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Alberico Giostra 15 Febbraio 2011
DI PIETRO, "IL TEMPO" E GLI SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE.

Ogni volta che giornali di centrodestra si occupano di Di Pietro l’effetto è disastroso. Prendete il titolone de “Il Tempo” del 15 febbraio: “Legittimamente impedito”. Una sparata a tutta pagina forzata come poche altre e che di fronte al rinvio a giudizio con rito immediato di Berlusconi ottiene il risultato di far apparire le grane giudiziarie del leader dell’Idv come bazzecole. Per quanto riguarda la notizia in sé non eccepiamo. Mario Di Domenico secondo noi ha ragione: quel 31 marzo 2003 siamo sicuri non si trovasse a Busto Arsizio e che dunque non abbia potuto partecipare alla riunione dell’associazione Idv e alla relativa approvazione del bilancio. Quella data, lo ricordiamo, era l’ultimo giorno utile per approvare il rendiconto finanziario, pena la perdita di oltre 8 milioni di euro.

Di Domenico il 31 marzo 2003 si trovava a Roma impegnato in un’udienza al Tribunale civile e inoltre sappiamo che Di Domenico non ha mai messo piede nella sede dell’Idv di Busto Arsizio. Peraltro l’avvocato abruzzese non viaggia in aereo. Dunque l’approvazione del bilancio sarebbe irregolare, e dunque l’Idv avrebbe indebitamente percepito i rimborsi elettorali per l’anno 2002. Questo è quanto sostiene Di Domenico e noi gli crediamo. E visto che è tanto sicuro di quello che dice, bene ha fatto a presentare una denuncia per falso in relazione ai documenti esibiti dal legale di Di Pietro, Vincenzo Maruccio, coordinatore regionale dell’Idv laziale. 

Finora infatti Di Pietro per convincere i giudici che l’approvazione del bilancio 2002 era in regola e che Di Domenico era consenziente, secondo quanto riferisce l'ex segretario Idv, ha esibito delle fotocopie e non gli originali dei verbali con la firma autografa dell’avvocato abruzzese. Secondo Di Domenico infatti, Di Pietro non può esibire i verbali originali con la sua firma perché non li possiede e non li possiede, sostiene sempre Di Domenico, perché non esistono, e non esistono perché quel 31 marzo 2003 Di Domenico non era a Busto Arsizio e dunque non può aver apposto la sua firma su un verbale redatto a oltre 600 chilometri di distanza. 

Sarebbe bastata una vera indagine di una Procura per appurare se quello che Di Domenico dice è vero, magari di quella romana a suo tempo, ma i pm capitolini questa approfondita inchiesta non l’hanno fatta e si sono accontentati dei documenti forniti da Di Pietro tra i quali un foglio con una firma che Di Domenico aveva incautamente rilasciato, dice lui via fax, sotto la dicitura “per presa visione”. Che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Ma ai magistrati romani è bastato e hanno archiviato la denuncia di Di Domenico. Avrebbero potuto chiedere a Di Pietro gli originali del verbale di approvazione del bilancio per verificare che Di Domenico fosse stato effettivamente presente quel 31 marzo 2003, ma non l’hanno fatto. L’hanno fatto stavolta i giudici milanesi. 

Vedremo come andrà a finire. Resta la rappresentazione giornalistica della vicenda da parte de “Il Tempo”. Che si è risolta come al solito nell’ennesimo regalo a Di Pietro da parte di un giornale filoberlusconiano. Certo, almeno in questo caso la notizia è fresca e non risale ad una trentina di anni fa come per la Boccassini o come per il ridicolo nudo di Niki Vendola pubblicato da “Il Giornale”. Ma l’effetto è praticamente lo stesso e Di Pietro ne esce vittimizzato, martirizzato. Aprire a tutta pagina con una notizia del genere dà infatti l’idea di voler parlare d’altro e di parlarne scorrettamente. 

Di Pietro infatti non aveva alcun obbligo di partecipare all’udienza del 14 febbraio presso il tribunale di Milano. Non doveva deporre, non doveva essere ascoltato come testimone. Era previsto solo un tentativo di conciliazione tra le parti e il leader dell’Idv ha fatto quello che poteva fare, e con una procura notarile ha delegato il suo avvocato. Quindi nessun legittimo impedimento. In questo senso qualsivoglia parallelismo con Berlusconi è un'operazione grossolanamente fraudolenta. Se "Il Tempo" con il suo titolone voleva alludere al fatto che anche Di Pietro ricorre ai legittimi impedimenti ha alluso a qualcosa di infondato. 

Intendiamoci, “Il Tempo” ha fatto benissimo a dare la notizia ma come spesso accade con i giornali della nostra destra filoberlusconiana, le notizie seppur vere in mano ad essi subiscono un'inflessione calunniatoria, come se fossero deformate da un vizio originario, da un inevitabile difetto di fabbricazione. Questo difetto consiste nel voler far apparire quello che fa Berlusconi come qualcosa di normale, qualcosa che fanno tutti. E dunque anche Di Pietro, soprattutto Di Pietro. L'ex pm è per tanti versi un berlusconiano, ma non in questo caso. Ecco perchè il titolone  su Di Pietro appartiene alla categoria di notizie "specchietto per le allodole". 

Che effetto ha sapere che Di Pietro non si presenta del tutto legittimamente ad un’udienza civile quando abbiamo un capo del governo che si rifiuta costantemente di riconoscere la legittimità stessa dell’azione della magistratura e che non si fa scrupolo di vilipenderla quotidianamente? Un solo effetto, quello di legittimare sempre di più Antonio Di Pietro e dunque di arrecare danni gravissimi al centrosinistra e alla prospettiva di una sconfitta del berlusconismo. Lo sappiamo da tempo: le rendite di posizione di cui beneficia Tonino sono due, il conformismo e le pigre simmetrie di certa sinistra e questo giornalismo sfasciacarrozze. Combattere tutte e due non è facile, ma è quello che stiamo facendo con Il Tribuno.com.       





Alberico Giostra

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