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La Redazione 22 Marzo 2011
REGGIO EMILIA. PANARARI ESCE DALL'IDV E FONDA UNA NUOVA COMPAGINE POLITICA.
Esce dall'Idv e fonda Reggio Democratica

Zeno Panarari, già esponente dell'Italia dei valori, lascia il partito di Di Pietro per fondare una nuova compagine politica, battezzata Reggio Democratica. E lo fa in aperta polemica con la leader locale dell'Idv, Liana Barbati.
 

 
Non è il tipo da convention nè da predellino. Piuttosto, è abituato a dire le cose come stanno, come quando nemmeno due mesi fa prese carta e penna e scrisse ai vertici dell'Idv reggiano per dire al capotreno del partito di Di Pietro a Reggio che il suo viaggio finiva lì. E spiegando le ragioni del suo addio, non aveva lesinato critiche a Liana Barbati. Ora, Zeno Panarari è pronto a dire di nuovo la sua, grazie a una nuova formazione politica a cui ha dato vita in queste settimane.

E' nata in questi giorni «Reggio Democratica», una nuova formazione politica che si colloca nel centrosinistra, decisa a non regalare nulla al Pd e - c'è da giurarci - a non perdonarne una nemmeno all'Idv,  partito dalla cui costola si è staccato l'ingegnere prestato alla politica, portando con un buon numero di militanti. «Immaginiamo _ si legge nel documento costitutivo, la prima obiezione: c'era proprio bisogno di un altro partito?» La risposta, per Panarari e compagni è ovviamente positiva e prende le mosse da quella che è la fotografia che gli stessi esponenti di «Reggio Democratica» fanno della situazione politica locale. Una situazione in cui i partiti e i movimenti politici si possono classificare così: «i partiti fortemente ideologizzati, i partiti oligarchici ed i partiti padronali. Tutte e tre _ dice la nota _ le tipologie si sono scordate dell'attore principale della democrazia, ovvero il cittadino. I partiti ideologizzati servono l'ideologia a prescindere. I partiti oligarchici servono le piccole e grandi lobby di potere, a volte perfino i clan familiari. Infine i partiti padronali sono quelli più subdoli: danno l'idea di lasciare grande spazio al loro interno, ma è come il cane alla catena: libero finché la lunghezza della corda lo permette». E quest'ultimo riferimento è probabilmente per il partito da cui Panarari proviene. 
«Reggio Democratica - prosegue il documento - ha deciso perciò di tornare alle origini, e lo fa anche nella scelta di due simboli fondanti: il primo tricolore ed il nome».

SIMBOLO E NOME. E proprio il Primo Tricolore sarà il simbolo di questa nuova formazione politica. Sia pure con qualche «ritocco» degno di photoshop: «Abbiamo mondato il fregio centrale del simbolo dal fascio, per la sciagurata valenza odierna, ed il simbolo del cannone, perché la guerra non è parte del nostro Dna. Però abbiamo tenuto le 4 frecce della faretra, ieri le città cispadane, oggi i 4 valori che ci guidano: libertà, fraternità, uguaglianza e moralità, dove quest'ultima è da intendersi come un valore più ampio della mera legalità, perché troppo spesso abbiamo visto le nostre amministrazioni agire legalmente, ma in modo immorale». Quanto al nome scelto, i fondatori di Rd sottolineano l'importanza di aver pescato quel nome nella storia: «Reggio Democratica era la rivista del Cln nella Reggio della liberazione, ed al Cln, a quel momento di unione di tutte le forze democratiche, dai popolari ai comunisti, dai socialisti ai liberali, che ci vogliamo rifare. Al superamento delle ideologie per agire insieme per una Reggio migliore, anche contro questa destra popolar/fascista rappresentata dalla Lega e dai berluscones».

NIENTE LISTA CIVICA. Il sospetto viene spontaneo: c'è qualcuno dietro questo nuovo movimento politico? La risposta è netta e negativa, al punto da spingere Panarari e C. a sottolineare che loro non sono «una lista civica: abbiamo una collocazione ben precisa, il centrosinistra, ed un programma ben preciso: la nostra azione politica sarà concentrata sui temi locali, con particolare rispetto ai temi economici e di supporto alle imprese, alla preservazione del territorio contro la cementificazione selvaggia e l'erosione di tutte le aree produttive, contro lo spreco delle risorse pubbliche per clientelismi, amicizie e parentati, per una città solidale che non si laceri nel suo tessuto più importante, per il supporto alla scuola pubblica di ogni ordine e grado, ma soprattutto per una scelta di priorità nella gestione della spesa pubblica, per cui gli asili vengono prima di un qualsiasi Calatrava o di due platani in Piazza».





La Redazione

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Commenti
Francesca Giurleo 2011-03-29 09:17:47

Secondo me non è frantumandosi che si raggiunge la democrazia!!!!!! Spero che questo nuovo gruppo non si distacchi dal Partito centrale, ma formi un partito nel partito-madre a cui darà i voti solo se si rispettano le regole dell'onestà e del diritto dei cittadini, denunciando ad alta voce eventuali brogli e chiedendo spiegazioni concrete. Credo fermamente che l'unione fa la forza.

che noiosi 2011-03-28 15:59:32

A QUESTO PUNTO BASTAVA CHE VI CHIAMASTE "REGGIO", PERCHE' LA DEMOCRAZIA LA DAREI PER SCONTATA (OLTRE CHE INFLAZIONATA COME PAROLA).

 

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