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Alberico Giostra 09 Febbraio 2011
PER IL CENTROSINISTRA PIUTTOSTO CHE UN PAPA STRANIERO E' MEGLIO UNO STRANIERO, MAGARI UN EXTRACOMUNITARIO.

Il centrosinistra è alla ricerca di un “papa straniero” e pare lo abbia trovato in Roberto Saviano. Si tratta di una soluzione che anzichè risolvere una crisi piuttosto la evidenzia. Non tanto per il merito, Saviano è una figura ammirabile, quanto per il metodo, ovvero per il semplice fatto che ci si sia ridotti a dover invocare un “papa straniero”. Siamo in presenza infatti della ricerca di effetti speciali che alla fine, ne siamo certi, diventeranno difetti speciali. 

La politica è ormai ridotta ad uno stato di crisi che ricorda la famosa “Lettera di Lord Chandos”, di Hugo Von Hoffmansthal, l’affascinante memoriale in cui un letterato confessa la sua impotenza a nominare con il linguaggio le cose stesse. Le idee della politica, le soluzioni trovate, i protagonisti stessi, ammuffiscono infatti nel giro di pochi mesi come le parole in bocca al letterato viennese della finis austriae. Il panorama che abbiamo davanti agli occhi è quello di un cimitero di dinosauri. 

Il sogno liberista di Berlusconi si è risolto in un’impudica e nauseante esaltazione di libertinismo. Un fallimento senza rimedio. Romano Prodi, il pacioso cattolico progressista convinto di mediare e conciliare l’inconciliabile è caduto due volte per mano delle sue estreme, una volta la sinistra e un’altra la destra. Una fine ingloriosa. Un altro sogno del centrosinistra, il rinascimento bassoliniano, è stato sommerso da una montagna di rifiuti e nel Pd ormai si vergognano di lui. Sergio Cofferati, un leader che sembrava capace di trascinare milioni di persone, si è spento politicamente in un ex comune rosso come Bologna, bollato come uno sceriffo destrorso. Di Walter Veltroni a Roma restano un festival del cinema e i cedimenti alle lobbies degli eterni palazzinari capitolini. Lo stesso Alemanno che lo ha sostituito invocando la parola d’ordine della sicurezza non è stato nemmeno capace di risolvere il problema degli accampamenti rom, mentre Bankitalia rivela che ha mentito agli elettori quando ha attribuito al centrosinistra un debito di 13 miliardi e mezzo di euro, debito che in realtà era di 9 miliardi e mezzo, come dichiarato da Veltroni. Per non parlare poi della solenne pagliacciata della Formula Uno all’Eur e delle vergogne dei nepotismi nelle aziende pubbliche romane. 

La stessa figura istituzionale del sindaco, una delle poche cose che sembravano riuscite bene agli apprendisti stregoni della seconda repubblica, versa in pessime condizioni di salute, strangolata dai tagli dello stato centrale e da una crisi finanziaria che fa paura. E tra i miti progressisti ormai estinti c’è anche il “referendum popolare”: ormai da parecchi anni ogni consultazione finisce per non raccogliere il quorum. Se a tutto questo aggiungiamo la generale delegittimazione della politica, il discredito che sta travolgendo i partiti politici ormai ridotti a comitati d’affari, e il crescente astensionismo elettorale, non ci resta che concludere che è la democrazia stessa a passarsela male, come tutti i politologi peraltro riconoscono. 

Di fronte a questo spettacolo appare perciò comprensibile che si ricorra a soluzioni estreme e “creative” come quella di Saviano. Comprensibile ma non condivisibile. Chi lo fa commette infatti gli stessi errori che ci hanno portato a questa pericolosa deriva della nostra democrazia. Il primo di questi errori è il “leaderismo”, prova tangibile della avvenuta omologazione della sinistra alla destra. Il leaderismo è la manifestazione più vistosa della “personalizzazione” della politica alla quale si accompagna la mortificazione dei partiti ridimensionati a comitati elettorali e dove la figura dell’eletto domina sugli apparati e l’organizzazione. 

L’insieme di questi fenomeni tende alla spettacolarizzazione della politica, spettacolarizzazione che presuppone un uditorio sempre più passivo e prono, non cittadini attivi ma spettatori che consumano prodotti politici piuttosto che sceglierli convintamente. E questa passività dei cittadini è la causa stessa della crisi delle democrazie occidentali che inevitabilmente si trovano a fare i conti con leader dalle propensioni plebiscitarie e populiste, insofferenti verso il ruolo dei parlamenti che essi stessi cercano di riempire con mediocri figuranti abituati più ad ubbidire e tacere che a discutere e a deliberare. 

Che c’entra Saviano con questo circolo vizioso? Direttamente nulla, anzi siamo convinti che lui vorrebbe combatterlo e ostacolarlo, ma il problema è che se arrivasse davvero ad essere il leader del centrosinistra con queste premesse, nonostante la sua buona volontà finirebbe per essere travolto dalle contraddizioni stesse della politica, le stesse che hanno incenerito Berlusconi, Prodi, Bassolino, Cofferati e Veltroni. A quel punto al pigro e debolissimo centrosinistra italiano non resterebbe che affidarsi direttamente ad uno straniero vero, uno che viene da lontano e non parla nemmeno la nostra lingua, magari chissà, un extracomunitario.    

 

 

Alberico Giostra

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Commenti
Andrea Murru 2011-02-10 16:53:12

Sondaggio Politico-Elettorale

Sondaggio Ipsos per puntata di Ballarò del 8 febbraio 2011 - Alternative di governo possibili?

Pubblicato il 9/2/2011.

IdV al 6.8%

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=4403

 

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