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La Redazione 04 Gennaio 2011
LASCIO L'IDV UN PARTITO SENZA POLITICA DOVE E' FACILE SOLO UNA COSA: FARE CARRIERA. VINCENZO COLANTONIO, DI ARCE (FR) SE NE VA.

Ai membri del coordinamento provinciale dell’Italia dei Valori

Al segretario regionale dell’Italia dei Valori

Ai cittadini di Arce

 

Lascio l’Italia dei Valori.

Nessuno mi potrà dire che sono un traditore perché Idv non mi ha dato nulla e nessuno potrà dire che sono in cerca di incarichi perché nessun partito mi può garantire il ruolo che oggi ricopro in Idv.

Lascio perché Idv non è il partito che pensavo, non è il partito in cui la mia formazione culturale mi permette di stare bene.

Per me la politica si riduce tutta alla canzone di Gaber: “Libertà è partecipazione”.  Partecipazione alle scelte, alla formazione dei gruppi dirigenti, all’azione politica, all’organizzazione.

Non deve essere il partito al servizio degli eletti, dei quadri e dei militanti ma viceversa. Il partito è, per me, il luogo dove ognuno porta il suo contributo e quindi diventa partecipe; e tutti sono al suo servizio: eletti, quadri e militanti.

Il mio partito è quello radicato sul territorio dove il militante con l’azione politica nella sua città contribuisce alla costruzione del grande partito di massa.

Il mio partito è quello che sa fare la sintesi delle istanze che provengono dalla società. 

Il mio partito è quello che costruisce la proposta politica sulle vertenze del territorio e che, mano a mano, le fa salire di livello affinché siano un contributo alla formazione di programmi e di azione politica complessiva.

In definitiva il mio partito è quello che si costruisce ogni giorno dalla base e dove gli eletti e i dirigenti sono la punta, l’acme della rappresentatività: le donne e gli uomini migliori per ottenere il miglior risultato possibile, politico e non solo elettorale.

Ma essi devono rappresentare il partito, non sono il  partito. Il partito sono gli iscritti, gli elettori, le sezioni, le assemblee, le iniziative.

Questo è il mio partito e, purtroppo per me, non è l’Idv.

Non c’è acrimonia nella mia valutazione, c’è semplicemente la constatazione di aver fatto un errore e di aver immaginato una cosa che, nella realtà, non è così. Mi dispiace di aver sbagliato perché, con il mio errore, ho creato aspettative e rapporti che adesso si dissolveranno e ne ho incrinato altri che erano consolidati, ma, come è sempre stato, anche questa volta ha deciso il cuore. Aspettare sarebbe stato ancora più deleterio.

Qualcuno si rallegrerà della mia scelta, anche nell’Idv provinciale: gli stupidi. C’è chi tirerà un sospiro di sollievo e getterà fango sul sottoscritto, come è stato fatto con altri; questi sono quelli che non valgono nulla e non meritano nemmeno di essere oggetto di discussione. Assieme a loro ci sono quelli che penseranno che con la mia fuoriuscita si possano aprire nuovi spazi. Sono in buona fede, e hanno un minimo di sana ambizione personale. Purtroppo non si rendono conto che io non ne avevo occupato nessuno, perché non ce n’è nessuno.

L’Idv è un partito dove non ci sono spazi politici, dove la discussione politica non esiste, dove le piattaforme programmatiche vengono decise a Roma, anche per il paese di Terelle, con tutto il rispetto per Terelle. Forse per questo si fa carriera velocemente, come è accaduto a me; perché è effimera e serve solo per la visibilità personale. Gli organismi dirigenti territoriali, di fatto, non esistono e il segretario provinciale è il portavoce del segretario regionale e non del territorio.

Questo non può essere il mio partito.

Non c’è acrimonia e vado via soprattutto per rispetto di chi l’Idv la vuole così. Di chi è in buona fede.

Ho sempre combattuto per ciò in cui credevo, ma questa volta no. Penso che l’Idv sia nato così ed è formato da tanti militanti che lo vogliono così e che non capirebbero posizioni diverse.

Ho fatto la scelta sbagliata io ed è giusto che vada via io.

Gli ultimi fatti relativi alla lettera di De Magistris ed Alfano, ed alla polemica scatenatasi contro di loro, sono significativi di una impermeabilità forte. Il partito nasce come un movimento verticistico dove il collante politico è Di Pietro e trasformarlo, non in un partito plurale ma anche solo in un partito, penso sia impossibile.

Un afflato di speranza c’è stato con l’elezione del nuovo segretario regionale ma si è spento in poco tempo. Anche lui è stato inghiottito dalle logiche verticistiche.

E’ una scelta dolorosa e difficile soprattutto per il mio ruolo di amministratore e le scuse, per l’errore commesso, verso i compagni di tante battaglie, verso i miei elettori, verso chi ha riposto in me un minimo di fiducia, non basteranno mai.

Si parlerà di questa cosa e, soprattutto, male nei miei confronti. In molti vorranno farmi apparire come una bandierina che gira con il vento. Non fa nulla, ho le spalle larghe, e vado avanti perché penso che sia una scelta necessaria a riparare un errore, prima che questo diventi una falla.

E’ giusto chiudere il prima possibile una parentesi nella mia vita politica che non doveva mai essere aperta e anche di questo mi scuso con chi me lo aveva detto senza che io lo ascoltassi.

Con affetto.


Vincenzo Colantonio




La Redazione

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