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News by Dire
Elio Veltri 04 Marzo 2011
IL FAZZOLETTO VERDE DI BERLUSCONI.

Vedere il Presidente del Consiglio ornato dal fazzoletto verde nel taschino della giacca per compiacere Bossi, ci tira su di morale perchè significa che nonostante il governo e il suo capo siano sputtanati  dalle televisioni e dai giornali di tutto mondo, le condizioni del paese devono essere tanto buone da permettere ai nostri governanti di vivere in perenne clima di goliardia. Non è più la satira che frusta e sbeffeggia il potere come nella migliore tradizione della commedia dell’arte e del teatro erede di Aristofane e degli altri classici, ma sono gli stessi politici che fanno spettacolo per compiacere gli organi di informazione, i famigli, i cortigiani e, soprattutto, le cortigiane.


La lega di Bossi è indubbia protagonista di questa stagione di ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Nel Consiglio Regionale della Lombardia di feste ne hanno deciso addirittura due: quella per l’Unità d’Italia e l’altra che ricorda la vittoria della Lega Lombarda a Legnano contro Federico Barbarossa. Io vivo a Pavia e sono imbarazzato come tutti i cittadini pavesi perchè il Comune di Pavia si schierò con Barbarossa, incoronato re d’Italia nel 1155, a soli 32 anni,  nella splendida basilica romanica di San Michele. Perciò mi toccherà proporre al Sindaco di centro destra di inventare un’altra data per festeggiare tre volte: l’Unità d’Italia nel nome di Adelaide Cairoli che con orgoglio ha dato alla Patria quattro figli morti per questa Italia; la vittoria di Alberto di Giussano contro l’imperatore come vogliono la Regione, la Lega di Bossi e, penso, anche la maggioranza dell’amministrazione comunale di Pavia; la disubbidienza e il coraggio di Pavia, capitale d’Italia per due secoli, che con orgoglio si è schierata contro la Lega Lombarda e ha sostenuto l’imperatore tedesco. Insomma, una bella carnevalata all’italiana che salvi capre e cavoli. Forse nell’occasione vale anche la pena di far conoscere a Bossi e ai Leghisti un pezzettino di storia: quel terrone di Ruggero II, grande re normanno, da Palermo finanziava gli antenati di Bossi perchè temeva la discesa e il potere in Italia del Barbarossa. 


Elio Veltri

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