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News by Dire
Elio Veltri 05 Gennaio 2011
MARCHIONNE SULLA RAPPRESENTANZA SBAGLIA MA SUL RESTO HA RAGIONE.

Nel Paese del politichese, del sindacalese, del qui lo dico e qui lo nego, del vorrei ma non posso, del tutto e contrario di tutto, quando la Fiat è sull’orlo del fallimento e come i corvi si fanno sentire politici politicanti allergici alla grande industria e difensori delle Partite IVA, anche quando evadono tasse e contributi e venditori di tappeti, imprenditori improvvisati e pronti a impossessarsi di qualche osso, la famiglia Agnelli, chiama uno strano Italo- Canadese, di nome Marchionne, tanto anticonformista da incontrare capi di governo e di stato senza giacca e cravatta.

Marchionne ha altri difetti: non conosce l’arte della retorica, è ruvido tanto da essere scostante, non racconta balle e dice quello che pensa. Insomma il peggio del peggio. Inoltre, prima pensa e lavora e poi dice senza predicare. Conosce anche come pochi l’economia globale che non ha inventato lui e assicura agli Agnelli che la FIAT si può salvare forse senza chiedere soldi allo Stato. Insomma è matto da legare. La Fiat entra nei mercati mondiali, compra un pezzo della Chrysler con il consenso di Obama che sborsa un bel pò di soldi per sostenere la società, apre uno stabilimento in Brasile col consenso di Lula che sborsa la sua parte, annuncia investimenti in formazione, ricerca e nuove tecnologie per 20 miliardi. Fin qui tutto bene. Poi però Marchionne dimentica le buone maniere e aggiunge che in Italia è necessario aumentare la produttività perchè nell’economia globale altrimenti non si compete. E per competere nel settore dell’automobile è necessario costruire e vendere 6 milioni di macchine all’anno. Apriti cielo!

Sulla linea di Marchionne salta l’unità dei sindacati e la FIOM viene isolata e sconfitta. La Fiom e il nuovo capo Landini non ci stanno forse perchè pensano ancora, con la testa girata un pò all’indietro, che i metalmeccanici sono in grado di  decidere gli equilibri sindacali e politici del paese, come avveniva negli anni 70 quando per mettere con le spalle al muro il governo in carica arrivavano i nostri: i metalmeccanici invocati da tutti noi che consideravamo il rapporto con le fabbriche essenziale alla militanza politica.  Ma Marchionne che allora era un ragazzino non ci sente e dice che o le cose cambiano o lui gli investimenti li fa in un altro paese. C’è qualcuno, governo compreso, che può impedirlo? No. Nessuno. Su una cosa Marchionne ha torto ed è la cosa più importante che va contrattata e difesa con i denti. Si chiama rappresentanza. Per cui anche se la FIOM alla Fiat va in minoranza, partecipando al referendum e non ritirandosi sull’Aventino che in politica non ha portato bene, i rapporti fra Confindustria e Sindacati vanno ridiscussi e la Rappresentanza va difesa e ripristinata. L’ha detto anche Susanna Camusso nuova leader della CGIL ed è sperabile che lo pensino anche CISL e UIL. Noi, in ogni caso, siamo d’accordo e ci auguriamo che i lavoratori conservino il posto di lavoro. L’esperienza ci ha insegnato che senza lavoro non si può lottare e si rischia di perdere la battaglia decisiva della Rappresentanza.

Ai sindacalisti della CGIL dico anche che stiano attenti a scegliere le compagnie politiche perchè c’è in giro gente che per un voto si vende l’anima, ammesso che non l’abbia già venduta.

 

Elio Veltri

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Commenti
Mirco Marchetti 2011-01-07 21:22:25

Mi spiace, ma non condivido quasi nulla di quanto ha scritto Veltri. Non sono un operaio, sono solo un potenziale acquirente, se Marchionne continua a calpestare i diritti dei cittadini, o degli operai, così accontentiamo pure Giostra, io non acquisterò, se e quando ne avrò possibilità, una macchina FIAT. Caro Veltri, se guardiamo all'indietro è anche perché è all'indietro che andiamo.

 

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