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Anna R.G. Rivelli 28 Gennaio 2011
BELISARIO:"LA COMMISSIONE D'INCHIESTA SULLA PARENTOPOLI LUCANA VA ISTITUITA SUBITO". PECCATO PERO' CHE L'IDV ABBIA GIA' VOTATO CONTRO INSIEME AL PD.
DON FELICE E' IL NUOVO DOTTOR JEKILL E MISTER HIDE. IN BASILICATA IL GERARCA DIPIETRISTA HA TAGLIATO GLI OSPEDALI CON IL PD E POI E' SCESO IN PIAZZA CON I CITTADINI CHE PROTESTAVANO, HA CONTESTATO I NUOVI POZZI DI PETROLIO E POI NE HA APPOGGIATO L'APERTURA, E UNA VOLTA HA PARLATO A FAVORE DELLA RU 486 E POI E' ANDATO AL FAMILY DAY.
Siamo alla schizofrenia politica? No, più semplicemente assistiamo agli effetti devastanti dell'uso di una potente droga, quella "post-ideologica", assente dalle tabelle della Fini-Giovanardi ma non per questo meno pericolosa. E' un mix allucinogeno che attira soprattutto gente che cerca di cancellare il senso di colpa di aver militato in quei partiti che hanno saccheggiato per decenni il pubblico erario, lasciando in eredità ai giovani il più alto debito pubblico dell'occidente, la precarietà e la miseria. Grazie a questa potente droga, gruppi organizzati di parassiti e opportunisti assumono un'altra identità, e scendendo senza pudore in piazza con loro, cercano di far credere a questi stessi giovani che, dopo averli già rovinati una volta, li debbono continuare a votare perchè per assicurare un futuro tranquillo a sè stessi e ai propri familiari e arrivare alla rovina completa del resto della popolazione, non è bastata la prima repubblica, ne serve anche una seconda.

“Non capisco perché il centrosinistra non voglia istituire una commissione d'inchiesta sulla cosiddetta parentopoli lucana… Dipendesse da me la istituirei domattina  ". Con queste parole, che il senatore Felice Belisario ha dispensato a piene mani a tutti gli organi di stampa, in Basilicata la “forza politica post-ideologica” italvaloriale ha colpito ancora. Il qui lo dico e qui lo nego, il fate quel che dico, non fate quel che faccio continua a rappresentare l’unica linea programmatica del dipietrismo lucano, comunque mirabilmente esemplato su quello nazionale. Le cosiddette “sensibilità diverse” che l’IdV si proporrebbe di far convivere non altro appaiono che un guazzabuglio informe, un mare magnum in cui ognuno segue una rotta personale, preoccupato semplicemente di rimanere a galla. Non è trascorsa, infatti, nemmeno una settimana da quando i consiglieri dell’opposizione hanno presentato all’Assise regionale una mozione per l’istituzione di  una Commissione speciale d’inchiesta sulle assunzioni degli ultimi venti anni nella Regione Basilicata (compresi enti regionali e subregionali, aziende sanitarie e tutte le società partecipate) e don Felice ha già dimenticato che la mozione è stata respinta con 16 voti contrari tra i quali spiccavano per incoerenza proprio quelli dei consiglieri dipietristi, con la sola astensione del vicepresidente del Consiglio Antonio Autilio.

Don Felice non è nuovo a questo genere di comportamenti, piuttosto si potrebbe definire il maestro indiscusso dell’ambiguità politica e il più mimetico dei politici lucani, perché trova sempre il modo di solidarizzare con la piazza, ma solo dopo aver incassato il risultato del lavoro sporco commissionato ai suoi sodali di partito. Lo ha fatto di recente contro il piano sanitario regionale, prima approvato dai suoi uomini e subito dopo avversato da lui per compiacere i cittadini in rivolta; ha ripetuto la sua performance alzando la voce contro la Fenice di San Nicola di Melfi (un mega inceneritore che ha provocato un grave inquinamento delle acque di falda) solo dopo che l’assessore all’ambiente della Provincia di Potenza, il dipietrista Massimo Macchia, aveva rinnovato l’autorizzazione all’esercizio dell’inceneritore per ulteriori 20 anni. Anche per la parentopoli lucana il camaleontico Belisario non si smentisce; dà per scontata la fedeltà al centrosinistra, però ancora una volta attacca gli alleati del Pd; con le chiacchiere si schiera con la richiesta di trasparenza dell’opposizione, con i fatti si aggrappa ai privilegi della maggioranza e nel contempo non smette di sottolineare una ipotetica differenza valoriale col Presidente De Filippo (“Noi dipietristi siamo pronti a qualsiasi confronto in tema di moralità e assunzioni clientelari”).

Così è, se vi pare. Tutto e il contrario di tutto. “E poi, per carità, - aggiunge con sussiego don Felice - non facciamoci scavalcare dal centrodestra sulla questione morale”. Tranquillo, senatore, non c’è pericolo. Ormai è evidente che sulla questione morale il centrodestra e Idv sono esattamente alla pari.

 

Anna R.G. Rivelli

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Commenti
Giancarlo Deodato 2011-01-30 20:17:25

Cara Anna, quì in Umbria Orlando aveva coniato lo slogan "essere gli alleati scomodi della coalizione"; la tattica furbesca è ovunque la stessa, fare finta di criticare per alzare magari il prezzo, ma sotto banco trattare per le poltrone e gli affari. D'altra parte anche Rifondazione con il compagno Fausto fece il partito "di lotta e di governo". L'alternativa a un doppio gioco indecente sarebbe almeno un comportamento più onesto: spiegare alla gente che non si e è d'accordo ma si è costretti a votare per non uscire dalla coalizione e lasciare spazio al PdL. Solo che per certi demagoghi di professione la coerenza non è un valore; meglio quasi il cinismo sfacciato di "Cetto Laqualunque"....

Anna R.G. Rivelli 2011-01-30 10:33:26

Sicuramente era un parente! :-)))

Fuori di testina 2011-01-29 17:02:12

MA NON ERA LUI LA PARENTOPOLI?

 

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