Il Tribuno
Fondatore: Alberico Giostra RSS Feed
"Il nostro Presidente non vuole dei leccapiedi. Ciò che vogliamo sono uomini indipendenti e integri che, una volta che avremo preso le nostre decisioni, concorderanno con ognuna di esse". Joseph Heller, "Gold" (1979)
 
News by Dire
Alberico Giostra 30 Marzo 2011
QUELLI CHE DI PIETRO "E' IL MENO PEGGIO".
L’Italia dei valori e Antonio Di Pietro sono afflitti da un evidente “tedium vitae”. Fino a un anno fa a questo partito si spalancava davanti un radioso avvenire. Il boom delle europee e l’ottimo risultato delle regionali 2010, sembravano lanciare l'ex pm verso la leadership del centrosinistra. Di Pietro e il suo partito apparivano come i più attrezzati per affrontare la lunga notte del Berlusconi quater, il suo strapotere parlamentare. Grazie a Tv e stampa amica, l'ex eroe di mani pulite si autorappresentava al comando di un manipolo di duri e puri, a differenza del Pd, estranei ad ogni forma di compromesso e di cedimento nei confronti dell’odiato centrodestra. 

Poi, di colpo, la disillusione: l’emergere della dissidenza interna, le prime critiche della stampa finora amica, il potenziale antagonismo di De Magistris. E infine, fenomeno quant’altri mai scoraggiante, proprio nel momento della più acuta crisi politica di Berlusconi e del suo sistema di potere, la flessione nei sondaggi. Quasi tre punti percentuali volatilizzati. La stessa misteriosa sindrome che colpiva il Pd, incapace di approfittare della caduta di consensi del cavaliere. Che cosa è avvenuto dunque nell’ultimo anno per fare emergere in modo così palese l’appannamento di un progetto di opposizione al berlusconismo che sembrava promettere così bene e che faceva perno soprattutto sull’intransigenza di Tonino? 

Semplice: è emerso che l’Idv e Di Pietro non sono affatto quello che dicono di essere. E fanno cose assai diverse da quelle che fanno credere di fare. Ci si è accorti che il partito dell’ex eroe di mani pulite condivide con Berlusconi e il centrodestra una quantità impressionante di vizi politici e morali e che dunque non ha affatto le carte in regola per ergersi a leader dell’opposizione al regime del cavaliere. Insomma, sempre meno gente è disposta a concedere a Di Pietro le chiavi della casa del centrosinistra, anzi, c’è chi pensa che sarebbe il caso di non farcelo nemmeno entrare in questa casa. A cosa dobbiamo questa provvidenziale “illuminazione”? 

A vari fattori. Intanto grazie ad alcune pubblicazioni, libri e inchieste giornalistiche, è finalmente emerso che il personale politico messo insieme da Di Pietro è quanto di più improbabile e raccogliticcio si possa immaginare. Accanto a gente sicuramente per bene, l’ex pm ha dato usbergo ad ex democristiani e reduci della prima repubblica e persino ad ex berlusconiani al solo scopo di crescere elettoralmente e per questo finendo per venire travolto dalla strumentalità della sua strategia, fatta solo di opportunismi e trasformismi. Quella gente infatti, abituata a considerare la politica solo come una forma di promozione personale e reddituale, ha ben presto rifiutato la necessaria tensione morale di un partito d’opposizione finendo per tornare da dove veniva. Clamorosi in questo senso sono stati non solo i casi Razzi e Scilipoti, ma anche quelli Misiti e Porfidia, rivelatisi autentici colpi di maglio contro la credibilità stessa di Di Pietro. 

A fuggire da Idv però non sono stati in questi mesi solo i “rentier” della politica, i voltagabbana professionisti, bensì anche gente mossa da una qualche progettualità, come gli europarlamentari Pino Arlacchi, Vincenzo Jovine e lo storico Nicola Tranfaglia, tutte uscite eccellenti che hanno rivelato di colpo all’opinione pubblica di sinistra ipnotizzata da Berlusconi, che livello di berlusconismo potesse allignare all’interno dell’Idv. Insieme a questi esponenti dei vertici, intanto, abbandonavano il partito numerosi militanti di base, pronti a denunciare l’invivibilità democratica dell’Idv, l’impossibilità di un dissenso interno, la mancanza di regole, la realtà di un’organizzazione forte con i deboli e debole con i forti, preda di scorribande di spregiudicati Don Rodrigo locali, spesso con diversi problemi con la giustizia e abili solo a mercanteggiare poltrone e spacciare pacchetti di tessere. 

I tanti militanti che sono fuggiti dall’Idv nell’ultimo anno si accorgevano inoltre di una ben più devastante realtà, ovvero che persino le persone per bene, inizialmente mosse dalle più nobili delle intenzioni, per sopravvivere nel partito dovevano ben presto piegarsi a logiche di bieco servilismo finendo per dover assumere comportamenti loschi e amorali. Insomma emergeva che anche la casta dell’Idv, come l’amorale borghesia berlusconizzata, era posseduta da quella che Paolo Sylos Labini chiamava “cupidigia di abiezione”. 

Il tribuno.com ha denunciato per primo la degenerazione dell’Idv come parte del centrosinistra italiano, e forse per questo non si accontenta più di raccontare le miserie interne di questo partito, i suoi penosi compromessi, gli squallidi trasformismi della sua classe dirigente. Ora infatti, si tratta di capire fino in fondo che cosa ha provocato questo disastro politico, che non dimentichiamolo coinvolge certo l’Idv ma anche il Pd. Capire cioè perché la gente di sinistra non crede più alla sinistra, non si fida più dei suoi leader e si trova spesso costretta a ricorrere a dei dannosi succedanei come Di Pietro, spesso accettato come “il meno peggio”. C’è bisogno cioè di ricostruire a sinistra quella fiducia e quella speranza di un cambiamento che i cantori della fine delle ideologie e i professionisti dell’intrallazzo politico, proditoriamente insinuatisi nella crisi aperta da mani pulite, hanno incenerito, preparando l’avvento di Berlusconi. Per ora prendiamo atto che la sinistra tra S. e L. Verdi e Fed, almeno nei sondaggi è tornata oltre il 10%. Non è molto ma quello che conta è che sta riaffiorando la convinzione che per battere Berlusconi c'è bisogno di più sinistra e non di meno come voleva il fallimentare Veltroni e quando c'è voglia di sinistra per Tonino tira una brutta aria.  





 













Alberico Giostra

Avvertenza. Tutti i commenti inviati consentono di risalire all'autore, pertanto chi utilizza questo spazio si assumerà la piena responsabilità civile e penale delle proprie affermazioni.
Commenti
Gabriele 2011-04-17 22:03:05

Condivido l'analisi sui principali motivi della caduta di IDV nei sondaggi.
Ricordo, ed aggiungo, che il partito e' ritornato alle % che aveva prima dell'exploit dell'ennesimo eroe proveniente dalla magistratura, De Magistris e di Sonia Alfano.

Visto che entrambe sono in EU e che non fanno attivita' politica in Italia, tale mossa ha avuto il doppio vantaggio di svincolare Di Pietro dall'obbligo di controllo e riduzione ai ranghi dei suddetti allo stesso tempo assicurandosi i loro voti e il salto d'immagine verso quel partito che vuole fare della correttezza etica la sua bandiera.

Ovviamente non c'e' bisogno di puntualizzare quanto fosse erronea questa convinzione di quel 5% di elettori che adesso si e' volatilizzato. L'hanno capito benissimo. Restano a Di Pietro gli ingenui che godono a vederlo attaccare schiumosamente Berlusconi (e tanto basta loro) ma che non capiscono che senza il suo bersaglio preferito, come politico costruttivo, fattivo, propositivo e CONCRETO, Di Pietro e' una nullita'.

Dal cannibalismo con le sue continue critiche a sinistra, l'unico che si e' avvantaggiato e' Berlusconi, chiaramente ma la sinistra italiana ormai e' decaduta. Sono zombie che camminano e che da 40 anni sono parassiti dello Stato. Non s'e' mai visto una classe dirigente perdere per 20 anni di seguito e CONTINUARE a fare politica.

Penso e spero che invece una valida alternativa a Berlusconi venga dal Movimento 5 Stelle. Ci vorranno probabilmente vent'anni per vederli al Governo, tuttavia loro sono il vero NUOVO del panorama politico italiano. Quel 5% perso da Di Pietro, quando non finito in astensionismo, a mio avviso, e' finito li'.

 

Inserisci commento
Nome e cognome
Email (facoltativa)
Ripeti codice
Commento
Caratteri rimanenti: 3000

 


Bacheca
"ORLANDO NON SLOGGIA DALLA CAMERA" LA LETTERA DI PROTESTA DI VATINNO, IL SUO SUCCESSORE, USCITO DALL'IDV.
SONIA ALFANO NON E' PIU' UN'EUROPARLAMENTARE DEL'IDV.
IDV REGGIO. I PADRONI DEL PARTITO RIFIUTANO LE ISCRIZIONI DELLA SOCIETA' CIVILE E CHIEDONO RISARCIMENTI A MATTEO RIVA.
"LA MIA SQUALLIDA, NAUSEANTE, MORTIFICANTE ESPERIENZA IN IDV"


Rassegna stampa
BLOG. "CASALEGGIO-GRILLO, LA POLITICA COME GIOCO DI RUOLO, A LORO DELLA DEMOCRAZIA NON IMPORTA NULLA".
SONDAGGI. M5S PROMOSSI PER GUIDARE LE CITTA' MA NON IL PAESE. IL PD PRIMO PARTITO 27,56%.
SINDACO DIMEZZATO. PIZZAROTTI (PARMA) SI PIEGA A GRILLO: "TAVOLAZZI NON SARA' DIRETTORE GENERALE"
GRILLO: "SARDI, CACCIATE GLI INVASORI"... GRILLO PER PRIMO !!
SONIA ALFANO (Europarlamentare): "A ME L'IDV HA PREFERITO CHI INCONTRA I BOSS".

Fedeli alla linea

 

Il Tribuno - Libro di Alberico Giostra

Il Tribuno   Home | Politica | Politica locale | Editoriali | Interviste | Contact | Leggi e codici | Dizionario sinonimi | Ricette | News | Commenti | P.IVA: ftcrfl65m69f839j