Il Tribuno
Fondatore: Alberico Giostra RSS Feed
"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
Anna R.G. Rivelli 17 Dicembre 2010
TONINO NON VENIRE A MATERA, FERMATI A EBOLI. E' MEGLIO.

“… l’Italia dei Valori dovrà essere il partito dei militanti e non dei tesserati. Per questo, il tesseramento dovrà basarsi su un principio imprescindibile, ovvero il passare di un ragionevole lasso di tempo tra il momento in cui ci si iscrive e quello in cui ci si candida a incarichi pubblici o di partito. Solo così Idv potrà selezionare una classe dirigente coerente ed appassionata e non ridursi ad essere un autobus sul quale si sale per  fare carriera”.

Con queste medesime parole (tratte dal blog dell’on. Massimo Donadi ) il 6 novembre del 2009 i dissidenti IdV della Basilicata avevano accolto dalle pagine del Quotidiano della Basilicata, Antonio Di Pietro che si apprestava a visitare Matera. Con parole anche più dure (se c’è una colpa  che non si può non attribuire all’Italia dei Valori è quella di aver assai spesso peggiorato la politica”; “dobbiamo convincerci che le sue parole sono solo un richiamo ad ultrasuoni per andare a caccia di cittadini liberi da asservire ad un potere diverso”) fatte circolare nel web e diffuse con un volantino nei due capoluoghi lucani, avevano urlato contro la classe dirigente del partito, sorda, cieca e felicemente integrata nel peggiore sistema politico esistente.

Oggi, a distanza di poco più di un anno, in occasione della nuova visita del Presidente Di Pietro a Matera, abbiamo meditato a lungo se scrivergli nuovamente o meno. Abbiamo meditato perché noi cittadini comuni, abituati a fare i conti con noi stessi e a chiamare le cose col nome che hanno, noi che il politichese non lo abbiamo mai voluto imparare e che non conosciamo la nonchalance della disonestà intellettuale, abbiamo oggi pudore del nostro aver avuto così platealmente ragione assai più di quanto lui, Di Pietro,  non ne dimostri per il suo aver avuto così altrettanto platealmente torto. Si può essere certi, d’altronde, che ancora una volta egli si appellerà alla logica dei numeri; ma quella (che se pure c’è stata, non è detto che ci sarà) non rientra negli indicatori dello stato di salute del partito, come gli sbarchi di clandestini non rientrano negli indicatori del grado di fecondità di un Paese. Tutta la Basilicata, del resto, sa che nuove truppe ausiliare di nuovi mercenari arriveranno a rinvigorire le fila dell’esercito IdV qui come altrove; tutta la Basilicata, come tutta l’Italia, come tutto il mondo che ci deride per la situazione in cui versa il nostro Parlamento, ha constatato che la sedicente unica opposizione a Berlusconi è veramente l’unica opposizione che non serve a nulla se non a rimettere in pista quanti, saltando da Forza Italia, dall’Udeur e dio sa da quale altro improvvisato partito, saranno probabilmente pronti a ricollocarsi tante altre volte sempre seguendo il miglior offerente. Non Scilipoti e Razzi, dunque, bensì Antonio Di Pietro è l’artefice del nuovo successo di Berlusconi; non Roberto Galante, ma Felice Belisario è il responsabile della rielezione nelle istituzioni di un uomo tanto discusso e dell’assenza di consiglieri IdV al Comune di Potenza; non Rosa Mastrosimone, ma tutta la classe dirigente che l’ha accolta ha appuntato come beffarda “medaglia ai valori” il suo rinvio a giudizio per abuso d’ufficio che brilla alla faccia del codice etico e di tutte le morali di cui il Senatore dei Senatori si fa in Lucania discutibile Savonarola. Sarebbe la volta buona, dunque, che la gente aprisse gli occhi e che Di Pietro la smettesse di ripetere che non può sapere tutto di tutti, che anche Gesù Cristo è stato tradito e che lui, in fondo, è solo un povero Cristo. I poveri Cristi, del resto, non sono adatti a presiedere un partito che si vanta di essere il secondo della coalizione di centrosinistra; non hanno diritto i poveri Cristi a cantare da sirene per abbindolare e tradire la gente più delusa, affranta, disperatamente resistente ancora. E poi, potrebbe davvero negare il povero Cristo di essere stato messo in guardia più e più volte in tutta Italia di quello che nel partito succede? Può aspettarsi il povero Cristo che gli dia credito ancora chi lo ha sentito parlare in un modo e lo ha visto agire in un altro? Non prova rimorso il povero Cristo per aver espulso o fatto allontanare dal partito ( e forse anche dalla politica) la migliore gioventù idealista, per fare spazio a quei pacchetti di voti di cui, a quanto pare, non usa nemmeno chiarirsi la provenienza? E non si vergogna il povero Cristo di fronte ai suoi alleati lucani del Pd per i suoi colonnelli che mentre col voto si tengono stretti alle gonne di De Filippo, con le trombette scendono in piazza a blandire e istigare la gente? Lo sa il povero Cristo che in Lucania i suoi uomini e le sue donne prima votano in Giunta e poi protestano per il petrolio piuttosto che per le centrali a biomasse piuttosto che per la sanità? Si accorge che il suo fido Belisario mentre si preoccupa  perché “la pubblica opinione considera gli uomini delle istituzioni colpevoli anche del degrado etico del nostro paese”, sorvola sull'incompatibilità tra un assessore alla formazione e un’agenzia per il lavoro gestita da un proprio congiunto? Cos’altro vorrebbe sapere Di Pietro che dai suoi uomini non gli è stato detto? Quello a cui arrivano prima i suoi dissidenti e subito dopo, forse, anche la magistratura?

Sarebbe cosa giusta, insomma, smetterla di prendere in giro la gente; d’altronde “il buon padre di famiglia” che invoca i giudici per bacchettare i suoi, per risolvere a valle il problema che lui stesso aveva il dovere di evitare a monte, è francamente poco credibile e ancor meno affidabile.

Lasci perdere Presidente, ci dia retta. Moderi i toni a Matera, faccia un suo bel discorsetto tiepidino e si goda l’applauso della claque che sicuramente affollerà il cinema comunale per acclamarla qualsiasi cosa dica. Se lo goda l’applauso, perché fuori di lì Matera la guarda con sospetto e forse con un certo disgusto. Non alzi i toni, perciò; non gridi ai traditori, non ai trasformisti, non alla fedina penale immacolata; ci creda, Presidente, non può, non le conviene. D’altro canto non se ne abbia a male; lei lo sa bene (benché a volte le faccia comodo voler credere il contrario) che noi non abbiamo altro da recriminare se non il grande inganno che lei rappresenta per l’Italia. Non se ne abbia a male, ma noi questo stato di cose vorremmo combatterlo davvero, Berlusconi noi lo avremmo sfiduciato, questo Paese ci terremmo a salvarlo e in tanta illegalità - che nelle mani dei furbi diventa persino legale - pretenderemmo di rimettere un po’ di giustizia per tutti. Noi, Presidente, siamo parte di quella piazza da lei definita “sterile” che pure tanto continua a farle comodo, siamo quelli che la parentopoli cominceremmo ad eliminarla nel proprio seno, quelli che non vogliono assassinare la politica in nome della morte delle ideologie. Siamo quelli, insomma, che vogliono ancora resistere e sperare. Lasci perdere, perciò, lasci stare l’opposizione e i toni altisonanti e lasci resistere da soli quelli che riescono a non farsi “comprare” neanche da lei.

“Con la visita di Di Pietro comincerà un tour che porterà i quadri regionali dell'Idv fuori dai Palazzi, in tutti i comuni della Basilicata a incontrare i cittadini” c’è scritto sul sito IdV regionale. Con questi presupposti, francamente, ci sembra una minaccia.


Quattro domande ad Antonio Di Pietro

 

1)    Gentile On. Di Pietro, la mozione di sfiducia al governo Berlusconi è stata bocciata grazie ai due voti dell’On. Scilipoti e dell’On. Razzi, solo qualche giorno fa ancora deputati IdV ed ora berlusconiani. Anche alla luce di precedenti numerose defezioni dal suo partito, non ritiene che i criteri di selezione delle candidature da Lei finora adottati, anche a livello locale, abbiano impedito un vero e credibile rinnovamento della classe dirigente IdV?

2)    Il codice etico del suo partito, sottoscritto da tutti i candidati alle scorse elezioni amministrative ed europee, prevede che, anche in caso di rinvio a giudizio per reati tra i quali quelli contro la pubblica amministrazione, l’eletto IdV ma anche chi ricopre incarichi istituzionali in Comune, Provincia o Regione, debba immediatamente dimettersi dall’incarico e dal partito. Chiederà, quindi, le dimissioni dell’assessore regionale alla formazione, Rosa Mastrosimone? E come mai l’europarlamentare de Magistris, rinviato a giudizio per omissione di atti di ufficio, non le ha ancora rassegnate?

3)    Bruno Tinti, ex magistrato autore di “Toghe Rotte” e di “La Questione Immorale”, nel corso di uno spettacolo organizzato da IdV il 10 dicembre scorso, ha stigmatizzato la politica che va “a rimorchio della magistratura” nella selezione della propria classe dirigente: difatti, i partiti eventualmente aspettano che i propri eletti vengano eventualmente indagati o condannati per cacciarli. Tinti ha invece esortato anche IdV a svolgere approfondite ed accurate indagini sulla onorabilità, serietà ed affidabilità della propria classe dirigente al fine di individuare ed estromettere per tempo “le mele marce”. On.le Di Pietro, intende seguire il consiglio di Tinti? E se sì, anche in Basilicata?

4)    IdV ha votato ed approvato a fine 2009 con PdL e Lega il cosiddetto “federalismo demaniale” ovvero il trasferimento di molti beni pubblici dallo Stato alle Regioni, alle Province ed ai Comuni. Non crede che le notevoli difficoltà finanziarie di gran parte degli enti locali, stretti nella morsa del patto di stabilità, possano determinare la massiccia privatizzazione di beni storici ed artistici anche di pregio, realizzata attraverso la cessione ai privati di tali beni pubblici da parte degli stessi enti locali al fine di “fare cassa”?

 

Francesco Filippetti e Mimmo Genchi (Circolo Giugni di Matera)

 

                                                                  

  


Anna R.G. Rivelli

Avvertenza. Tutti i commenti inviati consentono di risalire all'autore, pertanto chi utilizza questo spazio si assumerà la piena responsabilità civile e penale delle proprie affermazioni.

 

Inserisci commento
Nome e cognome
Email (facoltativa)
Ripeti codice
Commento
Caratteri rimanenti: 3000

 


Bacheca
"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"


Rassegna stampa
BLOG. "CASALEGGIO-GRILLO, LA POLITICA COME GIOCO DI RUOLO, A LORO DELLA DEMOCRAZIA NON IMPORTA NULLA".
SONDAGGI. M5S PROMOSSI PER GUIDARE LE CITTA' MA NON IL PAESE. IL PD PRIMO PARTITO 27,56%.
SINDACO DIMEZZATO. PIZZAROTTI (PARMA) SI PIEGA A GRILLO: "TAVOLAZZI NON SARA' DIRETTORE GENERALE"
GRILLO: "SARDI, CACCIATE GLI INVASORI"... GRILLO PER PRIMO !!
SONIA ALFANO (Europarlamentare): "A ME L'IDV HA PREFERITO CHI INCONTRA I BOSS".

Fedeli alla linea

 

Il Tribuno - Libro di Alberico Giostra

Il Tribuno   Home | Politica | Politica locale | Editoriali | Interviste | Contact | Leggi e codici | Dizionario sinonimi | Ricette | News | Commenti | P.IVA: ftcrfl65m69f839j