Con le dimissioni dei finiani dagli incarichi di governo la crisi è ufficialmente aperta. Il sogno di liberarsi di un Premier così pernicioso per la democrazia e per l’immagine del Paese comincia ad apparire più concreto, ma il cammino è solo all’inizio e qualsiasi errore adesso potrebbe rivelarsi fatale. L’Italia ha un bisogno vitale di Sinistra, di una Sinistra, però, diversa da quella che fino ad ora troppe volte si è mostrata tiepida o assente, spesso contigua alle forze di governo ed incapace di esercitare con coerenza e decisione il suo ruolo a causa delle lacerazioni esistenti al suo interno. Serve una Sinistra unita, un Pd che non avverta come una sconfitta la vittoria di un Pisapia, che non usi le primarie per misurare gli equilibri di potere, ma solo per restituire sovranità al popolo, che sappia liberarsi di quegli alleati che si alimentano contendendo i voti ai compagni di cordata mentre si mostrano incapaci di sottrarre consensi agli avversari.
Parliamo principalmente dell’Italia dei Valori che è un pericolo reale per la coalizione di centrosinistra. A far vacillare Berlusconi, d’altronde, non è stato il gran gridare di Di Pietro, né il suo proclamarsi da sé unica opposizione; Di Pietro in questi anni è riuscito soltanto a “svenare” la Sinistra, a rosicchiare slealmente consensi al Pd, con il quale pure continua ad allearsi solo per accaparrarsi poltrone, ad ingannare gli elettori offrendo sulla carta quanto nella pratica non ha mai realizzato né mai pare abbia intenzione di realizzare. Chi ha militato in IdV, attratto da quei valori e da quegli ideali che vengono usati solo come specchietti per allodole, ed ha potuto conoscere il vero volto del dipietrismo, ha il dovere di mettere in guardia quella parte sana della società che, alla fine, è quella più sensibile alle lusinghe del grande incantatore e più facilmente cade nella sua rete. Di Pietro, infatti, con i suoi discorsi di giustizia, con le sue marce di legalità, con i suoi codici etici puntualmente disattesi, con la sua onnipresenza in tutte le piazze ha la capacità di vanificare gli sforzi di una società civile che non vuole arrendersi. Di Pietro ha messo il cappello sul Popolo Viola, Di Pietro ha spaccato le Agende Rosse, Di Pietro ha “usato” solo a fini elettorali i De Magistris e le Sonia Alfano per poi tentare continuamente di tacitarli, Di Pietro cavalca i Genchi e le Forleo e poi li abbandona, sollecita la piazza e poi la definisce sterile, fa l’ambientalista e vota a favore delle perforazioni petrolifere e addirittura del bracconaggio, condanna il familismo e vanta al suo interno una vastissima parentopoli, alza la voce contro i costi della politica ed in meno di dieci anni incamera circa 60 milioni di euro sul cui utilizzo vorremmo sempre saperne di più. Di Pietro promuove referendum come quello sull’acqua proponendo quesiti sibillini che vengono da lui spiegati in modo diverso da quello che in realtà sono; Di Pietro accoglie e promuove i transfughi di ogni partito, spesso gli stessi che nel passato aveva indicato come acerrimi nemici; Di Pietro ha attaccato Fini quando gli stava sottraendo la palma di primo oppositore a Berlusconi, ma attacca anche Vendola perché teme a ragione che egli sia capace di riconquistare alla sinistra quei voti che IdV aveva rosicchiato; Di Pietro, in nome della morte delle ideologie, ha contribuito ad uccidere la politica facendo eleggere uomini incapaci di perseguire obiettivi diversi dal proprio potere personale, raccoglitori di tessere, professionisti del clientelismo, abili trasformisti.
Questo è il vero volto di quello che ama definirsi il secondo partito della coalizione di centrosinistra. Di Pietro per il centrosinistra è in realtà un mutuo a tasso variabile che non si finirà mai di pagare, è l’ipoteca su qualsiasi possibile vittoria, è il nemico numero uno del popolo e della sinistra. E’ meno pericoloso un nemico vero –recita un vecchio proverbio- che un finto amico. Di Pietro è un finto amico: bisogna che tutti aprano gli occhi come bene già da tempo ha fatto Salvatore Borsellino.
Capisco, ma nell'analisi emerge Di Pietro d'imperio. Ieri sera il direttivo provinciale dell'Italia dei Valori della provincia in cui risiedo, ha deciso di portare avanti una battaglia a proposito di un certo "familismo amorale" che ha connaturo la prassi procedurale di occpuazione di spazi di potere, anche occupazionale, da parte del maggior partito della coalizione di centrosinistra, il PD, inserendo mogli di alcuni assessori regionali, figli di dirigenti di partito, ... in un importante Ente pubblico che verrà dato in gestione ad una cooperativa. L'Italia dei Valori si è espressa contro, affermando implicitamente, noi siamo altro. Adesso, nei fatti, questo dobbiamo dimostrare. Ritengo ingiusto ed ingeneroso e, me lo si permetta, ingenuo, abbattere la mela di un albero malato, quando sappiamo benissimo che pure le altre mele sono marce. Nel PD, però, se si attacca Bersani, D'Alema o Veltroni è per formare una classe dirigente migliore, non per demolire un partito. Nell'IDV si attacca Di Pietro per eliminare un intero partito che ha avuto ed ha, un ruolo fondamentale nella storia del nostro paese, che ha avuto e può avere l'ambizione di ridefinire la sanità di un albero malato.
E' il berlusconismo, non tanto Berlusconi il pericolo. Ed il berlusconismo, in quanto atteggiamento, è trasversale e pervade il tronco dell'albero per possedere le mele che procrea. Un tempo si diceva, il comunismo o è totale o non è. Poi si passò a dire che il maggior nemico della sinistra è, per l'appunto, la sinistra. Da uomo che ha sempre guardato a sinistra, ho sempre chiesto, e non da oggi, come potesse una sinistra, che per definizione è eterogenea, quindi plurale, parlare ai cittadini di integrazione culturale se non è mai stata capace di gestire e difinere risorsele differenze che la connaturano per definizione? Mi dicevano che la mia era retorica e non affrontavano il problema.
Dire che il nemico della sinistra oggi è Di Pietro perché rosicchia o, se vogliamo “ruba” voti è fuorviante e non rispondente al vero. La sinistra ha nel codice genetico il difetto della protervia e della supponenza, non ama i dissensi, anzi li trova inauditi. Ho visto persone abbandonare il PD ed approdare in Italia in Valori e gridare contro queste scelte infamia e tradimento. Poi ho visto alcuni abbandonare l'Italia dei Valori per approdare nel PD e vantarsi della conquista fatta.
Si, parliamo di una sinistra che sparò pure su Pasolini quando metteva sullo stesso piano i ragazzi del movimento studentesco e quelli delle forze dell'ordine mandati a contrastarli. I primo uguali, con indosso una divisa spartana, il montgomery, gli altri ufficialmente riconosciuti dal potere costituito, con la divisa di un altro colore. Ed in tutto questo, la politica odierna, dorme sepolta in un campo di grano...