Il Tribuno
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"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
La Redazione 16 Novembre 2010
NELL'IDV ORMAI E' GUERRA APERTA. BORGHESI ATTACCA LA ALFANO ACCUSANDOLA DI GETTARGLI ADDOSSO VALANGHE DI M...
IL VICECAPOGRUPPO ALLA CAMERA DELL'IDV RISPONDE SUL SUO SITO AD UN INTERVENTO DELL'EURODEPUTATO SICILIANO. NEL SUO BLOG RIPORTA ANCHE UN LANCIO ANSA PUBBLICATO DA "IL TRIBUNO.COM" E NEL QUALE CHIEDEVA DI PRENDERE LE IMPRONTE DIGITALI AI BIMBI ROM. E PARLA DI "METODO DI DOSSIERAGGIO, PRATICA DIFFUSA DI GIORNALISTI PREZZOLATI". SCUSI ONOREVOLE PUO' DIRCI PER CORTESIA A CHI SI RIFERISCE?
Nel partito di Di Pietro infuria una lotta al coltello tra la destra e la sinistra del partito. A far discutere è ancora il rinvio a giudizio di Luigi De Magistris contro il quale si sono scagliati sia Borghesi che il consigliere lombardo Stefano Zamponi, il quale con una lettera aperta all'eurodeputato inviata ai membri dell'esecutivo, e fortemente contestata dal presidente, ha ribadito la richiesta di autosospensione. In appendice la pubblichiamo.

Rispondo al fango infame di Sonia Alfano.StampaE-mail

E’ doveroso da parte mia rispondere alla valanga di fango (anzi di m…) che con un metodo di dossieraggio, che credevo pratica diffusa di giornalisti prezzolati, la signora Sonia Alfano ha ritenuto di gettarmi addosso nel suo intervento su “Il Fatto Quotidiano”. La mia colpa era di aver osato chiedere a Luigi De Magistris, rinviato a giudizio per omissione di atti di ufficio nella sua qualità di magistrato, di autosospendersi (non di dimettersi) così come previsto dal Codice etico di Italia dei Valori. Né più né meno quanto anche Marco Travaglio aveva chiesto di fare dalle colonne del “Fatto”.

Solo che la stessa cosa detta da me ha scatenato la violenta reazione della signora Alfano. Io penso che “le regole siano regole”, che “le regole che un partito si dà siano legge” per chi ne fa parte, e che “la legge sia uguale per tutti” e che dunque non sia possibile che per qualcuno non valga ed in particolare per chi sta in alto. Altrimenti è giusto cambiare le regole per tutti!. Ciò vale per De Magistris, rinviato a giudizio, per Porfidia , indagato, (“nostro” ex deputato perché eletto nelle liste Idv così come De Magistris e la Alfano), e per tutti coloro(per fortuna pochi) che in questi mesi, disciplinatamente, si sono adeguati al codice etico.
Ho 61 anni, mi sono avvicinato alla politica per la prima volta nel 1995, quando ne avevo 46, e dunque ho costruito la mia vita nella società civile (sono professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese nell’Università). Sono un uomo fortunato perché non c’è nulla, ma proprio nulla, di ciò che ho fatto nella mia vita da rinnegare o di cui debba vergognarmi. Ho commesso errori, perché errare è umano, ma quando è stato necessario li ho sempre riconosciuti e ho cercato di porvi rimedio.
Chiunque può leggere sulla mia biografia, presente sul sito www.antonioborghesi.it, che nel 1995 sono stato eletto Presidente della Provincia di Verona, come indipendente, a capo di una giunta formata da Lega Nord, Partito Popolare, Verdi e Patto Segni. Successivamente ho aderito alla Lega Nord, partito dal quale me ne sono andato nel novembre 1998 non condividendone le scelte secessioniste. Vorrei solo ricordare a tutti che in quegli anni Bossi girava le piazze del Nord scagliandosi contro Berlusconi, identificato come “il mafioso di Arcore” ed inneggiava a Di Pietro ed al lavoro di “Mani Pulite”. Il mio giudizio sulla Lega xenofoba, razzista e secessionista é facilmente individuabile in molti miei interventi nell’aula della Camera, a partire dal 2006 quando vi sono stato eletto.
Nel 2000, cioè circa due anni dopo essermene andato dalla Lega ed essere ritornato al mio lavoro nella società civile, ho incontrato Antonio Di Pietro ed insieme a lui ho contribuito alla costruzione di questo partito, come dirigente locale e nazionale. Come si vede è del tutto scorretto e falso parlare di me come di un voltagabbana o di uno che ha ri-acquistato la verginità perduta, grazie a Idv.
Nell’autunno del 1997 sono stato indagato per “abuso d’ufficio e turbativa d’asta” in relazione alla vendita di una azienda agricola di proprietà della “Fondazione Barbieri”, che presiedevo in quanto Presidente della Provincia di Verona. Come si può leggere nei resoconti verbali del Consiglio Provinciale (che tengo a disposizione di chiunque li desideri) all’epoca fui io stesso a comunicare ai consiglieri provinciali che avevo ricevuto notizia di essere indagato, che non sentendomi colpevole di nulla avrei chiesto immediatamente al magistrato di essere interrogato, e che in ogni caso, ove mai fossi stato rinviato a giudizio, un minuto dopo mi sarei dimesso da Presidente . Dopo qualche mese, nella primavera del 1998, il Pubblico Ministero chiese l’archiviazione dell’indagine per non aver commesso né abusi di ufficio né turbative d’asta (tengo a disposizione l’atto per chi lo desideri). E’ dunque totalmente falsa l’affermazione della signora Alfano che io sarei stato rinviato a giudizio. Tra l’altro ricevetti nell’occasione icomplimenti del magistrato poiché, grazie alla mia azione, la Fondazione incassò dalla vendita 600 milioni in più, e, dopo una sostanziale inattività durata vent’anni, sei mesi dopo inaugurò la prima casa-famiglia, destinata alle persone spastiche.
Premesso che io sarei d’accordo che le impronte digitali siano prese a tutti, italiani e non (ma è l’Idv che in passato lo ha affermato compreso Antonio Di Pietro), la magistratura e le forze di polizia hanno in passato scoperto numerose bande di Rom che consapevolmente ed in modo criminale utilizzavano i loro bambini, in quanto non penalmente punibili, per effettuare furti nelle abitazioni. In quella occasione ho dichiarato, e non me ne pento, che avrebbero dovuto essere prese le impronte digitali a quei bambini, ma perché quella era la strada per riconoscere e catturare i loro mandanti, cioè i loro genitori. Ricordo per altro che in quel comunicato stampa dissi anche ''le problematicità di una decisione del genere sono molte'' e che ''cautela e sensibilità devono andare di pari passo con i controlli''. (Riporto in calce per intero il comunicato stampa)
Per tornare alla questione del codice etico di Idv, ricordo a tutti che mai, da quando esiste il partito Italia dei Valori, Antonio Di Pietro è stato rinviato a giudizio. Tutti ricorderanno altresì che Antonio Di Pietro per il solo fatto di essere “indagato” (non rinviato a giudizio) si dimise nel 1996 da Ministro dei Lavori Pubblici.
Quanto a Luigi De Magistris, che ha risposto al mio invito in modo tecnico, anche se opinabile, come del resto ha fatto con Marco Travaglio, egli si è ben guardato dall’usare i vergognosi e putridi metodi di lotta politica ai quali ricorre la signora AlfanoLa mia stima nei suoi confronti risale a tempi non sospetti, come è facilmente dimostrato dai post presenti sul mio sito quando egli era ancora magistrato (http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=59&Itemid=1) (oppurehttp://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=132&Itemid=1) e quando accolse la candidatura in Italia dei Valori.
Quanto alla signora Alfano, che si rivolge a me in modo così violento ed inqualificabile, ritengo che non potrà mai essere trovata una mia dichiarazione o un mio atto che possa in qualche modo risultare offensivo nei suoi confronti. Eppure reca a me una offesa paragonabile a quella che lei potrebbe provare se qualcuno le dicesse che sta sfruttando la morte di suo padre.
Quanto infine alla “area auto evidente nel partito”, alla quale io apparterrei secondo la signora Alfano, mi è facile ribadire che io non appartengo ad alcuna corrente perché finora per fortuna questo partito ne è stato indenne. Ho sempre combattuto e sempre combatterò “le correnti” o “aree di diversa sensibilità”, come qualcuno le ha chiamate, poiché penso che siano il vero motivo della disgregazione di una organizzazione. Può dire lo stesso la signora Alfano che pone invece in essere da sempre comportamenti volti alla creazione di queste aree? Ad esempio tentando sistematicamente, come ha fatto nei recenti congressi regionali, di mettere il cappello sui candidati alternativi a quelli istituzionali?
NOMADI:IMPRONTE;BORGHESI (IDV), IDENTIFICARE ANCHE BIMBI ROM 20080630 05932 ZCZC1098/SXR R CRO S0A S41 QBXV NOMADI:IMPRONTE;BORGHESI (IDV), IDENTIFICARE ANCHE BIMBI ROM (ANSA) - VENEZIA, 30 GIU - ''Di fronte a episodi come questi, mi sembra giusto il rilevamento delle impronte digitali dei nomadi rom, anche per i bambini''. E' quanto afferma l'on.Antonio Borghesi, coordinatore regionale veneto dell'Italia dei Valori, commentando l'arresto da parte della Questura di Verona di otto nomadi di nazionalita' croata accusati di aver costretto i propri figli a compiere furti. Il parlamentare dell'Idv sottolinea tuttavia che ''le problematicita' di una decisione del genere sono molte'' e che ''cautela e sensibilita' devono andare di pari passo con i controlli''. ''Episodi del genere - prosegue Borghesi - dimostrano che i delinquenti che usano i bambini per i loro turpi traffici non hanno nessun rispetto dell'eta', dell'innocenza e dei diritti dei piu' piccoli. Per loro i minori sono solo un mezzo, una scorciatoia per l'impunita'. Di fronte a questa situazione - conclude - bisogna contrastare l'illegalita', anche se le problematiche di una misura simile sono innegabili e le procedure dovranno essere molto prudenti e attente quando si trattera' di identificare i bambini''. (ANSA). BOG/FC 30-GIU-08 17:17 NNNN
L'INTERVENTO DI SONIA ALFANO TRATTO DA "IL FATTO QUOTIDIANO"

Dunque Antonio Borghesi, deputato veronese dell’Italia dei Valori, scrive a Luigi de Magistris chiedendogli, praticamente, di sospendersi dal partito dopo il rinvio a giudizio per omissione di atti d’ufficio. Il vicepresidente del gruppo parlamentare Idv cita il codice etico, pontifica sulla morale e conclude con un velenosissimo: “Sono certo che saprai dimostrare la tua estraneità ai fatti ma…”. Tra le righe: intanto dimettiti e ridacci in mano il partito, poi vedremo.

Se il codice etico dell’Italia dei Valori lo permette e se Borghesi non si indigna, io a questo punto sorriderei. E sorrido, perché quello di Borghesi è un attacco assolutamente scomposto e strumentale che solo i più sprovveduti possono scambiare per “eccesso di zelo giustizialista”. Ma quale zelo e quale giustizialismo. Qui si interviene in un procedimento di cui non si conosce nulla, su un caso specifico che Borghesi ignora totalmente e lo si fa disinteressandosi completamente di quello che Luigi ha fatto in quel territorio e delle possibili ritorsioni che possono venire anche dai suoi ex colleghi. Il gioco di Borghesi non è solo suo ed è molto più ampio: qualcuno vuole Luigi, me e forse qualcun altro, fuori dal partito. Per far regredire al 3-4 % l’Idv e poter gestire a circuito chiuso un partito da mezza classifica, per essere di nuovo prime donne, per non essere offuscati dalla visibilità e dal consenso degli “altri”, di “quelli che vengono da fuori”. Per rinunciare sì a quell’8% delle europee, ma essere “padroni” del partito. “Padroni a casa nostra”, spot che Borghesi conoscerà bene.

Nella lettera il deputato ex leghista fa un parallelo gravissimo e di cui spero qualcuno presto gli chieda conto: “Per effetto dei tuoi attacchi - scrive a de Magistris – un nostro ex parlamentare,Americo Porfidia, solo indagato e non come te rinviato a giudizio, e per fatti privati, è stato costretto ad autosospendersi dal partito trasferendosi al gruppo misto”.

Spero solo che Borghesi non sapesse cosa faceva mentre era davanti alla tastiera: Americo Porfidia è iscritto nel registro degli indagati per estorsione, pure aggravata dal favoreggiamento della camorra! Altro che fatti privati, la camorra è mafia, Borghesi, e lei omaggia Porfidia del titolo di “nostro” deputato? Ma sarà il suo, non certo il mio deputato!

Poi, mi si permetterà, ma leggere Borghesi che si preoccupa del danno di immagine che subirà l’Italia dei Valori da questa vicenda è troppo: lui che viene da un partito razzista, xenofobo e secessionista come la Lega Nord, che si è dichiarato favorevole al rilevamento delle impronte digitali dei nomadi rom, anche per i bambini. Chi è dunque il vero danno per l’immagine di Italia dei Valori, riconosciuto come partito aperto e tollerante delle minoranze, che si schiera in difesa dei diritti umani e della Costituzione italiana? Un partito, l’Idv, che gli ha ridato una verginità a cui mai avrebbe potuto aspirare dopo i suoi “verdi” (accezione negativa, chiaramente) trascorsi.

Borghesi dovrebbe sapere bene cosa vuol dire essere indagato e magari rinviato a giudizio, visto che nel gennaio del 1998 è stato (e non sarebbe stato) iscritto nel registro degli indagati della Procura di Verona per abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Certo, poi fu prosciolto, ma… è il suo “ma” velenoso che gli si ritorce contro. Perfino il non certamente fan di Luigi, Massimo Donadi, ha spiegato come chi ha un passato in trincea debba aspettarsi questo tipo di provvedimenti, e che se il metro è quello Borghesi avrebbe dovuto chiedere a Di Pietro di farsi da parte o addirittura di non fondare il partito. Così sarebbe rimasto nella Lega, la stessa Lega che nel periodo 1996/97 avrebbe creato un’associazione a carattere militare con lo scopo di organizzare la secessione del Nord dal resto d’Italia. Borghesi in quegli anni era nella Lega o sbaglio?

Sono certa che il presidente Di Pietro prenderà una posizione chiara e definitiva a difesa di Luigi e della sottoscritta, anche in considerazione dei violentissimi attacchi che ci sono stati rivolti durante l’esecutivo nazionale del partito. Ricordo che fu proprio Di Pietro a volerci fortemente nel suo partito, a chiederci di aiutarlo a renderlo un partito diverso dagli altri, a chiederci di dargli un’anima. E questo ora è il prezzo che qualcuno vuole farci pagare.

Dopo Luigi, mi chiedo, la prossima sarò io? No, io non lascerò che il Borghesi di turno mi “impallini” alla prima occasione utile per tornare ad avere un “partito-orticello” in cui pascolare in una deliziata attesa del nulla. O della pensione. Io non difendo Luigi per partito preso, ma perchè l’ho conosciuto quando ancora era magistrato e quando ancora nessuno si occupava delle ingiustizie che stava subendo. Per anni ci siamo dati del “lei”, ho conosciuto il suo rigore morale che lo portava persino ad evitare di salutare e dare confidenza alle persone che lavoravano a sua tutela, per esempio raccogliendo firme. No, non è una difesa, ma un gesto obbligatorio e necessario, perché non basta soltanto opporsi alle ingiustizie, ma evitare che tocchino gli onesti. Se la politica deve essere con la famigerata “p” maiuscola e fatta con i sentimenti migliori, io mi metterò ora e sempre di traverso agli attacchi di Borghesi e dei suoi amici ai danni del collega, dell’amico, dell’uomo Luigi de Magistris,attacchi vergognosi provenienti da un’area ben precisa per fortuna autoevidente del partito.



LETTERA APERTA A DE MAGISTRIS DI STEFANO ZAMPONI INVIATA AI MEMBRI DELL'ESECUTIVO NAZIONALE. 


Caro Luigi De Magistris, è risaputo che abbiamo idee diverse ed entrambi siamo fieri di professarle. Sarebbe facile per me approfittare di questo momento per attaccarti pubblicamente, approfittando di un evento occasionale. Ma siccome ho sempre anteposto l'interesse di Partito a quello di parte, ti scrivo questa lettera “chiusa” (augurandomi che raggiunga tutti e solo i destinatari, componenti dell'Esecutivo Nazionale) per sottoporti le mie considerazioni. Come è ormai a tutti noto, avendolo appreso dai giornali ( e non dalla tua voce, peccato...) il 23 settembre ( cioè più di un mese fa !) il GIP di Salerno ha disposto il tuo rinvio a giudizio per l'udienza del 21 febbraio 2011 per il reato previsto dall'art. 328 C.P. (omissione di atti d'ufficio), reato inserito nel titolo II del Codice Penale, “dei delitti contro la pubblica amministrazione”. Per chi è rinviato a giudizio per questa ipotesi di reato, il Codice Etico adottato dall'Italia dei Valori ( alla cui stesura mi dicono tu abbia partecipato) prevede il divieto di iscrizione e l'incandidabilità (artt. 2-3); se il fatto si verifica successivamente, l'art. 4 prevede la decadenza dalla iscrizione . Nel lungo post che hai collocato sul tuo blog, dopo che la notizia è stata resa di pubblico dominio dalla stampa, tu attribuisci il rinvio a giudizio ad un complotto di poteri forti (perdonami la sintesi) ben rappresentato dalla telefonata intercettata di Chiaravallotti e professi la tua innocenza. E non ti dimetti né ti sospendi dal Partito e dall'incarico di Responsabile del Dipartimento Nazionale Sicurezza e Giustizia. Ti sfugge tuttavia che il Codice Etico è stato adottato a tutela non della onorabilità o dell'immagine del singolo aderente ( che ben può e deve far valere nelle competenti sedi giudiziarie la sua innocenza) ma a tutela dell'immagine e dell'onorabilità del Partito, che non può e non deve essere neppure lontanamente sfiorato dal sospetto. In questo particolare momento del Paese e del Partito, possiamo permetterci il lusso di affrontare una martellante campagna mediatica che stigmatizza ( e del tutto a ragione !) un comportamento incoerente di uno dei Dirigenti nazionali del Partito, che pretende per sé un trattamento diverso da quello degli altri comuni mortali?? Senza scomodare reminiscenze filosofiche (lascio ad altri il ricordo di Socrate e della cicuta), vorrei citarti il comportamento di altri, in casi almeno formalmente meno gravi: Cristiano Di Pietro, intercettato (ma neppure iscritto nel registro degli indagati) nel 2008 si autosospese dal partito; per venire a tempi più recenti, il mese scorso la Segretaria Provinciale di Mantova, Benedetta Graziano, appena rieletta da un regolare Congresso, si è dimessa dalla carica e autosospesa dal Partito per aver ricevuto un avviso di conclusione delle indagini (non ancora il decreto che dispone il rinvio a giudizio) in una vicenda di firme false sulle lsite elettorali, iscrivendosi altresì al gruppo misto in Consiglio Comunale a Mantova. Ma credo che tu possa prendere esempio da un episodio che, anche se risale nel tempo, è illuminante del modo di comportamento che è richiesto a un uomo politico innocente accusato ingiustamente: nel lontano 1996, l'allora Ministro dei Lavori Pubblici Antonio Di Pietro, raggiunto a Istambul dalla notizia dell'apertura di un'indagine a suo carico, non esitò un attimo a dimettersi dalla prestigiosa carica; e mantenne ferme le dimissioni malgrado l'allora Premier Romano Prodi le avesse respinte ( Verrà poi prosciolto in tutti i processi perché il fatto non sussiste). In conclusione, ritengo che se ti sta a cuore questo partito, tu debba quanto meno autosospenderti fino alla tua (mi auguro certa ) assoluzione all'udienza di febbraio 2011; sarebbe un gesto significativo che, mentre non ti impedirebbe di continuare la tua attività politica, impedirebbe alla “macchina del fango” di affermare ossessivamente che in IDV, come nella mitica Fattoria di Orwell, “tutti gli iscritti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri..” Con ruvida ma sincera franchezza Stefano Zamponi Consigliere Regionale della Lombardia P.S. Forse sarà il caso, alla luce di quanto successo, di rivedere il Codice Etico che prevede l'automatismo della decadenza e non, come sopra ho proposto, la semplice autosospensione almeno fino al giudizio di primo grado.


























La Redazione

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Commenti
Carlo Cipriani 2010-11-18 09:04:28

...più banalmente, in IDV è cominciata 'la guerra' per le candidature alle prossime elezioni per il Parlamento, nel peggiore dei modi, diciamo!

Massimiliano Bartocci 2010-11-17 16:31:20

Sonia e Luigi, ma che aspettate a dissociarvi da un partito che più vecchio non si può ? Lasciateli nel puzzo del compromesso morale e tornate a respirare il fresco profumo della libertà.

Lucia 2010-11-17 13:55:11

L'ITALIA HA BISOGNO DI ARIA PULITA, QUELL'ARIA PULITA CHE APPARTIENE A GENTE COME SONIA E LUIGI.
NON MOLLATE!!!

riccardo 2010-11-17 12:26:42

Sonia e Luigi sono serviti all'idv per marketing e aumento dei voti e con loro è stata coptata la società civile, per meno tempo.Sonia Alfano rimane un modello della nuova politica che manca come l'aria, è la vecchia che non ci piace più, la sentiamo lontana la politica delle alleanze, più vicina la politica dell'onestà intellettuale

 

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