Se persino "Il Fatto quotidiano" e "Repubblica", i giornali tradizionalmente più inclini a non vedere che cosa accade nell'Idv, hanno finalmente sollevato il velo di maya sulla crisi del dipietrismo, vuol dire che la situazione è davvero drammatica. E in effetti lo è. Essa si aggiunge alla non meno palese crisi politica del Pd e restituisce l'immagine di un'opposizione, per lo meno quella parlamentare, barcollante, lacerata, incapace di decidere e agire. L'unica forza politica in salute è "Sinistra ecologia e libertà", ma si tratta di una formazione che sembra giovarsi per ora di due fattori, l'essere una novità e una forza ancora extraparlamentare, condizione che in tempi di persistente antipolitica, ha il suo peso.
Quello che colpisce nella vicenda del Pd ma soprattutto dell'Idv sono alcuni elementi ormai piuttosto chiari. Intanto, la bufera Razzi-Scilipoti è l'ennesima questione morale che esplode nell'ambito dell'opposizione. E la soddisfazione che alcuni esponenti democratici magari stanno provando nel vedere Di Pietro aggredito con gli stessi argomenti che in passato l'ex pm ha brandito contro di loro con la sua consueta arroganza, è consolazione assai amara. Il Pd nella crisi dell'opposizione ha responsabilità non certo minori di quelle del leader dell'Idv. Sapere che Di Pietro non può essere un modello da seguire e che non può rappresentare un'alternativa credibile, come da tempo sosteniamo, è verità tanto evidente quanto assai poco utile al Pd per risolvere i suoi problemi.
L'elemento che colpisce è però soprattutto un'altro. La crisi investe Pd e Idv nel preciso momento in cui entrambi si affacciano in modi diversi sul "gurgite vasto" del "centro" politico dello schieramento. La crisi del Pd è la crisi di un grande partito che ha cercato di fondere la tradizione post comunista con quella della sinistra democristiana spostando sempre più verso il centro l'asse politico del partito. Un movimento che però non convince gli elettori dell'ex Pci-Pds-Ds e nemmeno quelli della vecchia sinistra morotea e che emerge proprio allorchè viene meno l'unico collante a presa immediata, l'antiberlusconismo. La fine del berlusconismo sta avendo per il Pd lo stesso effetto che ha avuto la caduta del muro di Berlino sulla Dc. Sembrava un toccasana, la fine di un incubo, l'agognato successo di una strategia trentennale, e invece si è rivelato un colpo di grazia.
Diverso il discorso per l'Idv. Nel caso di Di Pietro, formidabile istrione politico, l'approdo al centro è stato nascosto dalle innumerevoli maschere indossate dall'ex pm, interprete impareggiabile di una serie di infinite sceneggiate e pantomime ispirate non solo dalla sua natura opportunistica e volatile ma soprattutto da un'indispensabile opzione "mimetica" della sua tattica, più propensa a carpire che a costruire. Sta di fatto che al di là dei polveroni e delle recite televisive del suo leader, dell'Idv è da tempo stata rivelata la sua natura intimamente "centrista", post-democristiana, radicale a parole e moderata nei fatti, che la vecchia ipocrisia dei politicanti Dc interpretava benissimo. E moderata e centrista è la sua elaborazione progettuale, fatta di un inno al liberismo economico, alla concorrenza, alle privatizzazioni. Leggetevi i documenti del "Folder", il think thank dell'Idv in mano a Massimo Donadi, per sincerarvene. Il problema è che questa rincorsa verso il centro, ispirata e progettuale nel Pd, improvvisata, istintiva e bugiarda nell'Idv, si sta rivelando un autentico Vietnam per entrambi i partiti.
Perchè il centro italiano è una mefitica "palude" infestata da rettili velenosissimi e dal cui viscido e infido fondale si rischia di essere inghiottiti. E' quello che sta accadendo a Di Pietro e Bersani. La "palude" centrista è la fine di ogni cambiamento, la morte prematura di ogni rinnovamento, l'archiviazione di ogni possibile riforma. Una volta che se ne è cominciata la navigazione l'unica logica che prevarrà sarà quella della sopravvivenza. Si vivrà per procurarsi da "mangiare" per sè e per la propria "famiglia", ci si guarderà attorno per evitare agguati e tranelli, sapendo che nemmeno dei familiari e dei compagni di avventura in fondo ci si può fidare. Per animali politici forgiati da questa dura legge sopravvivere alla "palude" è relativamente facile. Essi sanno che è l'unico orizzonte possibile, che la natura dell'uomo, egoista, avido, solitario e disperato, vi si rispecchia perfettamente. Ma per altri animali politici, no.
C'è infatti chi vagheggia un altro mondo emancipato dagli "orrori" della "palude", prosciugato dalle sue acque luride, chi pensa che per liberarsi dalle insidie di quella natura sia necessaria la solidarietà invece dell'egoismo, la generosità invece dell'avidità, la fratellanza e l'unità invece della paura. Ecco questi animali politici nella "palude" forse non si trovano a loro agio e vorrebbero costruire le loro abitazioni e far vivere le proprie famiglie altrove.
E' nostra convinzione che la "palude" sia l'unico ambiente politico nel quale Di Pietro possa muoversi. Il suo inganno consiste nel far credere di dare la caccia ai temibili mostri che vi pullulano, catturandoli e liberandoci della loro presenza. E invece ci siamo accorti che li candida, insieme ai figli, alle mogli e alle fidanzate. Il fallimento politico dell'Idv è l'ennesimo fallimento della strada verso le riforme e il cambiamento fatta passare nella "palude" centrista. Quella di Tonino ha inghiottito tutto: legalità, trasparenza, regole, codici etici, primarie. E' un forno crematorio che ha incenerito persino Mani pulite. Per questo è indispensabile che i De Magistris, le Alfano, i Cavalli si allontanino il prima possibile dalla "palude" dell'Idv. Di Pietro sa come muovercisi, loro no. E si vede anche dalla paura che hanno. Paura di diventare come lui. In fondo anche la principessa che va sposa all'orco che vive nella palude, Shreck, alla fine diventa brutta come lui.
guardate cosa ho trovato. per rinfrescarvi la memoria. di pietro votò a favore di questo provvedimento: http://www.iltribuno.com/rubriche/rassegnaStampa.php?id=108
lo avete addirittura scritto voi. e ora in prima pagina cercate di sviare il lettore verso il fatto che di pietro e l'idv approvano il federalismo di stampo leghista.
lucrate solo su di pietro, ma se dovete scrivere balle cercate di renderle più credibili suvvia.