Il Tribuno
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Luigi Settembrini 25 Ottobre 2010
IN TOSCANA E SARDEGNA VINCONO GLI UOMINI DI DI PIETRO. CONFERMATI COORDINATORI FABIO EVANGELISTI E FEDERICO PALOMBA. MA SU DEMOCRAZIA E TRASPARENZA IL PARTITO SI RITROVA SPACCATO E NULLA SARA' PIU' COME PRIMA.
IN OGNI CASO PER I COLONNELLI DI DI PIETRO NON SONO STATE DUE BELLE VITTORIE PERCHE' OTTENUTE RICORRENDO A METODI DISCUTIBILI. COME LA SCELTA DELLA SEDE DEL CONGRESSO IN TOSCANA E LA CANCELLAZIONE DI 40 DELEGATI DELLA MINORANZA IN SARDEGNA.
Dai congressi regionali esce un Idv saldamente in mano a Di Pietro. Ora il lider maximo potrà far credere di controllare il partito con il consenso degli iscritti, di non esserne semplicemente il proprietario ma anche il legittimo leader politico. Tralasciando la debolezza delle minoranze, quanto c'è di autentico in questo consenso e quanto di esso è stato invece ottenuto strumentalizzando le leve del potere interno, il conformismo e la pavidità dei militanti?
Gli ultimi tre congressi regionali dell'Italia dei valori celebrati domenica 24 ottobre hanno assegnato agli uomini di Di Pietro altrettante vittorie. In Toscana e Sardegna dove c'è stata una bella battaglia politica, le minoranze sono uscite battute, in Basilicata invece non c'è stata nemmeno battaglia perchè alla mozione di Rosa Mastrosimone non ne è stata opposta alcuna e la ex mastelliana è stata acclamata coordinatrice senza alcun problema. Ma della Basilicata parla Anna Rivelli nel suo articolo. Per quanto riguarda invece Toscana e Sardegna Il Tribuno. com deve fare autocritica perchè ha lasciato credere che i due coordinatori uscenti, Fabio Evangelisti e Federico Palomba sarebbero stati detronizzati e sostituiti dai candidati delle minoranze, rispettivamente Alessandro Cresci e Daniele Cocco. Non è stato cosi purtroppo. Evidentemente abbiamo sottovalutato le capacità di reazione dei due colonnelli di Di Pietro. Quello che è certo è che dai conti che avevamo fatto sulla carta i delegati pendevano in maggioranza per gli sfidanti. Ma altrettanto evidentemente abbiamo sopravvalutato le capacità di reazione morale della "pancia" dei dipietristi, una reazione che non c'è stata, anzi ce n'è stata una al contrario dimostrando che, purtroppo, nel partito messo insieme dall'eversore principe della prima repubblica permangono intatti tutti i peggiori difetti dei vecchi partiti. Uno in particolare: i militanti nonostante disagi e contraddizioni tendono a premiare chi il potere lo gestisce, anche perchè questo viene sapientemente gestito proprio in funzione di una sua conservazione nelle stesse mani. In Toscana Evangelisti ha saputo rovesciare le forze in campo portando dalla sua, tra maggio e ottobre, otto province su dieci, quando prima ne controllava al massimo quattro. Ma il fattore decisivo della sua vittoria non è stato questo, anche se avere dalla sua la stragrande maggioranza degli amministratori pubblici del partito qualcosa vorrà pur dire e potete star certi che non dice nulla di bello. Decisivo è stato soprattutto l'aver celebrato il congresso a Pisa con una decisione scorrettissima e priva di motivazione che non fosse una: quella di non farlo a Firenze dove Cresci probabilmente avrebbe vinto. Se Evangelisti fosse stato certo di vincere, come diceva, il congresso lo avrebbe dovuto celebrare a Firenze per evitare ogni sospetto. Così non ha fatto e questa decisione ora si spera costituisca almeno un pungolo per la sua coscienza di dirigente e uomo di sinistra per far sì che fatti del genere non avvengano mai più. In ogni caso Evangelisti ha vinto con un buon margine, 452 voti contro 297. Non si sono registrati casi di brogli e contestazioni anche perchè garante del congresso era un uomo di specchiata onestà e correttezza, Renato Cambursano. Quel che è certo è che ora l'Idv in Toscana è spaccato. Il sessanta per cento sta con il coordinatore, il quaranta con Cresci. Spaccate sono tutte le province. Insomma la vita del partito di Di Pietro non potrà più essere la stessa perchè la minoranza intende dare battaglia. 
Ancora più spaccato è l'Idv in Sardegna. Qui Federico Palomba è stato confermato coordinatore regionale con un margine ridottissimo, appena 38 voti. Il deputato dipietrista ha avuto 233 suffragi, il consigliere regionale Daniele Cocco, 195. Ma quello che non è accaduto in Toscana è accaduto invece in Sardegna. Se Evangelisti si è limitato a condizionare il risultato fissando la sede del congresso a sua piacimento, in Sardegna secondo la minoranza è accaduto di peggio, sono spariti quaranta delegati circa, e guarda caso erano tutti rappresentanti della fazione che non avrebbe votato per Palomba. Uno di loro, ad esempio, Pietro Pischedda, 67 anni attivista storico di Carbonia, severo contestatore di Palomba, è stato cancellato ex abrupto. Il suo nome era scomparso, volatilizzato. Inutili le proteste, il garante del congresso, Vincenzo Maruccio, neo coordinatore del Lazio, ha rapidamente archiviato il caso senza nemmeno rivolgersi alla sede nazionale per dirimere la vertenza. L'unica concessione che Palomba ha fatto ai suoi contestatori è stata quella di non celebrare, come paventato, il congresso a Olbia, una provincia del Nord lontanissima da Cagliari e a lui fedele grazie al "dominus" locale, l'eurodeputato Giommaria Uggias nel cui staff a Strasburgo lavora un nipote di Palomba. Infatti il congresso si è poi svolto a Trametza in provincia di Oristano, una località almeno equidistante. Insomma se in Toscana il congresso si è celebrato in una sede "amica" del coordinatore ma senza che si siano sospettati brogli, in Sardegna secondo la minoranza si sarebbero verificate gravi irregolarità ma almeno in una sede neutrale. Di Pietro commenterebbe: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. In ogni caso anche in Sardegna il partito è spaccato: il 53% sta con Palomba, il 47 con Cocco. Nel direttivo regionale 17 consiglieri sono schierati con l'ex presidente della Regione, 12 con l'attuale consigliere regionale. In settimana i suoi uomini si vedranno e decideranno il da farsi, se restare nel partito e dare battaglia o se rinunciare e andarsene altrove, a cercare democrazia, trasparenza e legalità. Molti di loro si sono accorti che essere dipietristi nel partito di Di Pietro è impossibile. 



















Luigi Settembrini

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Commenti
Felice D'Ambrosio 2010-10-27 01:45:54

E' incredibile, lo sapevano che il partito era e sarà sempre di Di Pietro e al suo interno la democrazia è un optional ad uso esclusivo del suo fondatore, ed allora, perchè mai si sono iscritti, perchè mai ora fuggono da esso, che non sia solo una mera questione di potere ?

ex DC 2010-10-25 23:00:32

e io spero che decidano di andarsene tutti, ma proprio tutti... non si può tollerare una seconda DC

 

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