamente con lo SNA93[iii] ed il SEC95[iv] distingue le varie componenti dell’economia non direttamente osservabile[v] in:

1)    economia sommersa: economia legale che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione a causa dell’evasione fiscale (c.d. “sommerso d’impresa”) nonché della mancata osservanza della normativa previdenziale e giuslavoristica (c.d. “sommerso di lavoro”)[vi];

2)    economia illegale e criminale: attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione e possesso sono proibite dalle norme penali ovvero svolte da personale non autorizzato;

3)    economia informale: attività legali svolte su piccola scala con rapporti di lavoro basati su relazioni familiari o personali e scarsa divisione dei fattori produttivi, capitale e lavoro[vii].

 

2. Dimensioni dell’economia sommersa

 

La dimensione dell’economia sommersa in Europa viene stimata fra il 7% e il 16% del PIL[viii] degli stati membri (dal 5% dei paesi scandinavi e dell’Austria al 20% dell’Italia e della Grecia).

La stima più contenuta dell’economia in nero viene fornita dall’ISTAT[ix] che la valuta per l’anno 2006 tra il 15,3 e il 16,9 del PIL[x] con un’evasione fiscale di circa 110 miliardi di euro e contributiva di circa 50 miliardi e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che indicava il gettito delle imposte perdute pari al 7% de PIL e l’evasione contributiva al 10%[xi] ed il valore aggiunto dell’economia sommersa pari al 18%[xii].

Altri - come il professore Friedrich Schneider, economista dell’Università di Linz - la valutano, in linea con il Fondo Monetario Internazionale, pari al 26,2% circa del PIL[xiii].

Il Fondo Monetario Internazionale ha analizzato per gli anni 1999-2001 l’incidenza del sommerso sul PIL in 84 paesi. Tra i paesi dell’OCSE[xiv] l’Italia occupava il secondo posto con un incidenza del 27%, dopo la Grecia, a fronte di paesi come gli USA, Austria, Svizzera la cui incidenza non superava il 10%, di altri come Russia, Bulgaria collocati tra il 30 e 40% e Nigeria, Thailandia, Bolivia con oltre il 70%[xv]. Rispetto ai paesi OCSE, nei quali negli ultimi 10 anni il sommerso è stato pari al 15-20% del PIL, il sommerso italiano supera la media di oltre il 60%[xvi].

L’Eurispes[xvii] nel 2007 dava valori ancora più elevati: 549 miliardi di euro equivalente alla somma del PIL di Finlandia (177 mld), Portogallo(162 mld) Romania (117 mld) e Ungheria (102 mld), con una integrazione in “nero” del reddito familiare pari a circa 1.330 euro mensili e ne individuava la cause nella insufficienza e permissività dei controlli, nell’eccesso di burocratizzazione e regolamentazione, nella struttura industriale fatte di piccole e microaziende[xviii].

Il 19 dicembre 2007 in una videoconferenza nazionale Mario Notaro, chiamato a Roma nel 2004 da Roberto Maroni (allora Ministro del Welfare) per rimettere in sesto il servizio ispettivo del ministero, ha dichiarato: «Dal 2005 al 2007 sono state ispezionate 846 mila aziende e oltre 522 mila sono risultate fuori regola con oltre il 61% di irregolarità; sono stati trovati 534 mila lavoratori sotto-inquadrati, 337 dei quali in nero[xix]».

Il 12 aprile 2010 Sergio Rizzo cita una stima di “Kris network of business ethics” pubblicata nel corso del 2008 che valuta l’evasione fiscale italiana in 300 miliardi di euro, una quarantina dei quali ascrivibili alla crimina lità organizzata, “compatibili con le gigantesche proporzioni dell’economia sommersa del nostro paese[xx]”.

L’ultimo aggiornamento è dell’Ufficio Studi della Confindustria coordinato da Luca Paolazzi. I ricecatori dell’CSC nello studio pubblicato il  13 Settembre 2010 scrivono:”C’è una parte dell’economia italiana che non ha subito recessione: il sommenso”. In effetti di tratta di un incremento di almeno tre punti di PIL rispetto ai dati ISTAT con un balzo che raggiunge nel 2010 il 20 per cento del prodotto interno lordo e una pressione fiscale effettiva ben oltre il 54 per cento del PIL, pari a più di 125 miliardi di euro, l’evasione  più elevata in europa.

 

1.1. Conseguenze

 

«…L’uscita dall’economia legale delle imprese determina una riduzione delle entrate dello Stato, il quale a sua volta dovrà decurtare i servizi pubblici ovvero aumentare la pressione fiscale, riducendo ulteriormente l’incentivo a permanere nell’economia legale. Il sommerso contribuisce al non corretto funzionamento dei mercati di beni e servizi e del lavoro, introducendo una distorsione della concorrenza all’interno del paese e tra i paesi e favorisce i legami tra attività criminali e attività legali. Nuoce ai lavoratori coinvolti, che rimangono privi di protezioni e garanzie…[xxi]».

In effetti, dal momento che una parte consistente della ricchezza prodotta sfugge a qualsiasi controllo dello Stato, è necessario distinguere tra:

a)     pressione fiscale “apparente”

b)    pressione fiscale effettiva.

La distinzione, necessaria, è dovuta all’enorme quantità di economia sommersa “legale” che viene computata nel PIL dei singoli paesi e illegale e criminale che resta fuori dal PIL perché essendo la valutazione molto difficile rischierebbe di stravolgerne i dati effettivi. Rischio che l’Europa non vuole correre perché i contributi dei singoli paesi all’Unione sono calcolati sul PIL.

Ora, mentre la pressione fiscale “apparente” si aggira sul 42% ed è nella media europea, la pressione fiscale effettiva - dovuta all’economia sommersa e a quella criminale - per chi le tasse le paga è superiore di circa 8-10 punti percentuali.

Secondo il CENSIS[xxii] nel 2006 la prima oscillava tra il 40 e il 44% come in Francia ed in Germania, la seconda era pari al 50,4% e cioè la più alta in Europa. Secondo le stime 2007 dell’Eurispes «a fronte di una pressione ufficiale tra il 42% ed il 43%, si sarebbe avuta una pressione effettiva, sui contribuenti che versano regolarmente le imposte, oscillante tra il 52% ed il 53%[xxiii]».

La stima dell’Eurispes è confermata da Francesco Giavazzi il quale sul Corriere della Sera del 26-08-2009 scrive che la “ pressione fiscale effettivamente subita da chi non evade è maggiore di quella ufficiale di circa 11 punti”.

Per cui, nel mettere mano alla riforma del fisco, sembrerebbe necessario e doveroso tenerne conto affrontando contestualmente il problema di circa un terzo della ricchezza prodotta che non rispetta le leggi dello Stato o, come quella criminale, viola il codice penale.

 

1.2. Le opinioni degli italiani

 

Secondo l’indagine campionaria condotta nel 2004 dall’EURES[xxiv] tra i principale motivi che portano il cittadino ad evadere le tasse vengono indicati: (i) l’elevato livello di imposizione fiscale (60%); (ii) la scarsa cultura della legalità fiscale e contribuiva (35,3%); (iii) i controlli troppo blandi degli organi competenti (33,6%); (iv) i condoni fiscali (16,4%)[xxv].

Come si vede sono tutte indicazioni di carattere politico e quindi gli interventi non possono essere tecnici.

Il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a sua volta sottolinea che tra le cause dell’evasione fiscale c’è anche «…l’asimmetria tra una economia largamente diffusa sul territorio e una macchina fiscale che è invece totalmente accentrata[xxvi]»

 

.2. Dimensioni dell’economia criminale-mafiosa

 

Il metodo più usato per calcolare le dimensioni dell’economia criminale-mafiosa è il “currency demand approach” che calcola il rapporto tra il denaro circolante[xxvii] e le transazioni che avvengono in contanti.

In un recente articolo de Il Sole 24 Ore[xxviii] il sommerso complessivo in Italia equivale a 420 miliardi di fatturato, di cui 170 riguardano l’economia mafiosa e al suo interno, al primo posto, il ricavo del traffico di stupefacenti. D’altronde, il ROI[xxix] della cocaina è di 1 a 3. E cioè su 1.000 euro di cocaina la prima settimana se ne guadagnano 3.000, la seconda 9.000, la terza 27.000….Nessuna attività imprenditoriale ha guadagni di questo tipo. Il volume dei traffici di droga è in costante espansione a causa dell’aumento contestuale dell’offerta dovuta all’aumento della produzione e della domanda dei cittadini-consumatori che in Italia superano il milione. Gli arresti e i sequestri di ingenti quantità di droga non cambiano la situazione perchè «il ricambio dei trafficanti è assicurato con prontezza, le cosche dispongono di personale umano inesauribile, non necessariamente associato, anzi, preferibilmente esterno e sfuggono quasi sempre i meccanismi e le procedure di pagamento, gli intermediari di cui si servono, i canali di riciclaggio dei profitti[xxx]».

Il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, sottolinea che «l’attenzione è puntata sul reato di detenzione della droga, sicché l’operazione si ritiene conclusa con il sequestro delle quantità di droga detenute da uno o più spacciatori, con il loro arresto, mentre poca o nessuna attenzione viene dedicata alla ricerca della “rete” degli organizzatori, finanziatori, fornitori». Invece, sarebbe necessario «individuare i canali di rifornimento, individuare e neutralizzare i canali del riciclaggio e tutto ciò a livello internazionale o quanto meno europeo[xxxi]».

Il fatturato annuo delle mafie italiane, valutato da organismi diversi, si aggira all’incirca sui 170-180 miliardi di euro ed è uguale al PIL di Estonia(25 mld), Romania(97 mld), Slovenia (30mld) e Croazia (34 mld)[xxxii].

Un rapporto del CENSIS[xxxiii], realizzato per la Commissione Parlamentare Antimafia[xxxiv] rileva in quattro regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Campania e Calabria) presenza mafiosa in 610 comuni con una popolazione di 13 milioni di abitanti pari al 22% della popolazione italiana e al 77% della popolazione delle 4 regioni. A questo 22% corrispondono il 14,6% del PIL nazionale, il 12,4% dei depositi bancari ed il 7,8% degli impieghi. Nel 2007 il PIL pro capite delle quattro regioni interessate era il più basso del mezzogiorno mentre il tasso di disoccupazione era il più alto. I dati smentiscono l’ipotesi, ancora caldeggiata, secondo la quale la mafia, investendo il denaro illecito nel Sud, ne favorirebbe lo sviluppo. Nella relazione a commento dell’indagine CENSIS il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Giuseppe Pisanu, ha sottolineato che «In Italia a 150 anni dall’unificazione nazionale, il divario Nord e Sud, invece di attenuarsi, aumenta. Mentre Berlino risorgeva come una splendida capitale, Napoli affogava nell’immondizia[xxxv]». Inoltre, “nelle aree svantaggiate della Germania e della Spagna gli investimenti pubblici complessivi sono stati in tutti questi anni costantemente superiori a quelli delle aree più dinamiche.”

Il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a margine di un convegno organizzato da Aspen Institute a Milano ha affermato: «Il Fondo Monetario Internazionale stima che l'attività di riciclaggio del denaro mafioso sia in Italia di 118 miliardi di euro. Il denaro pulito, al netto della spesa di riciclaggio, è di circa 90 miliardi di euro[xxxvi]».

La mafia S.p.A. è la prima azienda italiana per fatturato e utile netto e una delle più grandi per addetti e servizi. Il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell’impresa, ha ampiamente superaro i 92 miliardi di euro anno. Così ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle mani dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi:qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l’ora, 160.000 euro al minuto.

La mafia è diventata una grande impresa multinazionale che opera nell’economia globale esattamente come una qualsiasi multinazionale. Non ha più bisogno di uccidere perché corrompe e compra[xxxvii].

In periodi di crisi economico-finanziaria - quale quello che stiamo vivendo - «le imprese hanno difficoltà a stare in piedi e ci sono situazioni di difficile accesso al credito…» mentre «…le organizzazioni mafiose trovano un terreno fertile e possono entrare in una relazione devastante con gli imprenditori. In un momento di crisi, di restrizione di credito (credit crunch), a maggiore ragione tutti noi dobbiamo vigilare con molta attenzione, perché queste condizioni rendono più facile l'accesso delle imprese mafiose alle imprese legali[xxxviii]».

Negli ultimi tempi in molte città italiane del centro e del nord sono stati sequestrati beni per decine di milioni di euro. Il caso più significativo è quello di Modena dove il Procuratore della Repubblica, Vito Zincani, rivolto ai modenesi ha dichiarato: «Se per magia avessi il potere di sradicare il crimine dalla città, mi caccereste  perché l’avrei rovinata [xxxix]». A Modena 600 aziende sono in odore di mafia.

E a Milano? In una mappa pubblicata dal Corriere della Sera la città appare circondata da cosche della ‘ndrangheta di cui è certamente la capitale.

In uno studio condotto dal Senatore John Kerry con la collaborazione dell’Università di Pittsburgh, diventato successivamente un rapporto al Congresso degli Stai Uniti e poi un libro[xl] (ignorato in Italia), l’ex candidato alla Casa Bianca esamina il rapporto mafia-economia e mafia-democrazia delle cinque mafie più potenti del mondo (cinese, giapponese, russa, italiana, sudamericana) e conclude affermando che esse costituiscono la terza potenza economica mondiale capaci di stravolgere le regole del mercato e di condizionare fortemente l’economia legale e la democrazia. Per quanto riguarda le mafie italiane (indicate come mafia) Kerry sottolinea che «per assicurarsi protezioni ad alti livelli i mafiosi italiani si concentrano sui politici, comprano numerosi ufficiali di grado elevato e corrompono politici di altri paesi. Inoltre sono rispettate perchè hanno fornito alle altre il know how[xli]».

Il 30 maggio del 2008, prima di lasciare la Casa Bianca, George Bush ha inserito la ‘ndrangheta nella lista nera delle organizzazioni “canaglia” istituita con il Kingpin Act del 1999[xlii]. La notizia è clamorosa ma anch’essa ignorata in Italia[xliii].

Secondo i dati accertati da una società olandese, la Inter Risk Management che si occupa di riciclaggio, all’inizio del terzo millennio il PIL della criminalità organizzata ha toccato i 1.000 miliardi di dollari, cifra superiore ai bilanci di 150 paesi membri dell’ONU.

«La battaglia contro le mafie è una battaglia di libertà, anzi una guerra di liberazione[xliv]». L’affermazione è del Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Giuseppe Pisanu, il quale aggiunge: «Ogni anno si riversano sul paese fiumi di danaro sporco che inquinano l’economia, insidiano la vita pubblica e infangano la nostra reputazione nel mondo. Non a caso ci troviamo in posizioni umilianti nelle graduatorie mondiali sulla corruzione, le libertà economiche e gli investimenti stranieriAlberico Giostra


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Commenti
Marino 2010-11-04 19:20:18

@Ivan, ti sei già risposto... "alzare un po' di casino" dici... è proprio così! ...non si risolvono i problemi alzando un po' di casino, ma intanto ogni voto = 1 euro di rimborso elettorale. Cmq anch'io avevo la tua speranza quando sono entrato in idv. Speranza tradita e "rubata" e sono uscito anche per quello che leggi in questo sito.
Fatti solo una domanda, se vuoi: perchè idv non fa "un po' di casino" anche per abolire i rimborsi elettorali? I cittadini con un referendum avevano detto no ai finanziamenti ai partiti... perchè non si batte fino in fondo per cambiare la legge elettorale?
Sbattici pure la testa anche tu... ma abbi dubbi sul partito di Antonio Di Pietro... se vorrai...

Ivan 2010-10-11 23:48:10

Ed io dovrei affidare ad elio Veltri?!? Ma per favore... Sono tutti bravi a criticare ma l'unico che vedo nelle piazze e nei "palazzi" ad alzare un pò di casino è l'on di Pietro.... poi il modo in cui lo faccia è discutibile a volte, ma è l'unico a fare quello per cui è stato votato!

Luca Rosi 2010-10-09 17:39:12

Veltri capo del governo

Monia Lustri 2010-10-09 01:39:19

Elio Veltri è un grande Politico ma di quelli veramente che servono al Paese!!!

Giovanni Serafini 2010-10-08 18:48:36

... e adesso è giunto il momento di creare un movimento di carattere nazionale che dia gambe al progetto politico di legalità, democrazia e partecipazione che Elio Veltri ha sintetizzato in queste note. E' venuto il momento di lasciare al suo destino "populista" Di Pietro e costruire un movimento "per la legalità".

Luigi Cassio Dipace 2010-10-08 17:57:23

Concordo su tutto, daccordissimo con il mio amico Elio Veltri!

Luigi Cassio Dipace 2010-10-08 17:56:28

Concordo su tutto, daccordissimo con il mio amico Elio Veltri!

 

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