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Alberico Giostra 15 Novembre 2010
DE MAGISTRIS, BERLUSCONI E LA LEGALITA'

Il dibattito su Luigi De Magistris e il suo rinvio a giudizio sta investendo l'Idv e la sua classe dirigente. La prima cosa da dire è che purtroppo questa tegola arriva proprio mentre l'ex pm napoletano aveva deciso di rompere gli indugi e dare vita ad una sua corrente organizzata e questo, se non altro, conferma che il fattore C non ha ancora smesso di assistere Di Pietro. Ad attaccare De Magistris è stata la destra interna, Borghesi, Zamponi, Cimadoro e compagnia bella e Di Pietro lo ha difeso, infuriandosi con i suoi colonnelli. A complicare le cose ci si è messo Travaglio che, pur confermando la sua stima all'ex pm di Why Not, gli ha consigliato di autosospendersi. Al giornalista ha subito risposto De Magistris sostenendo che non si autosospende perchè è vittima di "articolazioni di un potere in gran parte illegale" che secondo lui è presente anche nella magistratura. Secondo Peppino Caldarola siamo di fronte ad una risposta "berlusconiana". E in effetti gli assomiglia. Berlusconi accusa una parte della magistratura di essere di sinistra, De Magistris di essere di destra.
La verità è che hanno ragione entrambi. Anzi ha un pò più ragione De Magistris perchè il 70% dei togati italiani è di centro-destra e se quelli di centro-sinistra sono come Edmondo Bruti Liberati, voi capite che c'è poco da stare allegri. Nel frattempo Massimo Donadi nel suo blog cerchiobotteggia come può, dicendo che il codice etico è sacro e però se fosse stato sempre in vigore Di Pietro non avrebbe nemmeno potuto fondare l'Idv (cazzata madornale perchè il suo capo non è mai stato rinviato a giudizio) E poi De Magistris quando ha commesso questi presunti reati non era ancora in politica, e allora aspettiamo almeno la sentenza di primo grado, poi però se lo condannano e bla bla bla. Dalle sue parti dicono "pezo el tacon del buso".
Torniamo ai ragionamenti veri. Il punto è l'involontario berlusconismo di De Magistris o meglio il concetto di diritto e legalità che si vuole sostenere.
Vogliamo una volta per tutte affermare che i totem "legalità" e "questione morale" sono gusci vuoti, argomentazioni nobili quanto volete ma astratte.
Meglio ancora, rappresentano un momento importante in uno schieramento progressista e riformista ma che diventa essenziale solo nel corso di una fase "difensiva" della sua azione politica. Esattamente come è accaduto in questi ultimi trent'anni caratterizzati da un'egemonia culturale delle destre e del liberismo che hanno portato ad un attacco spietato alla Costituzione a regole, codici e deontologie.
Parimenti legalità e questione morale sono essenziali in un paese che vede una parte del suo territorio, il sud, preda dello strapotere delle più pericolose organizzazione criminali del mondo, grazie a collusioni e complicità dei colletti bianchi. Viceversa laddove ci si trovi di fronte alla necessità di offrire cittadinanza a "nuovi diritti", quando cioè è vitale unire alla legalità altri valori e principi, pensiamo al caso dei migranti o a quello dei lavoratori precari, è necessario forzare questa legalità, sia pur non in modo eversivo.
In base a questa logica, ad esempio, non esiste un concetto particolare di leggi ad personam, figura che fa parte dei mitologemi del pifferaio di Arcore. Per un motivo molto semplice: tutte le leggi del governo Berlusconi sono ad personam, non solo quelle che gli servono per salvarsi dai processi. Se non sono ad personam sono "ad corporationem", o meglio ancora "ad coetum", "ad classem".
Le cosiddette leggi ad personam non hanno mai scandalizzato la purulenta borghesia italica perchè in cuor suo ha sempre saputo che tutte le leggi sono "ad personam", perchè il compito di un governo, comitato d'affari istituito in suo nome, non può che produrre questo tipo di leggi. Berlusconi ha offerto un vantaggio enorme alla sinistra italiana: svelare con una ebbra e delirante improntitudine la vera natura della Legge e della Legalità: la sua parzialità, il suo essere un comando culmine della formulazione di interessi costituiti.
Questo è il vero sdoganamento di Berlusconi. Quando attacca la magistratura accusandola di essere "di parte" dice una cosa vera. La magistratura lo è.
Quello che Berlusconi non può dire è che la magistratura, ma non solo quella corrotta, non può che essere dalla parte del potere.
Quello stesso potere che si è servito di lui e che ora ha deciso di scaricarlo per manifesta indegnità. Quanto accaduto a De Magistris dovrebbe insegnare che cos'è questo potere. Parliamo dell'unico vero potere, quello economico, il vero antagonista della politica e contro il quale la magistratura nulla mai ha potuto, nonostante alcune lodevoli eccezioni. Perchè chiamata ad applicare le leggi non potrà che applicare leggi che sono state scritte per questo potere. Di fronte a tutto ciò i Travaglio e i Di Pietro pensano di salvare la patria restituendo alla Legge e alla Legalità il suo valore universale facendo credere che sia possibile depurare le norme da interessi costituiti. Lo schema Mani Pulite insomma.
E' una pia illusione. Evitare altre leggi per bloccare i processi o depenalizzare alcuni reati in virtù delle emergenze processuali di un membro del governo sarà facilissimo e dopo lo scempio berlusconiano per anni questo penoso spettacolo dovrebbe esserci risparmiato. Ma guai a illudersi che in questo modo sarà ripristinata la intatta virtù salvifica della cosiddetta Legalità. Guai a pensare che altri governi, magari quelli guidati dal cosiddetto terzo polo, riscattino la Legalità dalla sua parzialità, dal suo essere funzione degli interessi di una o più classi sociali.
Il punto è che anche una legge che difende i lavoratori lo è. Perchè magari difende solo un certo tipo di lavoratori e non tutti. Ogni volta che ci imbattiamo in una esaltazione della Legge, del Diritto, e in sostanza della Democrazia, ci torna sempre in mente che nell'antica Grecia, culla del regime democratico, esso era fondato sulla schiavitù.
Nel cuore di ogni democrazia e del suo diritto c'è dunque un buco nero, un vulnus originario. Per qualcuno è ineliminabile, sarebbe come una sorta di male necessario con il quale dobbiamo convivere per godere degli insuperati vantaggi della democrazia. Intanto però riconosciamolo questo buco nero. Alla luce di quanto detto converrete anche voi che il cosiddetto caso De Magistris non esiste. E' un dibattito meramente formale. Se proprio vuole sospendersi lo faccia pure. Se non lo vuole fare va bene lo stesso. Se vuole contestare le contraddizioni dei suoi detrattori interni ne ha ben donde. Pensi ad esempio ad un bel dibattito sul concetto di Legalità con Gabriele Cimadoro che vorrebbe depenalizzare il reato di bracconaggio perchè sostiene che così si aiutano i cacciatori a rispettare di più la legge e gli animali (!!!)
Ma se De Magistris invece vuole fare la cosa giusta anzichè continuare a cincischiare con questi stucchevoli interlocutori, prenda il toro per le corna e se ne vada direttamente dall'Idv. Lasci Di Pietro al suo destino.
Fuori troverà ad accoglierlo la meglio gioventù dell'Idv, quelli che giustamente se ne sono già andati, e potrà realizzare quelle idee che in quel partito bislacco non avranno mai diritto di cittadinanza. 




















Alberico Giostra

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