Sono trascorsi due giorni dall'udienza dinanzi al GIP di Roma. Come mai la notizia non è stata data prima?
Perché era assolutamente da evitare qualsiasi strumentalizzazione politica. Si tratta di questioni molto delicate e serie, e l’udienza si teneva lo stesso giorno della discussione sulla sfiducia al governo alla Camera. Il partito dell'Italia dei Valori è parte lesa delle condotte ipotizzate, e lo sono i suoi associati, quei militanti che tante gratuite energie hanno profuso per una politica migliore e che ricevono un grave danno dal permanere di tali situazioni a nostro avviso gravi e irrisolte.
Ricordiamo l’oggetto del procedimento originato dall’esposto di Elio Veltri. La costituzione apposita di un'associazione a composizione familiare che si sostituisce al partito nella percezione e gestione di decine di milioni di euro di fondi pubblici elettorali. Un codice fiscale, quello di questa associazione, che improvvisamente comincia a ballare e che i componenti dell'Ufficio di Presidenza del partito tentano da ultimo di attribuire al partito stesso per annullare le differenze tra i due soggetti. Veltri poi, ha prodotto anche una consulenza sulle proprietà immobiliari di Di Pietro.
La questione che sta a monte e le assorbe tutte è: è vero, così come è documentato, che è stato costituito questo soggetto parallelo e diverso dal partito, e perché? E’ vero che i fondi pubblici sono stati “introitati” da detto soggetto e fatti affluire sul conto corrente intestato al codice fiscale di questi? Ed è vero di conseguenza che i rendiconti del partito non sono in realtà che meri atti di bilancio dell'associazione a tre, a propria volta consistenti in semplici auto dichiarazioni di Di Pietro? Su questo speriamo che la Magistratura possa dare risposte esaurienti, nella premessa che esistono già dei provvedimenti, emessi proprio dal Tribunale di Roma, che attestano che l'associazione a tre è soggetto giuridico diverso dal partito, quindi parallelo rispetto ad esso.
Si racconta di una udienza affrontata da lei e da Libero Mancuso con toni molto netti.
Libero Mancuso e io ci siamo mossi con coerenza, ciascuno con la sua storia diversa, la sua di gran lunga più prestigiosa ovviamente, ma accomunati dal senso di indipendenza e dal coraggio civile, facendo il nostro dovere sino in fondo. Come che sia, quale che sia l’esito, la questione andrebbe affrontata anche in sede politica, se non fosse che la politica è incapace di affrontarla.
L'Idv a Napoli ha accolto con estrema freddezza la candidatura di Libero Mancuso a sindaco di Napoli, nonostante l'entusiasmo di molti settori della società civile partenopea. Inoltre Di Pietro, che difende sempre la magistratura, recentemente ha sferrato un attacco al procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso, fratello di Libero, impegnato in prima linea nell'emergenza rifiuti. Crede che quest'atteggiamento sia stato condizionato dall’ingresso nel collegio difensivo sulla questione dei fondi elettorali dello stesso Libero Mancuso?
Non oso pensare possa esistere alcun collegamento, si tratterebbe di condotte ritorsive irresponsabili, spregiudicate e gravi, che mirerebbero ad attaccare persino il ruolo dei difensori o di loro familiari impegnati in prima linea sul fronte della legalità e della difesa delle istituzioni democratiche. Quella di Libero Mancuso è una candidatura limpida, di elevatissimo livello civile, la migliore che Napoli potesse avere. E' inimmaginabile che Di Pietro arrivi al punto di negare il sostegno del partito a Libero perché lui è difensore nella questione della gestione dei fondi elettorali da parte dello stesso Di Pietro, rischiando in tal modo di consegnare definitivamente Napoli alla camorra e ai rifiuti. Se così fosse, ma sono certo così non sarà, si realizzerebbe una tracimazione purulenta sul piano politico della gestione personale del partito, che sarebbe sotto gli occhi di tutti, e consentirebbe paradossalmente un chiarimento politico definitivo. Ed è per questo anche che le posizioni di De Magistris appaiono timide e impacciate rispetto alla gravità della situazione e alla necessità che venga fugato immediatamente ogni dubbio che scelte politicamente equivoche in danno dei cittadini di Napoli e dei tanti militanti onesti dell'Idv possano essere anche solo immaginate.
De Magistris chiede ora, dopo le defezioni di Razzi e Scilipoti, una “cabina di regia” sulla selezione delle candidature.
Credo che De Magistris stia rapidamente disperdendo, per mancanza di coraggio e di visione politica, o forse per ingenuità politica, trovandosi ad operare in un ambiente mellifluo e profondamente "doroteo", se posso dire, il patrimonio di credibilità che si era giustamente guadagnato con la sua opera professionale. Ancora una volta infatti non affronta la questione centrale: la gestione dei fondi elettorali e gli intrecci che ciò determina anche ai fini della cooptazione e delle nomine politiche, che in tale chiave non sono e non possono essere casuali. L’unica cosa da fare è che egli evidenzi l’emergenza in cui versa l’attuale gestione del partito e abbia la forza e il coraggio di chiedere la convocazione di un congresso straordinario che fissi finalmente delle regole almeno minime di trasparente governo del partito.
Dovrebbero farsi da parte Massimo Donadi, Felice Belisario, Silvana Mura, componenti da sempre dell'Ufficio di Presidenza del partito, soggetti cooptati da Di Pietro in questi anni?
Massimo Donadi e Felice Belisario sono politicamente impresentabili, sarebbero allontanati da ogni funzione pubblica in qualsiasi democrazia che non sia anomala come quella italiana, se è vero che hanno consentito, nonostante il proprio ruolo di garanzia e di "regia", come da essi stessi rivendicato, del partito, una gestione personale e priva di controlli per decine di milioni di euro di fondi pubblici di scopo in questi anni, ma sarebbe davvero ingenuo pensare che possano ritrovare adesso quello scatto di dignità politica che, se vere tali premesse, non avrebbero avuto per oltre dieci anni. Come ovvio questo giudizio politico di disvalore non trova attenuazione nel fatto che esistano dei politici anche assai peggiori. Voglio anche aggiungere che si tratta di questioni che non riguardano affatto il solo segmento politico dell'Italia dei Valori, ma lo ripeto ancora la tenuta e la credibilità politica dell’intero asse di una opposizione che si candidi ad essere un progetto politico alternativo. Il Partito Democratico ha il diritto e il dovere di pretendere dai suoi alleati il rispetto di un minimo di regole di governance essenziali su questioni cruciali, o alimenta forme degenerative di populismo politico, che sono inoltre il suo primo avversario. Voglio aggiungere che i casi di Razzi, Scilipoti e altri, il governo Razzi-Scilipoti così come è stato giustamente definito dal segretario Bersani, mi pare non siano un fenomeno casuale, ma siano il frutto di questo humus politico e culturale.
APPENDICE: LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PM ATTILIO PISANI.
Allegato Richiesta arch. Pisani su Veltri.pdf
"TRIBUNALE DI ROMA - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari - Ufficio 16°.
Il Giudice per le indagini preliminari dott. Maria Bonaventura,
a scioglimento della riserva formulata in udienza, letti gli atti del p.p. indicato in epigrafe nei confronti di Di Pietro Antonio ..... lette altresì le memorie depositate ed i rispettivi allegati, sentite le parti" (Elio Veltri e Achille Occhetto) ......
viste le indigini del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, della Guardia di Finanza, della Polizia Giudiziaria, visti i rendiconti presentati alla Camera dei Deputati (pag.7), visto sulla stessa ipotesi criminosa si sono già pronunciati con DECRETO DI ARCHIVIAZIONE tre diversi G.I.P. (sempre a pag.7),
visto, visto, visto e rivisto:
PQM, il Giudice DISPONE L'ARCHIVIAZIONE DEL PROCEDIMENTO NEI CONFRONTI DI DI PIETRO ANTONIO.
http://www.antoniodipietro.com/DECRETO%20ARCHIVIAZIONE.pdf
Provi qualcuno adesso a ripetere la sibillina e allusiva affermazione: “che poi la richiesta verrà accolta lo sappiamo tutti benissimo, come sapevamo tutti benissimo che il Pm sarebbe arrivato alle conclusioni cui è arrivato”. Ora la denuncia di Veltri e Occhetto diventa calunnia e quindi se Di Pietro li citerà in giudizio chiedendo altri 500mila euro fà quello che farebbero tutti coloro che vengono trascinati in giudizio incautamente.