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Alberico Giostra 19 Gennaio 2011
QUI LO DICO E QUI LO NEGO. SALVO ECCEZIONI.
Lo spettacolo del lento inabissarsi di Berlusconi in una pozza di letame ha sottratto all'esecutivo nazionale dell'Idv tenutosi a Tivoli il 14 e 15 gennaio quell'attenzione che avrebbe meritato. All'apparenza, (l'unica dimensione che in politica conta) il "maquillage" che Tonino ha voluto applicare alla sua creatura avrebbe dovuto risaltare ancor di più proprio al cospetto del nuovo fiume carsico di veleni e vergogne che sta affiorando da Arcore. Ma non è stato così. Il documento conclusivo in 25 punti è stato accolto dai più con disillusa freddezza e a credere in una ripartenza morale dell'Idv sono solo gli stolidi tifosi che sventolano nelle piazze i logori vessilli dell'ex pm. 

Nessuno intanto ha fatto notare una strana incongruenza. Leggendo i 25 punti non si riesce a scorgere traccia del tanto strombazzato "noviziato", ovvero lo stand by di uno e due anni cui sarebbero costretti i nuovi arrivati nel partito prima di poter essere candidati e di arrivare a posizioni di vertice. Di Pietro ha annunciato la misura come il toccasana tanto atteso. Perchè questa omissione? Quello che vale per la stampa non vale per il partito?

La conferma che l'Idv è il Triangolo delle Bermude del centrosinistra appare ad esempio anche dalla posizione assunta sulla Fiat. Che fine ha fatto la fuga di Di Pietro verso la Fiom? Scomparsa. Al punto 9 si chiede alla Fiat di mantenere i propri impegni (che non ha mai esplicitamente preso) a restare in Italia e a mantenere i livelli occupazionali e si ribadisce l'intangibilità del diritto alla rappresentanza sindacale. Stop. E i ricatti di Marchionne? E l'attacco alla Costituzione? Tutto inghiottito nelle sabbie mobili dell'ecumenismo dipietrista alle prese con le divergenti posizioni di Zipponi-De Magistris da una parte e Donadi-Borghesi-Trento, dall'altra. La posizione che resta è ora perfettamente coincidente con quella dei deprecati "inciucisti" del Pd. Tanto rumore per nulla? Che fine ha fatto la vibrante "unica opposizione" a Berlusconi?   

Al netto della riproposizione di elementi politico- strategici, questa risoluzione finale nasce dalla necessità di comporre salomonicamente le lacerazioni insorte nell'Idv. Due erano le ferite aperte: quella della lettera di De Magistris-Alfano-Cavalli sulla "questione morale", e la guerra scoppiata nel partito in Piemonte e Sardegna. I problemi che sollevavano le due vicende erano in sintesi:
1) il metodo di selezione di dirigenti e candidati. 
2) Il tesseramento "a strascico" come sistema di infeudamento del partito a livello locale.  
3) la composizione di eventuali conflitti interni. 

A queste problematiche il documento ha dato delle risposte nel tipico idioma dipietrese che è esattamente il contrario di ciò che vuole la vulgata, ovvero una popolaresca effervescenza di immagini e simboli facilmente comprensibili. Il dipietrese è in realtà un furbesco e truffaldino sortilegio dialettico in cui nel mentre si afferma qualcosa ci si prepara già alla sua provvidenziale, liberatoria, negazione. E' il trionfo della riserva mentale, il classico sempiterno "qui lo dico e qui lo nego". Tutto l'elaborato è infatti inficiato da una palpabile contraddizione: da una parte al punto 15 si nega l'esistenza di una questione morale, "il partito è sano e composto da persone per bene". Dall'altra però tutto il documento è costretto ad affrontare proprio le risultanze di una palese questione morale scoppiata nel partito. Come prova la diffusa insistenza sulla questione delle candidature o del controllo della fedina penale degli iscritti ai punti 16 e 19. Insomma nel documento si cerca di negare esattamente quanto si sta affermando. Un gioco delle tre carte che non fa onore a chi lo pratica. Una valutazione a parte poi meriterebbe l'uso moralistico e bigotto dell'aggettivo "sano", con il suo retrogusto bugiardo, piccolo borghese e vagamente fascistoide. Ma la faremo un'altra volta. 

Stesso identico discorso sulla questione del tesseramento. Per venire incontro alla contestazione elevata da Andrea Buquicchio contro l'esito del congresso regionale del Piemonte, Di Pietro ha inteso accogliere al punto 21 l'istanza contro i cosiddetti "monopoli delle tessere", affidando all'Ufficio di presidenza il controllo sulle situazioni controverse. Fermo restando che siamo in presenza di una benevola concessione elargita alla fazione sconfitta in Piemonte onde evitare ulteriori complicazioni e strascichi giudiziari, e fermo restando che l'ultima parola spetterà ancora una volta a Tonino, quello che colpisce è che finora i biechi colonnelli dipietristi e le loro squadracce di supporter hanno sempre negato che nel partito imperassero i signori delle tessere. Ohibò, che avesse ragione Il Tribuno.com? 

Dicevamo della concessione a Buquicchio e alle fazioni sconfitte nelle assise locali. Quello che a loro è stato concesso al punto 21 con il discorso sul tesseramento, viene immediatamente ritirato al punto 25: lì si afferma infatti che gli iscritti debbono riconoscere la classe dirigente uscita dai vari congressi nazionali e regionali e in un comma successivo si avverte di, "non scavalcare gli organismi di garanzia del partito affidandosi a sedi esterne". Dunque, non solo si impone ai perdenti di accettare il risultato del congresso rinunciando alle contestazioni, ma gli si proibisce di rivolgersi a quelle che con sconcertante vaghezza lessicale vengono definite "sedi esterne". Un modo davvero curioso di definire tribunali e procure, soprattutto da parte di un ex magistrato. Buquicchio e gli altri, com'è noto, si sono rivolti ai giudici torinesi per valutare penalmente e civilmente quanto accaduto nel congresso piemontese. Se a questa prescrizione aggiungiamo che si impone di "riconoscere il potere-dovere dell'Ufficio di presidenza di affrontare in modo netto e deciso le conflittualità", e che l'atteggiamento è il solito, "i panni sporchi si lavano in famiglia", ci rendiamo conto che sotto il sole dipietrista nulla è cambiato e nulla cambierà mai. 

Il trionfo del "qui lo dico e qui lo nego", l'epifania autodissolutoria del falso moralismo dipietrista è contenuta nel punto 25. E' qui che Tonino ha eretto il suo ennesimo sepolcro imbiancato, la stele funeraria delle buone intenzioni che apparentemente avevano motivato la redazione del documento, ricorrendo alla provvidenziale formula del "salvo motivate eccezioni". Tale catartico stratagemma viene applicato all'obbligo di portare  "a compimento i mandati elettivi" e al limite di due mandati elettivi consecutivi nella stessa assemblea purchè sia terminata intera la legislatura. Qui siamo nel cuore della sovranità dipietresca. Tonino ha un solo vero potere sui suoi colonnelli e con quello li tiene a bada: le candidature. E' un potere di vita e di morte politica. Ai tanti borghesucci che lo adulano solo una cosa può cambiare la vita in meglio: un'elezione, con ciò che essa comporta in termini di visibilità, prestigio personale e anche di indennità e vitalizi. E guarda caso è proprio in questo ambito che vengono introdotte le deroghe più vistose alla rigidità delle norme della risoluzione. Deroghe che solo il sovrano assoluto potrà introdurre, al massimo motivandole.  

Inoltre tra gli elementi sollevati dalla denegata questione morale ce n'è uno che imbarazza da tempo Di Pietro: il familismo. Nel documento si afferma coraggiosamente, "evitare di candidare parenti e affini salvo che costoro non abbiano maturato un proprio percorso politico autonomo". Sublime! Intanto chiediamo: che vuol dire "affini"? Forse si intendeva dire anche amanti e fidanzate/i? Segretarie e portaborse? E che diavolo vuol dire, "salvo che non abbiano maturato un proprio percorso politico autonomo"? Autonomo da cosa? Ebbene tale criptica (im)-precisazione può voler dire solo una cosa: se il "figlio di papà" sta già da tempo in Idv e ha avuto incarichi politici può essere tranquillamente candidato. Ci chiediamo perchè questo oscuro giro di parole, bastava scrivere: "Cristiano Di Pietro può essere candidato".  

La sinistra demagistrisiana, le minoranze e i dissidenti possono ritenersi soddisfatti da questo documento? Assolutamente no. Non solo per quello che c'è scritto ma soprattutto per quello che non c'è scritto. Che cosa manca a questo documento per essere il primo passo di una stagione di "perestroika" e "glasnost" dell'Idv? Tre passaggi fondamentali: 
1) la richiesta di una modifica dello statuto con l'introduzione delle primarie per la scelta del presidente del partito; 
2) la nomina del tesoriere affidata al congresso nazionale e non al presidente;  
3) il controllo dei bilanci del partito assegnata ad una società di certificazione esterna, come avviene nel Pd. 
Senza l'indispensabile trasparenza nella gestione delle notevoli risorse pubbliche che ogni anno introita, l'Idv resterà un partito personale e patrimoniale, una "fabbrichetta" in mano ad un "padroncino" che fa il bello e cattivo tempo. Una parodia della democrazia comprensibile al tempo dell'imperante pifferaio di Arcore, inaccettabile nella nuova stagione di rinascita morale del paese che tutti auspichiamo si affermi dopo la fine dell'incubo berlusconiano. Ma in questa nuova stagione saprà Di Pietro trovare una sua collocazione non equivoca? 

 






      
















Alberico Giostra

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Commenti
Carlo Cipriani 2011-01-20 09:37:48

...di nessun punto, elencato, sta morendo idv.
L'unica ragione è che, in tutte le sue regole e regolette, manca 'la madre' di tutte le battaglie per la giustizia e la legalità: il divieto di appartenenza ad associazioni che prevedano cieca obbedienza.

Paolo Mantovani - idVV Cosenza 2011-01-19 21:56:48

Una fiera del nulla. Spiace vedere allineate a quella presa in giro di documento alcune brave persone.

Tesserato idv 2011-01-19 18:39:52

Per quanto riguarda il Piemonte, non sarebbe corretto approfondire la situazione, denunciano il familismo imperante tra i vecchi dirigenti? (Lei conosce senza dubbio la situazione del sig. Buquicchio e dell'onorevole Porcino, casi certi e conclamati a differenza dell'ipotetico monopolio delle tessere del sig. Cursio).
Conoscendo la sua professionalità, sono sicuro che approfondirà la questione nei dettagli.

 

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