Nelle Marche infuria una bufera politica sul Piano energetico regionale. Il Pear, approvato nel 2005, secondo la maggioranza di centrosinistra presenta un deficit energetico del 50% e per rimediare, vista l'impossibilità di ricorrere in modo soddisfacente alle rinnovabili, occorre riaprire le porte a soluzioni finora escluse, ovvero rigassificatori e centrali turbogas. Questa almeno è la tesi del consigliere regionale dell'Api, Dino Latini, il quale ha proposto di installare due centrali turbogas in deroga ai limiti stabiliti dal Pear, una presso la raffineria Api (che non c'entra nulla con il partito di Rutelli) di Falconara Marittima e un'altra, pare a Corinaldo.
Adriano Mei, leader di "Marche per rifiuti zero", cartello che raccoglie 20 comitati, contesta che nelle Marche ci sia deficit energetico: "se c'è", dice, "è solo elettrico ed è molto basso, 400 MW al massimo, e parliamo di prima della crisi". Dunque non c'è alcun bisogno di centrali turbogas dannosissime alla salute, nè di rigassificatori. Mei, che è stato candidato indipendente nell'Idv alle regionali, dapprima ostacolato e poi scaricato dal partito, ricorda che le Marche sono sotto multa da parte dell'Ue per sforamento delle Pm10 e che intende denunciare alla Corte dei conti la Regione per danno erariale. Secondo Mei, il Pear è un documento virtuale, "non ci sono numeri e viene spostato di qua e di là a seconda delle necessità". Esattamente quello di cui ha bisogno questa classe politica.
Il giorno dopo la proposta del centrista marchigiano, era il 4 febbraio scorso, insorgeva l'Idv marchigiano: "siamo fortemente contrariati", dichiarano il coordinatore regionale Favia e i consiglieri Paola Giorgi e Paolo Eusebi. "Forse Latini non ha ben chiaro che la raffineria Api grava su un sito tra i più inquinati d'Italia e che quindi come tale dovrebbe essere soggetto a interventi di bonifica e non di ulteriore scempio". Inoltre, proseguivano i tre, far passare questi impianti come una spinta all'occupazione è "un meschino ricatto stile Marchionne per tenere in scacco non solo i lavoratori ma un'intera zona industriale e abitativa". Secondo l'Idv la via d'uscita è "investire in energie alternative reimpiegando così le persone minacciate di essere cacciate" e l'Api (nel senso della raffineria) "puo e deve investire in nuove forme di energia rispettando il Pear". E concludevano: "bisogna operare in linea con i parametri", e se Latini non ci sta "esca dalla maggioranza e vada con il centrodestra".
Stupendo no? Una lezioni di green economy talmente ortodossa che neanche Legambiente. Le critiche a Latini poi sembravano particolarmente azzeccate. Non solo perchè le sue proposte sono subito piaciute al Pdl che le ha adottate, ma perchè, da vero politicante nostrano, il seguace di Rutelli con una mano è ricorso al Tar contro il rigassificatore che la Edison vuole installare a Portorecanati, suo collegio elettorale, con l'altra ha dato il via libera al rigassificatore di Falconara Marittima. Lo stesso centrosinistra marchigiano d'altra parte recita spesso due parti nella stessa commedia: quando va dagli artigiani e dagli autotrasportatori promette posti di lavoro e investimenti tradizionali, senza troppe tenerezze verso gli ambientalisti, poi quando incontra questi ultimi e i comitati cittadini, promette allo stesso modo investimenti in difesa dell'ambiente e contro l'inquinamento. In quanto a linea politica insomma il centrosinistra marchigiano non si può dire ce n'abbia una ben definita, soprattutto da quando ha imbarcato l'Udc.
Ci pensa l'Idv a tenere la rotta, direte voi, guidato com'è da un Favia che ha definitivamente abraso dalla sua matricola politica le tracce della lunga militanza nel centrodestra e che sembra ormai guadagnato alla causa dell'ambientalismo più radicale. Purtroppo passa qualche giorno e il coriaceo Idv si scioglie come neve al sole. L'assessore regionale all'ambiente dell'Idv, Sandro Donati, navigato politico ascolano ex Ds e Pd, rompe gli indugi e dichiara in un'intervista che "il Pear è fallito e va rivisto, produce il 50% di energia in meno", il fotovoltaico va bene, aggiunge Donati, ma l'eolico per i troppi paletti delle sovrintendenze no, e le biomasse anche se non inquinano non le vuole nessuno. Dunque, spiega l'assessore dipietrista, serve più energia ma non abbiamo ancora deciso come ottenerla, "stiamo ragionando", ha detto.
La cosa sconcertante è che Donati nell'intervista ha rivelato che già qualche anno fa i tecnici della Regione Marche avevano individuato il deficit del 50% sul medio periodo e che occorreva aumentare la potenza installata. Questo vuol dire che in campagna elettorale i dirigenti del centrosinistra sapevano benissimo che il Pear era da rivedere e che hanno taciuto questa realtà agli elettori, forse per paura di rafforzare la sinistra ambientalista e veder naufragare coì le nozze del Pd con l'Udc.Oppure, altra ipotesi, se hanno taciuto è perchè nessuno ha dato importanza a questa avvertenza sapendo che il Pear è solo uno strumento virtuale. Sta di fatto che a questo punto per uscire dall'impasse energetico il centrosinistra adotterà la soluzione del rutelliano Latini e del berlusconiano Massi, ovvero due belle centrali turbogas da 600 MW e passa la paura.
Dopo le sparate anti Latini del 3 febbraio l'Idv è diventato di colpo amletico e l'ambientalismo grintoso di Favia si è volatilizzato. Nel direttivo regionale dell'Idv del 26 febbraio scorso, il coordinatore regionale ha ripetuto, "ma se la produzione regionale di energia non basta che facciamo?" Su una cosa però l'Idv mostra di avere le idee chiarissime, i vitalizi e gli stipendi dei consiglieri regionali non si toccano, anzi, se si potesse andrebbero incrementati perchè fare politica costa e chi la fa deve essere pagato bene. Una proposta avanzata nel direttivo per tosare almeno i vitalizi dei consiglieri regionali (come avvenuto in altre regioni di centrosinistra, vedi Liguria e Toscana) è stata avanzata da Celani, Maggini Rossi e Curzi, ma è stata sconfitta 9-4. Prosit Idv.
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