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News by Dire
Alberico Giostra 11 Gennaio 2011
"NELL'IDV NON ESISTONO REGOLE". INTERVISTA A FRANCESCA TOMASINI

Intervista tratta dal  "Giornale del Friuli" - Lo spettacolo andato in scena il 14 dicembre 2010 è stato indimenticabile: il bastione dell’anti-berlusconismo, l’Italia dei Valori, si incrina e consegna nelle mani dell’autoconsacratosi “miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni” due dei propri membri. Antonio Razzi e Domenico Scilipoti rivoltano precipitosamente la loro gabbana in occasione del voto di fiducia; i riflettori si riaccendono su una presunta “questione morale” che imperversa all’interno del fronte dipietrista. Il celebre “partito in franchising” dell’inchiesta di Micromega torna quindi al centro delle analisi giornalistiche e delle querelles politiche. Sonia Alfano e Luigi De Magistris, europarlamentari, e Luigi Cavalli, Consigliere regionale, scrivono al Presidente Di Pietro per esortarlo a “fare pulizia” tra la sua gente. I precedenti di fughe dall’Idv verso altri approdi certo non mancano: basti fare i nomi di Valerio Carrara (2001) e Sergio De Gregorio (2006). C’è però chi offre letture opposte: nessuno, nemmeno Di Pietro, può scoprire con la sfera di cristallo se, dopo anni di militanza, alcuni tra i suoi hanno optato per una nuova casacca.

 

Tutto qui? Si può ritenere esaurita la “questione morale” nella polemica sulle scelte degli uomini di punta di un partito? Non sembrano pensarla così le migliaia di aderenti ai gruppi facebook “S.O.S Italia dei Valori” e “L’Italia dei veri valori”, che denunciano una cronica mancanza di legalità e trasparenza interne ad un partito che i “valori” li propugna sin dal nome. Dal “popolo degli ex” abbiamo raccolto l’esperienza della friulana Francesca Tomasini, Consigliere comunale Idv a Maniago dal 2007 al 2009, protagonista di un duro scontro con lo stato maggiore del partito dopo la sua breve esperienza politica. Dalle sue risposte alle nostre domande emerge la densa opacitàche avvolge la vita interna di un Idv stritolato nella morsa delle clientele e chiuso ermeticamente alla società civile. Forse è qui che si radica l’autentica “questione morale”, non nelle storie di due deputati, indagati dalla magistratura, che hanno fatto in fretta armi e bagagli alla disperata ricerca di una poltrona sicura.

 

L’analisi offerta dalla Tomasini appare chiara e lucida: spiace quindi che la sua parola così netta non ci abbia spiegato perché il sito web da cui aveva fatto conoscere la sua esperienza è tuttora offline, e per quale motivo la documentazione annunciata non è ancora stata divulgata. Noi comunque restiamo in attesa di novità. Repliche, contributi ulteriori, smentite sono più che ben accetti.

 

Francesca Tomasini comincia la sua esperienza nell’Idv nel 2007, in vista delle elezioni comunali di Maniago. Come e perché si è avvicinata al partito di Di Pietro?

 

Dopo aver da sempre votato per l’Italia dei Valori, tramite una parente venivo a conoscenza dell’esistenza di un gruppo di militanti in provincia di Pordenone. Di Pietro rappresentava ai miei occhi l’unica alternativa per combattere la situazione di crisi e di corruzione della politica italiana, la sua era una formazione nuova, giovane, senza scheletri nell’armadio, che si batteva per principi assolutamente condivisibili, primo fra tutti quello della legalità. Così, almeno, mi era sembrato.

 

Secondo la sua personale esperienza l’Italia dei valori, vista dall’interno, è caratterizzata da “bassissimo livello di democrazia interna, di trasparenza, di meritocrazia, […] assenza di regole”. Ci può fare qualche esempio concreto?

 

Tutte le decisioni rilevanti vengono prese dall’alto o da stretti collaboratori: quando si è trattato di stilare le liste per le candidature delle elezioni provinciali di Pordenone del 2009, a scegliere è stato il Coordinatore Giovanni De Lorenzi – ex Udeur, oggi Segretario regionale di partito – dopo non aver mai convocato un’assemblea degli iscritti. Peraltro le riunioni dei direttivi provinciali dallo stesso presiedute non sono mai state seguite da alcun verbale. Nel dicembre del 2009, io stessa richiedevo di poter consultare i verbali dei Consigli direttivi regionali, mi rispose l’allora Coordinatore regionale Paolo Bassi dicendomi che la richiesta non poteva essere accolta. Se un membro del Coordinamento provinciale domanda di visionare il bilancio di partito, cosa che in nome della trasparenza dovrebbe essere consentita ad un qualsiasi tesserato, gli viene risposto dal Tesoriere regionale Cesare Costantini quanto segue: “la richiesta posta dovrebbe essere corredata dalla motivazione per cui viene domandata tale documentazione riservata, sulla base della stessa e soltanto previa indicazione positiva del Coordinatore regionale, potrò espletare alla domanda, precisando, sin da ora, che nel caso vi sia esito positivo, la visione dei documenti potrà essere effettuata solamente de visu e non attraverso altre metodologie tecnologiche o di corrispondenza.” (Non dimentichiamoci che questo sarebbe anche il partito della trasparenza in rete!). Ma quello dei bilanci è un punto dolente in IDV, per non parlare dei diritti di informazione che tutti i tesserati avrebbero riguardo ai fondi elettorali, piovuti a milioni di euro e della cui gestione mi risulta si sappia ben poco, ad eccezione di poste di rendiconto ingenti quanto generiche e indecifrabili. In casa IDV le regole non esistono, men che meno esiste la meritocrazia. Il Consigliere regionale Alessandro Corazza, oggi capogruppo e massimo rappresentante IDV in Friuli, nonché unico referente in Regione per la provincia di Pordenone, non ha mai collaborato con la sottoscritta, alla faccia del programma di partito, del ruolo pubblico che ricoprivo, degli interessi del cittadino e delle gravissime questioni ambientali dibattute nel comune di Maniago: mi riferisco alla vicenda del Monte San Lorenzo, oggi evolutasi in un bubbone da 90 tonnellate di combustibile da rifiuto da bruciare, al giorno, nei forni della cementificio Zillo di Fanna.

 

Dulcis in fundo, è giusto si sappia che il Consigliere regionale Alessandro Corazza, fautore in Regione di una proposta di legge per abolire l’assegno vitalizio dei Consiglieri e l’indennità di buonuscita, ha potuto permettersi, per mesi e mesi, di non versare l’importante contributo economico mensile che doveva al suo stesso partito. Chi lavora seriamente in IDV ha soltanto che da rimetterci: oltre a spendermi in Consiglio a Maniago, nel 2008 mi ero anche impegnata all’interno della commissione di revisione dello statuto regionale di cui ero membro, con l’unico risultato di sprecare inutilmente sudore, visto che la bozza dello statuto non è mai stata portata all’attenzione dell’Assemblea regionale come, invece, avrebbe dovuto.

 

A distanza di oltre un anno, dopo le dimissioni dalla carica di Consigliere e lo scambio epistolare col Presidente Di Pietro, quali gli strascichi della vicenda? E’ ancora titolare di una tessera Idv?

 

Dopo le mie dimissioni, risalenti al marzo 2009, decisi di recapitare al Presidente Antonio Di Pietro la documentazione che in quasi due anni avevo raccolto. Durante una sua visita in provincia di Pordenone, avvenuta in occasione delle elezioni europee del 2009, gli consegnai a mano una lettera di denuncia interna, che lo stesso lesse in mia presenza. Pochi giorni dopo ricevevo un’email di stima, in cui il Presidente Di Pietro riconosceva nelle mie dimissioni da Consigliere “un atto di coraggio e di denuncia che mi aveva fatto onore”. Un onore che però mi sarebbe costato assai caro. Solo successivamente, infatti, venni a sapere che mentre il Presidente mi elogiava, si stava già valutando la compatibilità della mia permanenza quale aderente di Italia dei Valori attraverso un deliberato dell’Ufficio di Presidenza risalente al giugno del 2009 e ribadito a più riprese nell’Esecutivo Nazionale. Ecco perché quando, nel settembre del 2009, feci recapitare a Di Pietro il resto della mia documentazione, lo stesso archiviò frettolosamente ed autoritariamente la “questione Tomasini” con un memorabile quanto inaccettabile: “io mi fido dell’on. Rota”, ovvero del responsabile organizzativo nazionale di partito che, naturalmente, non mancò di fornire la sua versione dei fatti a spiegazione delle mie dimissioni e a giustificazione delle sue mancanze, una versione totalmente infondata oltre che diffamante nei miei confronti. Ma al Presidente Di Pietro tutto ciò non è interessato. In copia leggeva anche l’europarlamentare Sonia Alfano, rimasta però sempre zitta. Fu dopo quella circostanza che decisi di realizzare il mio primo video su youtube, intitolato “S.O.S. Italia dei valori”, da cui poi prese il nome l’associazione sorta su facebook e fondata da Gaetano Montalbano, blogger antimafia nonché webcontent editor della rivista online orizzontinuovi.org. Nel dicembre del 2009, a seguito delle mie denunce pubbliche, il Coordinatore Giovanni De Lorenzi rispose con una lettera al Gazzettino di Pordenone in cui sosteneva che la sottoscritta avrebbe preteso di essere pagata per fare il Consigliere comunale o il Coordinatore provinciale. Il 21 maggio 2010 ricevevo una raccomandata attraverso la quale mi veniva notificata l’espulsione con effetto immediato da IDV.

 

La mia espulsione è stata deliberata senza motivazione alcuna, in modo puramente arbitrario dall’allora Coordinatore regionale Paolo Bassi, su richiesta dell’allora Coordinatore provinciale Giovanni De Lorenzi (oggi Segretario del Friuli Venezia Giulia). Basti pensare che anche a norma di statuto, a decretare una decisione simile avrebbero quanto meno dovuto essere gli organi preposti, ovvero il Consiglio direttivo regionale, previo parere scritto obbligatorio del Collegio regionale dei Garanti. Ma tanto, in IDV, nessuno controlla nessuno e vige indisturbato il metodo della diffamazione gratuita, sia pubblica che privata.

 

A cosa è dovuta la chiusura dello spazio web cui aveva affidato i suoi messaggi?

 

A seguito delle diffamazioni pubbliche subite, mi sono consultata con più di un legale. Ero arrivata al punto di pubblicare la parte cruciale della mia documentazione. Mi sono fermata, solo temporaneamente, per un motivo preciso che ancora non è opportuno io riveli. Comunque è bene si sappia che i soggetti coinvolti non hanno gradito, al punto da non concedendomi il loro consenso affinché proseguissi nella pubblicazione, alla faccia della famosa trasparenza. Eppure si tratta di una corrispondenza interna di partito, a contenuto meramente politico che, in ogni caso, riprenderò a raccontare suwww.francescatomasini.info.

 

Ha mai ricevuto manifestazioni di solidarietà da qualche dirigente dell’Idv?

 

No, perché esiste l’omertà, l’obbedienza assoluta e la tutela del proprio posto.La solidarietà però, grazie alla rete, è venuta in modo consistente da parte di tutti coloro che, dopo aver sperimentato le medesime prassi ed aver capito cosa realmente sia IDV, hanno lasciato il partito o sono stati allontanati. Il problema del turnover continuo alle basi dipende dal fatto che chi esce, dopo il notevole livello di scoraggiamento e di sfiancamento, difficilmente ha la voglia, il tempo o i mezzi necessari per denunciare quanto visto. Di questo, le alte sfere sono fin troppo consapevoli.

 

Quale, secondo lei, la ricetta – se possibile – per un rinnovamento interno dell’Idv? “S.O.S Italia dei Valori” e “l’Italia dei veri valori”, movimenti sviluppatisi grazie al web “dall’interno” possono rappresentare degli strumenti?

 

Non credo vi sia più alcuna possibilità di rinnovare il partito dall’interno. Di Pietro è perfettamente al corrente di tutto quello che accade dietro le quinte, io stessa gli ho fatto avere un dettagliato dossier per informarlo del principio di cancrena in atto a livello di gestione locale, ma a nulla è servito, se non a capire che chi tace acconsente. Di fronte alle defezioni di centinaia e centinaia di militanti in tutta Italia, di fronte alle denunce interne ed esterne che, ormai da più parti, continuano ad arrivargli all’orecchio, Di Pietro non fa nulla a parte raccontarci la storiella delle erbacce cattive, difficili da estirpare, in un campo di fiori. Il Congresso nazionale dell’anno scorso è stata una mera operazione di facciata. Nessuno tra i dirigenti IDV, nemmeno Sonia Alfano o Luigi De Magistris, ha dato realmente voce al dissenso interno, soltanto ora che la nave sta prendendo acqua cominciano a parlare. Di tutto questo, l’associazione “S.O.S Italia dei Valori” – la prima a livello nazionale a rivendicare lo status di attivista nonché a voler tutelare i diritti di partecipazione politica di militanti ed ex militanti di partito – assieme al fortunato movimento “Italia dei Veri Valori” recentemente sorto in rete, sono perfettamente consapevoli. E guardano avanti. Insieme agli altri fondatori dell’associazione “S.O.S Italia dei valori”, Gaetano Montalbano (rappresentante legale), Massimo Barberio ed Elisabetta Di Carlo, mi sono costituita in un procedimento penale, aperto a Roma, sulla gestione dei fondi pubblici. Abbiamo fatto opposizione all’archiviazione e ora, non essendo stati nemmeno citati nel provvedimento d’archiviazione, faremo ricorso per cassazione.

 

Recentemente, il Consigliere regionale dell’Idv Corazza, intervenendo sulla politica regionale che non considererebbe le comunità locali e le istanze ambientali, ha dichiarato: “Un esempio su tutti è il caso del Monte San Lorenzo di Maniago, dove si è scelto di non dare ascolto alla comunità locale che chiedeva uno stop all’escavazione del monte nell’interesse del cementificio di Fanna che, mai contento, ha anche chiesto ed ottenuto di ampliare ulteriormente il proprio business andando a bruciare rifiuti, senza badare alle denunce delle persone che vivono nel territorio riguardanti conseguenze negative sulla salute della gente”.

 

Si tratta di una strategia convintamente perseguita dal partito, o di una tardiva presa di posizione dopo i solleciti giunti da più parti?

 

Si tratta esclusivamente di una presa di posizione tardiva e marginale, dopo solleciti giunti da più parti. Sull’escavazione del Monte San Lorenzo, Alessandro Corazza ha perennemente taciuto e giammai collaborato, nonostante il programma di partito ed i solleciti scritti dell’allora collega Francesca Tomasini. Quando poi la questione è degenerata nella trasformazione del cementificio locale in un inceneritore, Corazza ha continuato a tacere per altri 9 mesi a seguito delle mie dimissioni. Un partito proteso a tutelare la salute del cittadino avrebbe dovuto impegnarsi fattivamente – ed anche economicamente – in una presa di posizione politica ufficiale, dando prova di tempestività e continuità d’azione, facendo di una questione così prioritaria in provincia di Pordenone un punto programmatico del proprio agire. Invece l’Italia dei Valori, attraverso il suo massimo esponente regionale Alessandro Corazza, ha dato soltanto prova di inadeguatezza, rimanendo totalmente assente e silente proprio nei momenti più cruciali di tutta la vicenda, tanto che qualsiasi giustificazione postuma risulta, agli occhi di chi conosce come stanno le cose, meramente risibile.

 

Francesco Destro

 

Alberico Giostra

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Commenti
Marco Busacca 2011-01-20 14:27:48

Dicitura scritta sul sito della camera dei deputati
On. Rota

Diploma di istituto tecnico per periti aziendali; Amministratore delegato
Mi chiedo se fare amministratore delegato sia una professione e poi amministratore delegato di che cosa?

Pensa???????????? non dico altro

Marco Busacca 2011-01-20 14:19:35

Vorrei sottolineare da chi viene diretto l'ufficio uno di Roma ........(Rota) pensate da che personaggio dovevo essere gestito?
Quando ho dato le mie dimissioni dal partito è stato un fulmine a togliere dal sito nazionale i miei dati quasi non aspettasse altro.

Chi se ne frega del sig. Rota mi vergogno persino a usare la dicitura onorevole (agg. che significa degno di onore)

Speriamo di andare presto ad elezioni cosi sti fenomeni della politica creativa li mandiamo a casa a lavorare sempre se si ricordano cosa vuol dire.

Adesso divento estremista ......... bisognerebbe prenderli a calci nel culo per fargli capire che ognuno di noi ha una dignità personale e che le persone non vanno sfruttate e prese in giro.

Che mi quereli pure .

Donato 2011-01-12 19:01:53

Mi permetto di dissentire da Anna e Claudia. In Basilicata c'è la Mastrosimone! A meno che non sia un travestito (in effetti, a guardarla/lo bene, potrebbe anche essere!)

Claudia Frau 2011-01-11 22:41:09

Francesca ha detto bene, soprattutto in Sardegna le DONNE sono emarginate dal partito, trattate come soprammobili, non hanno nemmeno il ruolo decorativo che si è voluto dare loro in Liguria.

Anna R.G. Rivelli 2011-01-11 11:43:53

Condivido e sottoscrivo tutto quello che dice Francesca. In questo partito è ancora più difficile sopravvivere se si è donne. Alle donne è attribuito un ruolo meramente decorativo ed esse sono ben accette solo se non pensano e non si oppongono ai diktat; la pantomima delle elezioni delle coordinatrici regionali delle donne ( che è già di per sè una bruttura, una discriminazione mascherata) ne è prova.

 

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