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Anna R.G. Rivelli 28 Gennaio 2011
GLI EREDI DEL "MA ANCHE": IN BASILICATA L'IDV STA SIA CON LA FIOM CHE CON MARCHIONNE.
PUR DI COMPIACERE TONINO, DON FELICE BELISARIO SI PRODUCE IN UNA SVIOLINATA OPERAISTA CHE IN BOCCA AD UN DEMOCRISTIANO COME LUI FA SBELLICARE DALLE RISATE. NEL FRATTEMPO, COME SE STESSE IN UN ALTRO PARTITO, L'IMPRENDITORE E CONSIGLIERE REGIONALE NICOLA BENEDETTO LA SVIOLINATA LA FA ALL'AD FIAT. IL TUTTO MENTRE L'IDV FA QUADRATO CON IL PD SULLA SCANDALOSA PARENTOPOLI DEL CENTROSINISTRA LUCANO.
In un partito che proibisce le correnti solo perchè fanno troppo prima repubblica, anche in Basilicata si assiste alla farsa di due voci contrapposte una delle quali è finta. Indovinate qual è? Quella di Belisario o quella di Benedetto? Intanto l'assessora Rosa Mastrosimone, la Gelmini materana, rischia la sfiducia per i troppi tagli che ha inferto alle scuole regionali mentre la coscienza infelice dell'Idv lucano, Antonio Autilio, l'ex Ppi legato a De Magistris, viene sistematicamente escluso dalla vita di partito e ridotto ad un "paria". E' questo il rispetto per le minoranze che vige nell'Idv.

Destra e sinistra, bianco e nero, sì e no. Il pensiero politico dell’Italia dei Valori (ormai la cosa è acclarata) può riassumersi con queste parole che costituiscono per la sedicente unica opposizione l’unica strategia per rimanere sempre a galla. In Basilicata, feudo del super vassallo di Di Pietro, don Felice Belisario, le cose non possono andare diversamente, anzi a volte si ha la sensazione che è proprio in Basilicata che si esprima il dipietrismo allo stato puro. Tanto è vero che, in vista della mobilitazione dei metalmeccanici della Fiom Cgil, la linea italvaloriale lucana si fa biforcuta: da una parte le parole di fuoco del Senatore dei senatori, dall’altra il plauso a Marchionne del consigliere regionale Nicola Benedetto.

“Siamo con la Cgil, con la Fiom e con gli operai che scendono in piazza per arginare lo strapotere ricattatorio di Marchionne... Per questo motivo, insieme con il mio partito, aderisco pienamente alla piattaforma della manifestazione", tuona Belisario.

“Se Sergio Marchionne ha avviato la sua battaglia con i sindacati per modernizzare il lavoro nelle fabbriche Fiat in Italia è perché ha capito che bisogna cambiare una cultura del lavoro ormai non più competitiva… La Fiat sta solo facendo il suo percorso per rimanere in piedi... Insomma, bisogna saper riconoscere un sistema economico che cambia… Le guerre di posizione, la speculazione politica, la violenza che in alcuni momenti hanno caratterizzato la vicenda non portano risultati", sentenzia l’imprenditore Benedetto.

E così mentre i nostri due credono forse di salvare capra e cavoli (e c’è da chiedersi se è una strategia o più semplicemente ognuno se ne va per proprio conto), in Regione si vocifera di una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore alla Cultura Rosa Mastrosimone la quale in un sol colpo, grazie al piano di dimensionamento scolastico varato dalla giunta regionale, è riuscita a farsi il vuoto intorno, ricevendo una sostanziale bocciatura non solo dai sindacati Snals, Cgil, Cisl e Uil, ma anche da dirigenti e sindaci di quasi tutti i partiti della coalizione di centrosinistra che oggi appaiono in assetto di guerra e minacciano azioni legali contro quello che definiscono “un atto di prepotenza istituzionale”. 

Alla Mastrosimone, insomma, vengono prospettate due possibilità: ritiro del provvedimento o dimissioni. Nel frattempo, però, la ex mastelliana si dedica alla lotta operaia facendo eco a Belisario (“Domani grideremo forte il nostro no alle imposizioni dell’Ad di Fiat”,  scrive in un comunicato) e non si capisce bene se la sua sia passione, volontà di compiacere il senatore o preveggenza sul futuro che l’attende.

L’anno, dunque, non comincia bene per l’assessore IdV, né si può dire che vada meglio per la leggendaria difesa della legalità e della trasparenza che ancora si tenta di spacciare come insita nel dna dei dipietristi. Negli ultimi mesi, infatti, sulla Regione Basilicata si è allungata l’ombra oscura di una parentopoli (e amicopoli) lucana che sta alimentando molto malumore nei confronti del governo regionale di centrosinistra. Il fatto che in numerosi concorsi per incarichi a tempo indeterminato in Regione e in enti sub regionali siano risultati vincitori parenti, affini e “portaborse” dei big della politica locale ha sollevato molti interrogativi nell’opinione pubblica ed ha spinto i consiglieri dell’opposizione a chiedere una commissione d’inchiesta sulle assunzioni degli ultimi venti anni. 

Tale richiesta, probabilmente strumentale ma tutt’altro che inopportuna, è stata prontamente respinta dai consiglieri della maggioranza, compresi quelli dell’Italia dei Valori che, con la sola astensione del Vicepresidente del Consiglio Autilio, hanno ben dimostrato quanto i privilegi di una opaca politica clientelare stiano loro più a cuore della tanto blaterata trasparenza. E l’astensione di Autilio (tiepido segnale di disappunto che - a suo dire - intendeva sottolineare il plauso all’obiettivo, ma non al metodo della richiesta dell’opposizione) si va ad aggiungere probabilmente a quei motivi di contrasto che da tempo si registrano tra Belisario e quegli uomini (pochissimi rimasti) della vecchia guardia del partito che risultano un po’allergici allo strapotere del senatore; don Felice, infatti, come il suo capo indiscusso è abituato alla prevaricazione e poco importa se nella risoluzione finale dell’ultimo esecutivo nazionale dello scorso 14 gennaio ancora si fa riferimento alla necessità del rispetto dei ruoli e delle funzioni”

La punizione per il “semidissidente” Autilio è ancora una volta l’esclusione dagli eventi organizzati dal partito; così quando il 4 febbraio prossimo giungerà a Potenza Leoluca Orlando per parlare di quel federalismo che Di Pietro tenta di rimangiarsi dopo averlo caldeggiato, il vicepresidente del Consiglio regionale non sarà al tavolo dei relatori, ma se ne starà in un cantuccio a sentir parlare persino Nicola Laguardia, uomo fedelissimo di Belisario che, dopo aver riscosso la presidenza dell’Apofil (Agenzia Provinciale Orientamento Formazione Istruzione Lavoro) come buon compenso per i suoi servigi, indugia nel partito lucano in un non meglio identificato ruolo di responsabile cittadino.

Ma l’IdV è così, per crescere deve “proporsi nel paese come forza politica post-ideologica, capace di far convivere sensibilità diverse”, deve aprire le porte a tutti, sempre come Cristo, anzi sempre come quel povero Cristo che solo per sventura - dice lui - ha mantenuto in vita il governo Berlusconi.

 

                                                   

 

Anna R.G. Rivelli

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