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La Redazione 20 Novembre 2010
QUANDO BORGHESI SI OPPOSE AD UN DOCUMENTO POLITICO DEI DIPARTIMENTI SULLA DEMOCRAZIA IN IDV. E DI PIETRO SCIOLSE I DIPARTIMENTI.
INTERVISTA ALL'AVVOCATO FRANCESCO PAOLA SU UN TRISTE E SIGNIFICATIVO EPISODIO CHE RISALE AL 2003 E CHE LASCIAVA CAPIRE CHE STRADA AVREBBE PRESO, DI LI' A POCO, L'EX EROE DI MANI PULITE.
Un frammento molto istruttivo della storia del partito di Di Pietro raccontato da un testimone diretto, esperto di conflitti di interessi e che oggi difende militanti ed ex militanti dell'Idv vittime di angherie politiche. Il documento approvato orientava il partito in direzione di quella rivoluzione liberale che oggi, a parole, l'ex pm dice di volere. Peccato che allora cestinò quel contributo sciogliendo d'imperio i dipartimenti e costringendo di fatto i suoi membri a lasciare l'Idv, mentre l'unico che si era opposto, l'ex leghista Borghesi, è stato premiato e oggi siede alla Camera dei Deputati.

Il tribuno. com è venuto in possesso del verbale di riunione dei dipartimenti tematici dell’Italia dei Valori del 2 dicembre 2003 conclusa con l’approvazione di un documento di indirizzo politico che dava conto di un importante dibattito sui diritti di partecipazione democratica nel partito, la sua identità politica, la sua collocazione transnazionale. Il documento venne approvato in pratica all'unanimità, con un solo voto contrario: quello di Antonio Borghesi, che all’epoca presiedeva i dipartimenti. Nonostante il lavoro svolto da questi, Antonio Di Pietro “azzerò” di lì a poco e senza preavviso i dipartimenti, e tutti i responsabili nazionali furono costretti a lasciare. Tutti tranne uno: Antonio Borghesi, di lì a poco nominato deputato.

Ne parliamo con l’avvocato Francesco Paola (foto) che all’epoca era il responsabile nazionale del dipartimento Idv sul conflitto d'interessi e dell'informazione e oggi, tra le altre cose, difende molti militanti ed ex militanti di Idv lesi nei loro diritti di partecipazione politica, l’associazione “SOS Italia dei Valori”, Elio Veltri ed altri.  Paola è  uno studioso del fenomeno dei conflitti di interesse e dei rapporti tra democrazia ed economia, autore con Elio Veltri del saggio “Il governo dei conflitti". (Longanesi 2006).

Avvocato come è andata? E’ impressionante leggere questi testi e soprattutto il fatto che nessuno degli autori di quelle analisi sia rimasto nel partito, tranne Borghesi che aveva votato contro.

I fatti sono quelli che sono. Noi evidenziammo la necessità di una maggiore interazione e di un metodo partecipativo tra i dipartimenti e approvammo un documento politico che poneva in evidenza quale dato centrale il collegamento organico con la cultura e il progetto politico democratico liberale europeo, che veniva configurato anche quale metodo di coesione identitaria del partito, e nuovi sistemi di "governance" e di selezione delle classi politiche all’interno del partito. Si tratta di riflessioni forse premonitrici, e che costituiscono un'antitesi viva alle degenerazioni del populismo politico attuale. Vi erano davvero le premesse perché si costituisse un gruppo di livello, antesignano di Italia Futura, di Fare Futuro o di altre realtà oggi presenti, e invece tutto si risolse in una operazione violenta frutto della  paura del nuovo, di miopia ed incultura politica, altamente autolesionista soprattutto. 

Che ne pensa dello scambio di lettere dai toni assai accesi tra Sonia Alfano e Antonio Borghesi?

Le contrapposizioni personalistiche sono sempre stucchevoli, e i toni mi paiono francamente eccessivi. Mi pare che Sonia Alfano dovrebbe fare uno sforzo maggiore di analisi politica, andare al cuore dei problemi anche se è scomodo affrontarli. Borghesi è ed è rimasto lì non per caso, e veniva percepito come un intellettuale privo di originalità, le cui prese di posizione sembravano a volte echeggiare le posizioni di gruppi dell’estrema destra xenofoba e perciò come direbbe la Alfano “auto evidenti”. Il dato che più conta è che esse sono sempre state comunque totalmente innocue per gli assetti di potere interni al partito, con riguardo ovviamente in primo luogo alla gestione personale di esso da parte di Di Pietro. Con la medesima coerenza sarebbe da dire del resto che innocue per gli assetti di potere interni sono sempre state anche e ad esempio quelle di un Pancho Pardi, che pure è espressione di posizioni culturali alla apparenza contrapposte, e lo iato rispetto alle posizioni dichiarate appare anzi in questo ultimo caso se possibile ancora più evidente. Sono infine personalmente convinto che il professor Borghesi sia una persona onesta e fuori dalle collusioni politico affaristiche, molto meglio di vari altri esponenti del partito che ricoprono posizioni rappresentative e di rilievo e trovo quindi ingeneroso e ingiusto ogni attacco personale in questo senso, a parte le corresponsabilità politiche che gli derivano ovviamente dall’avere consentito la gestione personale del partito, essendo stato componente dell’ufficio di presidenza del medesimo per un certo periodo.

Le condivide l'analisi politica di Sonia Alfano o la trova debole?

La questione centrale è il contrasto al populismo politico, qualsiasi forma e collocazione apparente esso assuma. La gestione personale di un partito politico costituisce intanto la negazione dell’idea costituzionale di partito politico che per definizione deve essere pluralista e plurale e costituisce un elemento di grave sofferenza non solo e non già per i diritti di partecipazione politica negati dei militanti che possono venire di volta in volta angariati e danneggiati a puro arbitrio e senza garanzia alcuna, ma per la tenuta del sistema democratico nel suo complesso. Questo dato connota anche di una inaffidabilità politica congenita un partito in tal modo strutturato, che dipende cioè in via esclusiva dall’arbitrio e dagli umori del capo. Duole che il Partito Democratico ad esempio non comprenda ancora che questo determini anche una perdita per l’elettorato di credibilità dell’alternativa di governo che esso propone. Insomma è questo il cuore dei problemi: ad esempio, come giustamente evidenziato e con coraggio dal gruppo di generosi militanti che hanno costituito “SOS Italia dei Valori”, la gestione trasparente delle finanze e dei fondi pubblici del partito è questione centrale ed essenziale è strettamente collegata alle cooptazioni e alle nomine politiche, al cancro del familismo politico e delle “caste” di partito la cui presenza e diffusione è del tutto emblematica. Su questo Alfano e De Magistris ancora tacciono, ed è fin troppo semplice e facile sparare su Borghesi, davvero.

Non vogliamo parlare dei giudizi in corso, ma ci può dire a che punto sono?

Di Pietro e il suo entourage sono soggetti politici influenti e la situazione del Paese è quella che è. Vi è comunque il dovere civile, in una situazione difficile, di andare avanti e di tentare di fare verità e giustizia, in questa come in tutte le altre vicende che riguardino le oligarchie politiche attuali. Resta il fatto che in questo momento la priorità essenziale è provocare un cambio di governo e in tale ottica abbiamo responsabilmente e a più riprese inutilmente avanzato la proposta di soluzioni conciliative chiedendo un incontro: e se questo incontro vi fosse stato avrei ed avremmo detto di essere disposti a rinunciare ad ogni contenzioso se solo fossero stati introdotti nell’accordo delle vittime dei fatti di discriminazione politica che noi rappresentiamo metodi di governance e di selezione delle classi politiche del partito nuove e diverse, nell’obiettivo di costruire soggetti politici aperti e nella prospettiva della unità e credibilità dei soggetti che vogliono il cambiamento e onde prevenire strumentalizzazioni politiche indebite. Un apporto di analisi politica per il bene comune in una fase difficile per la nostra bella patria Italia, e senza chiedere come sempre nulla di personale in cambio. E fa davvero specie che Di Pietro non abbia lesinato incontri, condivisioni e coinvolgimenti nella propria altalenante politica strada a soggetti come Di Gregorio, Porfidia, Donadi, Belisario, Mura, Borghesi, Scicchitano, per fare solo taluni dei nomi più in vista o che rivestono ruoli rappresentativi rilevanti all’interno, e rifugga da qualsiasi confronto con i soggetti da noi rappresentati, con le vittime di fatti gravi di discriminazione politica. Anche in questo però pesa l’assenza di ogni critica all’interno del partito ed è perciò, tornando alla querelle Alfano-Borghesi, che il ruolo politico di Alfano e di De Magistris in primo luogo sarebbe tanto più importante ed essenziale. 

Lei e molti altri siete rimasti, per vostra scelta, ai margini della politica in questi anni.

Essere nominati o cooptati in situazioni poco chiare significa perdere di autonomia intellettuale, di indipendenza, che io credo invece siano i beni essenziali che soli possono oggi salvare il nostro Paese in pericolo e invertire la tendenza.

La Redazione

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Commenti
Carlo Cipriani 2010-11-20 18:02:50

...questa di Francesco Paola è la fotografia più lucida e meno astiosa, ch'abbia mai avuto occasione di leggere, di IDV.
Anche la foto che viene fuori di Pardi, Alfano e De Magistris è precisa e al tempo stesso impietosa.
Il Sen. Pardi, come lui tiene a presisare: 'temporaneamente in IDV' ( testuali parole di Staino, alla convection dei rottamatori di Firenze), da Potere Operaio alla obbedienza dipietrista, una lunga strada, diciamo!

 

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