Il Tribuno
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News by Dire
02 Novembre 2010
IDV CALABRESE SEMPRE PIU' NEL CAOS. 45 ISCRITTI DEI CIRCOLI DI SCALEA E PRAIA A MARE ESCONO DAL PARTITO.
ORMAI E' UN DRENAGGIO CONTINUO. LA STAGIONE DEI CONGRESSI PROVINCIALI E REGIONALI MOSTRANDO IL VERO VOLTO DI UN PARTITO DOVE VIGE LA SOLA REGOLA DEL PIU' FORTE E DEL PIU' FEDELE, STA PROVOCANDO UNA MORIA DI ISCRITTI CHE CONTINUERA' IN TUTTA ITALIA. E' LA BANCAROTTA POLITICA E MORALE DI DI PIETRO.INTANTO IN CALABRIA I DIRIGENTI LOCALI HANNO DATO ORDINE AI MILITANTI DI NON PARLARE CON I GIORNALISTI DE IL TRIBUNO.COM. IL VERO PROBLEMA DELL'IDV SIAMO NOI.
"Non esistono più le condizioni per restare in un partito antidemocratico come l'Idv", dichiara al Tribuno.com Massimiliano Cedolia, il fondatore dei due circoli che si autosopprimeranno, che nell'intervista ricorda la lunga sequenza di errori politici commessi da Di Pietro e Ignazio Messina in Calabria. Secondo Cedolia a deludere però è stato anche Luigi De Magistris che non ha saputo gestire il patrimonio politico rappresentato da Callipo e non ha ascoltato fino in fondo il malessere del partito.
Nuova fuga dall'Idv. Domani 45 iscritti dei circoli di Scalea e Praia a mare (Cs) escono dal partito di Di Pietro. "Non esistono più i presupposti per restare in un organismo antidemocratico come questo", dichiara al Tribuno.com il fondatore Massimiliano Cedolia, 41 anni, libero professionista. "I nostri circoli sono nati sull'onda dell'entusiasmo della campagna elettorale delle europee del 2009 quando abbiamo creduto che l'Idv potesse diventare un partito libero e aperto alle correnti della società civile per ascoltare le esigenze dei territori. In realtà ci siamo resi conto di essere capitati in una struttura in cui non esiste libertà di parola e di critica, caratterizzata dal verticismo e  in cui viene premiata una sola cosa: la fedeltà a Di Pietro. Questo è infatti", prosegue Cedolia, "l'unico criterio con cui viene selezionata la classe dirigente dell'Idv". Cedolia racconta di essersi accorto immediatamente di essere capitato in qualcosa di totalmente diverso da quello che immaginava leggendo i giornali o guardando la tv, le cui omissioni, soprattutto tra la stampa di sinistra hanno contribuito ad edulcorare l'immagine di Di Pietro. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata però l'esperienza del congresso provinciale di Cosenza, tenutosi a giugno, un'assise caratterizzata, ricorda Cedolia da gravissime scorrettezze suffragate da Di Pietro e Ignazio Messina. Liste degli iscritti negate alla minoranza anti Feraudo, 60 iscrizioni irregolari per favorire la vittoria del candidato dipietrista, orari di voto stabiliti in base alle esigenze del gruppo al potere, tutte pratiche indecenti regolarmente denunciate ai vertici del partito che le hanno però ignorate archiviando il caso. In precedenza secondo Cedolia il partito era stato gestito con somma imperizia dal commissario Messina. "Come nel caso dell'assessorato perduto alla provincia di Cosenza. La nomina di Mario Caligiuri era stata congelata in base ad un accordo tra lo stesso Caligiuri e il presidente Oliverio per evitare di far entrare al posto di Caligiuri, Dodaro, primo dei non eletti che nel frattempo era uscito dal partito con Misiti. Ma Messina non ha capito nulla", prosegue Cedolia "e impulsivamente ha chiesto agli eletti di uscire dalle giunte dove l'Idv governava con il Pd. E purtroppo a Rossano lo hanno anche ascoltato mentre altrove per fortuna hanno ignorato l'ordine". "Il risultato", aggiunge Cedolia", è stata una figuraccia incredibile, l'immagine di un partito inaffidabile e senza una vera classe dirigente". C'è poi il discorso dell'opportunismo e del trasformismo, caratteristiche negative tipiche del dipietrismo che secondo Cedolia in Calabria sono state incoraggiate. Basti pensare al fatto che Giuseppe Giordano è stato richiamato nel partito in occasione delle regionali dopo essere uscito qualche tempo prima e questo solo perchè si sapeva che poteva contare su un congruo pacchetto di voti. Poi è stato nominato capogruppo consiliare nonostante avesse preso la metà dei voti di Giuseppe Talarico che era peraltro l'unico consigliere uscente. Stesso discorso con Franco Dodaro, aggiunge Cedolia, il quale era uscito con Misiti ed è stato richiamato in servizio da Ignazio Messina. Grazie a questi comportamenti uno dei due consiglieri provinciali, Michele Fusaro, sottolinea Cedolia, se ne è andato nel gruppo misto e l'Idv ha così visto dimezzare la sua forza in consiglio. "La causa di tutto questo", spiega l'ormai ex militante dell'Idv, "è Antonio Di Pietro. E' lui che vuole un partito a sua immagine e somiglianza e che non ammette deroghe al suo potere assoluto. E' lui che gestisce il suo partito come una cosa privata, come e forse peggio di Silvio Berlusconi, non rispettando patti e accordi presi con i suoi dirigenti e mostrando una sostanziale indifferenza per le regole interne. In occasione del congresso provinciale di Cosenza, ad esempio, aveva promesso a Giuseppe Talarico un occhio di riguardo per la sua componente e poi invece è andata come è andata con i dipietristi ortodossi che si sono presi tutto. Stesso discorso per l'elezione di Emilio De Masi a coordinatore regionale. Ma devo dire", conclude Cedolia, "che sia Talarico che De Masi si sono mostrati ingenui nel credere alla buona fede di Di Pietro, che più che furbo è scorretto". Infine il caso Callipo. Secondo Cedolia è stato gestito male perchè imposto dall'alto e senza farlo metabolizzare dal partito che si è servito dell'industriale calabrese solo come una vetrina. Un errore che a parere di Cedolia è stato commesso soprattutto dall'ex pm di Why Not che sulle vicende calabresi, a differenza di Pino Arlacchi si è fatto sentire poco e male.  

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Commenti
Luigi Villani 2010-11-06 19:54:52

Da quando è stata costituito/a l'associazione/ movimento/partito dell'IDV, dal 2000 la gente va e viene. Al suo leader poco importa. Troverà altri che entrano e quelli che entrerano se non staranno alle sue regole dovranno uscire. Semplicemente perchè l'associazione/movimento/partito è SUO!! Importante è che quelli che escono abbiano contribuito, attraverso il voto, ai rimborsi elettorali che IDV copiosamente incassa e quando escono non abbiano a portar via il gruzzolo che resta fermo nelle mani del PARTITO PERSONIFICATO DA DI PIETRO.

Francesco Damiano 2010-11-04 00:41:15

Evidentemente Alessandro Chiappetta è abituato a confrontarsi con mediocri, così come il partito che difende. Il tappo è rappresentato da tutti quelli che come te non riconoscono la qualità. Buona fortuna a te e continua a tenere ben ferma la testa nella sabbia... In fondo anche questo, è un tappo!!!!

Alessandro Chiappetta 2010-11-03 16:59:33

Chi conosce Massimiliano Cedolia, fedele adulatore dell'europarlamehtare Pino Arlacchi eletto nelle liste di IdV, partito che ha tradito senza una ragione valida, comprende la pretestuosità delle sue dichiarazioni. Un'accozzaglia di farneticazioni che hanno il solo intento di delegittimare il Partito. Chi conosce la realtà calabrese sa bene che gli iscritti REALI che starebbero per lasciare il partito si contano sulle dita di una mano. Ora il Partito crescerà sicuramente di più. Qualcuno se ne va (meno male!) e molti sono sulla porta pronti ad entrare. Grazie Massimiliano per aver tolto il tappo che impediva al partito di radicarsi nell'alto tirreno cosentino e BUONA FORTUNA!!!

Giacomo 2010-11-03 14:29:58

E ORLANDO dove lo mettete, in Piemonte sta iniziando una sommossa, così come in tutta Italia. Qui hanno vinto i signori delle tessere...la base si sta staccando in massa.

Dal fatto quotidino:
http://idv-voghera.blogspot.com/2010/10/idv-torino-nuovo-segretario-eletto-nel.html

Serena Rinuncia 2010-11-03 11:15:41

Finalmente c'è chi parla!!!
Italia dei valori è il partito che Di Pietro si è costruito su misura e che si assottiglia o si allarga a seonda di quanta fame ha Di Pietro, che poi quando ha mangiato troppo vomita le novità e ritorna a mangiare la solita minestra!

 

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