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La Redazione 05 Gennaio 2011
IDV AREZZO: IL CONSIGLIERE COMUNALE MARIO BRUNI, LASCIA IL PARTITO.

  

                                                                                                               Al Coordinatore Provinciale IDV

 

                                                                                                          p.c.    Al Segretario Regionale IDV

 

                                                                                                          p.c.    Al Coordinatore Comunale IDV

 

 

 

                                   Con questa nota comunico che, a partire dalla data odierna, mi dimetto dal Partito dell'Italia dei Valori e di conseguenza lascio anche il Gruppo Consiliare presente al comune di Arezzo.

 

Di seguito cercherò di sintetizzare alcune delle motivazioni che mi hanno spinto ad una tale iniziativa, cominciando da quelle più marcatamente politiche e con la premessa, assolutamente essenziale, che disagi, incomprensioni e divergenze si sono accumulati con il passare del tempo fino ad esplodere pochi giorni or sono. Insomma sbaglierebbe chi pensasse ad una sorta di fulmine a ciel sereno. Anzi, rimango convinto che una certa approssimazione politica da una parte e la mia lenta ma evidente delegittimazione, abbiano proceduto di pari passo, però solo questo secondo aspetto si è giovato di una lucida strategia. A partire da questa primavera, come ho più volte amaramente confidato. Tuttavia, mi aspettavo che l’attacco frontale sarebbe stato lanciato qualche mese più avanti. Ho sbagliato i tempi, non il risultato.

 

Ma torniamo alle motivazioni, partendo dall’atteggiamento verso l’amministrazione aretina. Come non vedere che questo rappresenta una singolare eccezione rispetto a quanto l’IDV pratica sia a livello nazionale, regionale e, seppur con qualche contraddizione, anche a quello provinciale? Un partito che nel suo congresso nazionale si propone come futura forza di governo, che cerca di scrollarsi di dosso la scomoda etichetta di movimento protestatario e giustizialista, che si offre al PD per creare insieme il perno della futura coalizione di centrosinistra. Che in Regione ed in Provincia interpreta senza tentennamenti il ruolo di partito di governo, collaborando lealmente ancora e soprattutto con il PD. Allora quali sono i veri motivi che hanno impedito la costruzione di un rapporto più coeso, di mantenere un’alleanza organica, pur con la necessaria dialettica, comunque su di un binario di reciproco riconoscimento e sostanziale fiducia? Perché si è giunti allo strappo di allontanare un assessore dalla Giunta, che non ha certamente rappresentato una promozione, senza presentare valide alternative? Anche in questo frangente si è dato più ascolto all’emotività piuttosto che alla razionalità della politica? Anche in questa occasione si sono fatte prevalere, appare evidente, esigenze personali a quelle di partito. Dove sta la sapiente strategia, se si finisce per avvitarsi nei numerosi nominativi sfogliati come petali e mai formalizzati per una rappresentanza in Giunta? Perché si dà inizio ad una sorta di guerriglia nei confronti del Sindaco e del maggior partito di governo, battendo il maglio su aspetti anche meritevoli di attenzione, a volte con una valenza decisamente simbolica oltre che politica, ma certamente marginali rispetto alle grandi questioni programmatiche? Si è cercata, con ostinata determinazione la ribalta tutto sommato effimera dell’intervista o del comunicato ad effetto, per ottenere una qualche caratterizzazione, più che altro per marcare una distinzione, senza mai entrare nel merito delle grandi questioni cittadine.  Quanto hanno giocato anche in questo frangente i mai sopiti rancori personali? Se era realmente presente tutto quel dissenso e lo si credeva motivato, molte sono state nel  tempo le occasioni per una discussione interna a tutto campo, per definire gli eventuali limiti di un’azione di governo ed il maturare, in quel preciso momento, anche della richiesta di verificare l’effettivo consenso del Sindaco e la sua possibilità di continuare un’esperienza amministrativa. Allora e solo allora, si sarebbero potute chiedere le primarie di coalizione. Oggi rappresentano solo una sorta di poco onorevole via d’uscita di un gruppo dirigente che ha sbagliato tutte le mosse, che si ritrova isolato e poco affidabile, che per placare e dirottare l’attenzione della parte più riottosa e pugnace del partito, offre loro una “nobile” battaglia da combattere subito dopo essere andata ad offrire leale collaborazione e una qualificata rappresentanza in Giunta! Quanta pochezza! Ed ha perfettamente ragione Evangelisti quando dice “siamo con il culo per terra”! Ma chi ha messo il partito in questa scomoda condizione? Chi ha preteso di farne un soggetto monocratico, chi ha pensato di riprodurre, anche con poca fantasia diciamolo, le stesse logiche che potevano servire per controllare le ben più deboli dinamiche ed esigenze di una lista civica. E’ con questa impostazione che si è proceduto alla designazione di una figura del tutto sconosciuta, priva della necessaria esperienza politica ed organizzativa, alla centrale responsabilità provinciale. Con la consapevolezza, in più occasioni manifestata, che comunque la politica si sarebbe decisa altrove. E così è stato. Ma con quali risultati? Chi sarà, dunque, colui che si assumerà il compito gravoso e difficile di costruire una minima base di consenso a livello provinciale? Quanti sono i centri della provincia privi di una benché minima e riconosciuta rappresentanza? Si pensa davvero di provvedere a questo con l’indicazione “formale” di responsabili di zona, per altro non in grado di assolvere al compito? E veniamo al capoluogo. Si è cercato di allontanare nel tempo e forse di impedire il congresso comunale con puerili motivazioni. Si è in ogni modo, anche ispirando azioni autoritarie, cercato di imbavagliare un organismo liberamente eletto perché si era dimostrato in grado di produrre politica autonomamente, di mostrarsi rappresentativo e credibile. E questo ha destato spavento. Ma l’aver mortificato un intero direttivo ha tolto entusiasmo in molte persone e, sicuramente, affievolito la loro voglia di spendersi per un progetto che sempre di più sembra cucito per poche persone.

 

Come non notare la frenesia con la quale ci si getta su tutte le questioni aperte in provincia. Sarebbe compito di altri? D’accordo, lo invitiamo. E cosa si va a suggerire ed appoggiare, ad esempio,  per S. Sepolcro? Che il sindaco del comune confinante, in scadenza di mandato e non disposto a tornare al proprio lavoro, possa esserne il candidato. Pare proprio, ancora una volta, per creare motivi di imbarazzo al partito maggiore della ipotetica coalizione. Se non altro una soluzione originale, sembra la prima in Italia! Potrebbe essere un’idea da esportare e sulla quale chiedere i diritti d’autore! Molti sorridono, altri sono incazzati neri, altri pensano che si abbia a che fare con dei veri principianti. Ma questo può succedere quando ci si crede di essere il birillo rosso, del biliardo nel bar Centrale di Foligno: il centro del mondo! Si pensa di essere il costruttore, il vero instancabile collante della coalizione che ha eletto il segretario Regionale. Il punto di equilibrio ed il sapiente ispiratore della politica del gruppo regionale, lo snodo dei rapporti con il Partito Democratico. Con tutta questa attività, è normale poi che ci si senta un po’ stanchi!

 

E per concludere, quanti attacchi alle persone, me compreso, diretti o per interposta persona? Quanti sono coloro che hanno deciso di lasciare un partito che occupa quasi tutto il suo tempo in litigi? Si pensi un attimo alla sublime rappresentazione attorno al comunicato sulle richieste dimissioni del Vice Sindaco. Il grottesco attorcigliarsi sul possibile senso di una parola invece che il naturale riferimento ai fatti concreti. E poi il magistrale voltafaccia serale dell’ennesimo comunicato. Che vera passione quella per i comunicati! Comunque la ghiotta occasione di alzare ancora una volta l’indice sul reprobo. Ecco cosa si è costruito, un partito che ha fatto del sospetto, della insinuazione, della delegittimazione e della manipolazione un autentico filo conduttore di qualsivoglia discussione, con indubbio beneficio degli strenui malpancisti e dei guastatori  in servizio permanente effettivo. Chi trae vantaggio da questo stato di cose? Solo chi, come un lungimirante e saggio padre, alla fine del dibattito giunge a proporre la ragionevole mediazione, dopo aver istigato e spesso causato le condizioni della battaglia. Non facevano così anche gli dei?

 

Ecco, credo che andrebbero ripresi i fili della politica, riannodati leali e solidali rapporti personali, stabiliti livelli riconosciuti e diversi per la discussione e la responsabilità delle decisioni, dare spazio a degli autentici percorsi democratici che, attraverso il riconoscimento di posizioni anche minoritarie, svolgano comunque il proprio ruolo attraverso l’espressione di un voto. Momento questo, decisionale certo e punto di riferimento obbligato per tutti.  Io ho cercato di lavorare per questi obiettivi ma, evidentemente, ho fallito. Ma attenzione, nella confusione dei livelli e dei ruoli gli unici a guadagnarci, come sempre, sono i furbi ed i cinici.

 

Quindi, esco di scena, non senza un forte rammarico e una delusione, politica e personale. Quest’ultima forse la più cocente, per come si è cercato con evidenti e irritanti manipolazioni di favorire questo esito traumatico.                        

 

Arezzo 02.12.2010

                                                                                                                              Mario   Bruni

La Redazione

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