Dopo Rosa Mastrosimone, un'altro ex mastelliano approdato all'Idv lucano (e poi uscito) sta interessando la magistratura potentina. Si tratta di Roberto Galante (foto) contro il cui ingresso in Idv ed alla cui candidatura in consiglio comunale nel 2009, si era levato alto il grido dei dissidenti. Un collaboratore di giustizia lo ha tirato in ballo in una vicenda dai contorni inquietanti. Antonio Cossidente, autodefinitosi “promotore di un clan mafioso”e che sta testimoniando sulla “calciopoli” del Potenza addebitando responsabilità di non poco conto anche ad altri politici lucani, ha accusato Galante di aver “fatto da tramite per far sì che una persona … un pregiudicato” a lui vicino ottenesse un lavoro nella struttura in cui lo stesso Galante lavora; in cambio, dice ancora Cossidente, Galante “fu aiutato” nelle elezioni regionali del 2005. Naturalmente Galante, che non risulta indagato dalla Procura di Potenza, si dichiara estraneo ai fatti ed afferma di non aver “mai avuto rapporti con questa persona”.
Approdato nell’Italia dei Valori di Basilicata solo qualche mese prima delle amministrative del 2009, Galante vantava un sostanzioso pacchetto di voti che subito aveva ingolosito Belisario. Il capogruppo dei senatori Idv, proprio per questo, lo aveva accolto trionfalmente e gli aveva permesso da subito di fare patti ed avanzare pretese, fino a candidarlo per le comunali facendo impegnare l’allora assessore regionale Antonio Autilio, candidato sindaco del partito, a dimettersi ad elezioni avvenute per lasciare il posto al suo nuovo pupillo. Galante giurava che avrebbe portato almeno un migliaio di voti dei quali, assicurava, poteva disporre con certezza. Tuttavia sull'esponente mastelliano Belisario era stato messo in guardia. Potenza è una piccola città, certe voci girano e notizie di stampa che parlavano di indagini in corso su questioni riguardanti il Don Uva (la struttura sanitaria in cui lavora Galante) ed alcuni suoi dipendenti, si erano da tempo diffuse. Era proprio necessario – si chiedevano gli allora dissidenti Idv - candidare un esponente politico di un altro partito sul quale per di più si addensava già qualche ombra? Ma Belisario, sordo ad ogni avvertimento, esibì Galante come fiore all’occhiello, non si domandò mai da dove gli provenisse l’assoluta certezza del suo “pacchetto” di voti, gli consentì di "boicottare" tutti gli altri candidati, mortificò Autilio facendolo dimettere e arrivò al punto di "paralizzare" i lavori del Consiglio Comunale di Potenza con l'assurda pretesa di far sedere sullo scranno di Presidente il suo pupillo. Come è noto, Galante non è riuscito a diventare Presidente del Consiglio Comunale per via dell'aperta opposizione degli altri consiglieri, sia di centrosinistra che di centrodestra, e così, ritenendo di non essere stato sufficientemente "sponsorizzato" dal partito, ha lasciato l’IdV per ritornare con i suoi vecchi compagni mastelliani. Oggi, comunque, grazie al trampolino di lancio del capo dei senatori dipietristi e del partito della legalità, Roberto Galante, accusato da un boss della mafia, è annoverato tra i rappresentanti dei cittadini del capoluogo lucano. A questo punto si spera che la magistratura verifichi rapidamente l'affidabilità delle rivelazioni di Cossidente, appurando se Galante ha effettivamente ricevuto l'appoggio sia alle regionali del 2005 che alle comunali del 2009, quando è stato candidato con l'Idv. Se così dovesse risultare, sarebbe il caso che Felice Belisario sentisse un certo peso sulla sua coscienza.
Intanto finita la fase congressuale e incassati i risultati preconfezionati, figli ovviamente di mozioni uniche e di scelte fatte alle spalle degli iscritti al partito, l’IdV della Basilicata sonnecchia limitandosi a sprecare di tanto in tanto qualche comunicato stampa per fingersi attento a questo o quel problema regionale e/o nazionale. Tace, invece, sulle questioni interne e non dà risposte, ad esempio, sulle dimissioni che l’assessore Mastrosimone, acclamata anche coordinatrice regionale, dovrebbe rassegnare per tener fede a quel codice etico che fa bella mostra di sé sul sito del partito e nei discorsi del Presidente Di Pietro e di tutti i suoi colonnelli. Rosa Mastrosimone, lo ricordiamo, è stata rinviata a giudizio per abuso d’ufficio, ma il partito ha ignorato la cosa e ha chiuso occhi ed orecchie anche di fronte alla richiesta esplicita di dimissioni (http://www.sassilive.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9151:se-lassessore-mastrosimone-e-stata-rinviata-a-giudizio-per-abuso-dufficio-matera-cambia-chiede-le-sue-dimissioni&catid=20:politica&Itemid=241) sollecitata da quanti proprio sull’ingresso e sulla candidatura della Mastrosimone in Italia dei Valori avevano incentrato un’azione di dissenso fino ad abbandonare il partito. Eppure una risposta qualcuno dovrebbe darla, se non Di Pietro, almeno Belisario da tempo impegnato in Basilicata a riciclare quanti si vedono rifiutare la candidatura nei loro partiti di provenienza, pur potendo vantare un cospicuo pacchetto di tessere. Insomma, se la ex mastelliana Mastrosimone oggi gestisce con scarso successo uno degli assessorati più importanti della Regione Basilicata (quello alla Cultura e alla Formazione) il “merito” è tutto di Belisario che, avido dei suoi voti, non solo le ha aperto le porte del partito non tenendo in conto nemmeno il parere contrario (sommessamente) espresso dall’allora segretario Radice, ma ha anche caldeggiato la sua candidatura nonché la sua nomina ad assessore nel momento in cui il risultato elettorale le era stato nettamente sfavorevole. Vale a dire che se oggi in Basilicata c’è nelle istituzioni un inquisito in più, lo si deve all’alacre attività del partito più giustizialista d’Italia, quello che parla alla pancia del popolo proponendo la questione morale in tutte le salse.
al don uva la maggior parte sono raccomandati qst cosa mi stupisce poco, meglio nn dire altro